7. La Bibbia spiega la tentazione nell'imperfezione creaturale. Genesi 3 (Il Male, il Diavolo e i Pensieri Malvagi)



La Bibbia spiega la tentazione nell'imperfezione creaturale. Genesi 3 
Nella Bibbia troviamo la figura del serpente che tenta Eva. Proviamo ad entrare più approfonditamente nel racconto e ci renderemo conto che la narrazione di Genesi 3 è il supporto biblico più evidente alle tesi di sant'Agostino precedentemente elaborate. Intanto ascoltiamo il comando di Dio rivolto ad Adamo nel giardino del paradiso.
«Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire».

Siamo nel giardino dell’Eden: Dio ha creato un luogo bello, pieno di doni; l’uomo e la donna vivono in comunione con Dio, fra di loro e con il creato.
L’albero della vita era al centro del giardino ed era mangiabile come tutti gli altri alberi. Non era mangiabile però l’albero della conoscenza del bene e del male. Mangiare significa arrivare a conoscere pienamente il bene e il male. E questo non è possibile per l’uomo che nasce con una imperfezione, quella che Agostino chiama male metafisico. Così Dio pone il confine con un divieto esplicito. Non si può mangiare dell'albero del bene e del male.
Questo comando non è un capriccio punitivo, ma un limite che li custodisce e li preserva dalla morte.
Ma questo comando è anche un test di obbedienza e fiducia. Qui Dio intende sperimentare, con un rischio a dir poco sproporzionato, quanto e come l'uomo, a cui è stata consegnata la libertà di scelta, possa accettare la sua condizione creaturale. Cioè: gli animali e le piante sono creature e gli sta bene così. Non hanno possibilità di scelta. L'uomo invece sì. E' strutturalmente chiamato a rispondere. Ora cosa succederà a questa creatura così nobilitata da Dio, nel momento in cui dovrà accettare la condizione subalterna di creatura rispetto al creatore? Mamma mia, che rischio si è preso Dio nel fidarsi di noi umani.
E qui entra il serpente, che non è un serpente, ma un pensiero frequente che diventa indecente come dice la canzone. Eh si, l'uomo pensa a differenza degli animali e lo spazio del libero arbitrio produce da una parte l'originalità della riflessione, del desiderio, della meraviglia, ma anche il lato oscuro della medaglia: la concupiscenza, cioè la volontà di possedere.
Guardiamo allora cosa succede.
Il serpente, che non è un serpente, domanda ad Eva «È vero che Dio ha detto: "Non dovete mangiare di alcun albero del giardino"?».

Eva risponde, per dire un eufemismo, assai ingenuamente:
«Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete"».

«Ma il serpente che ha colto astutamente le falle dove inserirsi, dice alla donna:
"Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male"».

Ora come si chiama tutto questo? Si chiama tentazione. La tentazione delle tentazioni: voler diventare come Dio, senza il permesso di Dio.
Come agisce la tentazione?
Si presenta come una conversazione innocua. Il serpente non attacca con violenza (come un leone): parla, insinua dubbi, riformula le parole di Dio in modo equivoco.
Invece di ripetere esattamente il comando (“Tu potrai mangiare di ogni albero del giardino”), il serpente introduce una negazione che rende il significato ambiguo. La frase “Non è vero che Dio ha detto: ‘Non mangerete di alcun albero del giardino?’” appare come domanda ma in realtà è una constatazione ingannevole che sminuisce la gratuità di Dio: il serpente lascia intendere che Dio voglia trattenere qualcosa di buono per sé, che il divieto sia ingiusto o meschino.
Promette un “bene” alternativo: “Non morirete… sarete come Dio, conoscendo il bene e il male.” Questo è l’amo: fare apparire il peccato come crescita, emancipazione, conquista di una presunta sapienza.
Fa leva sulla curiosità e sull’orgoglio: la tentazione presenta il divieto come limitazione della libertà e della dignità, trasformando l’obbedienza in perdita. E' quindi micidiale l'affondo proprio come nel film l'avvocato del diavolo.

Eh si dice il diavolo: Dio ti ha preso in giro facendoti dono della libertà di scelta. E Lui se ne sta in cielo facendosi un mucchio di risate.

 

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Don Franco Mastrolonardo

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