"Cristo è Risorto!" (Catechesi di don Gianni Castorani)



Testo dell' omelia
Il Signore passeggia in mezzo a noi perché ci ama. E allora, non so se avete sentito la notizia, lo dirà anche stasera il Papa ai giovani, è una notizia incredibile che viene da Gerusalemme, non so se avete sentito sul sito dell'Ansa, lo dice il Papa stasera, ma noi lo sappiamo, ci ha mandato un messaggio il Papa qui, che Cristo è risorto! nella tomba a Gerusalemme non hanno trovato niente già da tanti anni ma ce ne siamo un po' scordati allora lo vogliamo gridare insieme io grido Cristo è risorto e voi rispondete è veramente risorto ma forte eh Cristo è risorto Cristo è risorto Cristo è risorto Cristo è risorto Lo dice qui Gesù, dice non parlate a nessuno di questa visione della trasfigurazione, prima che il figlio dell'uomo non sia risorto dai morti, siccome è risorto lo possiamo dire, non disobbediamo a Gesù. E quindi sembra un grido così, sembra un po' folcloristico, ma è una verità e la parola greca dice dice di gridare la resurrezione, proprio un grido. Quando non c'era Inter, non c'era niente, quando si voleva dare una comunicazione, l'inviato andava in piazza e diceva domani non c'è l'acqua! Allora, no, domani non c'è l'acqua, domani non c'è l'acqua, domani... E arrivava questo messaggio, era un grido, una proclamazione. E quindi quando facciamo questo grido è la stessa cosa, dovrebbe passare da bocca a cuore, da bocca a cuore, da bocca a cuore ed è così che è arrivato fino ai giorni di oggi. Se noi siamo qui è perché qualcuno ha raccolto questo grido e ce l'ha portato a noi, come quando si fa la staffetta, non avete visto? La staffetta si corre e c'è un testimone e si passa il testimone. Immaginatevi se quello davanti non lo raccoglie e lo lascia lì. Cosa succede? Perde la gara, è squalificato. E quindi noi siamo in questa corsa, ma dove andiamo? dove stiamo andando in questa corsa? E quindi il Vangelo di stasera risponde a questa domanda fondamentale che c'è nel nostro cuore, qual è il nostro futuro? Tanti vanno dai maghi, cartomanti, ma mi dici qual è il mio futuro? L'ha fatto anche un re in Israele, poi è morto, il Samuele, Saul scusate, perché Dio l'aveva abbandonato. Quindi il nostro futuro ce lo dice stasera Gesù, sale sulla montagna, ci prende per mano Gesù, ci porta sulla montagna e ci fa vedere un pochettino la sua gloria. Quindi la domanda dove vado? è la risposta che ci dà Gesù stasera, la vita eterna. Il tuo futuro è la vita eterna. Quando la Madonna appare, nei vari luoghi dove è apparsa, che cosa fa vedere la Madonna? Ai leggenti che la vedono, fa vedere il futuro. Quello che sarà, quello che la Madonna appare sarà il futuro di tutti noi. Ci credete? Sì. Non siete tanto convinti, ci credete? Sì! Sì? E lui ci crede davvero, che forza, bravo! Chi è che vuole andare in paradiso? Alzi la mano! Tutti? Adesso abbassate la mano, faccio un'altra domanda. Chi è che vuole morire? Nessuno? E per andare in paradiso bisogna morire? Eh! Eh, questo è il problema, perché Gesù stasera con Elia e con Mosè, di che cosa parlava? Del Vangelo di Luca dice parlava dell'Esodo, parlava della Pasqua, e la Pasqua che cos'è? È la passione, morte e resurrezione. Non c'è resurrezione se non c'è morte. Il chicco di grano, se non muore, rimane solo. Non porta frutto, quindi parlava di questo Gesù, parlava del suo passaggio, non dell'esodo di Ferragosto, dell'esodo delle vacanze, che ci spostiamo da una città in un'altra, qui ci spostiamo da questa città alla Gerusalemme celeste, ma quando andiamo in vacanza ci portiamo un bagaglio, e nella Gerusalemme del Cielo non ci portiamo niente. Dice il Papa, non ho mai visto al funerale di qualcuno, qualcuno che ha la ditta di traslochi. Dice così il Papa. Quindi che cosa ci porteremo nella valigia verso la vita eterna? Secondo voi cosa ci sarà? Cosa ci mettereste voi? L'amore. Bravissima. L'amore perché se Dio è amore cosa ci sarà in cielo? L'amore. Ma è proprio questa la porta stretta, è l'amore. Cioè siamo chiamati a questo, ad amare, a lasciarsi amare. Questa è la porta stretta perché finché ami quelli che ti amano, ma quando quello che ti sta antipatico o il vicino della porta accanto, però in paradiso ci vanno tutti. Quindi amare è una porta stretta. Perché siamo chiamati ad amare tutti, a non escludere nessuno come dice il Papa, lo ha detto anche in questa giornata mondiale, e si vive una cultura dello scarto, dalla nascita alla morte, e nella vita di tutti i giorni, scartiamo le persone che non ci vanno bene, che non ci piacciono, che non sono economicamente redditizie, che sono un peso, Le scartiamo e quindi stasera Gesù viene proprio a darci questa buona notizia. Questa buona notizia è la voce del Padre che dice a Gesù. Quindi la prima domanda è dove vado? La vita eterna. La seconda è chi sono? E ce lo dice Gesù. Tu sei mio figlio, dice il Padre Gesù. Tu sei il mio figlio, l'amato. Lo dice solo due volte nel Vangelo. Al battesimo, all'inizio e poi qui. Ma vi immaginate se Fabio e Elisa continuamente ai loro figli gli dicono Tu sei la mia figlia amata. Prova a diglielo Fabio. Tu sei la mia figlia amata. Maria Letizia e Aurora. Siete le mie figlie amate. Siete le mie figlie amate. Siete le mie figlie amate, Maria Letizia e Aurora. Come siete, contente? Sì. Sorride un po'. Però vedete quanto è importante per i figli sentirsi dire questo e sentire questo? Diteglielo ai vostri bambini. Non solo, anche quando crescono, dovremmo dircelo spesso questo qui, perché è la nostra identità. L'identità è come ci diceva Don Franco oggi nella Catechesi della Peghiera, se abbiamo un padre, che cosa siamo? E se siamo figli tra di noi, che cosa siamo? E allora? Siamo figli, questa è la nostra identità, di sentirsi figli amati dal padre. State tranquilli, quando uno si sente figlio amato dal padre non cerca né gender né transgender né tutte le varianti che ci sono. Tu sei figlio amato dal padre. Il padre ti ama. Ma sapete che cosa vuol dire questo? Vuol dire crescere bene. E questa parola, la parola del padre, è Gesù. Dice, questo è il mio figlio, ascoltatelo. Quindi la parola del padre che ricettiamo è Gesù. Gesù vuol dire Yeshua, Dio salva Emanuele, Dio è con noi. Quindi Gesù è colui che dice chi vede me vede il Padre, quindi non ti puoi sbagliare. E proprio attraverso questa nube, la nube è la presenza di Dio, è lo Spirito Santo. E i quattro pilastri di questa esperienza di sentirsi figli amati, quindi fratelli, quindi comunità, famiglia, parrocchia, quali sono questi quattro pilastri? importantissimi, noi quando inizia la scuola di evangelizzazione ce le diciamo queste cose alla prima messa, ti ricordi? Diciamo uno all'altro, grazie di esistere, sei un dono per me, ho bisogno di te, mi fido di te. Questi sono i quattro pilastri della vita di ogni famiglia, di ogni comunità, di ogni parrocchia, grazie ad esistere, cioè che cosa vuol dire? È l'indifferenza, è il male più grosso tante volte, quindi grazie che ci sei, che esisti, quindi se esisti sei un dono per me, magari un dono anche scomodo, che però mi fa crescere, mi mette in crisi e quindi mi fa crescere. E quindi io ho bisogno di te perché io da solo non so chi sono. Se non ci fosse lo specchio io non potrei fare niente, se non ci fosse mio fratello io non so chi sono. Questi bambini se non hanno papà o mamma non sanno chi sono, come crescerebbero? Quindi ho bisogno di te, c'è poco da fare. E poi mi fido di te, questa è la cosa più clamorosa e più difficile, però la fiducia, l'abbandono è veramente, se ci pensate bene, in fondo tutta la vita è fondata sulla fiducia, anche quella economica finanziaria, voi mettete i soldi in banca, ma se stasera andate tutti a prendere i soldi alla banca, non ce li ha alla banca, tutti i soldi, io ho lavorato in banca, lo so. Perché la banca le investe quei soldi lì e quindi se domani, domenica, no, lunedì andate in banca tutti a ritirare i soldi, la banca non ce li ha quei soldi, quindi anche l'economia è fondata sulla fiducia. E allora la nostra vita è fondata sulla fiducia, non possiamo vivere, immaginate una moglie o un marito che non si fida. Ma vive nel terrore, ma chissà se dice la verità, chissà se mi dice bene, chissà se mi dice male, e così, e anche con i figli quando crescano, specialmente quando sono adolescenti, è difficile. Quindi noi siamo figli di Dio, e sapete qual è questa scena qui della trasfigurazione? Gesù porta Pietro, Giovanni e Giacomo, li porta su, e guarda caso li porta anche a Gezzemani, E c'è un'assonanza fra queste due scene. Qual è, secondo voi? Che cosa dice qui il padre? Tu sei mio figlio, lo dice il padre. E il padre della menzogna, che cosa dice a Gesù nel Gezzemani? Chi ti crede di essere? Chi ti crede di essere? Figlio di Dio? Non ce la farai mai. Questa è la grande tentazione. Non essere figli, non ce la farai mai.

Vi ricordate nel film di Meg Ipso? Gesù lì che si alza e schiaccia la testa serpente. E' questa parola che gli dice, anche nelle tentazioni, se tu sei figlio di Dio, dimostrami se sei figlio. Ma c'è bisogno di dimostrarlo? Loro devono dimostrare di essere figli di loro? Devono fare il DNA? Non dobbiamo dimostrare niente, l'amore non si dimostra, si mostra, si dona, perché quando si dimostra diventa poi uno spettacolo, una maschera, una falsità, non è la verità di quello che sei. Quindi attenzione perché il padre della menzogna accende delle luci sulla nostra vita che sono luci che poi si spengono. Sono tante luci che attirano oggi, ma queste luci poi si spengono e alla base di tutto sta questa qui.

Quindi il terzo punto è che cosa voglio, dove vado, chi sono e quindi se so che il futuro è il cielo, so che sono figlio di Dio amato, che cosa desidero? Diventare santi, io desidero diventare santo, desidero evangelizzare, quello che state facendo voi stasera, che facciamo noi stasera, dice il Papa, non esiste il cristiano discepolo, dice il Papa, esiste il discepolo missionario. Mi dispiace per quelli che stanno in poltrona come cristiani, non siete cristiani se non annunciate Gesù ai vostri fratelli. Lo dice Paolo VI. Qual è la prova del 9? La prova del 9 è che hai incontrato Gesù, lo racconti. Perché se ne va di mezzo la vita eterna e l'inferno, la vita eterna e l'inferno, ha voglia se te lo annunci Gesù ai tuoi fratelli. Ti immagini un giorno, tu sei nella vita eterna e tuo fratello è all'inferno. Ti immagini di vedere tuo fratello all'inferno, perché non ha accolto l'amore di Dio. Lo decide lui, Gesù non manda nessuno all'inferno, Gesù vuole salvare tutti, figuriamoci. Però siamo destinati a... Annunciare il Vangelo, diceva Caterina da Siena, evangelizzare è strappare anime al demonio, evangelizzare è portare quest'amore che hai nel cuore a chi ti sta a cuore, a chi incontri nella tua strada, quindi siamo chiamati a evangelizzare, adesso il Papa lo dirà stasera di essere missionari, l'ha detto tante volte, l'ha detto anche a Rio, ha detto a Rio ai giovani, giovani, Voi siete chiamati a evangelizzare i vostri coetanei. Qual è il miglior modo di evangelizzare un giovane? Attraverso un altro giovane che ha incontrato Gesù. Quindi anche noi siamo chiamati a annunciare quell'amore che abbiamo ricevuto. Ed è per questo che Gesù gli dice a loro di non dire a nessuno quello che hanno visto. Perché? Perché le sofferenze della vita che capitano a tutti si capiscono solo nella luce della vita eterna. E io ve lo posso assicurare, dopo l'ictus che ho avuto e stavo per morire, vi assicuro che negli ospedali ho incontrato tanta gente anche brava ma nella sofferenza senza sapere dove stanno andando. Una chiara luce, una chiara badano, una Maria chiara, una chiara corbella. Come hanno fatto a vivere quelle sofferenze nella pace e nella gioia? Dice San Francesco, tanto è il bene che mi aspetto, la vita eterna, che in ogni pena mi diletto. Paolo dice, le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura. Quindi, Tante volte a me quando racconto la mia storia, la guarigione dall'ictus eccetera, mi dicono eh sì ma il Signore ti ha guarito, ma mio papà è pregato e è morto. E allora ho riflettuto tanto a questa domanda e anche al Vangelo di oggi e mi sono detto sì ma qual è il fine della nostra vita? Anche Lazzaro è morto, è risorto, ma poi è rimorto Lazzaro. Poverino, è morto due volte. Ha fatto doppia fatica. Quindi la guarigione definitiva è quella della morte, non è della malattia. La guarigione della malattia è un segno, ma non è la soluzione ai nostri problemi. È un segno, come quando ci sono i segnali di fumo, dice che sotto c'è il fuoco e quindi sotto c'è lui che è il fuoco, che è la vita eterna, che è la gioia eterna. Quindi quando muore Lazzaro il centro del Vangelo non è la risurrezione di Lazzaro. Il centro sapete qual è? Al versetto 22, proprio al centro, anche numericamente, perché sono 42 versetti, proprio al centro, c'è questa frase di Gesù a Maria. Quando arriva Gesù, che Lazzaro ormai è morto, lei si muove, gli va incontro e dice Gesù, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto. No? Non sono così le nostre preghiere? Perché non mi hai ascoltato? Perché non c'eri in quel momento Gesù? Dove eri? Sapete cosa risponde Gesù? Maria, tu credi che io sono la resurrezione e la vita? E' questa domanda che ci mette in crisi nelle nostre preghiere, nella nostra fede. Tu credi questo? Lei dice sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Messia, il figlio del Dio vivente. Fa una professione di fede incredibile e suo fratello è appena morto, eh? Quindi il centro è questo, non è la guarigione e stasera qui Gesù ce lo fa vedere benissimo. Nella Trasfigurazione lui ci mostra un pochettino la realtà. Quindi siamo chiamati tutti alla vita eterna. Però è strano, no? Perché quando vi ho detto chi vuole andare in paradiso tutti avete alzato la mano, chi vuole morire nessuno l'ha alzata. Non siamo come la Vergine Maria senza peccato, quindi dovremo morire, o come Elia che è andata in cielo direttamente col corpo, no? Quindi... Questo esodo, questo passaggio, lo dobbiamo fare nella nostra vita. E allora alleniamoci adesso a farlo. Cominciamo adesso a uscire fuori da noi stessi, ad andare verso l'altro. L'esodo è un'uscita dalla schiavitù dell'Egitto alla terra promessa. Quindi dalla schiavitù al nostro io, al nostro narcisismo, al nostro guardarsi l'ombelico, andare verso l'altro. È un'uscita, è questa uscita che ci permetterà un giorno di andare incontro al Signore e lui ci dirà vieni, benedetto dal Padre mio, vieni al regno che è stato preparato da secoli proprio per te.

Omelia 
Don Gianni Castorani
Catechesi sul brano di Matteo 17,1-9. La Trasfigurazione.

L'omelia è stata registrata in occasione della giornata di Evangelizzazione di sabato 5 Agosto 2023 nella chiesa di Gesù Redentore, Riccione

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