Giovanni 17,11b-19: "Io, chi custodisco?"



Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Giovanni 17, 11b-19

Testo del Vangelo
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Meditazione
Continua il discorso e la preghiera sacerdotale del Cristo. Nel quale siamo catturati, presi, portati dentro, ci siamo noi, ma non semplicemente chi svolge un ministero sacerdotale, qui ci siamo tutti perché tutti abbiamo un sacerdozio comune. E al di là di quello che si può dire anche molto in profondità, io mi soffermo su questa parola, sul fatto che il Cristo chiede di custodirci, chiede al Padre di custodirci. Io credo che questa sia una delle realtà più importanti della nostra vita, sentirci custoditi, ma anche chiederci io chi custodisco. In questi giorni io ho dato molte affermazioni, ho posto poche domande. In realtà, come dice Rilke, sono forse molto più importanti le domande che le risposte. La domanda giusta questa mattina potrebbe essere io, di chi sono custode? La custodia di Cristo è soprattutto nei confronti di due realtà. La prima chiede al Padre di custodirci nell'unità. Guardate, se c'è una cosa che è appunto diabolica, che è terribile la divisione, la separazione, le parrocchie divise, le famiglie disunite, le realtà lavorative in cui si litiga, in cui c'è divisione, Perché il padre della divisione è il diavolo. Giovanni ha questa particolare attenzione nei confronti del nemico di Dio. La parola diavolo viene dal verbo greco diaballo che significa separo, getto lontano, divido. Ed è una delle realtà cui Cristo si raccomanda al Padre e a noi, l'unità, l'unione. Se dico queste cose le dico con cognizione di causa, non faccio esempi concreti, ma è fortemente così. L'unità avviene anche attraverso la preghiera alla Vergine Madre. Nel Vangelo di Luca lei è definita Sumballusa, cioè colei che mette insieme, che unisce, mette insieme il cielo e la terra, mette insieme le promesse dell'Antico Testamento con quel bambino dentro, quella mangiatoia. Maria è colei che fa l'unione. Ci sarebbe da dire anche altro guardando il film di Mel Gibson, la tentazione dove si vede bene a un certo punto il nemico di Dio e Maria che si guardano l'uno di fronte all'altro lui divide, lui accusa, lei unisce, lei custodisce infine appunto perché non me la sono inventata io questa mattina questa cosa qui del maligno l'altra cosa al quale Gesù chiede di custodirci è dal maligno Il maligno è fondamentalmente bugiardo e assassino. La bugia diventa lo strumento attraverso il quale il maligno entra dentro di noi. Pensate a cosa diceva, è una citazione molto poco nobile, ma abbastanza attuale, sebbene su persone diverse, in bocca a persone diverse. Hitler sosteneva che se tu dici una bugia una volta è una bugia. Se te la ripeti due tre volte già è un po' meno bugia se la ripeti 30 volte quella bugia diventa quasi una verità è lì che entra il maligno e l'altra cosa è che lui assassino vuole la nostra morte Non solo corporea, fisica, ma vuole la morte dell'anima, dello spirito. Si può essere vivi ma morti dentro. Sappiate che la preghiera alla Vergine Maria e la preghiera al Padre sono quelle armi che ci custodiscono dalla bugia, dalla menzogna e dall'essere morti già fin da adesso. Il Signore ci chiede di essere vivi, ci porta alla gioia e si è nella gioia quando si è conformati a Cristo, quando si diventa Lui. Più si diventa Lui, più diventiamo noi stessi, più ci mettiamo sotto il suo gioco e più diventiamo liberi e più la nostra gioia sarà piena.

Recita
Valentina Rastelli

Musica di sottofondo
P.H.Erlebach. Halleluja. Performer Michel Rondeau. Diritti Creative Commons. musopen.org

Meditazione
Don Vittorio Metalli

Letture di Mercoledì 20 Maggio 2026
VII settimana di Pasqua

Prima Lettura
Dagli Atti degli Apostoli
At 20,28-38

In quei giorni, Paolo diceva agli anziani della Chiesa di Èfeso: «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio.
Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi.
E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l'eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati.
Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: "Si è più beati nel dare che nel ricevere!"».
Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.


Salmo Responsoriale
Dal Salmo 67 (68)

R. Regni della terra, cantate a Dio.
Mostra, o Dio, la tua forza,
conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi!
Per il tuo tempio, in Gerusalemme,
i re ti porteranno doni. R.

Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore,
a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni.
Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente!
Riconoscete a Dio la sua potenza. R.

La sua maestà sopra Israele,
la sua potenza sopra le nubi.
Terribile tu sei, o Dio, nel tuo santuario.
È lui, il Dio d'Israele, che dà forza e vigore al suo popolo.
Sia benedetto Dio! R.

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