6 Agosto: Trasfigurazione del Signore (Catechesi dialogata)



Trasfigurazione del Signore (6 Agosto)
Oggi celebriamo un momento decisivo della vita terrena di Gesù, ma come e quando nasce questa festività?
La tradizione è concorde nell’identificare come luogo il monte Tabor, mentre la data potremmo collocarla tra la Pentecoste ebraica e la festa delle Capanne, nel secondo anno di vita pubblica di Gesù. La data di oggi unisce però il Vangelo ad un evento politico: la Trasfigurazione, originariamente celebrata in Oriente, fu estesa infatti a tutta la Chiesa da papa Callisto III, che la elevò tra l’altro al grado di festa, per ricordare la vittoria ottenuta nel 1456 a Belgrado contro i turchi. La resa dell’impero Ottomano venne celebrata con l’ordine, da parte dello stesso papa, di suonare a festa le “campane di mezzogiorno”, abitudine che da allora non ha più lasciato le sommità dei nostri campanili. E la notizia del successo militare giunse a Roma proprio il 6 agosto. Se la motivazione di questo giorno può lasciarci oggi un po’ perplessi, è bene tuttavia tornare all’evento in sé.

I Vangeli sinottici sono concordi nel riportarci l’evento, ma cosa significa concretamente questa parola e perché Gesù «fu trasfigurato»?
Sul perché lasciamo che a dircelo sia il Prefazio della Messa, cioè quel momento di ringraziamento che ci introduce alla Preghiera Eucaristica, che oggi recita testualmente: «Dinanzi ai testimoni da lui prescelti, egli (cioè Gesù) rivelò la sua gloria e nella sua umanità, in tutto simile alla nostra, fece risplendere una luce incomparabile, per preparare i suoi discepoli a sostenere lo scandalo della croce e anticipare, nella Trasfigurazione, la meravigliosa sorte della Chiesa, suo mistico corpo». La parola trasfigurare è di origine latina e significa “trasformazione”, “cambiamento esteriore”, “andare al di là dell’aspetto”.

Gesù volle in pratica mostrarsi in modo diverso ai tre prescelti?
In qualche modo sì. Siccome infatti – ci dice il vescovo Anastasio del Sinai – «aveva parlato loro del regno di Dio e della seconda venuta nella gloria. Ma ciò forse non aveva avuto per loro una sufficiente forza di persuasione. E allora..», aggiungiamo noi, ha voluto rafforzare Pietro e i due fratelli Giacomo e Giovanni (presenti non a caso durante l’agonia del Getsemani), offrendo loro un momento che potesse irrobustirli in vista della prova, che li aspettava davanti alla scena del Calvario, quando il loro maestro avrebbe subito ciò che loro neppure avrebbero lontanamente immaginato. Gesù ha in pratica consegnato ai tre un antidoto contro lo scandalo: è come se avesse detto loro: «Siccome tra un po’ mi succederà qualcosa di terribile, e di cui voi non siete in grado di portarne il peso, allora adesso vi svelo chi sono veramente, così, in quel momento, la vostra fede non verrà meno..». La Trasfigurazione è però anche e soprattutto anticipazione della Risurrezione. Non a caso gli Orientali chiamano questa festa “la Pasqua dell’estate”.

Dunque c’è un preciso significato simbolico dietro a quest’evento.
Esattamente: il monte, il volto splendente, le vesti, la nube, la paura degli astanti, ecc.. sono tutti elementi tipici delle teofanie, cioè del rivelarsi di Dio. Il simbolo della tenda, ad esempio, allude fortemente alla “presenza di Dio”, non a caso il vangelo di Giovanni inizia proprio con «e la Parola divenne carne e pose la tenda fra noi», passo che la Bibbia CEI ha tradotto più comprensibilmente, almeno per i nostri orecchi occidentali e moderni, con «e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). “Porre la tenda”, in greco skênoun, allude infatti alla Shekinah, in ebraico la Presenza divina. «L’alto monte» e l’espressione «sei giorni dopo» rimandano invece all’apparizione sul Sinai (Es 24), simbolo dell’alleanza tra Dio e l’uomo. La luce è un riferimento esplicito della divinità, mentre la nube e l’ombra sono un richiamo alla già citata Shekinah.

La reazione di Pietro sembra un po’ goffa, quasi non sapesse cosa dire né fare...
È proprio così, il capo degli Apostoli in quel momento è infatti “totalmente in palla”, diremmo noi oggi. Tuttavia dietro a quel suo «Signore è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia» (Mt 17,4) c’è un grande valore teologico, Pietro pone infatti sullo stesso piano, come Parola di Dio, Mosè (ovvero la Legge), Elia (cioè la profezia) e Gesù (il Vangelo).

Che valore ha tutto ciò per noi oggi, cos’ha “da dirci” questo incredibile evento?
Almeno tre cose. Prima di tutto, avvenendo la Trasfigurazione di Gesù nel corso della sua quotidianità, è soprattutto lì che anche noi dobbiamo riconoscerla: esiste cioè – sostiene Gianfranco Ravasi – una trasfigurazione quotidiana, una continua rivelazione di Dio nelle cose più semplici e di tutti i giorni. La scrittrice Simone de Beauvoir così si esprime a riguardo: «Una notte intimai a Dio, se esisteva, di dichiararsi. Restò muto, e mai più gli rivolsi la parola..». Davanti alla nostra pretesa che Dio si manifesti quando e come vogliamo noi, ci scontriamo inevitabilmente con i suoi modi e i suoi tempi. L’evento del Tabor ci svela inoltre il nostro destino, quel che ci attende: siamo destinati ad essere trasformati in Gesù! Ma per noi è soprattutto trasfigurante ogni momento di preghiera: a noi pellegrini su questa terra è dato di incontrare il Signore in modo del tutto speciale proprio nella preghiera, personale e comunitaria. Non a caso le comunità orientali hanno spesso consacrato diverse chiese (come sul monte Athos o al monastero di Santa Caterina del Sinai) alla Metamorfosi, cioè alla Trasfigurazione.

Donaci, Signore, di poterti incontrare ogni giorno, e aiutaci a riconoscere le tue molteplici “trasfigurazioni” nel nostro quotidiano: nel volto del povero come in quello di chi, senza che ce ne rendiamo conto, ci hai messo accanto da sempre.

Recita
Alan Santini, Giulia Tomassini

Musica di sottofondo
Arrangiamento musicale di Gabriele Fabbri

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