La storia di Sant'Alessandro (26 Febbraio)
I primi secoli del cristianesimo.
Un tempo in cui la fede si diffonde lentamente,
spesso in modo nascosto.
In questo contesto la tradizione ricorda
Sant’Alessandro.
Non conosciamo molti dettagli della sua vita.
Le fonti sono brevi.
Ma conservano ciò che conta.
Il suo nome.
E la sua testimonianza.
Alessandro è ricordato come cristiano fedele.
Secondo la tradizione
vive in un periodo di persecuzione.
Essere cristiani significa scegliere.
Significa esporsi.
Quando gli viene chiesto
di rinnegare la fede,
Alessandro non accetta.
Non con durezza.
Non con ribellione.
Con calma.
Viene arrestato.
Interrogato.
Messo alla prova.
Le cronache antiche non raccontano discorsi lunghi.
Parlano piuttosto della sua fermezza.
La sua forza non è nell’eloquenza.
È nella coerenza.
Resta fedele
anche quando sa
che la conseguenza sarà la morte.
Il suo martirio diventa memoria per la comunità.
I cristiani custodiscono il suo ricordo.
Pregano sulla sua tomba.
Trasmettono il suo nome.
Non come quello di un eroe lontano.
Ma come quello di un fratello
che ha vissuto il Vangelo fino in fondo.
Nel tempo,
la Chiesa continua a ricordarlo.
Non per imprese straordinarie.
Ma per una fedeltà semplice.
Alessandro diventa simbolo
di chi resta saldo
quando tutto invita a cedere.
Sant’Alessandro ci lascia una lezione discreta.
La fede non ha sempre bisogno di parole grandi.
A volte basta restare.
Restare nella verità.
Restare nell’amore.
Restare nella speranza.
In un mondo che cambia rapidamente,
la sua memoria ricorda
che la costanza
può essere una forma di santità.
Silenziosa.
Ma reale.
Signore Gesù,
che hai sostenuto Sant’Alessandro
nella prova e nella fedeltà,
donaci un cuore stabile,
capace di restare nel bene.
Insegnaci a testimoniare il Vangelo
con semplicità e coraggio.
Sant’Alessandro,
martire fedele,
prega per noi.
Amen.
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Maria Ubaldi, Matilda Barbieri
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Testo elaborato con IA