Matteo 21,28-32: "Si pentì."



Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Matteo 21, 28-32

Testo del Vangelo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Meditazione
Questo cliché dei due figli ormai lo conosciamo bene: subito andiamo con la memoria al capitolo 15 di Luca, dove anche lì un uomo aveva due figli. Lì è il primo il figlio ribelle, svogliato, disobbediente, mentre il secondo, compiacente, servile un po' falso. Ma cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambia. Probabilmente in Luca la stessa questione è portata alle estreme conseguenze, tant'è che il Vangelo inizia con una richiesta straordinaria del figlio al padre. Nel Vangelo di oggi siamo ancora nella situazione ordinaria di famiglia: un padre che chiede un servizio al figlio. Vediamo allora come oggi vanno le cose. Il primo figlio risponde: non ne ho voglia, il primo è un figlio ribelle, reattivo, impulsivo, che prima di aderire a suo padre prova il bisogno imperioso, vitale di fronteggiarlo, di misurarsi con lui, di contraddirlo. Questi non ha nulla di servile. Il secondo figlio invece dice sì ma non lo fa. Lui è un figlio servile, compiacente. E' ancora un adolescente immaturo che si accontenta di apparire. E' uomo di maschere e di paure. I due fratelli della parabola, pur così diversi hanno tuttavia qualcosa in comune, la stessa idea di padre, un padre-padrone, al quale sottomettersi oppure ribellarsi, ma in fondo da eludere. E' l'eterna questione dell'uomo non capace di riconoscere un Dio-Padre, un Dio-Amico e non un ostacolo ai suoi ideali, e così continua a combatterlo. Ma nella parabola improvvisamente qualcosa cambia, succede qualcosa. Nell'equazione direi matematica del figlio che disobbedisce al padre, appare un' incognita che cambia segno e pone finalmente la storia dell'uomo dentro la volontà del Padre. Qual'è questa incognita? Si tratta di un verbo, tanto drammatico quanto semplice: si pentì. Di lì cambia tutto.

 

Recita
Cristian Messina

Musica di sottofondo
Arrangiamento musicale con chitarra di Gabriele Fabbri

Meditazione
Don Franco Mastrolonardo


 

 

 

Letture di Domenica 27 Settembre 2026
XXVI domenica del Tempo Ordinario

Prima Lettura
Dal libro del profeta Ezechièle
Ez 18,25-28

Così dice il Signore: «Voi dite: Non è retto il modo di agire del Signore. Ascolta dunque, casa d'Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».


Salmo Responsoriale
Dal Salmo 24 (25)

R. Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno. R.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
I peccati della mia giovinezza
e le mie ribellioni, non li ricordare:
ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore. R.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via. R.


Seconda Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fil 2,1-11

Fratelli, se c'è qualche consolazione in Cristo, se c'è qualche conforto, frutto della carità, se c'è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l'interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

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