Il terzo indizio. Lo sguardo del pittore.



Testo della catechesi
Il terzo indizio, quello decisivo, riguarda la spiritualità del dipinto e, inevitabilmente, quella del suo autore. È qui che il mistero dell'affresco comincia lentamente a sciogliersi..

Quando nella storia dell'arte viene rappresentato il paradiso, quasi sempre siamo dentro la scena del Giudizio Universale. Il giudizio dice qualcosa di compiuto, di definitivo. Viene posto davanti ai nostri occhi perché meditiamo sul fine e la fine. I santi appaiono nella gloria del cielo, gli angeli adorano, i salvati esultano e, da qualche parte, compaiono anche i dannati. Paradiso e inferno fanno parte dello stesso racconto. Questo dettaglio dell'inferno non è da poco. Dovete sapere che in alcune epoche della storia, l'immagine dell'inferno era più vasta di quella del paradiso. Come a dire: stai attento che vai a finire lì se non ti converti…

Ecco, l'affresco di Lerario è altro. Respira un'altra spiritualità. Una spiritualità sana, equilibrata, profondamente evangelica. E questo lo si percepisce immediatamente.Nell'affresco della Mater Admirabilis intanto è assente l'inferno con i suoi diavoli. Non c'è alcun giudizio in corso.Non ci sono dannati.Non ci sono scene di condanna. Non ci sono volti impauriti. Le figure sono disposte serenamente, quasi raccolte in una grande assemblea che attraversa i secoli. Non c’è una dimensione dinamica nelle posture, se non in maniera minimalista. Le figure sono statiche. Dicono una passività che va a dar rilievo alla figura gigantesca di Gesù e a Maria posta al centro dell’abside. 

Guardiamo un particolare che spesso sfugge. Il gioco dell'oro. L'immensa aureola del Cristo Pantocratore sembra espandersi lentamente fino a raggiungere le aureole dei santi. Come se la santità non fosse una luce propria, ma una luce ricevuta. Lui è la Luce del mondo. Tutto il resto è il riflesso della sua Luce.

Anche la scelta dei personaggi colpisce. Lerario era un francescano, ma non realizza un affresco francescano. Fra Angelico, ad esempio, spesso ha utilizzato la sua arte per celebrare i santi domenicani, spesso raffigurandoli in scene di adorazione, insegnamento e martirio, contribuendo a diffondere la spiritualità e l'eredità dell'Ordine domenicano attraverso la sua opera artistica. Ecco, Lerario non ha fatto questa scelta selettiva. Ha dipinto santi di ogni ordine religioso.

E ha dipinto anche Fra Angelico, domenicano, e lo ha fatto nel 1967 quando ancora Giovanni da Fiesole (questo appunto era il suo nome) non era stato ancora beatificato. Infatti è salito agli onori degli altari solamente nel 1982 con Giovanni Paolo II. Nell’affresco, purtroppo, rimane ancora senza aureola, l'unico senza aureola! Ma questa è una dimenticanza di noi parroci...

Lerario inserisce i francescani a sinistra e i domenicani a destra dell’affresco, quasi a mostrare le due colonne spirituali della Chiesa che hanno salvato l’Istituzione ecclesiale dalla tentazione temporale dei papi del tardo medioevo. Interessante nel dipinto la vicinanza tra il fondatore e il teologo dell’ordine. In parallelo, da una parte Francesco e Antonio per i francescani, dall’altra Domenico e Tommaso per i domenicani.

Giovanni Lerario non privilegia il proprio ordine religioso, ma una piccola pecca ce l’ha. Infatti anche il suo Francesco ha l’abito del minore conventuale, l’ordine francescano al quale apparteneva. 
Quindi un affresco variopinto di santità. Accanto ai francescani troviamo domenicani, gesuiti, papi, missionari, teologi, fondatori, uomini e donne provenienti dalle più diverse esperienze della Chiesa.
È come se il pittore avesse voluto raccogliere tutte le sfumature della santità cristiana. Ma allora che cosa stiamo guardando?

Certamente non il paradiso. Non il giudizio finale. Non una fotografia dell'aldilà.
Piuttosto una immensa processione di uomini e donne che, nei secoli, attraverso la loro vita o le loro opere hanno lasciato trasparire qualcosa di Dio, o meglio si sono fatti illuminare da una Luce che ora riflettono ai nostri occhi.

Ma questa idea da dove la prende il pittore? Cioè come gli è venuta in mente? Qual’è il paradigma teologico per poter dipingere in un ambito così sacro come l’abside di una chiesa una scena di tal genere?
Prima di dare la risposta definitiva dobbiamo chiederci chi era Giovanni Lerario, anzi padre Giovanni Lerario.

E’ stato un frate francescano minore conventuale, nato a Roma da famiglia di origini pugliesi. Pittore, ma anche uomo di profonda formazione teologica.
L'affresco lo realizzò tra il 1966 e il 1967. Per eseguirlo Lerario chiese addirittura la rimozione dei marmi che rivestivano l'abside. I lavori furono lunghi e complessi, interrotti anche da alcune difficoltà familiari che costrinsero il pittore a sospendere più volte il cantiere.

Quando l'opera fu completata, nel marzo del 1967, erano trascorsi appena tre anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II. E questo dettaglio è tutt'altro che secondario. Davanti ai nostri occhi non c'è soltanto il lavoro di un artista. C'è il progetto di un francescano che vive gli anni dell'entusiasmo conciliare e che, insieme al parroco don Mario Molari, vuole tradurre in immagini una visione nuova e affascinante della Chiesa.

Le circa centocinquanta figure che popolano l'affresco non sono state scelte a caso. Da Abramo fino a Paolo VI, attraverso otto grandi fasce orizzontali, Lerario costruisce un immenso racconto che attraversa la storia della salvezza e la storia della Chiesa. È a questo punto che siamo pronti per comprendere la vera chiave dell'opera. Una chiave che il pittore non ha nascosto. Anzi, l'ha scolpita sopra l'affresco in caratteri giganteschi.

La risposta quindi è stata sempre lì, davanti ai nostri occhi. Per scoprirla dobbiamo allontanarci per un momento dall'affresco e alzare lo sguardo. Forse eravamo troppo concentrati sulle figure  per accorgercene.
Ma sopra l'abside, quasi come una chiave consegnata al visitatore, campeggia una scritta monumentale:

LUMEN GENTIUM CHRISTUS, Cristo, Luce delle genti.

È qui che Lerario ci sta conducendo fin dall'inizio.
Ed è qui che il mistero dell'affresco comincia finalmente a svelarsi.

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Don Franco Mastrolonardo

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