Testo della catechesi
Negli episodi precedenti abbiamo scoperto che la chiave di lettura dell’affresco è racchiusa in tre parole: Lumen Gentium Christus.
Abbiamo capito che Giovanni Lerario non ha dipinto il Paradiso, ma ha voluto tradurre in immagini la grande visione della Chiesa proposta dal Concilio Vaticano II.
Ma c’è ancora un particolare che ci sfugge.
Un dettaglio che, se compreso, illumina definitivamente tutto l’affresco. Ed è il dettaglio che, personalmente, ha sciolto ogni dubbio circa la tesi fin qui sostenuta.
La Costituzione Lumen Gentium, al numero 2, descrive così la Chiesa:
«La Chiesa, già annunciata in figure fin dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo d’Israele e nell’antica Alleanza, avrà il suo glorioso compimento alla fine dei secoli. Allora tutti i giusti, a partire da Adamo, “dal giusto Abele fino all’ultimo eletto”, saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale.»
È un testo straordinario.
Perché ci dice che la Chiesa non nasce semplicemente il giorno di Pentecoste.
La sua storia comincia molto prima.
È preparata nell’Antico Testamento.
Nei patriarchi.
Nei profeti.
Nelle grandi figure che hanno annunciato, preparato e prefigurato la venuta di Cristo.
Ed ecco spiegata la presenza, nell’affresco di Lerario, di Abramo, Mosè, Davide, dei profeti e perfino di Melchisedek, misteriosa figura che la tradizione cristiana ha sempre visto come prefigurazione di Cristo, Sommo Sacerdote.
Ma proprio leggendo attentamente la Lumen Gentium nasce una domanda.
Se il Concilio cita esplicitamente Abele, cioè parla di una Chiesa ab Abel, perché nell’affresco non lo troviamo?
Possibile che Lerario, così preciso e attento in ogni dettaglio, abbia dimenticato proprio il personaggi con cui il Concilio apre l'idea di Chiesa universale, cioè dal giusto Abele fino all'ultimo eletto?
La risposta è sorprendente.
Abele c’era.
Era stato realmente dipinto. Lo vengo a scoprire solamente dopo aver parlato con un signore della parrocchia Roberto Cesarini che aveva fatto studi sulla Chiesa Mater Admirabilis in occasione dei suoi 100 anni.
Mi ha fatto avere una vecchissima fotografia prima dell'inaugurazione ufficiale.
Proprio sotto il Cristo Pantocratore compariva il corpo di Abele, riverso accanto all’altare del sacrificio.
Successivamente, però, don Mario Molari e lo stesso Lerario presero una decisione.
Quella figura appariva troppo drammatica.
Troppo dominante.
Così decisero di coprirla con una grande nube.
È lo stesso don Mario Molari a raccontarlo nel giornalino parrocchiale di quegli anni:
«Da subito decidemmo, assieme all’autore, che il corpo di Abele sanguinante ai piedi dell’ara sacrificale dominasse troppo la scena e così lo stesso Lerario lo coprì con una nuvola, dando l’opera finita così come la vediamo oggi.»
Ed ecco il particolare decisivo.
Abele non era stato dimenticato.
Era stato pensato e dipinto.
Solo successivamente nascosto.
Questo significa che Lerario e don Mario Molari stavano seguendo con straordinaria fedeltà il testo della Lumen Gentium.
Si potrebbe quasi dire che questo affresco sia una traduzione pittorica della Costituzione conciliare.
Ma c’è un’ultima conseguenza, forse la più bella.
Se la Chiesa parte da Abele, allora non racconta soltanto la storia dei cristiani.
Racconta la storia dell’umanità.
Una Chiesa che parte da Abele significa una Chiesa che cammina insieme all’uomo fin dall’inizio della sua vicenda.
Ed è proprio quello che il Concilio afferma qualche pagina più avanti, quando scrive che «tutti gli uomini sono chiamati a formare il Popolo di Dio» (Lumen Gentium, 13).
Non una Chiesa chiusa in se stessa.
Non una Chiesa che guarda solamente ai propri confini.
Ma una Chiesa che riconosce l’opera di Dio nella lunga storia dell’umanità e che cammina verso tutti gli uomini.
A questo punto non ci rimane che lasciarci illuminare da questo meraviglioso affresco. Una meraviglia che si concentra nell'immagine di Maria al centro dell'opera. Non per niente il suo titolo è Mater Admirabilis.
E allora tutto si compie.
Cristo è la Luce.
Maria, che è la Chiesa riflette quella Luce.
La nostra vista si posa naturalmente su di lei, la Madre da ammirare.
L'ammirazione, la meraviglia non è semplicemente uno stupore estetico.
È il primo passo della fede.
Oh Maria Mater Admirabilis
Tu che sei tanto bella per quanto ami,
fa che contemplando il tuo volto
rimaniamo anche noi abbronzati
dell'amore risplendente di Gesù.
Amen
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Don Franco Mastrolonardo
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