Matteo 15,13-20: "Una domanda che attraversa tutto il Vangelo".



Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Matteo 16,13-20

Testo del Vangelo
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Recita
Miriam Mosca

Musica di sottofondo
Gabriele Fabbri

Meditazione
Suor Nella Letizia Castrucci

Meditazione
In tutto il vangelo è sottesa una domanda: “Chi è Gesù?”. E l’evangelista Matteo presenta qui un ribaltamento, perché stavolta è Gesù che chiede: “Chi sono io per te?”. Ed è molto diverso mettere noi in questione una persona, o accettare noi di mettersi in questione e di rispondere.

Questo è un brano che fa da cerniera tra la conclusione delle attività di Gesù in Galilea e l’inizio del cammino verso la croce. Siamo a Cesarea di Filippo, all’estremo nord del Paese, in piena zona pagana. È interessante notare che siamo molto distanti da Gerusalemme, praticamente al vertice geografico opposto rispetto a dove si trova la “città santa”, e proprio in questa zona estremamente “periferica” e pagana risuona la confessione messianica di Pietro, cioè il riconoscimento di Gesù come Messia.

Inizialmente Gesù domanda: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?». Le risposte dei discepoli esprimono le voci del popolo, ora diremmo il mainstream. E le voci dicono, oltre al Battista, Elia, che era il profeta atteso come precursore del Messia, Geremia, profeta che, nella sua esperienza di rifiuto e sofferenza, preannuncia il rifiuto e la sofferenza del Messia, o un altro dei profeti.

Dopo la domanda sul mainstream, ecco la domanda più coinvolgente, che va a toccare la persona stessa dei discepoli. «Ma voi, chi dite che io sia?». Tosto Gesù! Va a coinvolgere direttamente i Dodici e lo fa con questa iniziale particella avversativa, “ma”, come a porre un netto stacco, una cesura, anche perché i tre citati erano tutti morti, quindi dire che Gesù era uno di questi profeti era un po’ come considerarlo un “caro estinto”, cosa ben lontana da quello che Gesù è.

Simon Pietro risponde per tutti: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Altro che “caro estinto”… Gesù è “il Figlio del Dio vivente”. Il nostro Dio è un Dio vivente, un “Dio con noi”, che è la traduzione della parola Emanuele in ebraico, immanú El, che più esattamente andrebbe tradotto “con noi Dio”, che è come dire che Dio mette l’uomo al primo posto, si pospone a lui. Meraviglioso il nostro Dio!

Nella versione di questo brano di Marco e Luca non c’è una risposta di Gesù alla confessione di Pietro, ma entrambi riportano solo l’ordine di tacere, cosa che fa anche Mt, ma dopo la risposta di Gesù.

In Matteo, appunto, Gesù dapprima dichiara beato Pietro, anzi dichiara beato Simone, con il patronimico bar Iona, cioè figlio di Giovanni, unica volta in cui un discepolo viene definito beato nei vangeli. Questa dichiarazione di Gesù riecheggia l’inno di giubilo che Gesù fa al cap. 11: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (25-27). La confessione di Pietro non è merito suo, è merito del Padre, non del padre biologico, ma di Dio Padre. Quindi non è merito della sua intelligenza: “carne e sangue” è un’espressione biblica proprio per indicare l’uomo nella sua fragilità, nella sua umanità, in contrapposizione all’onnipotenza di Dio.

All’iniziativa rivelatrice di Dio corrisponde ora quella di Gesù, che si proietta nel futuro, promettendo a Pietro il primato sulla comunità cristiana. E questa promessa è associata all’imposizione di un nome nuovo, che, secondo la tradizione biblica, designa il conferimento di un incarico: Simone diviene Pietro, la pietra fondamento dell’edificio della Chiesa, con la rassicurazione che le forze del male e della morte non potranno mai avere il sopravvento su di essa. Rassicurazione molto necessaria per Pietro, ma anche per tutti noi, che a volte ci sentiamo sopraffatti dal male.

Per concludere, torno al mainstream. Qual è il mainstream su Gesù oggi? Sicuramente un personaggio storico, un personaggio che ha fatto del bene, un profeta. Al Signore sta a cuore saperlo, ora come allora, però la domanda vera è quella preceduta da quella particella molto incalzante: “Ma tu, chi dici che io sia?”. Credo che questo vangelo avrà sortito l’effetto che il Signore vuole se noi ci faremo interpellare da questa domanda e troveremo una risposta personale, certamente mettendoci in preghiera, perché, come dice Gesù a Pietro, gliel’ha rivelata il Padre. Quindi la risposta non deve essere frutto dell’intelligenza, ma di una rivelazione che ci viene dalla preghiera. Ecco allora, portiamoci via questa domanda: “Ma voi, ma tu, chi dici che io sia?”.

Buona risposta e buona domenica!

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