I segreti dei cuori (Tempo Quaresima)



Accogli, o Dio pietoso,
le preghiere e le lacrime
che il tuo popolo effonde
in questo tempo santo.

Tu che scruti e conosci
i segreti dei cuori,
concedi ai penitenti
la grazia del perdono.

Grande è il nostro peccato,
ma più grande è il tuo amore:
cancella i nostri debiti
a gloria del tuo nome.

Risplenda la tua lampada
sopra il nostro cammino,
la tua mano ci guidi
alla meta pasquale.

Ascolta, o Padre altissimo,
tu che regni nei secoli
con il Cristo tuo Figlio
e lo Spirito Santo. Amen.

 

Emily Lepri. Canta e suona Emily Lepri.

Questo è un celebre inno quaresimale:

“Accogli, o Dio pietoso,
le preghiere e le lacrime…”

uno dei testi più intensi della spiritualità penitenziale latina.

L’originale latino è:

Audi, benigne Conditor

ed è un antico inno della Quaresima, probabilmente risalente tra il VII e l’VIII secolo, molto diffuso nella liturgia romana e monastica.

È un inno che nasce in un cristianesimo molto concreto e austero:
la Quaresima veniva vissuta davvero come tempo di digiuno, conversione e lotta spirituale.

Però il tono dell’inno non è cupo.
La parola chiave è:

“pietoso”

Dio viene invocato come Padre misericordioso, non come giudice severo.

Questo cambia completamente il clima spirituale:
le lacrime non sono disperazione,
ma desiderio di ritorno.

Storicamente questi inni venivano cantati:

nei monasteri all’alba,
durante i Vespri,
nei quaranta giorni che preparavano la Pasqua.
I monaci li cantavano spesso nel buio delle chiese illuminate appena da qualche lampada: e infatti il linguaggio dell’inno è molto essenziale, quasi spoglio.

Ricorrono continuamente immagini come:

digiuno,
pianto,
ferita,
medicina,
purificazione.
Una delle idee più belle dell’inno è proprio questa:
Dio conosce la fragilità umana.

Non si stupisce della debolezza dell’uomo:
la guarisce.

Per questo la tradizione quaresimale antica vedeva Cristo soprattutto come:

medico dell’anima,
luce nelle tenebre,
guida nel deserto.
Molto forte è anche il senso comunitario:
non è la preghiera di un individuo isolato, ma di un popolo che cammina insieme verso la Pasqua.

Spiritualmente l’inno insegna una cosa profondissima:
la conversione cristiana non nasce dalla paura,
ma dalla nostalgia di Dio.

Le “lacrime” dell’inno non sono segno di sconfitta:
sono il cuore che lentamente si scioglie e torna vivo.

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