Luca 13,10-17: "Il peccato ci rende schiavi e curvi".



Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Luca 13,10-17

Testo del Vangelo
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Meditazione
Questa donna curva è l' immagine emblematica di una malattia pneumapsicosomatica. Uso ovviamente un neologismo. Pneuma sta per Spirito Santo, psico per anima e soma per corpo. Non so neppure se esista nel vocabolario questa parola: pneumapsicosomatica. D'altronde attingo dall'antropologia cristiana che tiene conto delle tre dimensioni come inseparabili tra loro. San Paolo scrive: "Il Dio della pace vi santifichi totalmente, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile". Non siamo solo corporeità, ma neppure solo interiorità. Fosse così sarebbe un continuo litigio tra l'idealità dell'anima e la fragilità del corpo. E' lo Spirito Santo che come diceva sant' Ireneo guida il carro dei due cavalli, tenendo in equilibrio anima e corpo
Anche la malattia, quindi, non è mai puramente fisica: ogni infermità tocca l’intera persona. Molti autori della tradizione patristica, come Evagrio Pontico e Giovanni Cassiano, hanno parlato di “malattie dello spirito”, cioè inclinazioni e passioni che deformano la libertà interiore – superbia, avarizia, ira, invidia, accidia e così via. Queste non producono solo conseguenze “morali” ma reali effetti psichici e fisici: l’anima malata influisce sul corpo, e viceversa.​ Perciò, nella prospettiva teologica, alcune sofferenze fisiche possono essere comprese come “manifestazioni corporee di un disordine spirituale”, non nel senso di punizione, ma come segnale di un disequilibrio profondo tra l’uomo e Dio
Ecco dopo questa introduzione teologica andiamo al Vangelo. L'evangelista Luca, che ricordiamocelo di professione faceva il medico, parla chiaramente: C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. La donna era malata nel corpo si, ma la sua malattia era spirituale. Diciamolo pure, dipendeva dal peccato. Da 18 anni anni Satana la teneva inferma. Era curva. Ma certo, il peccato ci rende curvi, perché ci fa prigionieri. Avete visto nei film passare i prigionieri? Faticano a stare dritti, appesantiti dalle catene e dallo stato di umiliazione. Il peccato ci fa passare sotto le forche gaudine del demonio. Per questo motivo siamo curvi. Vengono alla mente anche ragazzi storditi dall'alcol e da droghe. La testa non regge più l'altezza, non guarda più il cielo. Ma Gesù non si dimentica di nessuno. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Questa guarigione è un segno di speranza per tanti che soffrono questa malattia.

 

Recita
Cristian Messina

Musica di sottofondo
Arrangiamento musicale con chitarra di Gabriele Fabbri

Meditazione
Don Franco Mastrolonardo

Letture di lunedì 26 ottobre 2026
XXX settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 4,32-5,8
 
Fratelli, siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.
Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.
Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra voi – come deve essere tra santi – né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono cose sconvenienti. Piuttosto rendete grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – cioè nessun idolatra – ha in eredità il regno di Cristo e di Dio.
Nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l’ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce.
 
Salmo Responsoriale
Dal Sal 1

R. Facciamoci imitatori di Dio, quali figli carissimi.
Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte. R.
 
È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene. R.
 
Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde.
Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina. R.

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