Sant'Anselmo d'Aosta (21 Aprile)



Note biografiche di Sant'Anselmo d'Aosta
Tra le montagne della Valle d’Aosta, culla di grandi pensatori e luoghi di profonda spiritualità, nacque uno dei più grandi teologi e filosofi del Medioevo: sant’Anselmo, arcivescovo di Canterbury, dottore della Chiesa e fondatore della scolastica.

Chi era Anselmo, e come mai è così importante per la Chiesa?
Sant’Anselmo, nato nel 1033 ad Aosta, è conosciuto come il “Padre della Scolastica” per il suo straordinario contributo alla riflessione teologica e filosofica. La sua celebre frase “Fides quaerens intellectum” (la fede che cerca l’intelletto) esprime perfettamente il suo metodo: per lui la fede non era in conflitto con la ragione, ma entrambe si completavano nel cercare e comprendere Dio.

Com’era la sua giovinezza?
Anselmo era figlio di una nobile famiglia valdostana. Fin da piccolo mostrò un grande amore per lo studio e la contemplazione. Sua madre, donna pia e virtuosa, lo ispirò con il suo esempio di fede. Tuttavia, Anselmo ebbe un rapporto difficile con il padre, che ostacolava il suo desiderio di diventare monaco. Dopo un periodo di ribellione e vagabondaggio, a ventitré anni lasciò la casa paterna e si trasferì in Francia.

Perché si stabilì in Francia?
Anselmo cercava un luogo dove poter studiare e vivere in pace la sua vocazione. Lo trovò nell’abbazia benedettina di Bec, in Normandia, dove entrò come semplice monaco. Qui, sotto la guida di Lanfranco di Pavia, uno dei più grandi maestri dell’epoca, Anselmo si immerse negli studi di teologia e filosofia. Presto la sua intelligenza e santità lo resero famoso, tanto che venne scelto come priore e poi abate dell’abbazia.

Qual è il suo contributo più famoso alla teologia?
Anselmo è noto soprattutto per il suo “argomento ontologico” sull’esistenza di Dio, che formulò nel suo libro Proslogion. Secondo lui, Dio è “quello di cui non si può pensare nulla di più grande”, e il solo fatto di concepirlo implica che esista realmente. Questo ragionamento influenzò profondamente la filosofia medievale e continua a essere oggetto di studio e dibattito.

E come divenne arcivescovo di Canterbury?
Nel 1093, dopo la morte del suo maestro Lanfranco, Anselmo fu nominato arcivescovo di Canterbury. Accettò l’incarico con riluttanza, consapevole delle difficoltà che avrebbe affrontato. Si trovò infatti coinvolto in aspre dispute con i re d’Inghilterra, Guglielmo II e poi Enrico I, sulla questione delle investiture, cioè il diritto dei sovrani di nominare i vescovi, Anselmo difese con fermezza l’autonomia della Chiesa, pur rischiando l’esilio e la persecuzione.

Come si concluse la sua vita?
Nonostante le tensioni con i re, Anselmo continuò a scrivere, insegnare e governare con saggezza la Chiesa di Canterbury. Morì il 21 aprile 1109, lasciando un’eredità spirituale e intellettuale immensa. Nel 1720 papa Clemente XI lo proclamò dottore della Chiesa per i suoi straordinari contributi alla teologia e alla filosofia.

Cosa possiamo imparare da sant’Anselmo?
Anselmo ci insegna che la fede e la ragione non sono nemiche, ma alleate nel cammino verso Dio. Ci invita a non aver paura di cercare la verità con l’intelletto, perché ogni domanda sincera è un passo verso la luce divina.

Dove possiamo venerarlo oggi?
Le sue reliquie si trovano a Canterbury, nella cattedrale che fu il cuore della sua missione pastorale. Sant’Anselmo è patrono dei teologi e degli studenti, e la sua festa è un’occasione per riflettere sull’armonia tra fede e ragione.

«Dio onnipotente, che hai fatto di sant’Anselmo un instancabile ricercatore della tua verità, concedi anche a noi di amare ciò che ha amato e di praticare ciò che ha insegnato» (preghiera Colletta della Messa propria).

Recita
Alessia Brosteanu, Olimpia Galimberti, Chiara Fabbro, Agata Circiello

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