Lettera a Tito 2,1-8.11-14 con il commento di Giacomo Ricci



Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito
Tt 2,1-8.11-14

Testo del brano
Carissimo, insegna quello che è conforme alla sana dottrina. Gli uomini anziani siano sobri, dignitosi, saggi, saldi nella fede, nella carità e nella pazienza. Anche le donne anziane abbiano un comportamento santo: non siano maldicenti né schiave del vino; sappiano piuttosto insegnare il bene, per formare le giovani all’amore del marito e dei figli, a essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non venga screditata. Esorta ancora i più giovani a essere prudenti, offrendo te stesso come esempio di opere buone: integrità nella dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, perché il nostro avversario resti svergognato, non avendo nulla di male da dire contro di noi. È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.
 

Recita
Cristian Messina

Musica di sottofondo
Asher Fulero. Hopeful Freedom. Diritti Creative Commons

Meditazione
Lettera a Tito

Meditazione
Se nel primo capitolo, Paolo ragguaglia Tito sulle qualità e gli atteggiamenti che è importante vengano assunti dai ministri della Chiesa, nel secondo invece si concentra sui laici. Comincia parlando degli uomini anziani, i quali devono essere «saldi nella fede, nella carità e nella pazienza». È interessante l’ordine con cui elenca queste tre caratteristiche, le quali potrebbero essere disposte anche a piramide: alla base la fede, subito sopra la carità e al vertice la pazienza. Paolo vuole dire che la fede è il fondamento di tutto, senza di essa è difficile operare al meglio il bene. A questo proposito vorrei riportare una parte del dialogo avvenuto tra il cardinale Angelo Comastri e Madre Teresa di Calcutta, durante il loro primo incontro a Roma nel 1968:

Madre Teresa: “Quante ore preghi al giorno?”.
Comastri: “Dico la Messa, il Breviario e il Rosario tutti i giorni”.
Madre Teresa: “E’ troppo poco, nell’amore non ci si può limitare al dovere, bisogna fare di più. Fai un po’ di adorazione ogni giorno altrimenti non reggi”.
Comastri: “Ma Madre da lei mi sarei aspettato che mi chiedesse quanta carità faccio al giorno, più che le ore di preghiera”.
Madre Teresa: “E tu credi che io potrei andare dai poveri se Gesù non mi mettesse nel cuore il suo amore? Senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri.”

Null’altro da aggiungere. La lettera poi prosegue spostando l’attenzione sulle anziane, qui ritorna l’argomento santità, qualità che Paolo tiene ad attribuire a tutti coloro che ricoprono un ruolo di guida, come in questo caso, i ministri della Chiesa e le persone di età avanzata. I giovani invece è importante che siano prudenti, quest’aggettivo infatti viene loro assegnato due volte nel giro di un paio di versetti, poiché essi rappresentano coloro che stanno per avventurarsi nei sentieri tortuosi e rocamboleschi della vita, ma sprovvisti ancora dell’esperienza necessaria. La prudenza è infatti una della quattro virtù cardinali che, guardata dal punto di vista strettamente biblico, richiama il dono della Sapienza, cioè la capacità di vedere ogni cosa alla luce di Dio, facendosi istruire da Lui circa le decisioni da prendere. Concretamente consiste nel discernimento, cioè nella capacità di distinguere il vero dal falso e il bene dal male, abilità fondamentale per un giovane che cerca di barcamenarsi nel vasto mare di insidie che agitano l’esistenza. Nel mentre, si svela uno dei motivi che spingono Paolo a calcare sulla linea dell’irreprensibilità, ovvero, per far sì che «la parola di Dio non venga screditata». Infatti, tutte le volte che un fedele si comporta in modo contrario rispetto alla Parola che professa, il rischio è, non che la parola di Dio perda di valore in sé, ma che venga screditata agli occhi degli altri, soprattutto a quelli di chi non crede. Tito deve esortare i giovani alla prudenza, ma per farlo, dice Paolo, è necessario che lui per primo sia «esempio di opere buone». Faccio da diversi anni l’educatore in parrocchia e i nostri sacerdoti non si stancano mai di ripeterci che, se non diamo l’esempio con il nostro comportamento, possiamo anche evitare di preparare incontri elaborati ed accattivanti per i ragazzi, poiché non servirebbero a nulla. Come possiamo dire ai bambini che è importante stare con Gesù, se noi per primi non andiamo a Messa? Come possiamo spiegar loro a pieno il valore del perdono, se serbiamo odi e rancori nel nostro cuore? Infine, dopo aver passato in rassegna le varie categorie di persone, destinando ad ognuna le giuste qualità da incarnare, Paolo ricorda la presenza della grazia di Dio, che è il fondamento di tutto e sostiene nel percorso verso una condotta santa e irreprensibile. Sta dicendo di non temere nulla nel prodigarsi ad operare il bene, poiché nel farlo avremo accanto Gesù Cristo, nostra forza e nostra guida. In quest’ultima metà di frase ho usato come soggetto sottinteso il “noi”, poiché è chiaro che ogni parola che Paolo rivolge ai Cretesi la rivolge anche a noi, oggi, nelle nostre vite. Tutti siamo chiamati ad essere sobri, giusti e pietosi. Proviamo però a sviscerare i significati di questi tre aggettivi: sobrietà, intesa come eliminazione del superfluo e ricorso alla semplicità, a ciò che è essenziale; giustizia, un’altra delle quattro virtù cardinali, ritenuta la più importante perché, come dice san Giovanni, «chi pratica la giustizia è giusto come Egli [Cristo] è giusto» (1Gv 3,7); mentre «chi non pratica la giustizia non è da Dio» (1Gv 3,10); infine la pietà, e qui cito il vocabolario Treccani: “disposizione dell’animo a sentire affetto e devozione verso i genitori, verso la patria, verso Dio, e a operare di conseguenza”. Infine dall’ultimo versetto, in cui Paolo ricorda che Dio «ha dato se stesso per noi», e se è vero che dobbiamo seguire gli insegnamenti di Cristo ed ancora di più le sue opere, si può evincere anche l’ultimo imperativo velato, quello di dare la vita per gli altri.

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