Testo della narrazione
C'è una chiesa a Riccione che custodisce un'immagine dalla storia sorprendente. Un'immagine che abbiamo avuto sotto gli occhi per anni, ma che forse non abbiamo mai guardato davvero.
La chiesa è quella della Mater Admirabilis. E l'immagine è proprio quella di Maria, la Madre Ammirabile.
Quando si entra in chiesa, lo sguardo viene quasi inevitabilmente catturato dal grande affresco che occupa l'abside. Una moltitudine di figure, santi e personaggi della storia della Chiesa e dell'umanità. Volti, colori, epoche diverse.
Ognuno cerca di riconoscere qualche personaggio, magari il proprio santo protettore. E così lo sguardo corre da un volto all'altro, si perde in quella grandiosa rosa di beati.
Eppure, proprio al centro, c'è qualcuno che rischia di passare inosservato.
È una graziosa ragazza.
È seduta, con un libro accanto, un cestino da lavoro e un giglio.
È Maria.
Non ha un Gesù Bambino tra le braccia. Non porta una corona. Non sembra neppure accorgersi di noi. Ha gli occhi abbassati, come se stesse ascoltando qualcosa che accade nel profondo del suo cuore.
È la Mater Admirabilis, la Madre Ammirabile.
E la sua storia è molto più sorprendente di quanto si possa immaginare.
Intanto ad onor del vero dobbiamo dire che, questa immagine era precedente a quella dei santi che gli stanno intorno. Fu collocata dietro l’altare della nuova chiesa di Riccione nel 1909, molti decenni prima che venisse realizzato il grande affresco di Giovanni Lerario.
Ed è proprio da questa immagine che la chiesa prende il nome.
Ma da dove viene questa Madonna? Chi l'ha dipinta? E perché viene chiamata Madre Ammirabile? Mater Admirabilis?
Per scoprirlo dobbiamo lasciare per un momento Riccione e tornare indietro nel tempo, fino alla Roma del 1844.
Una giovane novizia e un desiderio
Siamo nel convento di Trinità dei Monti, a Roma, accanto alla celebre scalinata di Piazza di Spagna. Un luogo che deve la sua origine al legame spirituale tra san Francesco di Paola e Luigi XI, re di Francia. Fu infatti il figlio del re, Carlo VIII, a procurare il terreno per costruire un convento destinato ai religiosi fondati dal santo calabrese.
Alcuni secoli dopo, in quello stesso convento vivono le religiose della Società del Sacro Cuore, fondata da Santa Maddalena Sofia Barat, dedite all'educazione delle ragazze.
Il progetto educativo della fondatrice era davvero ambizioso per quel tempo: formare donne profondamente radicate nell'amore del Cuore di Gesù, capaci di educare i propri figli, di accompagnare — e, come diceva lei, persino di «educare» — i propri mariti, e di esercitare un'influenza positiva e concreta sulla società.
Non voleva semplicemente preparare delle buone madri di famiglia, ma donne capaci di contribuire a trasformare il mondo.
Tra le giovani che si preparano alla vita religiosa c'è una francese di nome Pauline Perdrau.
Pauline sa dipingere. Ma è ancora una postulante, una giovane donna che sta cercando la propria strada. E soprattutto non conosce bene la difficile tecnica dell'affresco.
Un giorno, durante un momento di ricreazione, una religiosa esprime un desiderio: “come sarebbe bello se la Madonna venisse a stare qui, in mezzo a noi!”
Pauline ascolta e risponde, più o meno così: “volete che faccia venire la Santa Vergine? Allora la dipingerò.”
Potrebbe sembrare una risposta ingenua. In realtà, dietro quelle parole c'è qualcosa che Pauline porta dentro di sé da molti anni.
Un ricordo d'infanzia.
Da bambina, Pauline doveva imparare a filare. Era un lavoro che trovava noioso e faticoso. Avrebbe preferito fare altro.
Ma la sua nutrice Jacqueline aveva trovato un modo singolare per incoraggiarla. Le diceva di immaginare la giovane Maria nel Tempio di Gerusalemme, anche lei intenta a filare. La invitava a sedersi idealmente accanto alla Madonna, a imparare da lei la pazienza e la serenità del lavoro.
Così, molto prima di essere dipinta su una parete, la Mater Admirabilis era già nata nell'immaginazione di una bambina.
Pauline non stava semplicemente inventando una figura religiosa. Stava dando forma a un ricordo, a un affetto, a una presenza che l'aveva accompagnata fin dall’infanzia, ad un volto di bambina. Questo ricordo, che cullava felicemente nel suo cuore, fece sbocciare in lei quelle parole di entusiasmo.
Proprio nel corridoio dove le religiose trascorrono i momenti di ricreazione c'è una nicchia vuota. Pauline, ancora piena di entusiasmo, va dalla superiora e, con una certa ingenua audacia, le chiede il permesso di dipingervi la Madonna.
Ma, passato il primo entusiasmo, cominciano i dubbi. Pauline sa, sì, dipingere, è vero, ma non ha alcuna esperienza con l'affresco. E quella è una tecnica difficile, che non perdona gli errori. Più ci pensa, più si convince di essersi spinta troppo oltre. Arriva persino a desiderare di non aver mai fatto quella proposta.
Anche la superiora è esitante. Affidare un affresco a una giovane novizia inesperta, per di più in un luogo di passaggio, sembra un azzardo.
"Eh, va bene, Pauline… Proviamo! In fondo, che cosa abbiamo da perdere? Se proprio viene male, faremo raschiare via tutto".
E così, con un permesso concesso forse più per indulgenza che per convinzione, Pauline si mette al lavoro.
La sfida, ora lo sappiamo, è più grande di lei. Pauline si affida totalmente a Dio e alla Madonna e comincia il suo lavoro. Ogni mattina un muratore prepara una nuova porzione di intonaco fresco. Bisogna dipingere rapidamente, prima che la calce si asciughi: "Si affretti, per favore!".
Pauline lavora così, tra fretta, difficoltà e incertezze, cercando di dare forma a quella Madonna che, fin da bambina, portava dentro.
Mentre il dipinto prende forma, i colori appaiono troppo forti, quasi sgradevoli. Il volto di Maria, il vestito, il paesaggio: tutto sembra lontano dall'armonia che Pauline aveva immaginato.
Le religiose, incuriosite, passano ogni giorno a osservare il lavoro, ma nessuna sembra particolarmente entusiasta. Nessun complimento, nessun incoraggiamento. Forse qualche pacca sulla spalla, giusto per non scoraggiarla del tutto.
Pauline aveva desiderato realizzare qualcosa di bello per la Madonna, ma il risultato sembrava deludente. Davanti alla distanza tra ciò che aveva immaginato e ciò che era riuscita a realizzare, non riesce a trattenere le lacrime.
In fondo, anche i desideri più belli devono fare i conti con la realtà. E qualche volta è proprio quando sembrano fallire che comincia la loro storia più sorprendente.
Ed è così che con il passare del tempo, i colori dell'affresco acquistano una delicatezza inattesa, quasi miracolosa.
Quell'immagine che sembrava poco riuscita comincia ad attirare gli sguardi e, convincere la superiora che già aveva in mente di raschiare tutto.
Il corridoio della ricreazione pian piano diventa luogo di preghiera
Pauline stessa arriverà a riconoscere come una grazia il fatto di essere riuscita a realizzare qualcosa che sapeva, a ragion veduta, superiore alle proprie capacità.
Pauline chiamò inizialmente la sua Madonna, Madonna del Giglio. E bisogna riconoscere che quel giglio le era venuto proprio bene! Il suo lungo stelo si distendeva seguendo con delicatezza le belle forme femminili di Maria, fino a chinare il fiore verso di lei, quasi fosse un girasole che si volge verso il sole.
Persino il giglio sembrava essersi accorto di qualcosa che alcuni ancora non riuscivano a vedere.
Ma arrivò il giorno in cui non soltanto le religiose del convento, ma il mondo intero avrebbe cominciato a scoprire il volto di quella giovane Madonna.
È il 20 ottobre 1846.
Papa Pio IX in visita alla comunità delle religiose del Sacro Cuore, viene invitato a fermarsi davanti all'affresco realizzato appena due anni prima da Pauline.
Il Papa si avvicina, osserva l'immagine e ne rimane profondamente colpito. Poi si inginocchia e si raccoglie in preghiera.
Quando rialza lo sguardo, sembra quasi dare voce alla meraviglia che quell'immagine ha suscitato in lui: «Mater Admirabilis! Madre Ammirabile!»
Non è un nome nuovo. Le religiose già lo usavano nelle loro preghiere. Ma quel giorno, pronunciato davanti all'immagine dal Papa, sembra acquisire una nuova forza.
Da quel momento la fama della giovane Madonna comincia a varcare le mura del convento. E presto attraverserà anche i confini di Roma.
La devozione acquistò una nuova e sorprendente vitalità. Il corridoio del convento cominciò ad accogliere sempre più persone.
La preghiera davanti alla Mater Admirabilis diventa sempre più familiare alle religiose del Sacro Cuore. Quella giovane Madonna, che all'inizio aveva suscitato tante perplessità, è ormai una presenza amata nella vita del convento.
Ma un giorno accade qualcosa che cambierà per sempre la storia di quell'immagine.
Arriva in visita un sacerdote. Da tempo ha perso l’uso della voce. Per comunicare con gli altri è costretto a servirsi di una piccola lavagnetta, sulla quale scrive ciò che vorrebbe dire.
Possiamo immaginare che cosa significhi, per un sacerdote, non poter più pronunciare le parole della Messa, non poter predicare, non poter nemmeno recitare ad alta voce una preghiera.
Quel giorno quell'uomo si reca davanti all'affresco della giovane Madonna. Si ferma. Prega.
E accade qualcosa di straordinario.
Secondo le cronache dell'epoca, il sacerdote ritrova improvvisamente la voce. E sapete quali sono le prime parole che pronuncia?
«Ave, Maria, piena di grazia…»
Possiamo immaginare lo stupore di chi gli sta accanto. Qualcuno si volta incredulo. Il sacerdote stesso sembra quasi sorpreso di sentirsi parlare.
E continua a pregare, con le lacrime agli occhi.
Quelle parole, che aveva pronunciato chissà quante migliaia di volte nella sua vita, ora hanno un sapore completamente nuovo.
Poi, prima di lasciare il convento, prende la piccola lavagnetta che per tanto tempo era stata la sua unica voce.
La guarda. E la depone ai piedi dell'immagine di Maria.
La lavagnetta rimane lì.
Non ne aveva più bisogno.
È il primo episodio di guarigione miracolosa tramandato nella storia della Mater Admirabilis. E il primo di migliaia di ex voto che le religiose appenderanno lungo il corridoio, che fu di ricreazione, divenuto ora una vera cappella votiva.
Arrivarono anche genitori a pregare per i propri figli, e si diffusero racconti di guarigioni di bambine. D'altronde Maria era una bambina.
E l'immagine di una Maria giovanissima, nata in una casa di educazione, divenne così un luogo di affidamento per tante famiglie.
E presto non sarebbe rimasta soltanto a Roma.
Una Madonna che attraversa l’Europa
Le religiose del Sacro Cuore cominciano a portare l'immagine della Mater Admirabilis nelle loro comunità e nelle loro scuole. La stessa Pauline continuerà a dipingerne altre versioni. Una di queste viene realizzata a Padova, nel 1865. Ed è proprio a Padova che la nostra storia comincia a prendere la strada di Riccione.
Nell'Istituto del Sacro Cuore aveva studiato una giovane donna, Isabella Morassutti-Piva. Durante gli anni della sua educazione aveva conosciuto e imparato ad amare la Mater Admirabilis.
Passano gli anni.
All'inizio del Novecento, Riccione Marina è una località balneare in crescita. Si sente il bisogno di una chiesa per i residenti e per i villeggianti.
L'8 agosto 1909 viene posta la prima pietra di una nuova chiesa dedicata alla Madre Ammirabile, Maria Santissima Stella del Mare.
Isabella desidera che sull'altare maggiore venga collocata proprio quell'immagine mariana che aveva conosciuto a Padova.
Grazie alla sorella Pia, diventata religiosa a Roma, riesce a far realizzare una copia dell'affresco originale di Trinità dei Monti.
È questa l'immagine destinata alla nuova chiesa di Riccione.
Non è un dipinto di Pauline Perdrau, come quello di Roma o la versione padovana. È una copia che ne custodisce la memoria e ne prolunga la storia.
Una storia cominciata nel cuore di una bambina francese, diventata pittura in un convento romano, passata attraverso l'educazione di una giovane donna a Padova e arrivata infine sulle rive dell'Adriatico.
E qui, a Riccione, quella Madonna ha dato il nome a una chiesa.
La Madonna che ha smesso di filare
Torniamo a guardarla.
Maria è seduta. Accanto a lei c'è un libro aperto, un cestino da lavoro, la conocchia e il filo.
Ma lei la ragazza non lavora, sembra che abbia interrotto tutto.
Ha abbassato gli occhi. Come se qualcosa di invisibile stesse accadendo dentro di lei. Il lavoro è sospeso. Il libro è aperto, ma non viene letto. Tutto tace. Maria è in ascolto.
Mi colpisce questa immagine perché siamo abituati a pensare alla vita spirituale come a qualcosa che dobbiamo fare: pregare, leggere, impegnarci, lavorare.
Qui, invece, Maria sembra ricordarci che esiste un momento in cui bisogna interrompere ciò che stiamo facendo, per lasciare spazio a ciò che Dio sta facendo in noi.
Il filo della conocchia, lasciato a riposo, ci invita a lasciare per un momento i tanti fili che ci tengono occupati e distratti, per ritrovare quello che ci unisce a Dio.
Viviamo continuamente sollecitati da qualcosa. Notifiche, messaggi, impegni, parole, immagini. Facciamo fatica a fermarci.
La Mater Admirabilis, invece, non fa nulla.
O almeno, così sembra.
Perché nel suo silenzio accade qualcosa di immensamente più grande: la disponibilità ad accogliere Dio. Ma la disponibilità è un atto di fede, che si gusta ancor prima che accada il segno divino.
La giovane Maria, rappresentata prima dell'Annunciazione, sembra già preparare nel suo cuore quello spazio nel quale la Parola potrà diventare carne. È il mistero dell'Incarnazione che si avvicina.
E questa giovane donna, apparentemente immobile, diventa immagine di una vita interamente disponibile a Dio. Si prepara, inconsapevole, a quel gran giorno. Chiude gli occhi, pensa, sogna, prega. Dentro di lei una voce che ancora fatica a riconoscere, ma che la cattura.
Maria non ci guarda. Non sembra chiedere la nostra ammirazione.
È come se ci invitasse a guardare nella sua stessa direzione: verso il mistero di Dio.
E forse è proprio questo il significato più profondo del suo nome.
Mater Admirabilis. Madre Ammirabile.
Non perché desideri essere ammirata, ma perché ci insegna a meravigliarci.
E la meraviglia è la porta della fede.
Ci conduce oltre.
Dalla bellezza che vediamo alla Bellezza che tutti cerchiamo. Questa è davvero la Madonna che invita a cercare Dio dentro di sé. E’ la Madonna del discernimento, della ricerca vocazionale. E’ la Madonna degli adolescenti, di chi prova a farsi le prime domande sulla vita e sulla morte…su Dio.
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Don Franco Mastrolonardo, Sara Giovannelli, Giacomo Ricci
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