Beata Sandra Sabattini si racconta...



Sandra Sabattini si racconta...
Ciao sono Sandra, forse hai già sentito parlare di me perché la  Chiesa ha dichiarato solennemente che io sono in paradiso in mezzo ai santi. Il 24 ottobre 2021 nella cattedrale di Rimini sono risuonate le parole (in latino!) della lettera con la quale Papa Francesco ha concesso che da ora in poi io sia chiamata beata. Inoltre come ai Santi sul calendario è stato assegnato un giorno in cui vengono ricordati nella Santa messa,  così per me è stata stabilita la data del 4 maggio. 

Nel momento in cui venivo proclamata beata anche io ero in mezzo all’assemblea che cantava e applaudiva e c’erano gli amici che sono con me in Paradiso a partire da mamma e dallo zio Don Giuseppe e poi Don Oreste e tutti gli altri era come se partecipassero alla mia festa di compleanno e come se tutti i santi del cielo e voi sulla terra pregaste uniti ringraziando il signore per questo dono! 

Per arrivare a questa solenne proclamazione è stato necessario un lungo processo. Pare che io avessi lasciato un ricordo indelebile in chi mi aveva conosciuta e più di una persona si riteneva convinta che occorresse far conoscere ad un pubblico più vasto ciò che la mia vita avesse da dire soprattutto ai miei coetanei; del resto già negli anni immediatamente seguenti alla mia morte c’erano state varie richieste di pubblicare il mio diario. L’iniziativa per l’apertura del processo fu presa da Don Oreste che aveva una conoscenza diretta della mia anima avendo ascoltato i miei problemi le mie aspirazioni il mio amore per Dio, le mie confessioni, poi aveva guidato le mie scelte di vita.

Il processo che era un cammino necessario per avere la certezza che la mia vita si fosse svolta tutta nell’amore a Dio e ai fratelli doveva partire dalla diocesi alla quale ero appartenuta in vita per approdare a Roma.

Qualcuno ha ricordato con meraviglia che dalla chiesa di Rimini sono nati parecchi santi; a me piace ricordare un altro giovane come me, Alberto Marvelli, che ha speso la sua vita per servire il prossimo e che, come me, ha terminato il suo cammino terreno a causa di un incidente. Anche di lui, dopo la sua morte i testimoni hanno detto tante cose belle.

Per quanto riguarda me, molte persone che mi avevano conosciuta in vita (una sessantina) sono andate a deporre la loro testimonianza.

Su questo materiale la Pontificia Congregazione per le cause dei Santi ha espresso il suo giudizio su come io avevo vissuto le mie virtù portandole alla perfezione; pare fossero molto convinti che io le abbia vissute fino al dono totale di me, dato che sono stata dichiarata “Venerabile” (cioè degna di religiosa devozione) il 6 marzo 2018.

In realtà devo dire che non agli occhi di tutti quelli che mi vedevano appariva che io avevo vissuto così eroicamente, tanto che alcune delle mie amiche non si erano neppure accorte che sarei stata pronta per il paradiso; in fondo non avevo mai fatto miracoli, ne’ discorsi importanti, ne’ avevo fatto gesti eclatanti: avevo vissuto una vita apparentemente ordinaria….

Io però sentivo fortemente che l’importante non era apparire ma vivere fino in fondo nella mia anima ogni attimo che mi era dato di esistere arricchendo il mio patrimonio spirituale in modo da piacere in tutto a Dio.
L’ho anche scritto sul mio diario: non credete che sia più bravo chi fa di più ma chi vive in fondo l’amore la cosa più importante è come fai le cose anche la più stupida e banale.
In questo modo ogni gesto quotidiano, anche il più semplice, acquistava il sapore della straordinarietà

Insomma i miei 22 anni, nove mesi e mezzo li ho vissuti davvero, mai mi sono “lasciata vivere” e devo dire che ci ho guadagnato perché non ho mai conosciuto la noia né la depressione. A 15 anni avevo già scoperto che la nemica più grande dell’uomo è la noia e se talvolta mi succedeva di sentirmi piena di niente era perché ancora non avevo incanalato le mie energie verso il torrente in piena dell’amore di Gesù. Da quando però l’ho abbracciato come modello, ho sempre cercato di sollevare e rallegrare quanti bisognosi di affetto e di cure materiali incrociavano il mio cammino e questo mi dava gioia.

Dopo la chiusura della fase diocesana della causa della mia beatificazione era prevista l’esumazione dei miei resti mortali che riposavano presso il piccolo cimitero di Sant’Andrea in Casale, vicino alla villetta che papà Giuseppe aveva costruito con le sue mani in 20 anni di lavoro. Le mie spoglie mortali dovevano essere portate alla chiesa di San Girolamo e deposte in una bella urna di pietra scolpita già predisposta ma in quell’occasione, il 22 aprile 2009, il Signore mi ha fatto giocare a nascondino: quando hanno rimosso il terreno della mia tomba hanno trovato la mia bara vuota, il mio corpo non c’era più…

Il Vescovo di Rimini, Mons. Francesco Lambiasi così ha interpretato il fatto: “Si è consumata tutta per Cristo, si è fatta terra per lasciarci un segno di donazione totale nell’amore, per assomigliare ancora più da vicino al Signore, del quale non è rimasta davvero alcuna reliquia.”

In realtà una piccola reliquia del mio corpo è rimasta: un capello del mio capo, che Guido (il mio fidanzato) ha raccolto dal mio guanciale e che ha gelosamente custodito in una scatolina di metallo fino ad ora. Adesso questo esilissimo segno occhieggia dallo splendido, prezioso reliquiario che è stato portato trionfalmente attraverso la cattedrale al momento della mia beatificazione, fra applausi e canti di gioia. Perché dare tanta importanza ad un capello? Perché, seppure piccolo, è parte materiale di un corpo che sicuramente risorgerà alla fine dei tempi.

Perché fossi dichiarata “beata” però non bastavano le testimonianze circa la mia vita virtuosa, è stato necessario che avvenisse un miracolo attribuito alla mia intercessione dall’alto. In realtà fin dalla mia nascita al cielo sulla mia tomba non erano mai mancati i visitatori; i miei familiari vi avevano spesso trovato, insieme a fiori freschi, coroncine del rosario, foto o biglietti con nomi di persone raccomandate alla mia intercessione, tanto che era stata avanzata la proposta di mettere lì un registro, a disposizione di chi volesse scrivervi un pensiero.

Molte persone, comunque, tenevano con sé (e tuttora lo fanno) la mia immagine, mediante la quale sentono un rapporto vivo con me, mi affidano la loro famiglia, la loro vita; è come se avessero un’amica in cielo, alla quale chiedono di non riposare, anzi di darsi da fare per loro.

Alcuni confidano di avere ricevuto grazie speciali dopo aver chiesto la mia intercessione, non solo guarigioni, ma anche conversioni e doni spirituali. La più bella, comunque è stata l’inspiegabile guarigione di Stefano Vitali - figura paterna di una casa famiglia della comunità Papa Giovanni XXIII - da un cancro che, secondo i medici, gli avrebbe lasciato pochi mesi di vita.

Don Oreste aveva chiesto a tutta la comunità di implorare la mia intercessione, cosa che ho rivolto puntualmente al Signore: il 5 gennaio 2008 i medici hanno dichiarato la remissione completa della malattia. La guarigione è risultata eccezionale: la Chiesa ha riconosciuto il miracolo e Stefano a tutt’oggi gode di buona salute. Non credere, però che i miracoli siano finiti! Io continuo ad intercedere e ne vedrete delle belle!

Recita
Federica Lualdi

Musica di sottofondo
A cura di Stefano Rocchetta

Il testo è tratto da 
Laila Lucci, Sandra parla ai giovani, Il Ponte, 2022

Si ringrazia l'Autrice per la gentile concessione del testo

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