4. Il Male provoca la domanda sull'esistenza di Dio (Il Male, il Diavolo e i Pensieri Malvagi)



Il Male provoca la domanda sull'esistenza di Dio
But I think that God's got a sick sense of humour
And when I die I expect to find Him laughing

La canzone è dei Depeche Mode e il finale è un ritornello di contestazione a Dio per i fatti tragici che ci capitano qui sula terra. Le parole sono ironiche e dicono "Non voglio spargere nessuna voce blasfema, ma penso che Dio abbia un malato senso dell’umorismo e quando morirò mi aspetto di trovarlo ridere…".

Dostoewskij il grandissimo romanziere russo, anche lui si interroga sul male e i suoi personaggi che si alternano spesso tra la fede e l’ateismo analizzano, dettagliano e scandagliano con profondità filosofica e teologica la questione. Nei fratelli Karamazov Ivan e Alioscia, l'uno ateo l'altro novizio Monaco, entrano in forte discussione sulla questione del male e della sofferenza. Proviamo ad ascoltare dei passaggi di Ivan Karamazov dal celebre romanzo… .

Dostoewskij rifiuta l’idea del dualismo, cioè di un bene e un male alla pari, come abbiamo visto precedentemente, perchè annullerebbe la libertà dell’uomo che rimarebbe vittima passiva di due giganti che si combattono fra loro. Ma fatica ad accettare anche l’idea della diminuzione di bene, teoria agostiniana, perchè qui il male sembrerebbe dissolversi nel tutto e si riduce e svaluta il dramma della sofferenza ingiusta e malefica.
Mentre sulla sofferenza Dostoewskij ha qualcosa da dire. Ne parla uno dei fratelli Karamazov Ivan quando pone sul banco degli imputati Dio a proposito della sofferenza dei bambini
"Ascolta, se tutti devono soffrire per guadagnarsi con la sofferenza l'armonia eterna, che c'entrano i bambini? Rispondimi, per favore. Non si capisce assolutamente a che scopo debbano soffrire anche loro e perché anche loro devono essere costretti a guadagnarsi quell'armonia con la sofferenza. Perché anche loro dovrebbero costituire il materiale per concimare l'armonia futura di qualcun altro? La solidarietà fra gli uomini nel peccato la comprendo. Comprendo la solidarietà anche nelle punizioni, ma i bambini non hanno nulla a che fare con la solidarietà nel peccato. E se la verità sta realmente nel fatto che anche loro devono condividere con i padri la responsabilità di tutti i delitti che questi hanno commesso, questa verità non è certo di questo mondo e mi riesce incomprensibile. Qualche spirito bello mi dirà che quel bambino comunque crescerà e peccherà in futuro, ma quel bambino che è stato dilaniato dai cani all'età di otto anni non ha fatto in tempo a crescere. No, Aliosha, non sto bestemmiando. Io capisco quale sconvolgimento universale avverrà quando ogni cosa in cielo e sotto terra si fonderà in un unico inno di lode, e tutto ciò che vive o ha vissuto griderà «Tu sei giusto, Signore, perché le Tue vie sono state rivelate». Quando la madre abbraccerà il carnefice che ha fatto dilaniare suo figlio dai cani e tutti e tre grideranno fra le lacrime tu sei giusto signore allora sarà raggiunta l'apoteosi della conoscenza e tutto sarà chiaro ma proprio qui sta l'intoppo è proprio questo che non posso accettare E finché mi trovo sulla terra, mi affretto a prendere le mie misure. Vedi, Aliosha, se vivrò anche io fino a quel momento, o se resusciterò per vederlo, vedendo la madre abbracciare il carnefice del suo bambino, potrà realmente accadere che anche io esclami con gli altri «Tu sei giusto, Signore!» Ma io questo non lo voglio esclamare. Finché sono in tempo, voglio correre ai ripari. E quindi rifiuto decisamente l'armonia superiore. Questa armonia non vale una lacrima, anche solo di quella bambina torturata che si batte il petto con il piccolo pugno e prega in quella fetida baracca piangendo lacrime invendicate. Non vale, perché quelle lacrime sono rimaste senza riscatto e dovranno essere riscattate, altrimenti non ci potrà neppure essere l'armonia. Ma come le riscatteremo? È forse possibile? Le vendicheremo più tardi? Ma a che ci serve vendicarle? A che serve l'inferno per i carnefici quando i bambini sono stati già torturati? E che armonia sarà se c'è l'inferno? Io voglio perdonare, voglio abbracciare, non voglio che si continui a soffrire. E se le sofferenze dei bambini serviranno per raggiungere la somma delle sofferenze necessarie per l'acquisto della verità? allora io dichiaro fin da ora che tutta la verità non vale un prezzo così alto. Insomma, io non voglio che la madre abbracci il carnefice che ha fatto dilaniare il figlio dai cani, che si guardi bene dal perdonarlo. Che perdoni a nome suo, se vuole. Che perdoni il carnefice per la smisurata sofferenza inflitta al suo cuore di madre. Ma lei non ha il diritto di perdonare le sofferenze del suo piccolo dilaniato. Non deve osare perdonare quella guzzino per quelle sofferenze, neanche se gliel'avesse perdonato il bambino stesso. E se le cose stanno così, se non hanno il diritto di perdonare, dove va a finire l'armonia? C'è nel mondo intero un essere che possa perdonare e che ne abbia il diritto. Io non voglio l'armonia. Non la voglio per amore verso tutta l'umanità. Preferisco che le sofferenze rimangano invendicate. Preferisco rimanere con il mio dolore invendicato. E con la mia indignazione insoddisfatta, anche se avessi torto. Hanno fissato un prezzo troppo alto per l'armonia, l'ingresso è troppo caro per le nostre tasche, e quindi mi affretto a restituire il biglietto d'entrata. E se sono un uomo onesto, sono tenuto a restituirlo il più presto possibile, e lo sto facendo. Non è che non accetti Dio, Aliosha, gli sto solo restituendo nel modo più rispettoso il suo biglietto». «Questa è ribellione!» disse Aliosha a voce bassa e a capochino".

Ivan Karamazov che pur ammette la unicità di Dio e quindi rifiuta l'idea dualista di un Dio del male alla pari di un Dio del bene, contesta apertamente la stessa idea di Dio quando di mezzo c'é la sofferenza dei bambini. Anche la soluzione agostiniana del male come minor bene é messa sotto accusa, perchè così facendo il male viene dissolto nel bene, nell'armonia superiore, e la sofferenza umana viene tradita e svilita. Alioscia il fratello risponde che questa é una ribellione alla legge divina.
Il capitoletto in questione effettivamente viene proprio titolato la ribellione di Ivan. Ma é giusto ribellarsi al punto di restituire il biglietto per la vita eterna?

Prima di dare nel prossimo passaggio, la parola a san Tommaso d’Aquino, vorrei consegnarvi alcuni passaggi del filosofo filosofo Givone che ho trovato nella trasmissione radiofonica Uomini e profeti. Ebbene il Givone afferma che è proprio lo scandalo di Ivan, la sua ribellione a giustificare l’esistenza di Dio e il senso di trascendenza che ci appartiene.
Givone parte dalla visione di Lucrezio rispetto alla natura: questi nel suo capolavoro De rerum natura spiega che la natura è ciò che è; non ha fini né intenzioni; e il male (terremoti, morte, sofferenza) è semplicemente un fatto.

Ebbene se partiamo da questa prospettiva: il male non è uno scandalo, è solo un evento naturale.
Come dice il testo: la natura è muta — non risponde al “perché”. Se accettassimo davvero fino in fondo questa visione, allora: non ci sarebbe nulla da protestare; il dolore sarebbe come la pioggia o il vento
Ma l’uomo non reagisce così. Qui avviene il passaggio decisivo.
Davanti al male — soprattutto quello innocente dei bambini l’uomo non dice: “è naturale, va bene così”. Al contrario: si ribella, protesta, grida “perché?”. Questa reazione è centrale.
Se il male ci scandalizza, allora dentro di noi c’è un’idea implicita di bene, di senso, di giustizia.
In altre parole: sentiamo che il mondo dovrebbe essere diverso; giudichiamo la realtà da un punto di vista che la supera. Ma da dove viene questo punto di vista?
Non dalla natura stessa — perché la natura non conosce bene e male. nasce da una apertura verso qualcosa di più grande.
Qui Givone conclude: il male diventa luogo della domanda su Dio.
Perché?
Perchè se Dio non esistesse: il male sarebbe solo un fatto; la ribellione sarebbe senza fondamento.
Dio diventa pensabile proprio perché il male non ci basta come spiegazione.
Quindi il male non prova che Dio non esiste; anzi la protesta contro il male è già segno di trascendenza.
Ricapitolando: il male pur essendo una privazione del bene, è su questa affermazione di Agostino, rimaniamo fondati, non puó non essere preso in considerazione fino al punto di scandalizzaci verso Dio stesso. Ma é proprio questa ribellione verso Dio che ci dice che nel nostro cuore crediamo. Diceva sant'Alfonso Maria de Liguori che la bestemmia in casi di disperazione é una litania a Dio. Possiamo e dobbiamo arrabbiarci verso Dio per il male e la sofferenza che subiamo. E la cosa più difficile è stare nel silenzio di Dio. Perché la risposta di Dio è nascosta nella croce di Gesù.

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Don Franco Mastrolonardo

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