14 Maggio: San Mattia apostolo (Biografia dialogata)



San Mattia Apostolo (14 maggio)
San Mattia non compare nell’elenco dei Dodici Apostoli, come mai oggi lo festeggiamo come tale?
Questa festa in passato era celebrata il 24 febbraio, poi fu spostata, sia per evitare cadesse nel periodo quaresimale, sia per avvicinarla al giorno dell’elezione. Per parlare di Mattia occorre però fare un passo indietro, analizzando bene la vicenda di Giuda Iscariota, personaggio che forse giudichiamo frettolosamente e con troppa facilità. Due elementi contrastanti lo caratterizzano: è falso, eppure è stato scelto da Gesù nel novero dei Dodici. Il Maestro si è forse sbagliato? Evidentemente no. Ma lasciamo che a parlare sia anzitutto il suo soprannome, spesso discusso, che ha tre possibili spiegazioni: la prima lo ritiene originario del villaggio di Keriot, in Giudea, dove il padre Simone è già chiamato con questo soprannome. La seconda ipotizza una deformazione della parola “sicario”, altro termine per indicare gli zeloti, guerriglieri politico-religiosi antiromani, da questi ultimi chiamati sicari proprio per via del pugnale che utilizzavano – in latino sica – per compiere i loro attentati in mezzo alla folla. Altri infine considerano “Iscariota” la trascrizione di una parola aramaica che significa “colui che lo consegnerà”.

Ma chi era davvero Giuda, qual’era il suo ruolo tra i Dodici? E soprattutto, perché ha tradito Gesù?
Egli era colui che teneva il fondo cassa del gruppo, probabilmente con efficacia. Quando Maria di Betania versa del costosissimo nardo sui piedi di Gesù, Giuda s’indigna, ritenendo fosse meglio dare quei soldi ai poveri. Giovanni, che scrive il suo Vangelo molto tardi, forse ci mette del suo, affermando che all’Iscariota non importavano i poveri, ma i soldi, «perché era un ladro» (Gv 12,6). Fatto sta che, dopo l’affermazione, Gesù rimprovera Giuda davanti a tutti. Sappiamo bene quanto sia doloroso sentirsi giudicare in pubblico, ne va della nostra reputazione. Giuda si è dunque vendicato nei confronti del Maestro per quello “sgarbo”? Oppure non era il condottiero politico che sperava e che si era immaginato? Gesù non è stato tenero nei suoi confronti nemmeno durante l’Ultima Cena, quando ha detto: «Il Figlio dell’uomo se ne va.. ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio.. che non fosse mai nato!» (Mt 26,24). In questi atteggiamenti nei confronti di Giuda, Gesù si mostra un fine e sincero pedagogo: non gli risparmia la verità, è sincero nei suoi confronti, eppure non manca di amarlo dall’inizio – avendolo scelto tra i Dodici! – alla fine, quando, proprio mentre Giuda lo sta facendo arrestare, lui, con grande tenerezza e compassione, lo chiama «Amico» (Mt26,50).

Perché Gesù si è scelto come amico fidato, uno che probabilmente sapeva lo avrebbe tradito?
Dio Padre è fedele, sempre, come risulta dall’Antico Testamento, in cui si sceglie un piccolo popolo, Israele, composto da dodici tribù, numero non a caso scelto da Gesù per formare il gruppo più intimo dei suoi, esplicita volontà di inaugurare un “nuovo Israele”. Ma questo “nuovo Israele”, come il “vecchio”, è umano, imperfetto, capace di tradire il proprio Dio. Se l’antica alleanza è rotta più volte, addirittura preferendo a Dio un vitello d’oro, la nuova comincia ancora col tradimento umano. Ma, come il Padre non si stanca mai di perdonare Israele, così il Figlio accoglie tra i suoi un uomo capace di tradirlo.

Ma allora, che differenza c’è tra l’Iscariota e Pietro, non lo ha forse tradito anche quest’ultimo, e per giunta tre volte?!
È vero, Pietro lo ha tradito per ben tre volte, numero simbolicamente fondamentale nella Scrittura, come a dire che lo ha tradito pienamente. Però, mentre Pietro ha riconosciuto la sua miseria umana, affidandola a Gesù, Giuda non ha mollato le redini della sua vita fino all’ultimo istante: pentitosi del tradimento – e che il pentimento sia sincero lo dimostra l’estremità del gesto compiuto – non accetta il suo limite, volendo decidere per sé fino alla fine, scegliendo di autopunirsi con l’impiccagione. Chissà cosa avrà provato nel momento in cui i suoi occhi hanno incrociato lo sguardo del Maestro che, chinato davanti a lui, gli stava lavando i piedi..

Tornando a Mattia, perché è stato scelto, e in che modo?
La sua scelta è dovuta al ripristino del numero dei Dodici, che, come visto, simboleggia il nuovo Israele. Il criterio più importante fu il suo essere testimone della vita pubblica di Gesù, dal battesimo al Giordano fino alla sua Ascensione al cielo. Ma la testimonianza principale di quanto avvenuto resta in ogni caso la Risurrezione, dopo la quale il Maestro ha deciso di mostrarsi ad un numero ristretto di persone (cfr. At 1,15-26). Anch’egli, di cui sappiamo davvero poco, è dunque un “dono di Dio”, come afferma il significato stesso del nome ebraico, composto da mathat, “dono”, e yah, abbreviazione di YHWH, “Dio”.

Quanto alla modalità, invece, può forse stupirci, il suo nome fu infatti estratto. Interrogare la sorte per conoscere la volontà divina è tuttavia un metodo conosciuto nella Bibbia, la stessa divisione della Terra promessa avvenne per sorteggio. A gestire questa estrazione fu naturalmente Pietro, per l’autorità che ricopriva: «dato che era il più zelante e gli era stato affidato da Cristo il gregge, e dato che era il primo nell’assemblea..», dice San Giovanni Crisostomo, che aggiunge: «non poteva essere lo stesso Pietro a scegliere? Certo che poteva, ma se ne astiene per non sembrare di fare parzialità.. Così egli fu solo l’interprete, non uno che impone il proprio giudizio..». Quanto all’utilizzo della sorte, tra Giuseppe detto “giusto” e Mattia, lo stesso vescovo di Costantinopoli afferma: «(gli Apostoli) non si ritenevano degni di fare essi stessi l’elezione, per questo desiderarono essere guidati da un segno».

«O Dio, che hai voluto aggregare san Mattia al collegio degli Apostoli, per sua intercessione concedi a noi, che abbiamo ricevuto in sorte la tua amicizia, di essere contati nel numero degli eletti» (Colletta).

Recita
Patrizia Sensoli, Luca Pizzagalli

Musica di sottofondo
Arrangiamento musicale di Gabriele Fabbri

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