13 Giugno: Sant'Antonio di Padova (Biografia dialogata)



Sant'Antonio di Padova (13 giugno)
Il  13 giugno 1231, mentre è seduto a tavola con i confratelli, Antonio è colpito da un malore.. chiede di poter morire nella sua Padova, nel convento di Santa Maria. Il carro di un contadino, trainato da due buoi, si dirige col moribondo verso la città veneta, ma, arrivati al convento dell’Arcella, la morte non attende Antonio che, rivolto a Maria, così la prega: «Gloriosa Signora, sublime sopra le stelle, tu hai nutrito col tuo seno Colui che ti ha creato. Ciò che Eva tristemente ci rubò, tu ce l’hai restituito col frutto santo del tuo grembo..». Nel piccolo convento dell’Arcella ricevette l’Unzione degli infermi e l’Eucaristia, prese in mano il Crocifisso e disse: «Vedo il mio Signore». Aveva 36 anni. Nella Pentecoste dell’anno seguente venne canonizzato, mentre nel 1946 Pio XII lo dichiarò Dottore della Chiesa.

Queste sono le sue ultime parole, ma come inizia questa meravigliosa vicenda terrena?
Fernando de Bulloes y Taveira de Azavedo, questo il suo nome anagrafico, nacque a Lisbona intorno al 1195. Entrato ancora quindicenne tra gli agostiniani, nell’aprile del 1220 andò ad accogliere le salme di cinque francescani, uno dei quali suo amico, partiti missionari in Marocco alcuni mesi prima. La testimonianza di questi martiri, desiderosi di portare il Vangelo ai musulmani, ma trucidati dal sultano di Marrakesch, colpì a tal punto il giovane Fernando che decise di seguirne le orme: entrò tra i francescani di Coimbra col nome di Antonio, come l’antico monaco del deserto. Ormai aveva deciso: «prenderò il posto di Berardo», il caro amico che aveva scelto di portare la Parola di Cristo ai “lontani”.   

Tornando al nome, come mai viene chiamato “di” Padova se è nato in Portogallo?
Se nella sua nazione d’origine è conosciuto come António de Lisboa, cioè “da Lisbona”, in Italia è “di Padova”: non “da” Padova, il che ne indicherebbe la provenienza, ma “di” Padova (dove è chiamato “il” Santo), cioè appartenente a questa città, in senso però affettivo. Nella città veneta ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, sede strategica per la sua opera evangelizzatrice.

In che senso?
Occorre tornare indietro, precisamente alla sua vocazione francescana. Una volta imbarcatosi per il Marocco, si ammalò seriamente, motivo per cui il suo compagno, frate Filippo, lo convinse a tornare in Portogallo. Scoppiò tuttavia una provvidenziale tempesta (è il caso di dirlo, visto come sono andate poi le cose), e il mare li dirottò verso le coste della Sicilia. A Messina furono accolti da una comunità francescana. Dopo un anno, assieme ai frati di quella città, si diressero verso il Capitolo Generale dei francescani, tenutosi qualche mese più tardi ad Assisi, nel giorno di Pentecoste. In questa occasione conobbe probabilmente Francesco, il “giullare di Dio”, che lo chiamerà affettuosamente “il mio vescovo”. Davanti alla chiesa della Porziuncola incontrò anche frate Graziano, “ministro” della Romagna, che gli chiese di andare con lui a Montepaolo, una piccola e povera comunità nel forlivese, invito che fu colto da Antonio come volere di Dio. 

Cosa successe in questa nuova fase della sua vita?
Nel 1222, sempre nel giorno di Pentecoste – una ricorrenza liturgica che ha segnato la vita del santo – , a Forlì si tenne l’ordinazione di nuovi preti, occasione durante la quale il vescovo chiamava sempre un predicatore affermato. Questi, però, si ammalò poche ore prima: Graziano chiese allora ad Antonio di sostituirlo sul pulpito. Egli obbedì e il successo fu tale che il vescovo Belmonti non poté far a meno di abbracciarlo. Era nato un grande predicatore! Da quel momento portò il Vangelo in ogni dove. A Padova, quando sentiva l’avanzare della malattia, visse i suoi ultimi anni. Nel 1231 predicò quotidianamente durante la Quaresima, periodo in cui avvennero numerose conversioni. Ma questi non furono i soli miracoli da lui compiuti: nella città di Rimini, solo per fare un esempio, fece inginocchiare la mula di un incredulo e predicò perfino ai pesci, dato che gli abitanti del luogo non volevano ascoltarlo.      

Ti chiediamo Antonio di intercedere per noi presso il Padre: donaci il coraggio di saper prendere il posto di chi ci ha preceduto nella fede, ma anche la fantasia di saper intraprendere strade nuove, che lo Spirito saprà indicarci al momento opportuno. 

Recita
Massimo Alberici, Simona Mulazzani

Musica di sottofondo
Arrangiamento musicale di Gabriele Fabbri

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