Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Luca 11,29-32
Testo del Vangelo
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».
Meditazione
Nel Cantico delle creature, San Francesco ha un'espressione interessante e curiosa: Null'omo è digno te mentovare.
Mi sono sempre chiesto che cosa significa esattamente questo verbo, mentovare, e ho scoperto non molto tempo fa una possibile lettura suggestiva. Mentovare come mettere Dio nella mente. Ecco, questo mettere Dio nella testa è una tentazione in cui cadiamo facilmente tutti, soprattutto quando pensiamo di sapere già, di avere già in tasca chi è Dio. È la tentazione della presunzione, ma è anche la tentazione dell'ideologia. Il filosofo Feuerbach sosteneva che non è Dio ad aver creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, ma è l'uomo ad aver creato Dio a propria immagine, proiettando in lui i propri desideri, le proprie aspirazioni, cioè le proprie idee di Dio.
È curioso, partendo da una posizione religiosa diametralmente opposta a quella di San Francesco, Feuerbach ci mette davanti a un rischio comune, non cercare Dio per quello che è, ma costruircelo per come vorremmo che fosse. Quando accade questo, beh, allora anche se Dio fosse vicino a noi, noi non lo riconosceremmo, perché non potremmo accettare che sia diverso da come lo immaginiamo. È esattamente quello che succede nel Vangelo di oggi. La folla chiede dei segni perché si aspetta che Dio agisca secondo le proprie aspettative, una specie di supereroe, di mago, di guaritore istantaneo, qualcuno che risolva problemi con effetti speciali. Chiedono segni non per aprirsi alla fede, ma per farsi confermare da Dio ciò che hanno già deciso di Lui. Ma così il segno vero che è Gesù non viene riconosciuto. Hanno la testa così piena della loro idea di Dio che non resta più spazio per accogliere davvero la sua presenza. Dio non si possiede, ma si accoglie nella propria vita. Quando poi qualcuno si arroga la pretesa di possedere la volontà di Dio sulla vita degli altri, siamo al capolinea. I problemi più grossi nascono proprio da questi falsi profeti che credono di parlare a nome di Dio. A quel punto la confusione diventa totale perché ciascuno avrà in mente un'idea di Dio sbagliata. Vi lascio allora con questa sequenza che trovo veramente ironica, raffinata e intelligente come del resto tutto il film che vi raccomando fra quelli da guardare nella vita. Il titolo è Train de vie
"Dio creò l'uomo a sua immagine. È bello. Eloime a immagine di Dio. Ma chi l'ha scritta questa frase nella Torah? L'uomo, non Dio. L'uomo. L'ha scritta senza modestia, paragonandosi a Dio. Dio forse ha creato l'uomo, ma l'uomo, l'uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio solo per inventare se stesso. Vuoi ripetere? L'uomo ha scritto la Bibbia per paura di essere dimenticato, infischiandosene di Dio. Sloy, ma abbiamo già abbastanza guai così. Rabbino, noi non amiamo e non preghiamo Dio. Ma lo supplichiamo. Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti. Cosa ci importa di Dio per com'è? Ci preoccupiamo solo di noi stessi. Allora la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se noi esistiamo.
Bravo! Ecco una bella preghiera. Ci hai capito niente tu? Sì, tutto. Dio non sa se l'uomo esiste. L'uomo non esiste."
Recita
Giulia Mazzini
Musica di sottofondo
Gabriele Fabbri
Meditazione
Don Franco Mastrolonardo
Letture di Lunedì 12 Ottobre 2026
XXVIII settimana del Tempo Ordinario
Prima Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Gal 4,22-24.26-27.31-5,1
Fratelli, sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ma il figlio della schiava è nato secondo la carne; il figlio della donna libera, in virtù della promessa.
Ora, queste cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due alleanze. Una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, è rappresentata da Agar. Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi. Sta scritto infatti:
«Rallégrati, sterile, tu che non partorisci,
grida di gioia, tu che non conosci i dolori del parto,
perché molti sono i figli dell’abbandonata,
più di quelli della donna che ha marito».
Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.
Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 112 (113)
R. Sia benedetto il nome del Signore, da ora e per sempre.
Lodate, servi del Signore,
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore,
da ora e per sempre. R.
Dal sorgere del sole al suo tramonto
sia lodato il nome del Signore.
Su tutte le genti eccelso è il Signore,
più alta dei cieli è la sua gloria. R.
Chi è come il Signore, nostro Dio,
che si china a guardare sui cieli e sulla terra?
Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero. R.
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