Dio ha creato tutto per amore
Questa è la legge eterna,
legge di Dio.
Dio che per amore ha creato ogni cosa.
Dal nostro amore, dal nostro amore.
Dio crea tutto per amore, un amore a volte nascosto tra le pieghe apparenti della morte e del dolore. Questa bella canzone del Gen Rosso ci apre al proseguo del nostro cammino sulla tematica del male. Quindi fin qui abbiamo capito che non c'è un Dio del male. Che il male non è una sostanza reale ma è una diminuzione del bene dovuto e che Dio non conosce il male se non perché vede la pienezza della bontà originaria ed è come se non gli tornassero i conti. Ebbene questa diminuzione di bene noi la chiamiamo male e ha come conseguenza la sofferenza e il dramma umano. Ora Dio non conosce il male perché non gli appartiene, ma vede e comprende chiaramente la sofferenza degli uomini. E con Gesù se ne prende carico. Ma andiamo con ordine. E riprendiamo Sant'Agostino, il quale, dopo aver stabilito l'assioma del male come diminuzione del bene, ne definisce una gerarchia in tre livelli. La prima riguarda il male metafisico. È l'imperfezione naturale di ogni creatura finita rispetto alla perfezione infinita di Dio. Ogni cosa creata manca di qualcosa. Di fronte al male metafisico ci dobbiamo arrendere, noi non siamo Dio. Ci manca la perfezione infinita del bene e anche la sua conoscenza assoluta. Noi non siamo il creatore, ma creature, e ogni arroganza e pretesa di essere come Dio si torna indietro come un boomerang. è il peccato dei primogenitori Adamo ed Eva, ai quali il serpente aveva fatto la promessa ingannevole di essere come Dio se avessero mangiato il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male. Ma appunto perché non siamo Dio che non possiamo avere la conoscenza del bene assoluto? L'imperfezione ci appartiene. E se volete è da qui che nasce la preghiera, che è l'esatto contrario della tentazione diabolica. Entrambe nascono dalla consapevolezza della propria natura. Questo squilibrio ontologico tra noi e Dio ci rende consapevoli dei nostri limiti e della nostra finitezza. Allora scegliamo o la via dell'umiltà, quindi della preghiera, o la via dell'orgoglio. La preghiera è lo strumento che l'uomo possiede come dono per superare la mancanza creaturale. È un atto di fiducia in Dio che ci rasserena. La preghiera nasce nel cuore di ogni uomo per la naturale consapevolezza di essere creature destinate alla morte. Questa dimensione di finitudine ci interroga e ci porta a scoprire una realtà sproporzionatamente più grande, quella divina. L'altra via in antitesi alla preghiera è il tentativo orgoglioso di diventare come Dio. La Genesi è piena di racconti che descrivono l'arroganza dell'uomo. Certamente ricordiamo la torre di Babele che aveva come scopo quello di raggiungere Dio. Il piano, lo sappiamo, finisce miseramente. Perché? Perché noi non siamo Dio. Ecco, il male metafisico per Agostino, e non solo per lui, è impenetrabile. Vedremo come nel giardino del paradiso l'unico albero del giardino a cui è posto il divieto è quello della conoscenza assoluta del bene e del male. Ed eravamo comunque in paradiso. Come secondo gradino nella gerarchia del male, Sant'Agostino pone il male creaturale. Ricordiamo sempre il male come diminuzione di bene. Questo male creaturale comprende l'imperfezione dentro la natura, una imperfezione che comunque non danneggia l'armonia del creato, anzi la rinnova e l'evolve. Un albero muore per rinascere. La pioggia strarripa i fiumi, ma feconda la terra. Una stella esplode e muore, ma le sue polveri creano la vita dall'altra parte dell'universo. Insomma, la natura muore e rinasce continuamente e senza protestare, con quella sana rassegnazione che crea l'armonia sublime. Il male creaturale è integrato nel processo di morte. Attenzione, Dio non è la causa dei terremoti e nemmeno se vogliamo della morte di un fiore, ma la permette perché può trarne un bene maggiore. Come cantava la canzone del Gen Rosso, Dio crea sempre tutto per amore e la morte è in questo caso un'apparenza per un bene più grande, cioè una porta verso la bellezza ritrovata e rinnovata. Ma se la natura non protesta per un diluvio o per un terremoto e sa che da miliardi di anni l'universo è soggetto e impennato di caldo e di freddo, di vita e di morti, per potersi evolvere, ma se la natura non protesta per un diluvio o per un terremoto e sa che da miliardi di anni l'universo è soggetto e impennato di caldo e di freddo, di vita e di morte, per potersi evolvere, Ecco, per l'uomo invece non funziona alla stessa maniera. E così ci apprestiamo ad entrare nel cuore del terzo gradino, il male morale. E tutto il discorso parte di qui, dal libero arbitrio. L'uomo è l'unico essere in natura a cui Dio ha consegnato la libertà di scelta. Quindi abbiamo l'istinto della natura ma a differenza degli animali la libertà di gestirli un dono o una condanna per il diavolo è soltanto una presa in giro di Dio
Quindi la terza imperfezione per Agostino è il male morale. Questo è il più serio di tutti, perché se il male ontologico e il male creaturale riguarda un limite posto dalla legge della vita, il male morale è la scelta consapevole di allontanarsi e privarsi di Dio, del sommo bene. Questa libera scelta porta al peccato, che diventa a sua volta generatore di altro male. È il male che fa male, come cantava Alex Baroni. Il peccato per Sant'Agostino è la libera scelta della volontà che preferisce un bene minore, ad esempio il denaro, il potere, i piaceri, al bene sommo, Dio, in un disordine dell'amore. Se l'amore di Dio tiene conto del limite creaturale e opera per un'armonia superiore, il disordine dell'amore umano fallisce l'obiettivo e genera corruzione. Il peccato è il vero male per Agostino, perché coinvolge la libertà e la responsabilità. Qui il male non è semplicemente mancanza, ma atto della volontà che si disordina. Agostino descrive il peccato come cioè si distoglie da Dio e si attacca in modo disordinato alle creature. Questo male non viene da Dio, né dalla struttura della creazione, ma solo dalla cattiva scelta della creatura libera, cioè degli uomini. Proviamo a concludere e riepilogare. Il male è una diminuzione del bene. C'è un male ontologico e creaturale che si integrano in un progetto di amore di Dio e c'è un male morale che si oppone a Dio e sceglie le tenebre invece della luce. Questo male morale è il peccato e solo l'uomo è capace di generarlo perché solo l'uomo ha il libero arbitrio. Il peccato a sua volta genera altro male e in senso lato potremmo arrivare a dire che l'unica origine del male che conosciamo è proprio il peccato dell'uomo.
Recita
Don Franco Mastrolonardo
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