Gesù premio e corona (Festa di un/a santo/a)



Gesù, premio e corona
dei tuoi servi fedeli,
glorifica il tuo nome.

Concedi alla tua Chiesa,
che venera la tua santa preziosa,
la vittoria sul male.

Seguendo le tue orme
sulla via della croce,
ella piacque a Dio Padre.

Sapiente e vigilante,
testimoniò il Vangelo
in parole e in opere.

Dalla città dei santi,
dove regna gloriosa,
ci guidi e ci protegga.

A te Cristo sia lode,
al Padre e allo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

Eugenio Savino. Canta Susanna Rossi. suona Eugenio Savino.

“Gesù, premio e corona” è un inno molto amato nella Liturgia delle Ore, soprattutto nelle feste dei santi, dei martiri e dei confessori della fede.
Il titolo latino originale è:

Jesu, corona celsior
oppure in alcune versioni:
Jesu, corona virginum

a seconda della categoria di santi celebrata.

L’immagine della “corona” è centralissima nella spiritualità cristiana antica.

Oggi la corona fa pensare soprattutto al potere o alla regalità, ma nei primi secoli cristiani indicava soprattutto:

la vittoria,
il compimento,
la fedeltà premiata.
Deriva dal mondo greco-romano:
gli atleti vincitori ricevevano una corona d’alloro. I cristiani ripresero questa immagine per parlare della vita spirituale.

Per questo Cristo viene chiamato:

“premio e corona”

cioè:

il traguardo del cammino umano,
ma anche colui che dona la vittoria.
È molto bello: il cristiano non corre “per ottenere qualcosa”, ma per incontrare Qualcuno.

Storicamente questi inni nascono nell’ambiente monastico latino tra il VI e il IX secolo.
Erano usati nelle feste dei santi per sottolineare che:

la santità non è eroismo individuale,
ma partecipazione alla gloria di Cristo.
Molte strofe parlano infatti di:

vergini consacrate,
martiri,
confessori,
anime fedeli.
Cristo appare come:

sposo,
luce,
ricompensa eterna.
Nella spiritualità medievale c’era una fortissima idea sponsale:
l’anima cerca Cristo come suo amore definitivo.
Per questo il linguaggio degli inni a volte è molto tenero e luminoso.

C’è anche un forte fondamento biblico.
Nel Seconda lettera a Timoteo, San Paolo scrive:

“Mi resta soltanto la corona di giustizia.”

E nell’Apocalisse la corona ritorna continuamente come simbolo della vita eterna.

Spiritualmente l’inno comunica una cosa molto profonda:
la fede non è solo fatica o rinuncia.
C’è una gioia promessa.
C’è una meta luminosa.

E quella meta non è un luogo astratto:
è Cristo stesso.

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