Introduzione
Il testo sostiene che ciò che davvero muove la vita non sono le idee o la volontà, ma l’immaginario interiore. È lì che nascono le decisioni, la libertà e i cambiamenti
Dio, nella Bibbia, non si rivela subito attraverso immagini ma attraverso la parola, perché l’ascolto lascia liberi. Tuttavia, questa parola genera poi immagini interiori: è così che nasce l’incontro con Cristo.
La vera evangelizzazione, quindi, non consiste nel trasmettere regole o dottrine, ma nel trasformare l’immaginario delle persone, rendendo visibile l’invisibile e cambiando il modo di percepire la realtà. Gesù stesso usa immagini (parabole) per parlare al cuore e alla vita concreta.
Le immagini possono però anche ferire (traumi, idoli, narcisismo) o diventare superficiali, soprattutto nell’era digitale. Per questo è fondamentale un immaginario che nasca dalla parola e dall’incontro con Cristo, capace di unificare la persona, guarire interiormente e generare vita.
In sintesi: la fede nasce dall’ascolto, si forma nell’immaginario e si traduce in una vita trasformata.
Testo integrale
Innanzitutto grazie di questo invito, grazie di questo spazio che mi viene dato all'interno di questa istituzione accademica e ringrazio anche dell'opportunità di poter dare il mio piccolo contributo.
Nella vita bellissima di questo istituto che ha fatto e fa tanto del bene, forse nemmeno voi sapete quanto bene passa attraverso il lavoro di studio, di approfondimento, ma girando, incontrando, ascoltando,
Molto spesso a me capita di raccogliere i frutti che vengono seminati in questo spazio vostro.
E questa sera mi sento molto a mio agio nel tema. Perché? Perché per me la questione dell'immaginazione, dell'immagine, dell'evangelizzazione è qualcosa che sento molto vicino. Semplicemente perché, tra poco vi racconterò come ho immaginato di raccontarvi questo tema, sono estremamente convinto che la parola è tale proprio perché sa dipingere qualcosa nel cuore delle persone. Immaginate come una parola di incoraggiamento può sbloccare la vita di qualcuno, come invece una parola può incatenarla, paralizzarla, ma affinché tutto questo accada la parola è come se scrivesse qualcosa sulla tavolozza del cuore delle persone, come se dipingesse qualcosa, quindi c'è uno strettissimo rapporto tra la parola e l'immaginazione. Ma il punto di partenza per noi è questo versetto che è stato citato poc'anzi, che è tratto dalla lettera agli ebrei, capitolo 11, versetto 27, l'autore della lettera agli ebrei sta parlando di Mosè. Il versetto completo dice così, «Per fede Mosè lasciò l'Egitto senza aver paura dell'ira del re, infatti rimase saldo come se vedesse l'invisibile». Allora, qui, vedete, già noi cominciamo a capire qualcosa. Cos'è che dà coraggio a Mosè di fare qualcosa, anche di assurdo, qualcosa che sembra impossibile, cioè dove si aggancia dentro di lui la potenza di poter scegliere, di compiere un'azione così rivoluzionaria, come prendere il popolo di Israele, sradicarlo da quella schiavitù e facendolo liberare. Venire fuori da una situazione di oppressione per introdurlo invece in una condizione di libertà. E l'autore della lettera all'Ebrei dice che lui rimase saldo come se vedesse l'invisibile. Perché è importante questo versetto? Che cos'è che muove la vita? Noi siamo convinti che la vita è mossa dalla volontà e la volontà chi la muove? Noi siamo convinti che la volontà magari è mossa dalle idee. Siete proprio convinti che sono le idee a muovere il mondo? Perché se fosse così semplice basterebbe leggere un buon libro con delle buone idee e avremmo la vita completamente cambiata. Cioè, se sono le idee a muovere la vita, basta istruirsi, basta conoscere delle idee per poter vedere anche dei cambiamenti all'interno della nostra esistenza. Ma... Ahimè non è così, non basta la volontà, non basta il proposito, non bastano le idee chiare dentro la nostra testa, ma c'è qualcosa invece che fa scaturire dentro di noi una potenza, qualcosa che crea davvero un'energia dentro di noi ed è l'immaginario.
Se tu vuoi cambiare la vita di una persona non devi cambiare la sua morale. Anche come Chiesa per molto tempo noi volevamo cambiare la vita delle persone semplicemente cambiando la loro morale e quindi abbiamo venduto un cristianesimo moralistico. Non puoi cambiare la vita di una persona cambiando semplicemente delle idee, chiarificandole, perché in questo modo noi vendiamo un cristianesimo che indottrina. Ma se tu vuoi cambiare la vita di una persona, e Teresa è una straordinaria maestra in questo, devi cambiare il suo immaginario. Perché è l'immaginario che muove la vita. È nell'immaginario interiore che noi troviamo le forze per poter fare o non fare qualcosa. È lì che si gioca la nostra libertà. È lì che si giocano i veri cambiamenti. Tant'è vero, per toccare l'esempio del popolo di Israele, Se la libertà fosse semplicemente una questione esteriore, capite che nell'arco di pochissime ore Israele ha lasciato la condizione di schiavitù ed è entrato in un cammino di liberazione. E quindi potremmo dire che immediatamente Israele sperimenta la libertà, ma quella è una libertà mondana, una libertà della condizione. Il dramma di Israele non è il faraone fuori di loro, il dramma di Israele non è l'Egitto libero. Con le sue cipolle e con l'acqua del Nilo. Il dramma di Israele è che sono schiavi dentro e il loro immaginario ad essere ferito. E pensate un po' che Dio deve perdere 40 anni di tempo per correggere l'immaginario che c'è dentro la loro testa, perché se non cambia quell'immaginario, sprecano la terra promessa. Se non cambiano quell'immaginario, non riescono a vivere la libertà che lui ha ottenuto. Sono schiavi dentro, ed è lì che si mette tutta l'opera del Signore. Quindi voi vi rendete conto che quando noi tocchiamo questo tema stiamo toccando il cuore della questione, anche il cuore della questione cristiana. Ma c'è un paradosso. Quando noi leggiamo le storie della Bibbia, la prima cosa che noi incontriamo, soprattutto nell'Antico Testamento, c'è un divieto esplicito su una questione decisiva che riguarda proprio le immagini. Di Dio non ti farà immagine alcuna. Bene, se tu mi metti un divieto su una roba simile, è come se mi stai segnalando che tutte le volte che io mi rivolgerò a un'immagine, e quindi di conseguenza a un'immaginazione, sto facendo qualcosa di negativo, perché di Dio non ti farai immagine alcuna. Proviamo a rispondere a questa domanda, perché nell'Antico Testamento a un certo punto viene messo questo divieto, che è esplicito come divieto? Per il motivo che vi ho spiegato prima, la rivelazione cristiana e la rivelazione di Dio che passa soprattutto attraverso l'alfabeto dell'Antico Testamento, è una rivelazione che ci dice che Dio è completamente innamorato della libertà della sua creatura. In pratica, se avesse rivelato se stesso attraverso un'immagine, gli avrebbe tolto la libertà, perché il suo sarebbe stato un intervento a gamba tesa sulla sua immaginazione. Se io imprimo qualcosa dentro la tua immaginazione, da quel momento in poi questa cosa diventa condizionante per te, è quell'immaginazione che decide. Allora Dio decide di fare un passo indietro, di rinunciare all'immaginazione, non vuole entrare innanzitutto in contatto con l'immaginario dell'uomo, anzi dice dovete rifuggire la tentazione di crearvi un'immagine. La rivelazione inizia da un altro verbo che non è vedere ma è ascoltare. Perché l'ascolto? Perché l'ascolto lascia libere le persone. Perché l'ascolto non è immediatamente l'immaginazione, l'ascolto è una provocazione, è un'opportunità, puoi aderire o no a quell'ascolto. Allora Dio decide di passare attraverso la parola, è la parola il mezzo che lui sceglie per rivelarsi, non l'immagine.
Bene. Se concludessimo qui la nostra conferenza avremmo stabilito un principio, tra l'altro biblico, in cui diciamo la rivelazione passa attraverso la parola. Paolo troverà una formula sintetica, profonda, che noi abbiamo ripetuto per secoli, che la fede viene dall'ascolto. Fides ex audito. Vuoi la fede? Devi ascoltare, non vedere, non andare a cercare di vedere qualcosa. Devi prendere sul serio il tuo udire, il tuo ascoltare, il tuo fare spazio alla parola. Ma per noi esseri umani l'immaginazione non è qualcosa di secondario, è qualcosa che fa parte strutturalmente di ciascuno di noi. Cioè tu mi stai vietando di usare una delle facoltà più profonde che mi porto dentro. Com'è possibile? Dio mi vieta di usare ciò che più di umano c'è dentro di me. No, non lo sta vietando, sta semplicemente ristabilendo la priorità. Sta dicendo che la tua fede non deve nascere da un'immagine, ma da un ascolto. Ma soltanto dopo che hai ascoltato, quella parola genererà dentro di te un'immagine. Quindi noi arriviamo all'immagine, ma perché è la parola che disegna dentro di noi l'immagine? E' questo l'itinerario. Tant'è vero che questa parola che lavora dentro di noi e che a un certo punto genera un'immagine, produce un'immagine, diventa chi? Diventa il volto di Cristo. E il verbo, la parola, si è fatta carne... Ed è venuta ad abitare in mezzo a noi il verbo della vita, dice Giovanni, è diventato visibile, è diventato un'immagine. Allora capite che non era demonizzare l'immagine, ma non cadere nella tentazione di partire dall'immagine, dobbiamo partire da un gesto di libertà, da un'adesione che ci provoca in quello che siamo davvero, nella nostra parte più profonda, cioè dobbiamo partire dall'ascolto della parola, solo l'ascolto della parola genera dentro di noi la possibilità di un'immagine, che è l'immagine del figlio di Dio. Lo dico male, ma quando noi sposiamo l'immaginario di Cristo, noi capiamo Dio. La rivelazione è assumere dentro di noi l'immaginario di Cristo. Paolo dirà così, ecco, ora noi abbiamo il pensiero di Cristo. Questo è molto di più di una conversione come noi la immaginiamo appunto. Se una persona che si converte è semplicemente una persona che fa o non fa delle azioni, se la conversione consiste semplicemente nell'aderire a una serie di valori o a delle dottrine teologiche che noi possiamo desumere dalla lettura del Vangelo, della parola di Dio, dalla tradizione, bene, questo non è il cristianesimo di Gesù Cristo. Perché la conversione invece è pensare come Cristo, avere l'immaginario di Cristo, avere impressa dentro di noi un'immagine che non è il nostro frutto, ma è un frutto di un dono di Dio. E qual è la differenza? Vedete, quando è Dio a darci questa immaginazione, quando è Dio ad operare dentro un'immagine, quell'immagine è completamente diversa dall'immagine degli idoli. Gli idoli delle genti, dice il Salmo, sono argento e oro, opera delle mani dell'uomo, hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno narici e non odorano. Non ascoltano, non palpano, poi esagera, dice sia come loro chi si fida di loro, cioè praticamente dovremmo essere morti se ci fidiamo degli idoli. Ma qui la questione è un'altra, l'idolo genera un'immagine che inizia e finisce. Quando invece è Dio a toccare il nostro immaginario, il suo immaginario, l'immagine che produce dentro di noi, non chiude la partita, in realtà la fa partire. Radcliffe usa un'espressione bellissima, dice che quando è Dio a toccare il nostro immaginario ce ne accorgiamo perché le immagini di Dio ci incendiano. Ci fanno sentire più vivi. Avete presente, ecco qui devo usare un'immagine molto concreta, quando senti il profumo di qualcosa e immediatamente lo colleghi a una persona, a una situazione, a quello che capitava a casa di tua nonna, di tua madre, a quello che succedeva dentro la tua infanzia o dentro la tua storia, cosa ha fatto il sentire quel profumo? ha fatto da sacramento, cioè è diventato un ponte in cui dentro di te si è spalancato un mondo, ti ha catapultato in una dimensione che è molto più grande di quel profumo, che non inizia e non finisce lì, ma apre mondi. Quando è Dio a toccare la nostra immaginazione, ce ne accorgiamo perché l'immaginazione che viene da Dio apre mondi, spalanca situazioni. Ci porta in altre dimensioni, non ci tiene semplicemente lì. L'immagine che Dio dà a ciascuno di noi non è di natura seduttiva, non è estetica, è una roba più grande, è una bellezza che fa da sacramento. Allora capite che evangelizzare non significa spiegare la morale alle persone, Che evangelizzare non significa lucidare l'ortodossia di qualcuno, perché questo non c'è bisogno per forza che lo faccia l'evangelizzazione. Anche un credente leale che si mette a pensare, a studiare, può capire con chiarezza queste cose. L'evangelizzazione è lasciare che la parola del Vangelo tocchi l'immaginario della persona fino a trasfigurarlo, cioè a renderlo come l'immaginario di Cristo. E quando una persona dentro allo stesso immaginario di Cristo, cosa fa? Si comporta come Cristo, vive come Lui, e cioè dona se stesso, ama, è se stesso. Prende sul serio la propria unicità e tutto questo nasce da un'immagine, da un immaginario. Allora, vedete, questa è una differenza molto importante per ciascuno di noi. Il punto di partenza. Il punto di partenza per noi è l'ascolto. Perché soltanto l'ascolto ci autorizza all'immagine. Ma quando il nostro punto di partenza è l'immagine senza ascolto, e noi corriamo costantemente il rischio di un cristianesimo senza la parola, un cristianesimo che si cristallizza attorno delle immagini, noi prendiamo alcune devozioni e pensiamo che siamo cristiani perché aderiamo all'immaginario di una devozione, ma quella devozione, se non parte dalla parola... E senza fede, e cioè un idolo, in pratica non ti salva. Quando arriverà qualcosa di serio nella vita, ti deluderà. Invece quando tutto parte dalla parola, allora tu sei autorizzato a fare tutto. Ecco il permesso di Teresa, di poter usare l'immagine perché altro non è che un modo di rendere più vivo l'amore. Di rivitalizzare quello che di importante e necessario c'è nella vita di una persona. Allora, quando noi partiamo da tutto questo, cioè quando ci rendiamo conto che l'immagine ha cambiato il nostro immaginario interiore e il nostro immaginario interiore comincia ad essere come quello di Cristo, vi rendete subito conto della totale necessità per noi del Vangelo. Cioè, oggi noi quale opportunità abbiamo di poter vedere il nostro immaginario interiore cambiato, trasfigurato, che assomiglia a Cristo? Qualcuno potrebbe dire, ma adesso mi raccolgo, chiudo gli occhi, respiro, poggio bene i piedi per terra, prendo contatto con la mia respirazione, sto lì, invoco lo Spirito Santo, magari penso a qualcosa di sereno, eccetera. Amici, senza la parola... Tutte queste tecniche al massimo ci rilassano, non ci convertono. Solo la frequenza col Vangelo imprime nella tavolozza del nostro cuore i colori di Dio, l'immagine di Dio. Allora pensate un po' al fatto che noi ci troviamo non davanti a un'immagine univoca, già soltanto quando leggiamo il Vangelo ci troviamo davanti a quattro approcci diversi, a quattro dimensioni diverse di questa immagine. E Gesù pullula, è pieno di immaginazione, si inventa di sana pianta parabole. Prende spunto dalla vita quotidiana delle persone. Immaginate un po', e questa è una cosa che a me commuove tantissimo, guardando quel gruppo di, probabilmente di casalinghe che lo stavano ascoltando in quel momento e dice, il regno di Dio, guardate che è simile a uno che prende il lievito, lo mescola nella farina e quella pasta fermenta tutta. È così il regno di Dio, non lo vedi ma fermenta tutto. Lo sapete cosa ha fatto in quel momento? Non soltanto è diventato comprensibile a quella gente che il pane lo preparava tutte le mattine, ma da quel momento in poi quelle persone tutte le volte che avranno preparato il pane avranno aderito di più al Vangelo. Cioè gli ha dato l'opportunità attraverso quell'immagine di rendersi conto che quella quotidianità non è separata dalla loro spiritualità e che nel gesto del pane che tu impasti, di quella farina e di quel lievito, c'è qualcosa di sacro. E' dell'immagine che Gesù gli ha dato. Il regno di Dio è simile a un uomo che getta la rete nel mare, raccoglie tutti i pesci e poi quando arriva, arriva, comincia a separarli, a buttare, toglie le bottiglie di plastica, lascia i pesci buoni, butta quelli che non servono. E immediatamente i pescatori capiscono che quella roba lì non è semplicemente perché devono vendere il pesce, ma che è la potenza di un'immagine che può spiegarci che cos'è il regno di Dio. Quindi c'è una doppia carità che Gesù usa usando le immagini. La prima, ed è la prima cosa che voglio dirvi, è che usa l'immagine per chiarire al cuore delle persone qualcosa che è un mistero. Quindi trova ciò che è accessibile a loro, ciò che immediatamente dialoga con loro. Ma siccome tocca la loro quotidianità, non ha cambiato semplicemente la chiarezza di un'idea, gli ha cambiato la vita, perché siccome loro continueranno quella quotidianità, la loro quotidianità sarà piena di qualcos'altro, sarà piena di una presenza. Io sto toccando queste reti, ho in mano il regno di Dio, il regno di Dio è qui, è in mezzo a noi. Ora, se noi dovessimo dire, attenzione eh, Quando spieghiamo il regno di Dio, possiamo usare al massimo lievito, farina, dracma, pecorella, figli scapestrati, basta, perché queste sono le cose che ha scelto Gesù. Ma in realtà ci ha dettato un metodo. Ci ha detto che tutte le volte che noi vogliamo evangelizzare, dobbiamo sempre rivolgerci all'immaginario delle persone, per evangelizzare il loro immaginario. E quindi sta suggerendo a me, a noi, a tutti, di parlare alle persone capendo innanzitutto qual è il loro immaginario. Ci ha dato un metodo. Ci ha detto che il Vangelo lo si annuncia quando tu capisci la lingua di chi ti sta parlando, l'immaginazione di chi ti sta parlando. Allora tu davvero sei efficace, perché in quel momento diventi chiaro e cambi la vita di una persona. E questo è qualcosa di interessante, perché cosa fa Gesù? Rende visibile l'invisibile. Io che quella cosa l'ho capita finalmente, mentre sto impastando il pane, io vedo l'invisibile, gli altri no. Allora la letizia, la pace, la gioia che avverto nel fare quella cosa lì, gli altri non possono capirla perché non la vedono, ma io la vedo. Perché ho un immaginario che ha reso visibile l'invisibile, come se vedesse l'invisibile. Quindi non si tratta di trovare un'immagine che chiuda la partita dell'invisibile, ma un'immagine che renda possibile finalmente l'invisibile, dando all'invisibile non l'inaccessibilità, ma il suo valore più profondo. Qual è il valore più profondo dell'invisibile? L'esserci, la sua presenza. Allora io non lo so spiegare, ma in quello che sto facendo in questo momento avverto che quello che faccio è vivo. Ed è presente. Allora il dolore, una malattia, una gioia, un lavoro, la quotidianità, le sfide, tutte queste cose hanno bisogno di essere evangelizzate. Ma come? In maniera moralistica? Stai vivendo una sofferenza? In maniera moralistica ti dico accetta la croce e poi offrila. E dopo che l'hai offerta questa cosa porta dei meriti, dei benefici. Ecco, in maniera didascalico io ho dato un'istruzione che non cambia la vita di una persona. Ma quando riesco ad intercettare l'immaginario di te che soffri, ho operato una cucitura, ho fatto il lavoro di un sarto. Ho ricucito dentro di te ciò che tu non vedi. Allora sì, che non c'è bisogno nemmeno che io ti spieghi come devi vivere quella malattia, quella gioia, quella preoccupazione, quella sfida, quella quotidianità. Perché tu avverti che hai in mano qualcosa di sacro. Lo capisci? Allora... E' interessante questo, che a un certo punto, vedete, soltanto quando nella storia della Chiesa e nell'esperienza cristiana siamo caduti in mano all'ideologia, allora abbiamo toccato davvero il fondo dell'esperienza dell'evangelizzazione. La furia iconoclasta è una furia ideologica, non teologica, capite? Le eresie che hanno ferito la Chiesa lungo il corso della storia, che poi sono sempre le stesse, cambiano solo vestito, ma sono sempre le stesse, vengono sempre da una visione ideologica della nostra fede. Quando noi conserviamo invece l'esperienza teologica vera della nostra fede, ci rendiamo subito conto che l'esperienza spirituale si struttura attorno a questa sorta di pedagogia. Una parola che genera un immaginario, un immaginario che cambia la vita. Provate a leggere gli scritti dei padri del deserto. Nei detti dei padri del deserto voi non trovate lunghe storie, ma trovate qualcosa di brevissimo, dialoghi che però sono illuminanti, perché l'uomo spirituale ha la capacità di accendere la luce lì dove è buio. Non ha bisogno di parlare per libri, capitoli, centinaia di pagine, non ha bisogno di elaborare chissà quale ricerca o quale dottorato. Per toccare il cuore della questione gli bastano due o tre immagini per poter illuminare la vita di chi c'ha di fronte. Perché? Perché ha il potere di intercettare l'immaginario, il cuore della persona. Allora, e qui devo stare umilmente in punta di piedi e devo abbassare anche il tono della voce, perché dire in un contesto di carmelitani qualcosa su Teresa, ma Teresa è questo in fondo, no? E l'aver capito fondamentalmente, almeno nella mia piccola percezione della sua grandezza, Che se la preghiera è davvero preghiera, è la frequenza di un immaginario che ha il potere trasformativo nella vita di una persona. Insomma, è capire che lo Spirito Santo è il più grande artista delle immagini interiori che noi ci portiamo dentro. Pensate un po' che il male, per fare il male, deve imitare lo Spirito. E quindi per bloccarci deve darci delle immagini che bloccano, deve ferire il nostro immaginario. Se vi rivolgete a una persona che ha avuto un trauma, non lo so, un incidente, una situazione brutta, a un certo punto in che maniera quel trauma continua a fare del male nella vita di una persona? Se parlate, quella persona vi dirà, c'ho sempre l'immagine fissa qui di quel momento, vedo ancora quel corpo messo in quella situazione, ho ancora davanti gli occhi questa immagine. Qualche settimana fa mi veniva a parlare una signora che conosco da tanto tempo, qualche mese fa è morto il marito, eravamo molto amici, Il cancro che lo ha divorato lo aveva completamente trasfigurato, anche fisicamente. E lei mi diceva, non riesco a liberarmi di quell'immagine. Lui divorato da quella malattia in quel letto. Vi rendete conto del potere negativo che può avere un'immagine? Allora capite che la questione non è dire a questa donna, ma non ti preoccupare, c'è la vita eterna, c'è la risurrezione. Evangelizzare significa pregare che questa persona possa avere una guarigione di quell'immaginario, perché finché avrà quell'immaginario in quel modo, quell'immaginario sarà di impedimento alla grazia di Dio. Perché funge da scandalo, è un'esperienza scandalosa. Non le permette di sentire più l'amore di Dio. Allora, chi si occupa del cuore di qualcuno, chi accompagna spiritualmente qualcuno, chi dovrebbe mettersi a servizio della vita spirituale di qualcuno, fa questo in fondo, cerca di capire qual è l'immaginario e aiuta quella persona a recuperare ciò che è liberante da ciò che invece chiude. Non è forse quello che ha fatto Gesù? Che cosa ha fatto lui? Ci ha mostrato ad esempio il volto della misericordia, ci ha mostrato una forma concreta dell'amore. Pensate a quello che accade, così ce lo racconta il Vangelo di Giovanni nell'ultima cena, il gesto di inginocchiarsi davanti ai suoi discepoli. Cosa ha fatto in quel momento? ha scolpito qualcosa nel loro immaginario. Un po' come dire, non vi ricorderete tutto tutto tutto quello che ho detto, ma questa roba qui ve la ricorderete. È un'immagine fissa dentro di voi, io inginocchiato ai vostri piedi. È un principio di cambiamento per loro. Perché da quel momento in poi non possono più vivere la loro vita se non immaginandosi nella stessa postura. Così come ho fatto io, dovete fare anche voi. Gli ha toccato l'immaginario. E poi soprattutto c'è una richiesta bellissima che a un certo punto viene fatta a Gesù nel Vangelo. Mostraci il Padre e ci basta. E ci aveva ragione, che cosa possiamo volere di più se non vedere il Padre? Voi sapete, vi ricordate come risponde Gesù? Da tanto tempo sei con me e ancora non hai capito, chi vede me vede il Padre, traduciamolo, chi vede me vede l'invisibile. Chi vede me vede l'oltre, vede il mistero. Il mistero non è più il buio, è un paesaggio immenso davanti a noi, ma è luce, non è tenebra. Chi vede me vede il Padre. Ecco perché più una persona cresce nella vita spirituale, più tutta la frammentazione di immagini che si porta dentro, perché mi piacerebbe dirvi che magari... Guardate, l'immaginario è figlio di una vita spirituale, non è vero, il nostro immaginario è figlio di tutte le esperienze che facciamo, positive, negative, e sono tanti pezzettini. Che però hanno bisogno a un certo punto di essere messi insieme, perché non diventino un idolo, non diventino una prigione, perché possano diventare un sacramento, allora più tu frequenti Gesù, più lui ha la capacità di tenere insieme quei frammenti, tirando fuori quell'immagine capace di muovere la vita. Allora ci guarisce da quel sentirci frantumati dentro, quando noi diciamo che abbiamo il cuore spezzato, lo sapete cosa significa? C'è un meme su internet di un bambino che mentre sta piangendo a un certo punto gli viene da ridere, poi piange, poi ride, poi pensiamo noi questo, no? Non sappiamo, dobbiamo soffrire o essere nella gioia? Insomma, qual è la via di mezzo? Abbiamo bisogno di un principio unificante dentro di noi. Dobbiamo essere salvati dalla frammentazione del cuore, dal cuore spezzato che ci abbiamo. Questo fa Gesù. Più tu frequenti Gesù, più fai quell'orazione teresiana, quell'orazione mentale. Qual è lo scopo dell'orazione mentale? Ecco, Questo è il passaggio. Noi dobbiamo pregare per tenere contento Dio. I nostri inni, i nostri salmi non aumentano la gloria del Signore. La nostra preghiera non serve a tenere buona la divinità. Ma più tu sei davanti a quella presenza, più quella presenza produce dentro di te un'unificazione. Ciò che fino a ieri era contraddittorio, il Signore ha il potere invece di creare unificazione. A me non piace il termine guarigione, perché quando noi diciamo guarigione la gente si illude che i problemi si risolvono. Ma molte ferite ce le porteremo per il resto della nostra vita, ma nonostante che ci porteremo per il resto della nostra vita quelle ferite, la vita spirituale ha il potere di far concorrere tutto al bene, anche quelle ferite. Quindi tu hai tutti quei frammenti, la vita spirituale li unifica, li mette in comunione.
Seconda cosa, veniamo salvati da una malattia contemporanea molto diffusa, che è una spinta narcisistica. Insomma... Il narcisismo, vedete, è un guaio non solo per gli altri ma anche per noi stessi, perché nel narcisismo noi non viviamo la realtà, viviamo un'immagine che ci siamo dati di noi stessi della realtà. E i narcisisti solitamente sono degli infelici che rendono gli altri infelici. Invece la frequenza di Cristo porta nel cuore di una persona quella roba lì che si chiama gioia. E quando una persona è nella gioia è un piacere stare accanto a una persona così. Uno dei complimenti più belli che Maria riceve nel Vangelo è che varcando la porta di casa di Elisabetta dice guarda come sei entrata tu. Ah, dice Elisabetta, è entrata un vento di gioia, persino il bambino nel grembo si è messo a danzare. Sì, non ci abbiamo costruito tutta la giusta teologia della visitazione, eccetera, ma c'è qualcosa di molto umano lì. Chi è pieno di grazia porta grazia, chi è pieno di sé porta guai. Allora, che bello questo, no? L'immaginario non è solo riguardo a Dio, ma riguardo anche a noi stessi. Quando noi... Ci convertiamo, non riceviamo solo un'immagine giusta di Dio, ma riceviamo un'immagine giusta anche di noi stessi. Terza cosa è che tutto questo, quando non tocca l'immaginario del nostro cuore, produce violenza. La violenza, quella che stiamo leggendo e vedendo intorno a noi, quella violenza che ormai ci stiamo abituando a in tutti i focolai di guerra che ormai toccano tante parti geografiche della nostra terra e ormai si avvicinano anche a noi. Ecco, quella violenza è frutto di una distorsione nel cuore della persona. Noi ci illudiamo che le guerre si combattono con la politica, con gli accordi economici. Guardate, le guerre si combattono quando cambia il cuore delle persone. Per questo noi preghiamo Dio per la pace, perché preghiamo che possa cambiare il cuore della gente, perché è lì che finisce la guerra, quando è cambiato l'immaginario interiore.
Avvio a concludere, toccando un ultimo argomento. Noi viviamo in quello che si chiama l'immaginario digitale contemporaneo, e cioè dopo che abbiamo parlato così bene... Del rapporto tra parola, immagine, tra vita spirituale, immaginario, beh, ci verrebbe da dire, stiamo bene, quando siamo in compagnia dell'immagine ci troviamo al nostro agio. E attenzione perché nella nostra contemporaneità noi siamo immersi in una sovrabbondanza, in un eccesso di immaginario, che è proprio l'immaginario digitale. Siamo sottoposti a decine, migliaia di immagini. Che cosa fanno però queste immagini sovrabbondanti del digitale?
Ho trovato tre cose fondamentalmente. Primo, riducono il tempo di interiorizzazione, cioè non hanno il potere di scaraventarci dentro, ma ci fanno vivere superficialmente. Noi scrolliamo... Perché siamo incapaci di andare dentro la questione, passiamo alla successiva, capite? Quindi il movimento dell'immagine è il movimento della superficialità, perché se tu vuoi andare a fondo non passi all'altra immagine, ci scendi dentro. Hanno il potere di sollecitarci in maniera immediata, E quindi sono uno stimolo continuo, che però non conduce a niente, se non a crearci una dipendenza.
Terza cosa, privilegiano non il cuore, ma l'emotività. Che non è l'affettività di Teresa, capite? È completamente scollegato invece, perché è un pezzo della nostra interiorità che non dialoga più con il cuore. In pratica è una dote interiore che diventa... Una pazzia, siamo in ostaggio della nostra pancia.
Allora, torno a citare Radcliffe, scrive così Radcliffe, la vita spirituale non è un gradevole modo di recuperare la calma. La vita spirituale è immergersi nell'inebriante atmosfera di Dio. Tu entri nell'atmosfera di Dio, ci sei lì, questo ti cambia. Chiudo. In che modo noi possiamo di nuovo prendere sul serio quello che abbiamo tentato di spiegare, quello che in questi giorni state dipanando anche noi con le diverse riflessioni? Qui ne va del cuore dell'evangelizzazione. Guardate che se noi non recuperiamo questo qui... Che è il motore stesso dell'annuncio cristiano, continueremo a fare convegni, seminari, sinodi, può darsi anche concili, ma tutto questo rimarrà lettera morta. Perché? Perché diciamo tante cose vere che però sono morte. Perché non seguono la pedagogia di Dio, che è quella di saper toccare il cuore dell'uomo lì dove l'uomo decide, si muove, sceglie, si unifica, cambia. Allora questa è la questione fondamentale, non è tifare a favore o proibire le immagini, Si tratta invece di recuperare quello che ci ha insegnato Gesù, quello che ci ha insegnato la tradizione cristiana, quello che ci hanno insegnato i grandi maestri di vita spirituale, Teresa compresa, Giovanni compreso e tanti altri insieme con loro. Però capite che se noi questa roba qui riusciamo a riportarla dentro la nostra vita e a metterla sul binario, tutto questo ha un potere effettivo. Che è una reale trasformazione della persona, non per coercizione, ma spontaneamente. Non è, come dicono i compaesani della Samaritana, adesso noi non crediamo più perché ce l'hai detto tu, ma perché noi abbiamo visto, udito, cioè è davvero accaduto qualcosa che dall'esterno è entrata dentro di noi e ha cambiato completamente la nostra vita. Bene, io vi auguro di privilegiare questa strada, di approfondirla e di benedire tutte le volte che venite messi nella condizione di poter abbeverarvi di quell'immaginario che fa bene. Ve ne accorgete subito quando l'immaginario fa bene. Chiudo. C'è sempre l'unico grande criterio di discernimento quando tu ti accorgi che l'immaginario ti fa bene. Paolo dice che quando un immaginario fa bene produce gioia, pace, benevolenza, mitezza, dominio di sé, sono i frutti dello spirito. Allora un'opera teatrale, un pezzo di musica, un tramonto, un'amicizia, un pezzo di strada insieme, il colore di un fiore, il silenzio, il tempo che ci prendiamo, tutto questo può diventare un sacramento per noi. La tavolozza di colori che toccano il nostro immaginario dentro e ci mettono alla presenza di un Dio, solo Lui ha il potere di illuminarci e riscaldarci. Grazie.
Luigi Maria Epicoco, «Come se vedesse l'invisibile» (Eb 11,27). Immaginazione ed evangelizzazione
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