Testo della testimonianza
La chiamata è una chiamata per tutti, non è solo al sacerdozio, alla vita consacrata. La mia chiamata quindi di figlia di Dio, amata da Dio, io l'ho percepita quando ero piccolina, guardando un film sulle apparizioni di Maria a Fatima. Io andavo a scuola dalle suore e fecero questa proiezione di questo film e io per la prima volta mi accorsi che Maria era una donna. Maria non era un santino, non era una statua, era una donna ed era una donna speciale, materna, che parlava e dava una missione importante a tre bambini.
Allora quando tornai a casa dopo aver visto questo film io percepii, che stare con Maria era la soluzione di tutti i miei problemi. Io ho avuto un'infanzia difficile e Maria mi parlava di pace, mi parlava di serenità, mi parlava di bellezza E quindi feci una richiesta, quando tornai a casa, una preghiera, perché io da bambina ero abituata a pregare, a parlare con Dio. Ero cresciuta con una nonna non vedente e la mia nonna si occupava di me, quindi mi lavava, mi vestiva, mi dava da mangiare senza vedere. Tutto attraverso il tocco delle mani e la sensibilità del percepire l'altro attraverso il corpo e quindi subito da subito io l'ho sentita dire: Signore come faccio? Signore aiutami, Signore ti ringrazio... quindi era diventato normale per me pregare, parlando al Signore in maniera semplice.
E quindi mi ricordo che tornando a casa dopo aver visto il film mi misi in camera da letto dei miei genitori dove c'era un'icona della Santissima Trinità con al centro Maria e feci questa preghiera e dissi a Maria: "Portami con te, voglio stare con te. Portami con te come hai fatto con Giacinta e Francesco". Cioè io chiesi a Maria di morire. Però per me morire non era una cosa brutta. In quel momento morire voleva dire salire in cielo e stare bene. Quindi non avevo la percezione di una perdita ma di una ricchezza. E invece come molti adolescenti ho vissuto una vita inquieta, quindi crescendo mi sono allontanata dopo la Cresima dalla Chiesa, sono andata alla ricerca della verità, del senso dell'esistenza. Questo mi bruciava dentro, il senso dell'esistenza, mi sono invaghita della filosofia, avevo nove a scuola in filosofia per farvi capire come avevo fame di conoscenza, poi il cinema ha sempre interessato. Mi ha sempre interessato perché per me il cinema era entrare in un mistero, guardare un film, entrare in una storia, scoprire anche come si comportavano i personaggi, cosa vivevano, le emozioni, i sentimenti. E quindi per me il cinema era una forma di conoscenza. E quando mi chiedevano cosa vuoi fare da grande, io dicevo sempre l'attrice, già da quando ero piccola, perché è vero che guardavo tanti film con mia nonna, ogni sera ci guardavamo un film e vi ho detto che mia nonna non vedeva, quindi quando guardavamo il film nonna sentiva le voci e io le dicevo cosa vedevo, cosa succedeva, perché spesso nel film il racconto è per immagini e non è spiegato cosa accade.
E però nonna mi spiegava invece il significato delle parole, perché ero piccola e non capivo tante cose, ma soprattutto quello che mi muoveva dentro era la domanda, perché nonna piange? Perché nonna dice questo? Mi ricordo che uno dei film che mi aveva molto coinvolto era Anonimo Veneziano, ve lo ricordate? Era una storia tremenda, una storia d'amore segnata dalla malattia, dal tumore, dalla paura della morte e quindi io facevo le domande importanti a mia nonna, le domande quelle fondamentali, che cos'è la morte, perché, perché piange, perché la sofferenza, quindi tutta la mia infanzia è stata un'infanzia particolare, anche io ero malata, non è che avevo una salute proprio eccezionale, non sono andata all'asilo, Quindi non ho frequentato altri bambini, sono cresciuta con mia nonna, con gli zii, perché mia mamma era una donna forte nella fede, ma quando mi aveva partorito aveva avuto delle complicazioni durante il parto, le avevano fatto una trasfusione di sangue infetto ed era stata fra la vita e la morte per sei mesi.
Quindi questa trasfusione con il sangue, con un virus che le aveva minato le valvole del cuore, tre su quattro, per cui mamma non ha più avuto una vita normale dopo la mia nascita e anche se ha continuato a fare la pediatra, spesso veniva ricoverata in ospedale, ecco perché mia nonna mi ha cresciuta. E quindi le mie domande erano pure cos'è la malattia, perché la sofferenza, mi ricordo che da ragazzina proprio, non credete tanto grande, ho letto Essere o Avere di Eric Fromm, perché erano libri che trovavo nella libreria di mia mamma e poi nella solitudine di questo non poter frequentare la scuola come gli altri a causa anche della mia salute, spesso i libri erano dei compagni di giochi e quindi io leggevo e scrivevo spesso vicino le risposte, l'autore mi suscitava delle domande e e io a volte appunto le rivolgevo queste domande al testo e cercavo le risposte quindi questo per farvi capire che c'era una sete dentro di me di conoscenza profonda, di senso della vita però sono andata anche molto lontano mi sono anche persa molto perché poi sono andata via di casa presto, ho mangiato la vita a morsi, si può dire così, nel senso che la volevo conoscere questa vita, la volevo vivere, vivere fino in fondo, però con scelte spesso sbagliate, con scelte non sapienti. Vengo da una famiglia forte nella fede, da una famiglia bella, i miei genitori erano medici, mia mamma curava i bambini, era pediatra e spesso li curava anche gratuitamente quando capiva che le famiglie erano famiglie disagiate, mandava il latte in polvere in Africa, faceva le raccolte per l'Africa, quindi sono tutte cose che io ho poi capito e scoperto dopo. Perché chiaramente quando sei piccola non è che ti rendi tanto conto, papà a tutte le ore ,era medico anche lui, andava a visitare le persone personalmente, era una persona molto generosa mio papà, quindi io vengo da una bella famiglia e questo però, intanto è vero che mia sorella è una bella persona, Però questo non ha voluto dire che io nella mia inquietudine non abbia poi fatto delle scelte che mi hanno portato anche fuori di casa e lontano, molto lontano. Sono arrivata fino alle filosofie orientali a cercare attraverso la meditazione quella pace che mi mancava. Poi avviene qualcosa di speciale, ma nel 2000, quindi dopo quanti anni, tantissimi anni anni in cui mio papà e mia mamma pregavano per la mia conversione quindi se devo essere diciamo proprio così un po' concreta i miei genitori hanno pregato per me almeno vent' anni prima di vedere i frutti della conversione.
Però vi devo anche dire che la conversione è qualcosa di straordinario è il vero miracolo, perché ti trasforma profondamente dall'interno, è la grazia di Dio che opera. La conversione non è opera dell'uomo, è opera di Dio. Quindi è necessaria la preghiera, come Maria diceva a Fatima, chiedeva ai bambini di pregare e di fare penitenza per ila conversione dei peccatori.
Mia mamma era una donna forte, vi ho detto, nella fede, e aveva un rapporto speciale con Maria. È stata lei che mi ha fatto conoscere la Vergine Maria. Perché? Vi spiego perché. Perché questo è importante nella trasmissione della fede, è importantissimo: consegnare ai propri figli, ai propri nipoti la fede. Mia mamma quando si trovò nel travaglio tra la vita e la morte, dopo il mio parto, è stata poi in ospedale sei mesi ...
E un giorno in cui era particolamente giù fece questa preghiera, disse a Maria: Se io non posso crescere questa bambina, pensaci tu , falle tu da madre. Quindi mamma mi offrì a Maria. come figlia. E vi ho detto che la mia chiamata,il mio atto di risposta all'atto di fede di mia mamma l'ho avuta quando ho visto il film delle apparizioni di Maria a Fatima da ragazzina. Ma poi mamma, siccome ogni anno di vita per mamma era un dono, ogni anno noi passavamo le vacanze in Francia, in Spagna ma soprattutto perché? Perchè passavamo per Lourdes, e quindi ogni anno mamma andava a Lourdes a ringraziare la Vergine Maria di questo anno di vita. Un giorno, una notte mia mamma sognò, eravamo a Lourdes, che sua figlia si perdeva e siccome mia sorella era sempre quella vivace che correva, e che si allontanava dai miei genitori, mamma pensò che si sarebbe persa mia sorella, che era più piccola di me, di due anni e mezzo.
Quindi il giorno dopo a Lourdes si tenne stretta stretta mia sorella per paura di perderla, invece mi persi io. E mamma mi ha raccontato che solo dopo tanto tempo ha capito che quel sogno aveva un significato più profondo, lo capì solo dopo, quando io cominciai a diventare un'adolescente inquieta, che creava tanti problemi, fino a quando sono andata via di casa e i miei genitori hanno capito che dovevano solo pregare per me, perché le parole non funzionano con chi è lontano e non vuole sentire.
Quindi il consiglio che io do sempre è quello di pregare con fede e di non assolutamente insistere con le parole, perchè soprattutto con chi ha un carattere oppositivo, fa il contrario. Quindi è l'esempio, è l'amore, nonostante tutto.... Perchè ciò che poi io sentivo in realtà, ciò che mi mancava di più della mia famiglia è sempre stato l'amore, perchè a casa mia l'amore non è mai mancato. E quindi poi quando io sono andata in giro per il mondo, quello che mi mancava era questo amore gratuito, questo amore che è donazione. Mio papà si è sempre sacrificato tanto, mia mamma pure, e io questo non l'ho mai trovato fuori di casa. Ho sempre trovato la legge: ti do se tu mi dai. Quindi la legge dell'interesse. E quindi dentro, questa cosa qui mi mancava profondamente e io agonizzavo.
Vi posso solo dire per farvi arrivare al 2000, l'anno in cui ho incontrato il Signore, che c'è stato un momento, in cui....quindi pensate come vi ho portato da quando ragazzina vidi il film sulle apparizioni di Fatima e la morte non mi faceva paura perchè la vedevo come un passaggio per arrivare in cielo, dove si sta bene a quando poi poco prima del 2000, era più o meno nel 1999, era una sera di capodanno, io non uscii per andare a trovare gli amici per festeggiare, non avevo voglia, ero rimasta a casa, aspettavo un unica telefonata di auguri, della persona con la quale avevo una relazione e questa telefonata non arrivò. Squillò il telefono, risposi, era uno sconosciuto che mi faceva gli auguri poi mi disse: "Scusi, ho sbagliato numero". In quel momento lì io capii l'inconsistenza di tutto quello che era la mia vita, di quello che io avevo cercato di costruire inutilmente, senza vedere amore intorno a me, e in quel momento io dissi: ma allora che senso ha la mia vita? Toccai un pensiero di suicidio, perchè non capivo ....non mi sarei mai suicidata nella verità...però capii che non aveva senso la mia vita...la stavo vivendo male. Allora io penso che questa percezione dell'inconsistenza della mia vita sia un frutto della preghiera dei miei genitori, perchè vedete non si arriva a cambiare, se non si scopre il proprio fallimento...non si cambia. In tutti gli anni in cui i miei genitori hanno pregato, sono accadute delle cose, che mi hanno portato a riflettere e a capire che la direzione dove stavo andando era sbagliata. Però per cambiare, per decidere di convertirsi e quindi di fermare tutto quanto, ecco ci vuole proprio una spinta forte, deve accadere qualcosa di importante, deve entrare la Grazia di Dio con potenza.
Signore ha utilizzato la mia visibilità, la mia popolarità per poter arrivare a tante persone, però vi voglio dire una cosa importante, le mie tesimonianze io le ho fatte anche fuori dai paesi che mi conoscevano, quindi non solo in Italia e in Europa, ma le ho fatte anche in Myanmar le ho fatte in Colombia, le ho fatte in Africa, dove non sapevano chi fossi. E comunque la testimonianza era ascoltata e portava un frutto a chi aveva il cuore aperto e disponibile. Quindi la testimonianza è una missione, al di là del fatto della mia popolarità. È proprio una missione. Dove Dio se vuole può parlare al cuore delle persone vi chiudo con il discorso del padre nostro della lotta con il maligno quindi quando io risposi a questa voce io sono fatta per amare la voce mi disse si arrabbiò perché il maligno non sopporta l'amore e si arrabbiò mi disse che era la morte che era venuta per uccidermi e mi aggredì fisicamente, salì sul corpo e mi avvolse con delle spire come un'edera che stritolava, mi imperiva di muovermi e al tempo stesso di respirare, mi bloccava il respiro, quindi in quel momento ho capito che non era un film, non era un'illusione, e in quel momento gridai a Dio di salvarmi come faceva mia nonna, aiutami, salvami. E lo feci pregando il Padre nostro e stringendo fra le mani un crocifisso che mi avevano regalato ma che io non avevo voluto attaccare alla parete della mia stanza perché non lo volevo guardare il crocifisso. Invece in quel momento lo afferrai gridando il Padre Nostro e quando la preghiera divenne un grido del cuore, un grido dell'anima, il Signore mi ha liberata. Come ho avvertito la liberazione? Dal respiro. Ho sentito che riprendevo aria, che non avevo più niente che mi stringeva, no, ma che respiravo e più respiravo... Più quindi riprendevo spazio, più respiravo pace, una pace nella quale ho riposato nello spirito e ho sentito la presenza di Dio. Gli ho parlato e gli ho chiesto tre cose, perché la mia indole è quella di chiedere, perché sono sempre curiosa cercando di capire, no? E allora la prima cosa è stata perché l'hai fatto? Io non lo merito quando ci troviamo alla presenza di Dio non so perlomeno io ho avvertito il mio peccato e il mio peccato non pensate quello che io ho avvertito come peccato non è l'elenco dei peccati che poi si va in confessione a presentare, ma il primo, il principale, è quello che ha a che fare con la Genesi, il peccato originale. Io non avevo più pensato Dio e avevo cercato di vivere la mia vita a modo mio. Questo è il primo dei peccati. Perché quando uno decide di fare a modo suo e di vivere la vita indipendentemente da Dio, è allora che si perde. Perché uno che pecca, ma prega, ma lotta spiritualmente, anche con la sua fragilità, ce la fa. Mi sono spiegata? No. Perché Dio si aggancia a Dio. E quindi quando la prima cosa gli ho detto, perché l'hai fatto se non lo merito?
Il secondo pensiero che mi ha attraversato è stato, ma tu mi sei Padre, perché io ti ho pregato col Padre nostro, quindi tu mi sei Padre. E che padre sei che non fai i conti con i miei peccati e non mi rimproveri? Che non stai lì a dirmi te l'avevo detto e invece mi fai sentire bene, mi fai stare bene. Perché non c'era solo l'assenza del male, ma c'era la presenza di un Bene che mi faceva stare bene, mi donava pace. E quello di cui è stato detto prima, tenerezza, dolcezza. La qualità del cuore del Padre è la dolcezza. Questo ve lo posso dire proprio con certezza. E allora gli ho detto ti voglio conoscere. Cosa ha fatto Dio, e qui chiudo la testimonianza, mi ha attirato in chiesa. In chiesa ho sentito bisogno di tornare per stare alla presenza del Santissimo. Cioè lì mi sedevo in chiesa e respiravo pace, respiravo il silenzio che è un'altra qualità di Dio. Quando si sente la presenza di Dio c'è un profondo silenzio che parla al cuore. Perché fa riposare l'uomo, è un silenzio nel quale ci si riposa. E poi un giorno hanno acceso le candele, hanno cominciato a celebrare la Messa, io ho ascoltato la parola di Dio, quella mi è arrivata dritta al cuore, e quindi ho cominciato a conoscere il Signore ascoltando la Parola di Dio. L'ho approfondita chiaramente, adesso... Non posso farvi una testimonianza lunga, però il mio percorso poi è andato sulla Parola di Dio, sull'Eucarestia, sui sacramenti e per farvi sorridere io le mie testimonianze le ho fatte ovunque, ovunque, non solo in Chiesa. Una volta mi trovavo a Massa Carrara in una fabbrica, invitata dalla proprietaria della fabbrica e... C'è stato chi ha pensato che io ero pagata dal Vaticano per parlare bene della Chiesa, perché poi quando si va in certi ambienti si fa anche questo tipo di esperienza, di non essere accolti, non sempre si è accolti, come quando sono andata in una scuola, e ho mostrato le immagini dei bambini dell'Africa, che era una scuola al nord Italia, e i ragazzi mi hanno fischiata, perché queste sono le esperienze che a volte si fanno, no?
Il brano è tratto da:
Claudia Koll - Testimonianza di Fede e di Carità
Santuario dell'Assunta - Palombaro 28 aprile 2023
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Claudia Koll - Testimonianza di Fede e di Carità
Santuario dell'Assunta - Palombaro 28 aprile 2023
Immagini di Nicola Cinquina
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