Testo della catechesi
Per tutto questo tempo abbiamo osservato l’affresco. Abbiamo seguito tre indizi.
Abbiamo escluso, uno dopo l'altro, che si tratti semplicemente di una rappresentazione del Paradiso.
Abbiamo scoperto che ogni personaggio è riconoscibile. che le figure seguono un preciso ordine storico e che manca completamente la scena del Giudizio Universale, con i suoi angeli, i dannati e l'inferno.
Insomma, è chiaro che questo affresco non rappresenta il Paradiso.
Allora abbiamo fatto un passo indietro rispetto al presbiterio, abbiamo alzato gli occhi e qui è chiaro il titolo: .
LUMEN GENTIUM CHRISTUS.
Tre parole. Tre parole che, da sole, spiegano l'intera opera.
Perché Giovanni Lerario non ha nascosto la chiave di lettura del suo dipinto. L'ha scolpita in alto come il titolo di non libro. Ma cosa significa Lumen Gentium Christus?
La traduzione dal latino è semplicissima: Cristo, Luce delle genti.
Ora, per chi è esperto di studi teologici sa che una delle quattro costituzioni apostoliche del Concilio Vaticano II si chiama proprio Lumen Gentium e guarda caso parla della Chiesa. E’ il documento rivoluzionario che riscopre la Chiesa come il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano. Ripeto, di tutto il genere umano. La Chiesa non è più vista come un confine che separa chi è dentro da chi è fuori, ma come il segno e lo strumento attraverso cui Cristo vuole raggiungere ogni uomo.
Nel mondo la Chiesa desidera essere il volto che riflette la luce di Cristo.
Ora questo documento epocale che è appunto la Costituzione Lumen Gentium è stata promulgata da Paolo VI il 21 novembre 1964, appena tre anni prima della conclusione dell'affresco. Non è difficile immaginare padre Giovanni Lerario e il parroco don Mario Molari mentre leggono e rileggono insieme quelle pagine.
Erano anni straordinari. Anni nei quali la Chiesa cercava un linguaggio nuovo per raccontare il Vangelo agli uomini del proprio tempo.
Ed è proprio così che si apre quella Costituzione.
«Cristo è la luce delle genti", in latino appunto Lumen Gentium Christus.
È una frase brevissima. Ma racchiude una rivoluzione. Il Concilio, invece, decide di ricominciare da Cristo. Non dalla Chiesa. Da Cristo.
È Lui la luce. Non la Chiesa.
La Chiesa è chiamata semplicemente a riflettere quella luce. Ed è qui che il nostro affresco cambia completamente significato. Gesù, posto nella parte più alta, non domina semplicemente la scena. Ne è la sorgente. L'immensa aureola dorata che lo avvolge non è soltanto un elemento decorativo. È la luce da cui tutto prende origine. E allora cominciamo a capire anche il senso delle aureole dei santi.
Non sono medaglie al merito. Non sono premi. Sono riflessi.
I santi non brillano di luce propria. Brillano della luce di Cristo.
San Francesco di Sales utilizzava un'immagine bellissima. Scrive così:
«Se Cristo è la luce della perfezione, i santi sono il suo riflesso nell'acqua. Gli occhi deboli dell'uomo osservano più facilmente il sole riflesso nell'acqua che quello che splende nel cielo.»
Che intuizione straordinaria.
Il sole rimane uno, uno solo: Gesù, ma la sua luce raggiunge gli uomini attraverso tanti riflessi.
Ed ecco rivelato il segreto di questo affresco: Gesù in alto è la Luce delle genti, che risplende nei santi, i quali riflettono la sua luce, e diventano a loro volta luce delle genti. L'oro che avvolge il Pantocratore in alto si dispiega nelle corone dorate che sono appunto il simbolo della santità divina. Quindi lo spettatore rimane, in qualche modo, illuminato. È però una questione di accoglienza. Il nostro cuore deve porsi in un atteggiamento di meraviglia, di stupore, di ammirazione. Di qui il titolo di Mater Admirabilis, certamente il titolo mariano più opportuno, per indicare la Vergine da porre al centro del progetto. Ora con lei, madre da ammirare, i nostri occhi facilmente si sollevano e agili scorrono questa rosa di santi che il poeta Dante Alighieri (anche lui dipinto nell'affresco) bene descriveva:
“La vista mia ne l'ampio e ne l'altezza non si smarriva, ma tutto prendeva il quanto e 'l quale di quella allegrezza”.
Ma su Maria, Mater Unitatis e su una scoperta sorprendente che ho fatto personalmente ne discorremo insieme nel sesto e ultimo podcast.
Recita
Don Franco Mastrolonardo
Musica di sottofondo
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