Compagni di viaggio: Martin Lutero (18 Febbraio)



Martin Lutero
«Per il potere conferitogli da Dio, compete per nomina e divina disposizione al Romano Pontefice gestire le pene spirituali e temporali.. Quindi si addice al Pontefice, per timore che la nave di Pietro sembri navigare senza pilota o rematore, prendere severe misure contro tali uomini e i loro seguaci.. Tuttavia lo stesso Martino, e ci dà grave dolore e turbamento il dire questo, lui lo schiavo di una mente depravata, ha disprezzato di revocare e rinnegare i suoi errori nell’intervallo prescritto e di inviarci anche una sola parola di revoca come da Noi paternamente richiesto, o di venire da Noi lui stesso, anzi, come una pietra d’inciampo, non ha temuto di scrivere e predicare cose peggiori di prima, contro di Noi e questa Santa Sede e la fede cattolica, e di guidare gli altri a fare lo stesso. Ora viene solennemente dichiarato eretico..».

Di chi sono queste parole così dure, e contro chi vengono pronunciate?
Si tratta della bolla papale Decet Romanum Pontificem del 3 gennaio 1521, con cui Leone X scomunicò Martin Lutero, personaggio capace di dividere la cristianità come nessun altro. Ma Lutero è tutto qui? È appena il “nemico” della fede cattolica? Cosa lo ha mosso? Ciò che affermava era totalmente sbagliato? Ma soprattutto, dove sta la sua attualità? Proviamo allora a tratteggiarne gli aspetti più interessanti, nel giorno in cui viene ricordata la sua morte, cercando di capire un po’ di più, se è possibile, cosa ci sia sotto al “polverone” da lui sollevato, facendo un passo indietro, lungo più di cinque secoli.. Nato il 10 novembre 1483 ad Eisleben, in Germania, ad una sessantina di chilometri da Lipsia, i genitori erano modesti contadini, e lo educarono in un clima cattolico piuttosto severo, caratterizzato anche da una certa dose di superstizione popolare, attinta in primis dal paganesimo germanico.  

Quando iniziò ad approcciare gli studi e la Bibbia?
All’Università di Erfurt, nella cui biblioteca lesse la Sacra Scrittura per la prima volta: «Mi piacque moltissimo – disse in quell’occasione – e volevo ritenermi abbastanza fortunato da possedere un giorno quel libro». Qualche anno dopo, nel luglio del 1505, un curioso episodio indirizzò il suo futuro: sorpreso da un violento temporale mentre stava viaggiando in Sassonia, cadde a terra a causa della scarica di un fulmine poco distante. Come non rivedere quanto accaduto all’Apostolo sulla via di Damasco?! Fece allora una promessa a sant’Anna: se si fosse salvato sarebbe diventato monaco. Così il 17 luglio 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano di Erfurt, in cui approfondì l’epistolario paolino e gli scritti di sant’Agostino. 

Fino a qui una vita “cattolica”, insomma..
Esattamente. Due anni dopo fu inoltre ordinato presbitero, nonostante il padre non fosse convinto della sua reale vocazione. Nel 1510, come rappresentante del suo convento, fu inviato a Roma, in cui – diversamente da quanto spesso si sostiene – rimase tutt’altro che scandalizzato per la condotta del clero, anzi, fu entusiasta del clima culturale e artistico che si respirava. Leggenda vuole (ma quando ci sono di mezzo le leggende, vanno sempre prese “con le pinze”) che entrato in piazza del Popolo si sia inginocchiato esclamando: «Salve Roma santa, città di martiri, santificata dal sangue che essi vi hanno sparso!». Episodio che, riletto oggi, ci fa quantomeno sorridere, dato che più tardi egli stesso si convincerà che sull’Urbe sieda la prostituta di Babilonia, cioè l’Anticristo preannunciato nell’Apocalisse!   

Come arrivò allora alla celebre scomunica?
Il 31 ottobre 1517 Lutero inviò prima all’arcivescovo di Magonza, e poi affisse sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg (circa 90 km  a sud-ovest di Berlino, in cui le sue spoglie mortali si trovano oggi), le celebri 95 Tesi in cui, in latino, condannava il dilagare del commercio delle indulgenze, che offrivano la possibilità di acquistare la liberazione, parziale o totale, dalle pene del Purgatorio. Da notare però che il gesto dell’affissione (Lutero che inchioda il “manifesto” della Riforma è ormai nell’immaginario collettivo) non fu affatto rivoluzionario, bensì una consuetudine del tempo col fine di suscitare una discussione accademica. Di nuovo, ecco il punto, ci fu la modalità comunicativa con la quale le Tesi vennero divulgate: la stampa a caratteri mobili inventata a Magonza dall’orafo e tipografo Johannes Gutenberg pochi decenni prima, che utilizzò come prototipo proprio l’edizione Vulgata, cioè latina, della Bibbia. «Non era mia intenzione, né mio desiderio che fossero divulgate.. – scrive pochi mesi dopo lo stesso Lutero in una lettera – Ma ora.. sono dispiacente di questo mio prodotto, non perché non desideri che la verità sia conosciuta dal volgo.. ma perché quel modo non è adatto per istruire il popolo. Vi sono infatti alcune cose che sono dubbie a me stesso..». Grazie alla stampa, insomma, quelle 95 “affermazioni” arrivarono in breve in tutta Europa, portando alla rottura con la Chiesa di Roma non solo sul terreno teologico: se a Wittenberg le ferite vertevano sull’indulgenza papale, a Zurigo riguardavano invece le regole sul digiuno quaresimale, a Strasburgo sul celibato del clero e a Londra sulla questione del divorzio. «Alcune Tesi – scrive il pastore valdese Giorgio Tourn – sono (tra l’altro) molto più vicine alla fede e alla pietà cattoliche medievali che alle.. attuali pietà e sensibilità protestanti». Le intenzioni del monaco agostiniano, in breve, erano inizialmente ben altre..

Ovvero? 
«Non la rottura.. della cristianità, non la creazione di nuove chiese.. – scrive lo storico Massimo Rubboli – ma la ricoltivazione della vigna del Signore.. la convinzione che univa i promotori della Riforma (era che) nel corso dei secoli, il cristianesimo delle origini si era trasformato..». Detto altrimenti, la Chiesa medievale si era appesantita con troppe tradizioni umane, ragion per cui occorreva – secondo i vari Lutero, Zwingli, Melantone, Calvino e altri – ritornare alla sola Scrittura. Il culto dei santi, e altre forme di pietà popolare avevano tra l’altro oscurato la centralità di Dio nella vita e nel culto dei cristiani. Tra il 1512 e il 1513 Lutero fece quindi la cosiddetta “esperienza della torre”, aveva cioè pensato, meditando la Lettera ai Romani, che la salvezza all’uomo potesse giungergli per sola grazia. Tutto questo sfociò nelle già citate 95 Tesi. 

Cosa tratta esattamente questo scritto?
Fondamentalmente un solo tema, le indulgenze, pur toccandone diversi: la vera penitenza (nn 1-4), il papato (nn 5,21,52), la remissione completa della pena e della colpa (nn 36-37), il vero tesoro della Chiesa (nn 56,62,65-66), la pace e la croce (nn 92-95). Riportiamo a titolo d’esempio la numero 50, una delle più dure: «Si deve insegnare ai cristiani che, se il papa conoscesse le estorsioni dei predicatori di indulgenze, preferirebbe che la basilica di S.Pietro finisse in cenere, piuttosto che vederla edificata con la pelle, la carne e le ossa delle sue pecorelle». Questi temi, tuttavia, avrebbero potuto essere discussi e in buona parte accolti, come infatti avvenne col Concilio di Trento (convocato tra il 1545 e il 1563 proprio per reagire all’ondata “protestante”), ma quella che voleva essere una riforma nella Chiesa, divenne una riforma della Chiesa.               

I termini Riforma e protestante sono spesso inflazionati e poco chiari.. cosa indicano precisamente?
Con protestante, che risale al 1529, si allude all’incipit della dichiarazione presentata da quei principi che avevano abbracciato le posizioni di Lutero, in cui rivendicavano il diritto alla libera predicazione evangelica: «Noi dichiariamo solennemente..», in latino protestamur.. Il termine aveva dunque all’inizio il significato di “dichiarante” (un cristianesimo fondato sulla Bibbia), ben diverso dall’accezione moderna che gli diamo, intendendo con esso “protesta, rivendica e contesa”! Con Riforma, invece, che oggi allude alla modifica di una situazione esistente con qualcosa di diverso e nuovo, nel linguaggio del XVI secolo significava rimuovere ciò che era stato aggiunto nei secoli, riportare le cose a come Dio le aveva concepite. La molteplicità degli elementi confluiti nella Riforma protestante, e la varietà di ramificazioni nate, inducono però molti studiosi a preferire l’uso del plurale: “le” Riforme protestanti. Se poi con Luterani si allude ovviamente a coloro che hanno accolto l’eredità di Lutero, con Riformati si intendono gli eredi di Calvino e Zwingli.   

Da quell’affissione delle Tesi in poi, come cambiò la vita del monaco agostiniano?
Nel 1525 Lutero decise di abbandonare la vita pubblica e la veste religiosa. In giugno sposò Katharina von Bora (sedici anni più giovane di lui), anche lei ex-monaca proprio per via della Riforma. Tale gesto contribuì non poco alla formazione della nuova teologia luterana: in diversi scritti il monaco aveva lodato il matrimonio, pur non considerandolo un sacramento. Dalla loro unione nacquero sei figli. La sua salute nel frattempo andò peggiorando, soffriva infatti diversi disturbi, fino a che un ictus gli fu letale: aveva 62 anni. Si dice che sul letto di morte gli amici gli abbiano chiesto se fosse ancora convinto di ciò che aveva insegnato. «Sì», rispose, e poco dopo spirò. 

Tornando invece alla riforma, ma nel senso più ampio del termine, non è un fenomeno che la Chiesa dovrebbe vivere in modo perenne?
Proprio così! L’ecumenismo, tra l’altro, prima che essere la cura di una ferita è un atteggiamento di fondo, «un processo di educazione divina – disse nel 1993 l’allora cardinale Joseph Ratzinger – nella quale il Signore usa le diverse comunità l’una per l’altra, per farci capaci e degni dell’unità definitiva». Al futuro papa rispose il pastore valdese Paolo Ricca, affermando: «l’ecumenismo certo esige.. dei cambiamenti profondi. A un certo punto, o cambia la Chiesa, o l’ecumenismo entra in crisi..».

«Donaci, Signore, occhi capaci di vedere la diversità come dono da accogliere e, se è il caso, monito per cambiare. Donaci cuori in grado di perdonarci vicendevolmente. Donaci d’essere “una sola cosa, come tu, Padre, sei in Gesù e lui in te.. perché il mondo creda..” (cfr. Gv 17,21)»   

 


 

Recita
Stefano Rocchetta, Cristian Messina

Musica di sottofondo
Musiche di Lorenzo Tempesti
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