Matteo 18,21-35: "Figli del perdono".



Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Matteo 18,21-35

Testo del Vangelo
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa". Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quel che devi!". Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò". Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Meditazione
Paolo Curtaz

Si ringrazia l'Autore per la gentile concessione di utilizzo dei contenuti digitali

Meditazione
E di nuovo parliamo di perdono, è bello alla fine di quest'estate, all'inizio di settembre, questo incedere, questo sottolineare, questo volere. Ormai nelle nostre comunità, quelle che ancora ci sono, si sta un po' riprogrammando, si sta pensando all'anno pastorale, dipende se da nord o sud. Però un po' prima un po' dopo con settembre, fine settembre iniziando le scuole si inizia poi anche la catechesi, i gruppi, gli oratori eccetera eccetera. Allora è bello mettere un focus su questo perché Così se avete un po' seguito quest'estate, anzi grazie che siete ancora in tanti a seguirmi, sapete che oggi vanno di modo agli short di 30 secondi, io faccio 12 minuti di riflessione, quindi complimenti a voi che resistete, che siete ancora della vecchia guardia, boomer come me, che pensate che certi concetti hanno bisogno di più di 30 secondi per essere espressi.

Avete seguito come prima il doppio registro della confessione di Simon Pietro, Abanias con il vaderetro Satana, poi torna dietro di me, poi abbiamo visto invece domenica scorsa il protocollo del perdono e dicevamo che è per me molto importante ed è sempre più importante. Direi ma ok, proviamo a dare una lettura ai segni dei tempi, lo chiede Gesù, sapete leggere i segni dei tempi perché questo tempo non sapete leggerlo, per dire ok, in questo momento in cui c'è un transito almeno in occidente, un cambiamento radicale, un momento in cui davvero…

Se è perso il diritto internazionale, cioè intendo dire ombre scure di guerra, di violenza, di minacce, ci sono da tutte le parti, noi qui che ci stiamo a fare? Sì, facciamo tante preghiere, e fatele per carità, però probabilmente il Signore ci chiede qualcosa di più forte. Ecco allora il discorso del perdono. Se domenica scorsa la comunità di Matteo ci diceva come hanno interpretato, accolto e capito quello che Gesù diceva loro, Su come perdonarsi, come perdonare, in questa domenica c'è questa domanda ancora, ma chi me lo fa fare? Fammi capire Paolino, questo momento in cui tutti si danno dei santa ragione, in cui i social sono diventati un ring vomitevole, io ci sto veramente solo per senso del dovere portando la parola, se no me ne sarei andato, me ne sarei ritirato qui fra i monti. In cui l'aggressività ha dei livelli, ma neanche l'aggressività, la disumanità, la goffaggine, la rabbia, no? Ha dei livelli inimmaginabili e noi cosa facciamo? Vuoi bene a Gesù? Dai bacino a Gesù? perché dovremmo perdonare, perché non devo difendermi? Certo che ti devi difendere, ma qual è la logica che c'è dietro il perdono?

Ed ecco questa scena magnifica dell'ormai famosissimo Pietro che dice su, ma ascolta, se uno ce l'ha con me fino a quante volte devo perdonare? Fino a sette volte? Urca, sette volte, provate a pensarci veramente. Alla stessa domanda i rabbini contemporanei di Gesù dicevano fino a tre volte, ma al tuo fratello, al tuo fratello di fede, che per un rabbino voleva dire cominciamo ad escludere tutti i pagani, poi escludiamo tutti quelli che non seguono la Torah, non c'era tanta gente sostanzialmente, quindi Pietro dicendo fino a sette volte diceva wow. Interessante perché pensateci un po' se il vostro vicino di casa dice guarda scusami ma l'altro giorno eravamo a cena un bicchiere di troppo io ho espresso dei giudizi su di te e voi che siete bravi siete cattolici seguite Kurtaz ma dai vabbè pazienza poi lui torna dopo mezz'ora e dice guarda scusa nel frattempo ho incontrato anche la portinaia e ho di nuovo parlato male di te che fate lo perdonate? o non vi sentite piuttosto presi per i fondelli? Pietro giustamente pensa di fare qualcosa di grande, di straordinario e Gesù rilancia. Interessante perché qui dietro c'è una cosa che viene ripresa, cioè l'Amec che dice uno dei discendenti di Noè, di Caino, che dice «Gli altri ti perdono ma io te regno sostanzialmente, la mia vendetta». Al punto che poi è interessante perché quel famoso occhio per occhio, dente per dente, che noi vediamo un pochettino come un eccesso, era una bella forma, cioè di dire guarda la reazione deve essere proporzionata all'azione, tu non puoi ammazzare uno che ti ha cavato un occhio. Occhio per occhio, dente per dente, quindi era una forma, ma Gesù scompiglia, spariglia, dice no, tu devi perdonare sempre, 70 volte 7, vuol dire sempre, vuol dire non porti il problema Pietro, vuol dire alla comunità e a noi, anche se il mondo è così aggressivo, anche se ti sembra davvero che tutto finisca, tu però diventa figlio del perdono, perché? Perché sei stato perdonato. Ecco allora la bellissima, terribile, tragica parabola del servo debitore, che forse dobbiamo attualizzare per capire la portata destabilizzante di questa piccola parabola. La parabola di Gesù è veramente inquietante, questi due servi, il primo che deve al padrone 10.000 talenti. Ora ovviamente è una cosa enorme, gigantesca, assurda, paradossale, un talento sono 36 kg, un'unità di misura, quindi fate voi se sono tra 26 e 36 kg d'oro o d'argento, Per avere un ordine di idee, con un talento si poteva mantenere all'epoca di Gesù una barca triremi, cioè tre strati di remi con tutto l'equipaggio per un mese. Quindi è una roba assurda il prodotto interno lordo di un grande paese, nessuna persona privata, nessuna azienda potrebbe fare così tanti debiti. Ok, è un paradosso. Quindi non c'è possibilità di restituire. Quando anche tu vieni messo a lavorare a schiavitù a tasso zero, tu, i tuoi figli, i figli dei tuoi figli, tutto non è possibile. E il padrone, ripeto, è una parabola paradossale, dice ok, lasciamo stare. Questo esce, incontra uno che gli deve 200 talenti, che non sono pochi. Un talento, ricordate, un denaro è una giornata di lavoro, quindi 200 sono 9 mesi di stipendio. è questo tale che appena ricevuto il condono di una cifra astronomica invece manda in carcere l'altro, al che gli altri servicoli dicono: "ma guarda un po' questo delinquente, il padrone che appena condonato il debito di 10 mila, ti rispetta te che ti sistemo io". Insomma la parabola è molto chiara. "Paolino, sai perché sei chiamato a perdonare chiunque? Perché il debito che ti è stato condonato è immensamente di più". Perché non siamo migliori, perché non siamo giustini, perfettini. Questo è assurdo perché a volte mi sembra che ci sia un po' questa sindrome del bravo ragazzo fra noi cattolici, cioè di dire ah no però io sono diverso, ah no però io eccetera eccetera. In realtà Gesù azzera questa cosa, dice ma no ma esci da un'altra logica, la logica per cui tu sei chiamato a perdonare e portare il perdono è perché alla fine sei stato perdonato più di chiunque altro. Allora parliamo del perdono se volete. Non si perdona mai perché si è migliori, perché si pensa che poi l'altro cambi con il nostro perdono. Il perdono è una questione di volontà, non di emozione. Io posso essere stato ferito, posso essere profondamente turbato da una persona che mi ha fatto del male, ma quando uno dice «perdono ma non dimentico» non è un'amnesia il perdono. Io ti perdono perché ne ho bisogno io, non perché poi tu cambi, anzi a volte ci sono situazioni in cui l'altro non sa nemmeno di essere stato perdonato, non gliene può fregarne meno. Il perdono è qualcosa che ci rende da un certo punto di vista simile a questo padre che fa piovere sui giusti e gli ingiusti, appunto a me è stato condonato 10.000 talenti e quindi è inutile che mi arrabbi, io ho bisogno del perdono. L'odio, la rabbia non distrugge l'oggetto della mia rabbia, distrugge chi prova rabbia, distrugge me che sono arrabbiato per questa situazione. Ecco, il perdono vuol dire anche provare a ricucire, poi se è possibile, è una cosa che io lo faccio per poter poi vivere il mio rapporto con me stesso e con gli altri in maniera diversa.

Interessante perché giustamente Isaia dice che non c'è pace senza giustizia e poi San Giovanni Paolo II aggiunge in maniera inattesa che non c'è giustizia senza perdono. Cioè a un certo punto il perdono sovrasta la giustizia. Pensate al conflitto arabo-israeliano, pensate alla conta dei morti che si fa. Poter dire ascolta resettiamo, facciamo un passo in avanti, facciamo qualcosa, riconosciamo la sofferenza gli uni degli altri e credo anche che il perdono sia anzitutto qualcosa che dobbiamo dare a noi stessi perché spesso abbiamo un rapporto disturbato con il nostro intimo, alla fine non ci piacciamo oppure ci esaltiamo facendo finta che non ci sia nombra, ecco tutto questo entra in questo pacchetto perdono In cui Gesù sorridendo dice ciccio lascia stare perché a te è stato perdonato tante tante volte di più vivi come figlio del perdono. Io non so se sia possibile quello che dice Gesù, so che è chiesto all'interno della comunità, è chiesto a chi ha scelto Gesù come maestro di vita, a chi ha deciso di dire ok signore ti do una mano, ci sto in questo grande sogno, in questa profezia che è la Chiesa. Almeno fra di noi sì, a volte invece trovo che manca l'ABC anche all'interno delle nostre comunità, anche all'interno del nostro percorso, anche all'interno del nostro cammino. Ecco allora che il Vangelo di oggi ci arriva veramente come una staffilata, come dire, ascolta, provare a ridefinire e qui dentro in questo mondo rissoso, costruendo il mio metro quadrato di pace, qualcuno mi ha detto il metro cubo, vero, anche sopra, tutto intorno, noi possiamo davvero fare la differenza. Non so se è perdente, non so se poi alla fine i cattivi arriveranno e ci sbraneranno, non lo so, non so se vincerà la follia che sta contagiando persona per persona questo mondo. Io so che voglio fare diversamente e Gesù mi spiega perché. Scopriti amato, scopriti perdonato, scopriti pacificato, scopriti dentro un grande progetto che possiamo realizzare concretamente a partire da domani mattina. Perché è lì che si vede, poi ripeto, detto così sembriamo tutti Santa Teresa, Madre Teresa di Calcutta, no, facciamo quel che possiamo, però perdonare può essere il primo passo, sappiatevi amati perché lo siete, scegliete di amare se lo volete, buona settimana.

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