Ave Stella del mare (Inno Mariano)



INNO ASSUNTA IN CIELO

Ave, stella del mare,
madre gloriosa di Dio,
vergine sempre, Maria,
porta felice del cielo.

L'Ave del messo celeste
reca l'annunzio di Dio,
muta la sorte di Eva,
dona al mondo la pace.

Spezza i legami agli oppressi,
rendi la luce ai ciechi,
scaccia da noi ogni male,
chiedi per noi ogni bene.

Móstrati Madre per tutti,
offri la nostra preghiera,
Cristo l'accolga benigno,
lui che si è fatto tuo Figlio.

Vergine santa fra tutte,
dolce regina del cielo,
rendi innocenti i tuoi figli,
umili e puri di cuore.

Dónaci giorni di pace,
veglia sul nostro cammino,
fa' che vediamo il tuo Figlio,
pieni di gioia nel cielo.

Lode all'altissimo Padre,
gloria al Cristo Signore,
salga allo Spirito Santo,
l'inno di fede e di amore. Amen.

Canta Rachele Consolini. Musiche di Rachele Consolini e RaDioLuce.

Questo è uno dei più celebri inni mariani della tradizione latina:
l’Ave maris stella (“Ave, stella del mare”), qui nella versione italiana usata anche per la Solennità dell’Assunzione di Maria.

È un inno antichissimo, probabilmente composto tra l’VIII e il IX secolo, e per più di mille anni è stato cantato:

nei monasteri,
nelle processioni mariane,
nei Vespri,
dai pellegrini,
perfino dai marinai che affidavano il viaggio alla Vergine.
L’inizio è famosissimo:

“Ave, stella del mare”

Qui Maria viene chiamata “stella”.
Per i cristiani antichi la stella era simbolo di orientamento nella notte:
i marinai si guidavano guardando il cielo.

Così Maria viene vista come colei che guida i credenti verso Cristo nelle tempeste della vita.

Bellissima anche l’espressione:

“porta felice del cielo”

Maria è contemplata come la porta attraverso cui Dio è entrato nel mondo con l’Incarnazione.

Storicamente questo linguaggio nasce dalla grande spiritualità medievale:
Maria viene chiamata:

stella,
porta,
aurora,
regina,
madre,
nuova Eva.
E infatti la seconda strofa dice:

“muta la sorte di Eva”

Qui c’è una delle più antiche idee della teologia mariana:
Maria come “nuova Eva”.

Se Eva, nel racconto della Genesi, è associata alla caduta,
Maria diventa simbolo dell’umanità che accoglie Dio.

Molto intensa anche la parte:

“Spezza i legami agli oppressi,
rendi la luce ai ciechi”

Maria appare quasi come madre della liberazione:
vicina ai poveri, ai fragili, a chi soffre.

Questo linguaggio ricorda molto il Magnificat:
la preghiera di Maria che canta il Dio che rialza gli umili.

La strofa:

“Mostrati Madre per tutti”

è forse il cuore spirituale dell’inno.
Maria non è vista come figura lontana o irraggiungibile,
ma come madre universale che accompagna il cammino umano.

Poi l’inno assume un tono sempre più contemplativo:

“dolce regina del cielo”

Qui entriamo nella spiritualità dell’Assunzione:
Maria glorificata presso Dio,
ma ancora vicina ai suoi figli.

L’Assunzione infatti celebra la speranza cristiana:
in Maria l’umanità è già giunta alla meta finale.

Bellissima anche la richiesta:

“fa’ che vediamo il tuo Figlio”

Per la vera spiritualità mariana, Maria non trattiene mai lo sguardo su di sé:
conduce sempre a Cristo.

E il finale trinitario:

“Padre, Figlio e Spirito Santo”

chiude l’inno nella lode cosmica tipica della liturgia antica.

Spiritualmente questo inno ha un tono dolcissimo:

mare,
stelle,
pace,
protezione,
viaggio verso il cielo.
È la preghiera di chi attraversa la notte… ma non si sente solo.

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