Testo della catechesi
Abbiamo dunque ascoltato, nei precedenti episodi, che il pittore Giovanni Lerario ci ha lasciato tre indizi capaci di mettere in crisi l'ipotesi di un Paradiso dipinto nell'abside.
Il primo indizio riguardava la riconoscibilità di ciascun volto. Il secondo ci rivela qualcosa di ancora più sorprendente: Lerario ha dipinto la storia.
A prima vista potrebbe sembrare un dettaglio secondario. In realtà è uno degli elementi più sorprendenti dell'intero affresco.
Quando parliamo di storia, infatti, parliamo di epoche, di secoli, di avvenimenti che si susseguono. Tutto ciò che, secondo la teologia, non appartiene al Paradiso, che è per sua natura fuori dal tempo e dalla storia.
Quando gli artisti rappresentano il Paradiso, il tempo scompare. Lo sappiamo tutti: in cielo non esiste un prima e un dopo. Non esiste una successione cronologica. I santi partecipano tutti alla stessa eternità di Dio.
Per questo motivo, nelle grandi rappresentazioni del Paradiso, difficilmente troviamo un ordine storico delle figure. Nessun pittore si preoccupa di collocare un santo più in alto o più in basso perché vissuto qualche secolo prima o qualche secolo dopo.
Lerario, invece, sembra fare esattamente il contrario.
Più osserviamo l'affresco e più ci accorgiamo che le figure sono disposte secondo una precisa successione storica. In alto troviamo i personaggi più lontani nel tempo. Scendendo verso il basso incontriamo figure sempre più vicine alla nostra epoca.
Persino la luminosità sembra accompagnare questo percorso. I colori si fanno progressivamente più vivaci, i contrasti più intensi, quasi a suggerire che ci stiamo avvicinando ai secoli più recenti.
Ma non è soltanto una questione di date.
Anche le fasce sulle quali sono disposte le figure sembrano raccontare precise epoche della storia della Chiesa. I martiri, i Padri della Chiesa, il monachesimo d'Oriente e d'Occidente, gli evangelizzatori dell'Europa, i re, gli ordini mendicanti, la Chiesa della Controriforma, la straordinaria fioritura ottocentesca dei santi dell'educazione e della carità, fino ai papi del Novecento.
Ogni fila sembra avere un suo preciso posto nel tempo.
E poi ci sono accostamenti significativi. E, talvolta, persino simpatici.
Giovanni Bosco compare accanto a Domenico Savio, il suo figlio spirituale. Tommaso Moro è vicino a John Fisher, compagno di martirio nella tormentata vicenda di Enrico VIII. Non sono semplicemente santi messi uno accanto all'altro. Sono pagine della stessa storia.
E talvolta gli accostamenti diventano ancora più curiosi.
Pensiamo a Gregorio VII e a San Pier Damiani. Oggi li ricordiamo come grandi protagonisti della riforma della Chiesa medievale. Eppure tra loro non mancarono tensioni e incomprensioni. Pier Damiani arrivò perfino a rivolgere al futuro papa parole tutt'altro che affettuose, fino a tacciarlo addirittura di “Santo Satana”.
E Lerario che cosa fa?
Li mette vicini.
Non perché condividano una particolare devozione, ma perché appartengono allo stesso capitolo della storia ecclesiale.
Ed è proprio questo il punto.
Più osserviamo l'affresco e meno sembra di trovarci davanti a una visione del Paradiso. Sembra piuttosto di sfogliare un grande libro illustrato della storia della Chiesa.
Qui le figure non stanno semplicemente adorando Dio nell'eternità. Stanno raccontando venti secoli di Cristianesimo.
Fra l'altro, non ci sono angeli. Nessun angelo dipinto. Eppure, nella tradizione pittorica, siamo abituati a vedere il Paradiso popolato da angeli e santi, uniti nella lode comune e perenne.
Qui no.
Ed evidentemente non è questa la scena che Lerario vuole mostrarci.
Il pittore sembra volerci raccontare non tanto il luogo nel quale i santi si trovano oggi, quanto il cammino che hanno compiuto dentro la storia.
Ma proprio qui si apre un altro interrogativo.
Di quale storia stiamo parlando?
Della storia della Chiesa?
Non dimentichiamo, infatti, che nelle fasce più alte dell'affresco compaiono le grandi figure dell'Antico Testamento. Personaggi biblici che ci conducono indietro di millenni. Alcuni legati alla storia, altri appartenenti a un racconto che supera la semplice cronaca storica, altri avvolti nel mistero, come Melchisedek.
Se alziamo lo sguardo, proprio sotto Gesù Pantocratore, incontriamo dunque personaggi vissuti molto prima della nascita della Chiesa.
E allora il secondo indizio, invece di consegnarci una risposta, apre un nuovo interrogativo.
Se questa è la storia della Chiesa, perché comincia prima ancora che la Chiesa esista?
Di quale storia stiamo parlando?
E, soprattutto, di quale Chiesa?
Per risolvere l'ennesimo interrogativo dobbiamo proseguire la nostra inchiesta iconografica.
Andiamo allora al terzo indizio...probabilmente il più importante di tutti.
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Don Franco Mastrolonardo
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