Matteo 9,14-15 con commento



Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Matteo 9,14-15

Testo del Vangelo
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Meditazione
Proviamo a ragionare sul digiuno. Tentiamo una riflessione teologica e filosofica in maniera semplice. Il digiuno sta in una privazione. Facciamo l'esempio banale del pasticcino. Il pasticcino è buono, il digiuno mi priva di ciò che è buono. Mi mette in una situazione di privazione. La prima grande privazione la troviamo già con Adamo ed Eva nel giardino del paradiso. Ricordate? Di ogni albero potete mangiare tranne del pasticcino. ovvio scherzo.. tranne l'albero della conoscenza del bene e del male. Cosa era quell'albero? Era il segno del limite creaturale, il confine che ricordava all’uomo la sua vera natura: “Tranquillo, non sei Dio”. E sappiamo bene come è andata a finire. Adamo ed Eva hanno tentato l'impossibile: diventare come Dio. Ma questa è anche la tentazione di ogni uomo: sganciarsi dalla dipendenza di Dio, illudersi di bastare a sé stessi e pensare di farcela da soli. E' l'autosufficienza. Come dire: non abbiamo bisogno di Dio. Facciamo tutto da soli. Mi viene in mente quella barzelletta di Uccio de Santis che trovate su youtube, dove in un momento di disperazione essendosi bloccato il piede sulla rotaia vede avvicinarsi il treno. Allora si rivolge a Dio e lo supplica di liberarlo.

E così si libera il piede, si salva e...

Allora cosa fa il digiuno? Contrasta l'autosufficienza. È una scuola di umiltà: ti aiuta a ricordare che sei creatura, che hai bisogno, che non sei tu il centro del mondo.
A questo punto si capisce che il vero digiuno non è esattamente quello che ti dai da te, che potrebbe sempre nascondere un sottile orgoglio: Guarda come sono bravo, guarda cosa riesco a fare”, e ti ritrovi di nuovo nella tentazione di sentirti quasi come Dio.. Il vero digiuno è quello che arriva dalla vita e che ti pone in condizioni di limite. Che ne so, dalle più banali come fare la fila al supermercato o alle poste alle più serie come l'accettare una malattia. Ma certamente il digiuno più importante è il silenzio di Dio. Questo è il digiuno che ci costringe ad un passaggio di fede decisivo. E' quando lo sposo ci viene tolto come dice Gesù nel Vangelo. Questo è il momento cruciale del nostro cammino spirituale. Ed è proprio lì che si gioca il momento cruciale del nostro cammino spirituale: quando Dio sembra tacere, quando non sentiamo più la sua presenza come prima. È lì che il vero digiuno si manifesta in tutta la sua verità, e ci chiede di credere, di fidarci, anche nel buio.

Recita
Sara Urbinati

Musica di sottofondo
Gabriele Fabbri

Meditazione
Don Franco Mastrolonardo

Letture di Venerdì 20 Febbraio 2026
Venerdì dopo le Ceneri

Prima Lettura
Dal libro del profeta Isaìa
Is 58,1-9a

Così dice il Signore: «Grida a squarciagola, non avere riguardo; alza la voce come il corno, dichiara al mio popolo i suoi delitti, alla casa di Giacobbe i suoi peccati. Mi cercano ogni giorno, bramano di conoscere le mie vie, come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio; mi chiedono giudizi giusti, bramano la vicinanza di Dio: "Perché digiunare, se tu non lo vedi, mortificarci, se tu non lo sai?". Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l'uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: "Eccomi!"».


Salmo Responsoriale
Dal Salmo 50 (51)

R. Tu non disprezzi, o Dio, un cuore contrito e affranto.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto. R.

Tu non gradisci il sacrificio;
se offro olocàusti, tu non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. R. 

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