Santa Maria Maddalena de' Pazzi (25 maggio)
Oggi la Chiesa festeggia, tra gli altri, tre grandi santi: Beda il Venerabile, monaco inglese vissuto tra il settimo e l’ottavo secolo, fine biblista e dottore della Chiesa; Ildebrando di Soana, anch’esso monaco, poi eletto papa col nome di Gregorio VII; infine Caterina de’ Pazzi, vergine e mistica.
Chi è quest’ultima?
Nata a Firenze nel 1566, in una famiglia che al tempo era tra le più influenti del capoluogo toscano, già a dieci anni (momento inusuale in quell’epoca) ricevette la prima comunione, e a diciotto entrò nell’ordine delle carmelitane, dove assunse il nuovo nome di Maria Maddalena. Morì il 25 maggio del 1607, a soli 41 anni, nel convento di Santa Maria degli Angeli. Fu canonizzata da papa Clemente IX nel 1669.
Si è detto fosse una mistica, ovvero?
Derivante dal greco mystés, “iniziato”, con mistica si intende solitamente ogni esperienza di unione diretta con Dio, caratterizzata da interiorità e ineffabilità, che non si può cioè descrivere a parole. Il mistico può sperimentare fenomeni più o meno spettacolari come estasi, visioni, levitazioni, stigmatizzazioni, ecc.. Si differenzia dall’ascesi – ci dice il celebre monaco del IV secolo Evagrio Pontico – poiché, mentre quest’ultima è “esercizio”, lavoro interiore di purificazione delle passioni, la mistica è una «tensione contemplativa che si eleva fino alla visione della luce divina».
Quali fenomeni mistici ebbe Maria Maddalena?
Fu associata alla passione di Cristo con stigmate, visioni, estasi e rapimenti, duranti i quali parlava di profonde questioni teologiche, che tre consorelle furono incaricate (dal direttore spirituale della santa) di trascrivere, rivelazioni che confluiranno nel libro Contemplazioni, considerato un trattato di teologia mistica di grande spessore. Ma Maria Maddalena partecipò allo stesso tempo e in forma attiva alla situazione storica e sociale della sua epoca, scrivendo lettere ardite a prìncipi, vescovi e al papa, sottolineando le mancanze dei cristiani e delle loro guide. Ma è proprio per questa Chiesa “affaticata” che offrì in preghiera la sua continua immolazione.
In che modo?
Sofferente per via di ulcere dolorosissime, quando il male si faceva insopportabile trovava la forza di ripetere quello che diventerà il suo motto: «pati, non mori» (“patire, non morire”). Ma ciò che forse la fece più soffrire furono i cinque lunghi anni di aridità spirituale, in cui Dio aveva permesso rimanesse, fino alla Pentecoste del 1590, giorno in cui la luce divina tornò a farle visita.
Come “descrisse” le sue esperienze mistiche?
«Come due fiumi – afferma in uno dei suoi scritti – , sboccando, si uniscono insieme in tal modo che il minore di essi lascia il suo nome prendendo quello del maggiore, così fa questo Spirito divino che viene all’anima per unirsi a lei. Ma bisogna che l’anima, che è la minore, perda il nome e lo lasci allo Spirito Santo; e deve far questo col trasformarsi tanto nello Spirito da divenire con lui una stessa cosa.. Sei, o Spirito di verità, premio dei santi, refrigerio delle anime, luce delle tenebre, ricchezza dei poveri, tesoro di quelli che amano, sazietà degli esurienti, consolazione dei pellegrini; tu sei, insomma, colui nel quale si contiene ogni tesoro.. Vieni, e consuma in noi tutto ciò che è cagione che non possiamo essere consumati in te».
«O Dio, bene supremo della verginità consacrata, che a santa Maria Maddalena de’ Pazzi hai dato i doni ineffabili della tua intimità, concedi anche a noi, che ricordiamo la sua nascita al cielo, di contemplarti con purità di spirito e di servirti con ardente amore» (Preghiera Colletta).
Recita
Cristian Messina, Daniela Santorsola
Musica di sottofondo
Arrangiamento musicale di Gabriele Fabbri