L'isola promessa (La Bibbia secondo l'isola delle Rose)



Testo della meditazione
Nell’introduzione al suo Atlante dei paesi che non esistono più, lo scrittore britannico Gideon Defoe afferma: «I paesi muoiono. A volte è un omicidio. A volte è un incidente. A volte è perché, tanto per cominciare, erano troppo ridicoli per esistere. Ogni tanto esplodono violentemente. Qualcuno se ne va in sordina. Spesso la causa del decesso è “avidità eccessiva” oppure “l’arrivo di Napoleone”. Qualche volta tengono un referendum e votano la propria scomparsa».

Lo Stato moderno, è risaputo, è quella forma di organizzazione politica che nasce in Europa tra il XIV e il XVII secolo attraverso una progressiva concentrazione nelle mani dei sovrani, caratterizzata da confini ben definiti, leggi e un sistema governativo. Tra i quarantotto paesi considerati da Defoe salta immediatamente all’occhio che, quasi la metà, siano sorti nel secolo XIX. Tra questi abbiamo: il Regno di Sarawak (1841-1946), oggi parte della Malesia, scomparso perché venduto agli inglesi; le Isole del ristoro (1811-1816) e i suoi 4 abitanti, oggi facente parte del territorio d’oltremare britannico, sparite a causa di un incidente navale; la “messicana” Repubblica di Sonora (1853-1854), morta poiché nessuno la prese sul serio; il “cinese” Regno celeste della grande pace (1851-1864), 30 milioni di persone vaporizzatesi a causa di un “profeta inaffidabile”; inoltre il “brasiliano” Principato di Trinidad (1893-1895) che, senza alcun abitante, sparì per via dei telefoni! Quindi il Principato dell’Isola d’Elba (1814-1815), 12.000 persone che, con capitale a Portoferraio, passò a miglior vita.. per noia! Che dire del “belga” Moresnet neutrale (1816-1920), 3.000 anime parlanti quattro lingue, oggi inesistente per mancanza di zinco; ma anche la Repubblica del Texas (1836-1846), sparita perché “non voleva esistere fin da subito”.

Tra gli altri paesi non più esistenti, ecco il Regno di Corsica (marzo-novembre 1736), che vide la luce per appena 9 mesi, morendo per via di lotte intestine e “brutti debiti”; Rapa Nui o Isola di Pasqua (1200 ca. – 1888), oggi parte del Cile, scomparve per “una combinazione di ratti, malattie, sprovvedutezza, (e) tremendi europei”. Che dire poi dell’impresa di Fiume (1919-1920), oggi Croazia, svanita perché a “testa o croce”, venne.. croce?! Quella Vemerana (maggio-settembre 1980), barattante maiali, scomparve per una “guerra di noci di cocco”; mentre il Libero stato del collo di bottiglia (1919-1923), agglomerato di 17.000 persone di lingua tedesca, perì di debiti.

Menzione a parte merita il Reparto di maternità dell’Ottawa Civic Hospital, sopravvissuto solo nel giorno 19 gennaio 1943: due persone morte per via di una.. nascita! Mah.. Scrive Defoe: «È una forzatura definire un reparto di maternità come un paese estinto, ve lo concedo, ma […] le definizioni di nazionalità sono un tale casino legale che possiamo chiudere un occhio. Nel 1940 – prosegue – , la Germania invase i Paesi Bassi e la famiglia reale olandese andò in esilio. La principessa Juliana trovò rifugio nei sobborghi della capitale canadese, Ottawa. Mentre viveva lì, rimase incinta del suo terzo figlio. Questo creò un problema enorme: la costituzione olandese era irremovibile su questo punto – nessun nato sul suolo straniero poteva accedere alla linea di successione al trono». Quindi? Come andò a finire? Ce lo dice lo stesso storico britannico: «Approvarono una legge che avrebbe creato una zona “extra territoriale” dove far nascere il bambino […] conferendo “carattere extra territoriale a qualunque posto dove si trovava l’erede presuntivo al trono dei Paesi Bassi e dove potesse nascere un erede al suddetto trono». E conclude: «La principessa Margriet […] venne alla luce il 19 gennaio 1943».  

E che dire della Repubblica di Goust (“Ottocento, circa, se credete a quello che scrivono i giornali”), oggi parte della Francia, ma probabilmente mai esistita? Quindi la Serenissima Repubblica di Venezia (697-1797), deceduta a causa di Napoleone.

Venendo ai giorni nostri – si fa per dire – ecco la Repubblica di Crimea (17-18 marzo 2014), che durò appena un giorno. Quindi la nostrana e ben nota Repubblica di Salò (1943-1945), la DDR, Repubblica Democratica Tedesca (1949-1990), con capitale Berlino Est, e la Jugoslavia (1918-1941; 1945-1992), morta dopo aver vissuto due vite (dal 1918 al 1941 e dal 1945 al 1992), perché in realtà nessuno dei suoi abitanti se ne sentiva cittadino..          

Quindi la Rutenia subcarpatica (15 – 16 marzo 1939), oggi parte dell’Ucraina ma sparita a causa dell’Ungheria, capace di esistere per ben due giorni!? Com’è stato possibile? E’ celebre anche per via del rutenio, l’elemento chimico che prende il nome dalla terra del suo scopritore, Karl Ernst Claus, e del più noto Andy Warhol, poliedrica figura di spicco della Pop art, nato a Pittsburgh, ma figlio di immigrati ruteni, questo “Stato” deve il suo nome alla radice Rus’ (la stessa di russi, bielorussi e ucraini), la cui etimologia più probabile risale a rópsmenn, “rematori”, vocabolo norreno che rimanda a sua volta ai “settentrionali” popoli scandinavi dell’era vichinga, affermatasi intorno al IX secolo d.C. Con ruteni, tuttavia, ci si riferisce anche a quel gruppo etnico religioso cattolico, di origine slava, che unisce diverse chiese, accomunate tra loro dall’antica tradizione liturgica del rito bizantino. 

Infine l’“etiope” Regno di Axum (100 ca. – 940), la cui valuta erano le monete rappresentanti oggi i tre gradini del podio: oro, argento e bronzo. «In Etiopia – precisa Defoe – c’è un monaco che giura di avere proprio quella, l’autentica, originale al 100%, Arca dell’Alleanza, ma di certo non ve la farà vedere». Lo scrittore è sempre molto ironico, ma in questo caso la sua dote migliore non guasta. «Nella tradizione etiope – è ancora lui a parlare – , Axum fu fondata dal figlio di Re Salomone e della Regina di Saba […] Quando viaggiò dall’Etiopia a Israele […] la regina ritorna incinta, il figlio Menelik cresce, fa visita al padre, quasi per caso sgrafigna l’Arca e la riporta ad Axum, dove rimane fino ad oggi, nella cattedrale di Nostra Signora Maria di Sion. Un po’ convenientemente, nessuno ha il permesso di vedere l’Arca all’infuori di un unico monaco, che ha il solo scopo di proteggerla fino alla morte, quando il suo compito sarà tramandato a un altro». Piccolo problema, aggiungiamo noi: Axum fu fondata probabilmente nel 100 circa dopo Cristo!

Per quanto riguarda l’insediamento dell’Arca, è importante sottolineare come il fatto sia simbolo dell’insediamento degli stessi ebrei. Se essa, dopo aver a lungo peregrinato insieme al popolo eletto, entrò in Gerusalemme grazie al re Davide, è solo con suo figlio Salomone che si stabilizzò nel Sancta Sanctorum.

Ci si permetta a questo punto un sintetico ripasso della storia o, meglio ancora, della geografia della salvezza: tutto inizia con la chiamata di Abramo, «il padre della fede (che) – evidenzia l’introduzione dell’Atlante Biblico edito dalla San Paolo – , non avrà in eredità neanche “l’orma di un piede” (At 7,5) della Terra Santa: paradossalmente, l’unico terreno che avrà in possesso sarà una proprietà sepolcrale […]. Ciò significa che la vera terra che Dio vuol donare al suo popolo è molto più di un luogo fisico, geograficamente definibile». E qui l’Atlante rimanda ad una citazione della Lettera agli Ebrei: «su questa terra come stranieri, in esilio. Chi parla così dimostra di essere alla ricerca di una patria migliore […] quella del cielo» (Eb 11,13-16). Su questo punto torneremo in seguito..

Dalla discendenza di Abramo si passa quindi alla diaspora egiziana, con Mosè in qualità di capopopolo fino alle soglie della Terra promessa, senza tuttavia entrarvi. La sua occupazione avverrà per mano di Giosuè, che gli studiosi spiegano attraverso tre ipotesi: una conquista militare violenta, oppure un’occupazione lenta e progressiva, infine una rivolta intestina dei Cananei, unita alla fede in JHWH di coloro che provenivano dall’Egitto. 

Ma perché tutta questa preoccupazione, da parte dell’essere umano, per la terra, nello specifico per la patria, ovvero la “terra dei (suoi) padri”? Biblicamente, è vero che la vita dell’uomo dipende dai beni della terra, dalla quale esso stesso è nato: non a caso Adamo deriva da adamah, “terra, suolo”. Ogni antica civiltà ha da subito percepito questo legame, al punto da tradurlo nell’immagine della terra-madre, Israele compreso. Che la storia della salvezza passi dal binomio uomo-terra non deve quindi sorprenderci. Se la terra è stata creata da Dio, che dunque ne è proprietario, è altrettanto vero che all’umanità è chiesto di “custodirla”, nonostante la maledizione causata dal peccato. Quella di cui faranno esperienza i patriarchi è però una promessa, escatologica prima che presente, finale prima che intermedia, essa infatti passerà, come tutte le cose: «Beati i miti, perché erediteranno la terra», dirà Gesù in Matteo 5,4. 

Torniamo per un attimo all’opera di Gedeon Defoe, che tra i 48 Stati scomparsi non cita due isole, non meno stravaganti di quelli presi in esame: il Principato di Sealand e l’Isola delle Rose.. Se la prima omissione è dovuta ovviamente al fatto che, per quanto piccola, la micro nazione sul Mare del Nord è ancora esistente, la seconda ci appare invece grave.

Premettiamo che l’esito del Principato di Sealand, mai riconosciuto da alcuno Stato del mondo, fu ben diversa. Sebbene realizzata dal governo britannico durante il secondo conflitto mondiale, fu occupata dal 1967 dalla famiglia di Paddy Roy Bates, che la proclamò un “principato con sovranità indipendente”. Come avremo modo di vedere, due pesi e due misure. 

Ad ogni modo, seppur molto simili tra loro – si tratta infatti di due piattaforme – , dell’Isola delle Rose non v’è più traccia.. Come mai?

Riavvolgiamo il nastro e andiamo a Bologna, dove il 19 febbraio 1925 nasce Giorgio Rosa, che, a tre anni e mezzo si trasferisce con la famiglia a Torino, quindi a Sassari, dove si ammala di tifo. Tornato nel capoluogo emiliano-romagnolo, dopo il diploma classico si laurea in Ingegneria nel 1950 e lavora per un anno in Ducati. Quando durante una passeggiata incontra la futura moglie, Gabriella Chierici, sta già pensando al suo grande sogno, al quale il matrimonio avrebbe tolto tempo ed energie. Nonostante ciò, il 12 dicembre 1960 la Chierici sceglie di sposare l’ingegnere e la sua idea. L’anno dopo nascerà Lorenzo. Ma di quale idea stiamo parlando?

Tra coloro che hanno scritto di lui e del suo strano progetto c’è il giornalista Giuseppe Musilli, che nel suo libro dà la parola al noto politico Walter Veltroni: «(Giorgio) Guardò il mare, il più vicino che avesse, annusò nell’aria la voglia di rischiare e la fiducia di farcela degli anni Sessanta e decise che sarebbe nata settecento metri oltre le sei miglia dalla costa del rassicurante mare Adriatico una terra nuova, proiezione della sua fantasia. La costruì, molti la visitarono, alcuni ci lavorarono, i più fortunati ci dormirono, nel silenzio delle stelle. È successo, davvero».

L’ingegnere bolognese, poco più che quarantenne, decide di creare uno stato indipendente, certo, capace di fare affari col turismo, ma in primis che fosse la “sua” nazione. Siamo negli anni ’60 del secolo scorso, al largo della frazione riminese di Torre Pedrera, località in cui stava crescendo in santità la trentenne Carla Ronci..

L’intento di Rosa, sottolinea il Musilli, è «una precisa scelta commerciale nel nome della libertà […] “Io volevo realizzare un bar e un ristorante e regolarmi come mi pareva – disse lo stesso ingegnere – , perciò avevo scelto le acque internazionali». Rimini, al tempo era davvero la capitale turistica d’Europa, col tratto autostradale appena realizzato e l’intero continente ad ammiccare alle sue attrazioni.

«L’idea dell’isola mi venne perché l’Italia era molto ristretta dentro alle varie parrocchie, nelle varie cose della religione, io invece sono sempre stato liberale, fin nelle ossa».

Si rese conto che si trattava di un’utopia, e che al mondo la libertà non esiste. Eppure era mosso da una grande passione, per questo decise di far nascere l’isola. E che fosse un visionario lo testimonia la sua auto, da lui costruita in pochi mesi, con solo materiale di riciclo (a partire dalla tappezzeria del divano di casa!), durante il periodo universitario.

L’intento di Rosa non era certo quello di andare a farsi i fatti suoi, dato che, come recita l’epigrafe di Ernest Hemingway nel suo Per chi suona la campana, ripreso poi dal saggio del monaco trappista statunitense Thomas Merton, «Nessun uomo è un isola».

Il luogo esatto, in cui posizionare i nove piloni che dovevano sorreggere la futura isola, era dettato dalle coordinate suggerite dai grattacieli di Cesenatico e Rimini: 118 metri per 35 piani il primo (che nel 1958, quando fu realizzato, era il più alto d’Italia, superato due anni dopo dal più celebre “Pirellone” di Milano), 101,5 metri per 28 piani il secondo. E se l’isola ci rimanda biblicamente alla terra Promessa, beh, i grattacieli non possono che evocare la torre di Babele.. E proprio a tal proposito, possiamo chiederci perché la costituzione dell’isola fu scritta in esperanto, fu infatti la sua lingua ufficiale, seppur per soli 55 giorni di vita. Il nome della lingua, inventata dal medico e linguista polacco Ludwik Zamenhof tra il 1872 e il 1887, è già un programma, significa infatti “colui che spera”.. ma cosa? Di facilitare il dialogo internazionale, questo il suo scopo. E Rimini, ricorda ancora Giuseppe Musilli, «ha sempre avuto una radicata tradizione di appassionati esperantisti. Leader indiscusso e capo carismatico di questa comunità è don Duilio Magnani, parroco di San Giuliano dal 1964», che iniziò a studiarla con un altro eccentrico uomo di Chiesa, il missionario francescano di origini bolognesi Albino Ciccanti, meglio conosciuto come “Padre Aviostop”, per la sua capacità di volare gratis durante le traversate intercontinentali. 

L’isola, oltre ad un lingua propria ebbe anche i suoi simboli distintivi: mentre si tentava di coniare la nuova moneta, i francobolli dell’isola già andavano a ruba, mentre la bandiera del nuovo stato era formata da tre rose rosse dentro uno scudo bianco, su sfondo arancio.

Fatto sta che «Il primo maggio del 1968 – scrive Musilli – […] l’ingegner Rosa aveva riunito alcuni suoi amici e aveva letto la costituzione del nuovo stato. È scritta in esperanto e sancisce i principi fondamentali che governeranno la […] “Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj” […] vengono nominati il capo del Consiglio e i responsabili dei cinque Dipartimenti. Due dei cinque ministri sono donne, con un’anticipazione di qualche decennio del tanto sospirato rispetto delle quote rosa (e non poteva essere altrimenti visto il nome della repubblica e il cognome del suo padre fondatore). Giorgio Rosa non riserva per sé alcun incarico».

Ci si potrebbe chiedere se quella data fu simbolica.. nient’affatto, fu «scelta semplicemente perché era un giorno di festa e noi – disse Rosa – potevamo essere tutti presenti».

All’alba del 25 giugno 1968 l’isola sta per inaugurare il suo bar, la banca, l’ufficio postale e un negozio di souvenir, mentre le agenzie turistiche non si lasciano scappare l’occasione: da ogni parte della costa i curiosi accorrono in continuazione. Ma quella mattina lo Stato italiano decide di occupare militarmente l’isola.

L’ingegnere si appella al presidente della repubblica Saragat e all’Onu, ma il 17 agosto arriva la decisione di demolire il manufatto, provvedimento attuato concretamente a novembre: 527 prismi di tritolo, 50 casse di plastico, 98 salsicciotti da due chili e 2 chilometri di miccia fanno brillare l’isola, di cui rimangono, tre mesi dopo, solo i nove piloni portanti, 60 cm di diametro per 42 metri di lunghezza.. “Gli abitanti della costa romagnola”, così si firmava il necrologio dell’isola, ne davano il triste annuncio. Rosa dovette pagare perfino le spese di demolizione: circa 14 milioni delle vecchie lire. Pensò addirittura di portare sfortuna: «sono andato con mio padre, che era ufficiale dell’esercito, a visitare l’incrociatore Zara, bell’incrociatore, 10.000 tonnellate, me lo ricordo ancora, bellissimo, eccetera, beh, dopo 15-20 giorni fu silurato! Volete dire? Beh, ma questo è niente: con una gita, con una gita.. dell’Automobil Club andiamo a Genova, andiamo a visitare l’Andrea Doria, una gran festa ci fecero, vinsi anche un premio, vinsi una macchina fotografica. Una cosa che ricordo benissimo, questa nave era fantastica, ecc.. ma dopo poco non mi va giù l’Andrea Doria!? Ho detto “basta, basta, sulle navi è meglio..».

Eppure, scrive ancora una volta il Musilli: «(allo) schivo ingegnere bolognese che aveva tolto i jeans e la t-shirt all’utopia per farle indossare giacca e cravatta […] resta la soddisfazione di poter vedere da lassù che la sua idea, la sua utopia, continuano a diffondere fascino ed emozioni e che forse, alla fine, quella guerra con i burocrati l’ha vinta lui».

Nel 2008 il documentario prodotto dalla Cinematica, di cui Musilli fa parte, Insulo de Rozoj – La libertà fa paura, riaprirà il dibattito dopo 40 anni esatti. Dovranno passare altri dodici anni, quando L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, pellicola di Sydney Sibilia, regalerà al grande pubblico quell’incredibile - è il caso di ribadirlo - storia utopica. Parola, quest’ultima, nata dalla penna di «Tommaso Moro (che) cinquecento anni prima, scrivendo dell’isola di Utopia aveva provato a teorizzare un’organizzazione sociale ideale, “un altro mondo” per l’appunto. Una eu-topia o una ou-topia, un buon luogo o nessun luogo […]. L’obiettivo della vita sull’isola di Utopia di Moro è la felicità dei suoi cittadini». Pubblicato nel 1516, l’edizione italiana dovette attendere il 1548. Questo romanzo del futuro santo rientra nei sottogeneri letterari di fantascienza, avventura e, utopia, appunto, neologismo da lui coniato servendosi della latinizzazione di una parola greca, doppiamente traducibile con “ottimo luogo”, ma anche con “non luogo”, definizione tanto cara a Marc Augé, che la introdurrà nel 1992 col libro omonimo. L’antropologo francese con “non luoghi” intende quegli spazi anonimi e impersonali (come i centri commerciali, le autostrade o gli aeroporti) contrapposti ai luoghi antropologici “veri”, quelli ricchi di storia e identità (come le case, le piazze o le città in genere). E l’Isola delle Rose, a conti fatti, fu entrambi: “ottimo luogo” nei sogni dell’ingegnere, “non luogo” nelle difficoltà della burocrazia italiana ad accettarla.

Ma forse la burocrazia fu solo il velo sotto il quale si nascondeva il vero problema. Dei cinque piani preventivati, solo due furono realizzati: quattrocento metri quadrati. Le acque territoriali, al tempo, arrivavano fino a sei miglia marine dalla costa, undici chilometri e 112 metri, per l’esattezza. Quindi, qual era il problema?

Le preoccupazioni dei benpensanti furono diverse, temevano infatti potesse diventare un casinò, o un night club, oppure un’emittente pirata.

«..è un’utopia, perché la libertà non esiste nel mondo, solo se si è morti si ha la possibilità di essere liberi».

La meravigliosa stravaganza di Giorgio Rosa è certificata dal fatto che, sulla tomba di famiglia affisse lui stesso la propria foto, ancor prima di morire: «no, non sono ancora morto, la foto l’ho messa io perché non mi fido dei miei futuri eredi, potrebbero sbadatamente dimenticarsene!».

Ma quel giorno arrivò anche per lui.. morì il 2 marzo 2017: «Tanto siamo destinati tutti a scomparire, quindi, non c’è niente che mi possa.. tanto anche se mi ricordano per 50, 60, 100 anni o 200 anni non mi interessa niente, confronto all’eternità! Ammesso che sia eterna la terra, non lo so: dice che prima o poi dovrebbe scoppiare».

Le sue spoglie mortali riposano alla Certosa di Bologna, in cui gode della compagnia di altri VIP, tra cui Lucio Dalla, il pittore Giorgio Morandi, il poeta Giosuè Carducci, il pilota prima e fondatore poi dell’omonima casa automobilistica Alfieri Maserati, l’editore Nicola Zanichelli, e altri ancora.

Accanto alla storia della salvezza, però, abbiamo anche una “geografia della salvezza”, scrisse papa Paolo VI nella sua esortazione apostolica Nobis in animo del 1974, geografia in cui la promessa della terra svolge un ruolo assolutamente centrale, situandosi alle origini della chiamata di Abramo, che tuttavia non l’avrà in eredità.. Cosa significa ciò? Creata “in principio”, affidata all’umanità perché ne abbia cura, residenza e identità di ogni essere umano, capace di uccidere un suo simile per difenderla o ancor peggio ingrandirla, la terra dice che i cristiani, ma in genere gli umani, sono pellegrini e stranieri, sempre alla ricerca di un luogo migliore, capace di soddisfare il desiderio del loro cuore. Allora la vera terra, quella che Dio vuole donare ad ognuno di noi, è ben più di un luogo fisico: non ci resta che attendere, ma sempre in cammino. “A nuoto”, avrebbe detto Giorgio..

 

 

 

Recita
Cristian Messina

Musiche di sottofondo
www.motionarray.com

Gli interventi dell'ing.Giorgio Rosa sono tratti da Isola delle Rose (Giorgio Rosa, intervista completa) e dal film Isola delle Rose, entrambi presenti su YouTube

In effetti L'isola promessa (La Bibbia secondo l'isola delle Rose) In effetti: Introduzione Il Dio dei padri di chi? (La Bibbia secondo Aldo Cazzullo) "Dio separò la luce dalle tenebre". (La Bibbia secondo Caravaggio) Scrittura animata (La Bibbia secondo Matt Groening) Sarto, sarto, sarto (Bibbia e Moda) A scuola senza "i libri"? (Bibbia e scuola) Cose dell'altro mondo (La Bibbia secondo Narnia) La Salvezza al contrario (Bibbia e superstizione) Quale codice? (La Bibbia secondo Dan Brown) Il grido che invoca (La Bibbia secondo E.Munch) Peccato contro natura? (La Bibbia secondo Gomorra) A very good novel (La Bibbia secondo i fumetti) Coltivare cosa? (Bibbia e cultura) Il figlio del falegname (La Bibbia secondo Carlo Collodi) Ma quale gioco! (Bibbia e calcio) Cosa c'è da ridere? (Bibbia e buon umore) La salvezza a colori. (La Bibbia secondo Giotto) Il Principe dell'altro mondo (La Bibbia secondo Il Piccolo Principe) Canzone senza fine (Bibbia e Musica) L'ultimo nemico che sarà sconfitto (La Bibbia secondo Harry Potter) Nemici mai...per chi si cerca come noi (Bibbia e Scienza) Cattedra, penna e libro (La Bibbia secondo Il Trono di Spade) Ipse Dix (La Bibbia secondo David Ottolenghi) Nel blu dipinto di blu (La Bibbia secondo Chagall) "Se qualcuno dai morti andrà da loro.." (La Bibbia secondo Charles Dickens) "Tendi la mano e toglila dal cappello!" (Bibbia e disabilità) "Sulla tua rete getterò la Parola". (Bibbia e Internet) Però ti voglio bene uguale. (La Bibbia secondo Paolo Cevoli) Free solo (Bibbia e solitudine) "Dopo tre giorni". (La Bibbia secondo Hermann Melville) Un Nuovissimo Testamento? (La Bibbia secondo Jaco Van Dormael) Le Tavole della legge visiva. (La Bibbia secondo Gustave Doré) A quando il nuovo mondo? (La Bibbia dei testimoni di Geova) Neon Genesis Evangelion (la Bibbia secondo gli anime) Solo un libro di libri? (Bibbia e laicità) Dio non è un santo (La Bibbia secondo Roberto Mercadini) Scambi biblici (Una poltrona per gli anawim) Quale gioia? (Il Giubileo nella Bibbia) Le sacre pellicole (Bibbia e cinema) Sacrosanctum. La Bibbia tra sacralità e santità

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