7 Dicembre: Sant'Ambrogio vescovo (Biografia dialogata)



Sant'Ambrogio (7 dicembre)
Aurelio Ambrogio, cronologicamente il primo dei quattro celebri Padri della Chiesa latini (assieme a Girolamo, Agostino e Gregorio magno), è considerato nell’immaginario collettivo la figura ideale non solo del vescovo e del pastore, ma anche del liturgo (è ritenuto infatti il promotore del rito ambrosiano) e del mistagogo, colui cioè che introduce i fedeli ai misteri celebrati.

Prima di guadagnarsi questa fama, chi era però Ambrogio?
Nato intorno al 340 a Treviri, nell’attuale Germania, fu il terzogenito di una famiglia cristiana che, dopo la morte del padre, decise di trasferirsi a Roma. I fratelli diverranno anch’essi santi: Marcellina, consacrata vergine in una notte di Natale del 353 o 354 davanti a papa Liberio, e Satiro, che lo affiancò nella carriera amministrativa per alcuni anni, duranti i quali Ambrogio fu nominato consolare delle province romane di Liguria ed Emilia, con sede a Milano, città nella quale dunque si trasferì.

Quando e in che circostanze avvenne la sua conversione?
Morto il vescovo di Milano Aussenzio, l’elezione del successore vide due opposte fazioni in aperto conflitto tra loro. Ambrogio, che in qualità di governatore della città doveva farsi garante dell’ordine pubblico, intervenne nell’assemblea per placare gli animi quando, in mezzo alla folla, si levò improvvisa una voce – qualcuno sostiene di un bimbo – “Ambrogio vescovo!”, e subito i presenti lo acclamarono loro pastore a gran voce. Ma il governatore ancora non era nemmeno battezzato, era infatti catecumeno, in cammino cioè per diventarlo.

Come reagì Ambrogio all’acclamazione “a furor di popolo”?
Cercò in tutti i modi di evitare l’elezione, non solo perché non era ancora battezzato, ma anche perché il canone 2 del Concilio di Nicea vietava espressamente l’elezione dei catecumeni. Il suo biografo Paolino ci informa che nei giorni seguenti l’elezione fece di tutto per apparire indegno all’episcopato, perfino facendosi invadere la casa da un gruppo di prostitute. Non gli bastò nemmeno scappare dalla città. Per cui, seppur contro voglia, dovette piegarsi alla volontà di quello che sarebbe diventato il “suo” gregge. Così il 30 novembre del 374 ricevette il battesimo, mentre il 7 dicembre – ragion per cui la Chiesa lo festeggia in questo giorno – venne consacrato vescovo. Aveva poco più di trent’anni, e con queste parole si affidò al Signore: «Non permettere che si perda, ora che è vescovo, colui che, quand’era perduto, hai chiamato all’episcopato» (La penitenza, II).

Quale fu, vista la strana partenza, il suo rapporto con la Chiesa gerarchica?
La sua autorità fu tale da essere considerato al pari di un pontefice, ma ai papi fu sempre fedele, volendo seguire in tutto e per tutto la Chiesa Romana, tanto che a lui si deve la famosa frase “Ubi Petrus, ibi Ecclesia”, “Dove c’è Pietro, lì c’è la Chiesa”.

È celebre la stima che di lui ebbe sant’Agostino.. cosa sappiamo dell’incontro tra questi due “giganti”?
Agostino fu inviato a Milano, in qualità di maestro di retorica, da Simmaco, amico ma al tempo stesso rivale di Ambrogio, che tentò di mettere in difficoltà proprio attraverso il futuro vescovo d’Ippona. Questi però, ne fu talmente impressionato che, dopo averne ascoltato la sapiente eloquenza, gli chiese il battesimo, per poi tornarsene in veste di penitente nella sua Africa, nella quale sarà consacrato prete prima e vescovo poi.

Quando morì?
Ambrogio si spense il sabato santo del 4 aprile 397. Le sue spoglie mortali riposano nella splendida basilica romanica che porta il suo nome, e nel cui piazzale antistante, nel quale è presente una colonna che veniva utilizzata per l’incoronazione degli imperatori germanici, ebbe luogo una simpatica leggenda, che conosce due versioni, la più divertente delle quali afferma che il santo sferrò un calcione al maligno, il quale si trovò con le proprie corna conficcate in quella che, da allora, fu chiamata la “colonna del diavolo”.

Ci affidiamo, Signore, alle parole del grande Ambrogio che, parlando al suo gregge, di te diceva: «Se vuoi curare le ferite, Egli è il medico. Se sei riarso dalla febbre, Egli è la fontana. Se sei oppresso dal peccato, Egli è la santità. Se hai bisogno di aiuto, Egli è la forza. Se temi la morte, Egli è la vita. Se desideri il cielo, Egli è la via. Se fuggi le tenebre, Egli è la luce. Se cerchi il cibo, Egli è l’alimento..» (De Virginitate 16,99).

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