E' asceso il buon Pastore (Tempo Pasquale)



Testo dell'inno
E' asceso il buon Pastore
alla destra del Padre,
veglia il piccolo gregge
con Maria nel cenacolo.

Dagli splendori eterni
scende il crisma profetico
che consacra gli apostoli
araldi del Vangelo.

Vieni, o divino Spirito,
con i tuoi santi doni
e rendi i nostri cuori
tempio della tua gloria.

O luce di sapienza,
rivelaci il mistero
del Dio trino ed unico,
fonte d'eterno amore. Amen.

Musica e canto
Rachele Consolini e i Ra.Dio.Luce

Questo inno appartiene al tempo liturgico tra Ascensione e Pentecoste: quei nove giorni in cui la Chiesa vive spiritualmente l’attesa dello Spirito Santo insieme a Maria e agli apostoli nel Cenacolo.
È un testo relativamente recente rispetto agli inni antichi latini, ma costruito con immagini profondamente bibliche e liturgiche.

La prima strofa è molto bella perché unisce due scene:

* Cristo che ascende al cielo,
* gli apostoli raccolti nel Cenacolo.

“È asceso il buon Pastore
alla destra del Padre”

Qui Gesù viene chiamato “buon Pastore”, immagine tipica del Vangelo secondo Giovanni (“Io sono il buon pastore”). Anche se ascende al cielo, non abbandona il suo gregge:

“veglia il piccolo gregge”

È una frase che richiama anche il senso di fragilità della Chiesa nascente: pochi uomini, impauriti, chiusi nel Cenacolo… eppure custoditi da Cristo.
E poi compare Maria:

“con Maria nel cenacolo”

È un’immagine importantissima nella spiritualità cristiana. Maria viene vista come la donna dell’attesa e della preghiera, presente nel momento in cui nasce la Chiesa missionaria.

La seconda strofa usa un linguaggio molto simbolico:

“scende il crisma profetico”

Il “crisma” è l’olio della consacrazione. Qui diventa immagine dello Spirito Santo che unge gli apostoli e li trasforma:

* da uomini timorosi,
* ad “araldi del Vangelo”.

C’è un forte richiamo alla tradizione biblica: re, sacerdoti e profeti venivano consacrati con l’olio. Ora è lo Spirito che consacra interiormente.

Molto intensa anche la terza strofa:

“rendi i nostri cuori
tempio della tua gloria”

Qui emerge una delle idee centrali del cristianesimo: Dio non abita più soltanto nel tempio di pietra, ma nel cuore dell’uomo. È una spiritualità molto paolina: il cristiano diventa dimora dello Spirito.

L’ultima strofa è quasi una professione di fede trinitaria:

“del Dio trino ed unico”

Questa conclusione è tipica degli inni liturgici: dalla preghiera affettiva si passa alla contemplazione del mistero di Dio.

Nel complesso, l’inno ha un tono molto “cenacolare”:

* silenzio,
* attesa,
* preghiera,
* missione imminente.

È il clima dei giorni in cui la Chiesa attende il fuoco della Pentecoste.

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