Santa Famiglia-Giuseppe
Non è facile portare avanti il percorso di una famiglia, specialmente se in condizioni così irregolari e precarie. A Nazareth, dove i miei antenati sono emigrati dalla Giudea molti anni fa, al tempo dell’espansione asmonea, e dove ho conosciuto Maria, siamo diventati la favola del paese: tutti mormorano ancora, sottovoce, a riguardo di questa maternità prematura. A Betlemme, dove è nato il mio figlio primogenito, abbiamo soggiornato in una stalla, perché non c’era altro posto per noi. Poi ho sentito in sogno la solita voce: “devi partire e andare in Egitto, perché Erode cerca il bambino per ucciderlo”. Possibile che Erode si interessi ad una famiglia così umile e povera? Eppure, come sempre, mi sono fidato di questa voce, che non ha mai smesso di compiersi e regalarmi gioie grandissime.
In Egitto abbiamo abitato in un ghetto ebraico ad Alessandria. Senza conoscere nessuno e con la difficoltà di farci intendere in un paese dove tutti parlano greco e solo pochi giudei intendono l’aramaico, abbiamo sperimentato la condizione di una famiglia emigrata. Precarietà e provvidenza vanno sempre in coppia: più ci sentivamo esposti e senza appoggi istituzionali e familiari, più, nel momento del bisogno, abbiamo ricevuto in dono quel che ci serviva.
Ma non è stato semplice per me credere. A volte prevaleva la frustrazione e la paura per il futuro. In quei momenti solo una profonda fede in quella voce, in quella Parola, mi faceva percepire di non essere solo, con il peso della mia famiglia.
Così, dopo qualche mese, quella voce è ritornata: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Proprio adesso che stavo cominciando ad ambientarmi e a lavorare come artigiano…però siamo stati contenti di ripartire e tornare in Israele. Il primo pensiero è stato di abitare a Betlemme, il paese di origine del mio casato: le chiacchere di Nazareth mi indisponevano. Ma la paura di Archelao e una voce interna molto chiara, mi hanno convinto: nonostante tutto, bisogna tornare a Nazareth e riprendere lì la vita di tutti i giorni.
Recita
Don Davide Arcangeli
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