Matteo 22,15-21: "Restituire"



Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Matteo 22, 15-21

Testo del Vangelo
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Meditazione
Paolo Curtaz

Si ringrazia l'Autore per la gentile concessione di utilizzo dei contenuti digitali

Meditazione
Bisogna ammettere che la trappola è perfetta. Oggi Matteo ci consegna un brano straordinario da cui è poi scaturita una riflessione proverbiale, un modo di dire che tutti noi conosciamo. Ma bisogna capire bene il contesto. Gesù è ormai abbastanza conosciuto, ma soprattutto sta un po' sulle croste a tutti perché riesce a scontentare tutti quelli che si occupano di fede, i super religiosi come i tradizionalisti, come potremmo dire i rivoluzionari. Gesù scontenta tutti. Ed ecco che allora ci dice Matteo, ci sono due categorie che si rivolgono a lui per fare un interrogativo normale. Si chiedeva al rabbino, ai rabbini di dare una chiave di lettura, un'interpretazione, un consiglio, cosa che vedo succede anche oggi, quando uno mi scrive e dice «ma secondo te questa cosa qua?». Il problema è che a mettersi d'accordo per mettere in difficoltà Gesù sono gli erodiani e i farisei. Forse è meglio ricordarci chi sono i farisei per ushim, sono gli ultras della fede, sono gli ultradevoti, sono quelli che ci credono veramente, quelli che hanno cercato di ravvivare nel popolo l'alleanza. Sono delle bellissime persone, noi abbiamo un'idea un po' sbagliata perché gli evangelisti hanno un po' il dentino avvelenato contro di loro perché saranno gli unici sopravvissuti dopo la distruzione del Tempio e tra quelli che tra virgolette scomunicheranno i discepoli del Nazareno, i Nazrim. Ed ecco interessante perché i farisei, che quindi sono persone molto devote, che vivono la fede, la Torah, che praticano la legge, addirittura pensate la gente è talmente ammirata da loro che quando si tratterà di redigere il nuovo protocollo per i sacrifici e per la liturgia nel tempio ricostruendo, dovranno chiedere anche ai farisei con grande scorno dei Sadducei, che erano gli aristocratici, la gente bene di Gerusalemme. Dall'altra abbiamo invece gli Erodiani, che sono difensori di Erode, Erode il Grande, questo re meticcio, perché non è un ebreo in realtà, che è stato messo sul trono dopo che Roma ha conquistato quella terra quasi un secolo prima, al momento in cui accadono questi fatti. Quindi potremmo dire che gli erodiani sono ultra filo-romani, pensate che addirittura Erode in ringraziamento al fatto che l'imperatore lo aveva messo re della Giudea, Cesare Augusto, gli fa costruire un'intera città sul mar Mediterraneo, appunto Cesarea Marittima. Dall'altra invece i farisei che volendo far tornare Israele alle proprie radici di fatto sono ferocemente anti-romani anche se tengono un po' il piede in due scarpe perché comunque non vogliono creare confusione, non sono gli zeloti che invece vogliono fare la rivoluzione. Ebbene sono due che mai andrebbero d'accordo ma in questo caso poiché Gesù sta sulle croste a tutti si mettono d'accordo perché in il nemico del mio nemico in fondo è il mio amico e pongono a Gesù una domanda imbarazzante: è lecito o no pagare il tributo a Cesare? Di che cosa si tratta? Un ebreo al tempo di Gesù era chiamato a pagare sostanzialmente due tipologie di tasse e quando parliamo di tasse siamo tutti un po' irritati. La prima era la tassa del tempio, noi diremmo l'otto per mille ma neanche. Tu eri costretto tra virgolette in coscienza a versare un piccolo tributo che andava al tempio per la funzione del tempio. La tassa del tempio era però gestita all'interno del popolo di Israele. Sapete che Roma aveva concesso addirittura ai sacerdoti, anche qui appena ricostituiti, di avere una guardia personale perché non potendo i soldati romani in teoria entrare nel tempio in quanto pagani, c'erano le guardie del tempio. Ma la tassa più pesante era invece la tassa che ogni regno dell'impero doveva a Roma per il funzionamento, insomma le tasse servono a questo. E quella però non era tanto gradita, la tassa da dare all'imperatore. Perché? Perché erano comunque soggetti, erano comunque occupati, era comunque dare dei soldi all'invasore. Da qui capite anche la diatriba, Matteone sa qualcosa, perché lui aveva appaltato per conto dei romani la riscossione delle tasse. A Roma non è che interessasse moltissimo, non sapeva manco bene dove fosse la Giudea, però ogni anno pretendeva un tot di tasse per il funzionamento della macchina burocratica. Quindi la domanda che viene posta è lecito o no pagare tributo a Cesare mette Gesù in una situazione terribile. Perché? Se Gesù avesse detto, ah no, assolutamente non bisogna pagare la tassa, cosa che pensano i farisei, ma lo fanno lo stesso, si sarebbe messo dalla parte dei tanti ribelli tipo gli Zeloti. Se Gesù invece avesse detto: "Beh, sì, bisogna pagare la tassa, ci sono gli erodiani", si sarebbe messo contro quelli che invece volevano in qualche modo la resurrezione dello Stato di Israele, della potenza della monarchia davidica. Eh, sono un bel trappolone, no? Perché guardate sempre nelle cose concrete che veniamo fregati. E Gesù, che è un grandissimo, mi piace, mi piacerebbe stare qui a parlarvi della sua capacità politica di stare insieme, di schierarsi, ma dentro, non a destra o a sinistra, non conservatori e progressisti, la vedi da un altro punto di vista, anzitutto smaschera la loro ipocrisia, perché dice, ma fatemi vedere una di queste monete, i farisei fessi gli danno una di queste monete, non potevano tenerle quelle monete perché aveva impressa la faccina dell'imperatore violando il divieto di idolatria del pentateuco e quindi insomma predicano bene, razzolano malissimo, Gesù dice ma chi è sta faccina qua? Allora date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. E così facendo non prende posizione, anzi si ha un po' la percezione che prende un po' per il naso questi tali. Dobbiamo essere sinceri, non sappiamo esattamente che cosa volesse dire Gesù con quella frase. È stata un po' interpretata in mille modi, cioè le cose di Dio più di quelle di Cesare, oppure dobbiamo essere, fare, ma in realtà non sappiamo bene cosa volesse dire Gesù. Forse davvero era un po' una presa in giro per uscire fuori da un inghippo. Eppure ci sono alcuni dettagli che ci aiutano a capire bene il senso.

Di questo episodio, cioè nella scrittura originale in greco, che è l'inglese di allora, i Vangeli sono scritti in greco, c'è scritto non date ma restituite, restituite a Cesare ciò che è di Cesare, restituite a Dio ciò che è di Dio. Cioè la nostra vita è restituzione, San Paolo scriverebbe, cos'hai che non hai avuto? Allora perché ti vanti come se non l'avessi ricevuto? Restituiti a Cesare. Interessante perché è sempre stato qualcosa di molto forte, importante all'interno del cammino della Chiesa e dei cristiani, sin dai primi secoli, dai tempi delle persecuzioni, che proseguono intanto, dei piedi delle persecuzioni, il rapporto con lo Stato, il rapporto con gli organi competenti, il rapporto con la politica, il rapporto con l'economia. Il cristianesimo si è spesso interrogato, a volte ha assunto delle posizioni su cui si è ricreduto, a volte ha capito delle cose nel suo percorso, nel suo cammino. Ma il cristiano, questo probabilmente lo possiamo dire noi oggi, non è uno che vive in una bolla, non è uno che fa la cristolandia, non è uno che pretende che tutti credano a ciò che lui crede o che impone i suoi valori, i suoi principi a tutti gli altri. Certo entra in dialogo, cammina, si confronta, anche dibatte, ma... Come dire, non esiste che siamo nei confronti di Cesare con un livello di superiorità o di pretesa. Interessante da questo punto di vista, almeno a me così mi pare di aver letto, la prima lettura, dovete sapere che è un momento un po' particolare, ma Isaia, il terzo Isaia, cioè il terzo discepolo di Isaia, che è l'ultima parte del libro del Profetasia, un'opera monumentale, il Dante Alighieri della Bibbia,

A un certo punto succede che i deportati in Babilonia finalmente possono tornare in Israele dopo 70 anni quasi. Questo perché c'è stato un rovesciamento di posizione. È arrivato Ciro di Persia che ha sconfitto i babilonesi e di nuovo i nemici dei miei nemici sono i miei amici e dice "bon tornate pure, tornate a casa" eccetera eccetera. Ed è interessante perché il profeta dice "ma Ciro è un eletto, ma è un pagano!" Ciro è scelto da Dio, sì ma manco è giudeo, cioè come dire il date a Cesare quel che è di Cesare significa anche riconoscere nelle persone di buona volontà, nelle persone che davvero vivono a servizio del bene comune, della collettività, del dialogo. Certo che in questa posizione qui forse sarebbe da rivedere un atteggiamento un po' oltransista che a volte tocca certi settori del cristianesimo molto aggressivo per cui gli altri sono tutti nemici, bisogna come dire sguainare la spada. Date Cesare quel che è di Cesare vuol dire il cristiano è colui che è nel mondo ma senza essere del mondo, è colui che riesce a dialogare e fare. Ma, aggiunge Gesù, date a Dio quel che è di Dio, restituiteli ciò che è di Dio. Ma non nel senso di uno che pretende, che noi dobbiamo rendere gloria a Dio perché ci ha dato la vita. No, a me sembra così lontano dal dato biblico questo. Dio creato per amore chi ama non pretende, chi ama non esige, spera, aspetta. Ma l'amore è pura libertà, perciò a volte dobbiamo davvero superare un po' quest'idea di un Dio a cui dobbiamo continuamente rendere conto, ma piuttosto un Dio alleato del nostro percorso di vita, un Dio che ha creato tutto e ce lo ha affidato, questo sì, e forse possiamo da Lui imparare come funziona il mondo. In questo tempo in cui Dio viene un po' strattonato, un po' vilipeso, forse anche da noi cristiani certe volte, vale la pena ricordare che è tutto evento, è tutto grazie, è tutto gratuito, è tutto meraviglia, stupore, ma io non posso imporre uno stupore, io non posso obbligare un giovane a staccarsi dal cellulare per guardare un bellissimo tramonto. è una cosa che avviene passo passo e questo vogliamo fare qui adesso in questo mondo complesso tornare a Cristo ridire Cristo questo non è un tempo di disgrazia ma di grazia non so se avete assistito nelle scorse settimane alla incredibile visita pastorale di Papa Leone in Francia io ho la fortuna di essere francofono quindi ho seguito in diretta tutti quegli eventi e vi posso garantire che allo Stade de France vedere 80.000 giovani Jeune de France, radunati nella fede con freschezza, c'è stata veramente una veglia di preghiera wow, vi posso garantire, che non è scimmiottare i grandi raduni, il vasco è il vasco intendo dire, non è scimmiottare il rischio c'è sempre, ma con tutto il garbo che sanno fare i francesi, che da decenni, da secoli sono minoranza in terra di Francia, i cristiani hanno saputo ridire, no? con Papa Leone che ha detto ai giovani, a noi, a me e a te, siete voi i Santi di Francia. La Francia è stata la seconda nazione per numero di Santi nella storia della Chiesa. Ecco, forse questo ci dà speranza. Forse davvero restituire a Dio vuol dire tornare all'essenziale, forse restituire a Dio vuol dire sai che c'è, benissimo, sii un uomo corretto, coerente, un buon cittadino, tutte le virtù, diceva San Paolo, che gli altri apprezzano, siano dentro di te, ma poi c'è uno scatto in più, che è lui. E l'ultima zampata, l'ultimo incoraggiamento oggi ce l'ho da San Paolo nella seconda lettura, scrivendo ai tessalonicesi, avete sentito, sappiamo bene fratelli amati da Dio che siete stati scelti da Lui, sì sappiamo bene di essere amati, sappiamo bene di essere amati, questo è il cristianesimo, comportiamoci di conseguenza amando, restituendo. Buona domenica.

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