Chiara una voce dal cielo (Tempo Avvento)



Chiara una voce dal cielo
si diffonde nella notte:
fuggano i sogni e le angosce,
splende la luce di Cristo.

Si desti il cuore dal sonno,
non più turbato dal male;
un astro nuovo rifulge,
fra le tenebre del mondo.

Ecco l’Agnello di Dio,
prezzo del nostro riscatto:
con fede viva imploriamo
il suo perdono e la pace.

Quando alla fine dei tempi
Cristo verrà nella gloria,
dal suo tremendo giudizio
ci salvi la grazia divina.

Sia lode a Cristo Signore,
al Padre e al Santo Spirito,
com’era nel principio,
ora e nei secoli eterni. Amen.

Nicola Saudelli. Canta Nicola Saudelli e Danilo Concordia. Suona Federico Fabbri e Danilo Concordia

“Chiara una voce dal cielo” è uno degli inni più suggestivi del tempo di Avvento.
Il testo italiano deriva dall’antico inno latino:

En clara vox redarguit

un inno attribuito tradizionalmente a Sant’Ambrogio o comunque all’ambiente ambrosiano dei primi secoli cristiani (IV-V secolo). Anche se gli studiosi discutono sull’autore preciso, il clima spirituale è proprio quello della grande poesia cristiana antica.

L’inizio latino significa:

“Ecco una voce chiara risuona”

La “voce” è quella di Giovanni Battista, il grande protagonista dell’Avvento.

Infatti tutto l’inno ruota attorno all’immagine evangelica:

“Voce di uno che grida nel deserto”

presa dal Vangelo secondo Matteo e dal profeta Isaia.

Storicamente questo inno nasce in un’epoca in cui la liturgia aveva un fortissimo linguaggio simbolico:

la notte rappresentava il peccato e l’ignoranza,
l’alba rappresentava Cristo,
la voce del Battista era il grido che sveglia l’umanità addormentata.
Per questo uno dei temi principali dell’inno è il risveglio spirituale.

Le strofe parlano infatti:

del sonno del cuore,
delle tenebre che si dissolvono,
della luce che avanza.
È molto bello perché l’Avvento non viene presentato solo come attesa “esterna” del Natale, ma come un risveglio interiore.

Cristo è descritto come:

luce,
sole nascente,
medico,
liberatore.
E il Battista come colui che prepara la strada.

Nella spiritualità antica, Giovanni Battista non è soltanto un personaggio storico: è simbolo della coscienza che richiama l’uomo alla verità.
La sua voce disturba, scuote, invita alla conversione.

Molto intensa anche la dimensione cosmica dell’inno:
la creazione sembra passare dalla notte all’aurora. È il linguaggio tipico dei Padri della Chiesa:
Cristo non illumina solo l’anima individuale, ma rinnova tutto il mondo.

Dal punto di vista musicale e liturgico, questo inno veniva cantato soprattutto:

nei Mattutini,
nelle Lodi,
e nei tempi forti dell’Avvento.
Ha un tono sobrio ma luminoso. Non è ancora la gioia piena del Natale: è il momento in cui il cielo inizia appena a schiarire e qualcuno, nel silenzio, grida che il Signore sta arrivando.

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