Testo della catechesi
Il primo indizio è questo: ciascun santo è riconoscibile.
Cosa vuol dire?
Giovanni Lerario non dipinge una folla indistinta di beati. Lerario vuole che tu riconosca ogni singola persona.
E qui troviamo una differenza enorme rispetto alle rappresentazioni tradizionali del paradiso.
Quando i grandi artisti della storia hanno dipinto il paradiso, raramente si sono preoccupati di far riconoscere una per una tutte le figure rappresentate. Pensiamo al Beato Angelico, a Giotto, al Tintoretto. Le loro schiere celesti sono popolate da santi, angeli e beati immersi nella luce della gloria. Alcuni personaggi possono essere identificati grazie ai loro attributi, ma molti altri rimangono volutamente anonimi.
D'altronde lo scopo era trasmettere un'atmosfera: la pace del cielo, la gioia dei salvati, la comunione dei santi. Nessuno si aspetta di entrare ad esempio davanti al Giudizio Universale del Tintoretto al Palazzo ducale, e contare e nominare le 500 le figure celesti dipinte.
Giovanni Lerario, invece, compie una scelta completamente diversa.
Ogni personaggio del suo affresco ha un'identità precisa. Ogni volto racconta una storia. Ogni figura possiede un dettaglio che permette di riconoscerlo.
È come se il pittore ci dicesse continuamente: "Fermati. Guarda bene. Cerca di capire chi hai davanti."
Per questo dissemina l'opera di simboli, attributi, iscrizioni e persino nomi.
Prendiamo, ad esempio, san Gregorio Magno. Accanto a lui compare un libro sul quale si legge il titolo della sua opera più famosa: la *Regola Pastorale*. È come se il pittore ci lasciasse un indizio per aiutarci a riconoscerlo.
Poco sopra troviamo san Silvestro. E qui Lerario compie una scelta curiosa. Il nome del santo è scritto direttamente sulla mitra che porta sul capo.
Ora, a dire il vero, c'è un piccolo problema. Al tempo di san Silvestro la mitra non esisteva ancora. Quel caratteristico copricapo dei vescovi sarebbe comparso molti secoli più tardi, nel Medioevo.
Perché allora dipingerlo con una mitra?
La risposta è semplice. Lerario non sta cercando di ricostruire una fotografia storicamente perfetta del IV secolo. Sta cercando di parlare al visitatore che entra in chiesa. Vuole che chi osserva l'affresco possa riconoscere immediatamente un vescovo, e persino identificarne il nome.
In altre parole, la precisione storica dei dettagli passa in secondo piano. Piuttosto i dettagli servono a rendere ogni personaggio riconoscibile.
Lo stesso accade in tutto l'affresco.
Più lo si osserva e più si comprende che ogni personaggio è stato scelto con attenzione e collocato lì per essere riconosciuto.
Questo indizio ci provoca ad andare più a fondo.
Se Lerario avesse davvero voluto rappresentare il paradiso, perché impegnarsi tanto a identificare uno per uno tutti questi personaggi?
Perché mettere in evidenza proprio i loro nomi, le loro opere, la loro storia?
E soprattutto, perché rendere immediatamente riconoscibili figure come Origene, Leonardo da Vinci, Clemente XIV o Alessandro Manzoni, sapendo che non erano e non saranno mai canonizzati?
Forse perché il suo obiettivo non era mostrarci il racconto del cielo ma della terra?
Forse…, ma andiamo per ordine e passiamo al secondo indizio
Recita
Don Franco Mastrolonardo
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