Luca 10,1-9: "La forza del dialogo". (Commento di don Franco Mastrolonardo)



Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Luca 10,1-9

Testo del Vangelo
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"».

 

Meditazione
Non è certo una strategia di conquista quella che mette in campo Gesù. Niente a che vedere con alcune logiche espansionistiche del passato quando una Chiesa gloriosa e trionfante abusando un po' del suo potere, battezzava chiunque senza chiedere il permesso.
Gesù nel Vangelo non arma i suoi discepoli, anzi li disarma. e, pensate, li manda come agnelli in mezzo ai lupi. Il paragone rende! Attenti: non come lupi in mezzo agli agnelli, cioè in condizione di superiorità, ma neppure come agnelli in mezzo ad agnelli. Agnelli in mezzo ai lupi.
E alla fine si scopre chi erano i lupi!
Dice Gesù: vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore!
Capite? I lupi non sono gli altri fratelli da combattere, ma sempre lui, il principe di questo mondo. Per questo non si combatte con le armi in nome di Dio. Faremmo il gioco del diavolo. Non si combatte con le armi della guerra e neppure con le armi del potere e del denaro.
Ma per capire meglio tutto questo dobbiamo fare un esempio. Ritorniamo allora a Francesco d'Assisi.  

Nel settembre del 1219 a Damietta vicino l’attuale Cairo, i crociati avevano attaccato la città ma erano stati sconfitti dal Sultano Malek al-Kamel. L’indomani di questa terribile battaglia frate Francesco appunto, insieme al suo compagno Illuminato decidono di andare da soli armati di un solo crocifisso ad incontrare il terribile Sultano. A metà strada Illuminato impaurito cercò di dissuadere Francesco, ma il futuro santo citò proprio questo brano di Vangelo: ricordati che andiamo come agnelli in mezzo ai lupi. Con grande sorpresa (e ancora oggi la sorpresa è sempre quella) il sultano trovò gran piacere ad ascoltare Francesco, quello strano monaco venuto dall'Italia. Cortesia, rispetto e dialogo, caratterizzarono la conversazione tra il sultano Malek al-Kamel e Francesco d'Assisi. E Francesco tornò quel giorno a casa anche con i diritti concessigli di poter custodire alcune terre della Palestina, care al Cristianesimo. E ancora, pensate,  oggi le uniche dove ci sono i cristiani d'occidente, sono tenute dai francescani. Ecco la forza del disarmo e della fiducia in Gesù. Certamente quel giorno Gesù avrà visto Satana cadere dal cielo. 

E questa sera giusto per rimanere in tema di dialogo con le religioni abbiamo in diretta streaming sul canale YouTube di Pregaudio don Giovanni Biallo, mio carissimo compagno di seminario a Roma e ora guida ufficiale della Opera Romana Pellegrinaggi. Con lui ci metteremo in dialogo per questo percorso Testimoni di speranza, provando anche a cercare di capire cosa succede in Terrasanta.

Recita
Stefano Gazzoni

Musica di sottofondo
Arrangiamento di Gabriele Fabbri

Meditazione
Don Franco Mastrolonardo

Letture di Venerdì 26 Gennaio 2024
III settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 1,1-8

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro. Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te. Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l'imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.

 

 
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 95 (96)

R. Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome. R.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. R.

Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. R.

 

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