INNO LODI PENTECOSTE
Giorno d'immensa gioia
nella città di Dio:
la fiamma dello Spirito
risplende nel cenacolo.
Si rinnova il prodigio
degli antichi profeti:
una mistica ebbrezza
tocca le lingue e i cuori.
O stagione beata
della Chiesa nascente,
che accoglie nel suo grembo
le primizie dei popoli!
E' questo il giubileo
dell'anno cinquantesimo,
che riscatta gli schiavi
e proclama il perdono.
Manda su noi, Signore,
il dono del tuo Spirito,
concedi al mondo inquieto
la giustizia e la pace.
O luce di sapienza,
rivelaci il mistero
del Dio trino ed unico,
fonte d'eterno amore. Amen.
Canta Rachele Consolini. Musica Rachele Consolini e RaDioLuce
Questo è un magnifico inno di Pentecoste. Non è antico, ma il testo certamente attinge ai Padri della Chiesa.
Ha un tono luminoso, quasi esplosivo: dopo il silenzio dell’attesa nel Cenacolo, improvvisamente tutto si accende di fuoco, voce, missione e gioia.
L’inizio è già tutto un programma:
“Giorno d’immensa gioia
nella città di Dio”
La Pentecoste viene vista come la nascita pubblica della Chiesa.
Non più apostoli chiusi per paura,
ma uomini trasformati dallo Spirito Santo.
La scena centrale è naturalmente il Cenacolo:
“la fiamma dello Spirito
risplende nel cenacolo.”
La “fiamma” richiama il racconto degli Atti degli Apostoli:
lingue come di fuoco scendono sui discepoli.
Il fuoco, nella Bibbia, è simbolo di:
presenza divina,
purificazione,
luce,
forza trasformante.
Non distrugge:
illumina e accende.
Molto bella anche la seconda strofa:
“Si rinnova il prodigio
degli antichi profeti”
Qui l’inno collega Pentecoste all’Antico Testamento.
I profeti parlavano mossi dallo Spirito di Dio; ora quello stesso Spirito viene donato a tutta la Chiesa.
E poi arriva un’espressione splendida:
“una mistica ebbrezza”
È un riferimento diretto alla Pentecoste:
gli apostoli parlano con tale entusiasmo che alcuni li credono ubriachi.
Ma è una “ebbrezza” spirituale:
la gioia di Dio che rompe la paura.
Storicamente questo linguaggio era molto amato dai Padri della Chiesa e dagli inni medievali:
lo Spirito viene descritto come vino nuovo, fuoco, vento, canto.
La terza strofa è profondamente ecclesiale:
“O stagione beata
della Chiesa nascente”
Qui la Chiesa appare come una madre che:
“accoglie nel suo grembo
le primizie dei popoli”
È l’inizio della missione universale:
non più un piccolo gruppo chiuso,
ma un Vangelo destinato a tutti i popoli.
Molto interessante anche il riferimento:
“all’anno cinquantesimo”
Qui entra il simbolismo biblico del Giubileo ebraico.
Nel Libro del Levitico, ogni cinquantesimo anno:
gli schiavi venivano liberati,
i debiti rimessi,
la terra restituita.
La Pentecoste cristiana viene interpretata come il vero Giubileo:
lo Spirito libera interiormente l’uomo.
Bellissima poi la preghiera attualissima:
“concedi al mondo inquieto
la giustizia e la pace.”
Lo Spirito non riguarda solo la vita interiore:
trasforma anche il mondo umano.
E infine, come spesso negli inni liturgici, tutto si apre al mistero della Trinità:
“del Dio trino ed unico”
Spiritualmente questo inno è pieno di movimento:
vento,
fuoco,
lingue,
missione,
gioia.
È la Chiesa che passa dalla paura all’annuncio.