Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Luca 16,9-15
Testo del Vangelo
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».
Meditazione
Proviamo a districarci in questo intricato e intrigante brano di Vangelo. E cominciamo con una sequenza tratta da un libro che tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo letto.
Direte voi: la Bibbia?
No! Le avventure di Pinocchio!
E precisamente l'incontro di Pinocchio con il Gatto e la Volpe.....
Questa pagina di Collodi ci aiuta a comprendere una distinzione fondamentale che Gesù introduce nel Vangelo di oggi: quella tra la ricchezza disonesta e la ricchezza vera.
Il Gatto e la Volpe, paradossalmente, ce le presentano entrambe. Anche se la seconda ovviamente si rivelerà un bluff.
La ricchezza disonesta la riconosciamo dalla promessa di moltiplicare quei cinque zecchini d'oro, che nel Campo dei Miracoli dovrebbero diventare duemila, forse di più.
È il miraggio del guadagno facile, senza fatica. Un miraggio che non appartiene soltanto alle favole: pensiamo al gioco d'azzardo e alle promesse di guadagni miracolosi che ancora oggi seducono soprattutto i giovani.
Qual è invece la ricchezza vera?
Ecco, qui viene il bello. Perché è proprio la ricchezza vera che convince Pinocchio. Ed è, furbescamente, il vero asso nella manica dei due furfanti.
Non è la promessa dei duemila zecchini, ma la loro dichiarazione di gratuità.
Quando Pinocchio, entusiasta, promette di ricompensarli, il Gatto e la Volpe si mostrano addirittura offesi. Loro lavorano soltanto per arricchire gli altri!
Ecco la ricchezza vera: il dono, la gratuità, il fare qualcosa per il bene dell'altro senza pretendere nulla in cambio.
Certo, nel Gatto e la Volpe questa gratuità è una finzione. Ma Pinocchio è un bambino, e i bambini conoscono bene il linguaggio della gratuità. È la loro lingua madre.
Pinocchio l'ha imparato da Geppetto, il suo babbo, che, poverissimo, vende la sua unica casacca e rimane al freddo pur di comprargli l'abbecedario per la scuola.
I bambini si fidano.
Mi sono sempre chiesto perché i nostri genitori ci raccomandassero da piccoli di non accettare caramelle dagli sconosciuti. L'ho capito meglio ascoltando una lezione dell'economista Luigino Bruni, che trovate in sintesi qui sulla Home di Pregaudio, con il rimando alla puntata integrale su RaiPlay Sound, che consigliamo di ascoltare.
Bruni distingue tra regalo e dono. Il regalo, da rex regis, può nascondere un interesse, una pretesa, persino un rapporto di potere. Il dono, invece, è sempre gratuito.
Pensate a Internet: quando un servizio sembra regalarci tutto, spesso siamo noi, con i nostri dati e la nostra attenzione, ad essere acquistati.
Ecco, alla fine il Vangelo ci vuol dire che Dio non funziona così. Dio non ci regala qualcosa per comprarci. Dio dona se stesso, gratuitamente. E allora capiamo qui l'invito di Gesù: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta». Il Gatto e la Volpe usano l'amicizia per impossessarsi del denaro. Gesù ci chiede il contrario: usare il denaro per costruire amicizia. Perchè il denaro, la ricchezza disonesta finisce, invece quella vera rimane. Così alla fine la falsità del Gatto e la Volpe non gli permetterà di avere amici che li accoglieranno nelle dimore eterne.
Recita
Sabrina Boschetti
Musica di sottofondo
Gabriele Fabbri
Meditazione
Don Franco Mastrolonardo
Letture di Sabato 7 Novembre 2026
XXXI settimana del Tempo Ordinario
Prima Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fil 4,10-19
Fratelli, ho provato grande gioia nel Signore perché finalmente avete fatto rifiorire la vostra premura nei miei riguardi: l'avevate anche prima, ma non ne avete avuto l'occasione.
Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione. So vivere nella povertà come so vivere nell'abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza.
Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. Lo sapete anche voi, Filippési, che all'inizio della predicazione del Vangelo, quando partii dalla Macedònia, nessuna Chiesa mi aprì un conto di dare e avere, se non voi soli; e anche a Tessalònica mi avete inviato per due volte il necessario.
Non è però il vostro dono che io cerco, ma il frutto che va in abbondanza sul vostro conto. Ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodìto, che sono un piacevole profumo, un sacrificio gradito, che piace a Dio.
Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 111 (112)
R. Beato l'uomo che teme il Signore.
Beato l’uomo che teme il Signore
e nei suoi precetti trova grande gioia.
Potente sulla terra sarà la sua stirpe,
la discendenza degli uomini retti sarà benedetta. R.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.
Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto. R.
Sicuro è il suo cuore, non teme.
Egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. R.
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