Gesù si incontra dentro le relazioni (Testimonianza)



Testo della testimonianza
Credo che le lunghe camminate offrano sempre panorami più belli e mostrino poi le mete più soddisfacenti. Credo che dopo salite infinite ci siano discese che ti consolano. E credo anche che i sentieri, le strade percorse in compagnia, siano quelli che poi ti regalano qualche frammento dell'altro e smuovono qualcosa dentro di te».

Ecco, se devo raccontare e descrivere ciò che è stata la convivenza spirituale per me, ciò che ho vissuto e le emozioni che ho provato, userei proprio questa immagine, quella del cammino. È stato un cammino lungo, tre settimane non sempre semplice e in discesa, che all'inizio mi spaventava. Avevo il timore di non riuscire a conciliare la mia vita di tutti i giorni con la quotidianità della convivenza. Avevo forse anche paura di non riuscire a starci dentro. Poi è come se avessi percepito un tocco delicato sulle mie spalle, una voce che mi ha sussurrato «Vai Marta, fidati, vivila». E in realtà mi rendo conto ad oggi di quanto queste parole si siano rivelate vere e significative, quanto sia stato importante per me ascoltarle, perché la convivenza non mi ha tolto tempo, mi ha dato invece la possibilità di riscoprirlo, di viverlo e gestirlo in maniera diversa. È stato uno stop necessario per rallentare, per riprendere fiato, per fermarmi davvero e ascoltarmi. In queste tre settimane il rumore che sentivo e la frenesia che vivevo si sono acquietati ed è stato strano percepire come nel corso dei giorni ogni volta che ritornavo qui al punto dopo una giornata di lavoro mi sentissi serena e leggera. Mi bastava salire le scale prima dell'ingresso per alleggerirmi, per sentirmi a casa. Mi ha invaso fin da subito un forte senso di ospitalità e di accoglienza. A partire dal primo momento che ho varcato la soglia e mi ha colto il sorriso della Gennj. Non mi sono mai sentita fuori posto, anzi ho percepito la sensazione che qui, in questo tempo e in questo luogo, ci fosse uno spazio dedicato a me. La convivenza è stata quindi una riscoperta, riscoperta di me e soprattutto della mia spiritualità. Ho imparato che la fede non è immergersi in una bolla, al contrario è aprirsi all'altro. È ritagliarsi determinati momenti durante la giornata, durante i quali ho reimparato a guardarmi dentro senza paura, scoprendo via via che la fede non è fatta di risposte pronte, ma di domande che trovano il coraggio di essere fatte. La spiritualità si è così intrecciata alla quotidianità dei giorni vissuti qui, alla condivisione della stessa. Dio non è stato solo nel tempo della preghiera e della meditazione, ma si è seduto a tavola con noi, nei racconti della sera, negli risate stanche e nei gesti di cura reciproca, nei volti delle persone con cui ho condiviso questo cammino. La spiritualità è stata quindi il respiro di queste tre settimane. La relazione e la convivenza ne è stato invece il battito cardiaco. Durante questi giorni ho imparato che la fede non è un affare privato che coinvolge solamente me e il Signore. Ho scoperto che non si può andare verso l'alto se non si impara a camminare accanto a chi ci sta vicino, a tenere il passo di chi è al tuo fianco. Ed è per questo che ringrazio il Signore per i compagni di viaggio che mi ha fatto incontrare. Per aver avuto la possibilità di camminare con ognuno di loro. Eli, Cami, Virgi, Chiara, Giacomo, Edo e Matte. Bale, Sisi, Pilli e Santi. Tutti voi siete stati per me uno specchio. Nei vostri pregi ho visto orizzonti nuovi. Nei vostri spigoli ho spesso rivisto i miei limiti. Nelle vostre storie ho ritrovato qualcosa di me. E mi sono accorta come le diversità tra di noi non siano state mure imbalicabili, ma motore per creare via via dei legami sempre più autentici. Credo che la condivisione della quotidianità sia stata la chiave di volte in questo, perché ha mostrato la profonda umanità di ognuno di voi, perché ha fatto crollare le barriere, perché mi ha fatto capire che al di là dei vissuti personali, delle fragilità, siamo molto più simili di quello che sembra. Questi legami, forgiati nel quotidiano, mi hanno reso ancora più consapevole di quanto l'altro sia un dono, anche se a volte è difficile da riconoscere, perché in ognuno di voi ho rivisto una piccola parte di me.

Vi ringrazio per esservi fatti conoscere, per esservi aperti e per aver condiviso con me un frammento di voi, come la fragilità dell'Eli, la dinamicità della Cami, la delicatezza della Chiara, la sensibilità della Virgi, la semplicità di Edo, la sincerità di Matte e la riflessività di Giacomo. La spontaneità e la cura della Vale, di Sisi, Santi e Lapilli, il non giudizio e l'apertura di Don Franco, della Gennj e della Patti.

Termino questa convivenza sentendomi migliorata e alleggerita, con la consapevolezza che la fede e la spiritualità non sono un rifugio dove nascondersi, ma una ricarica per tornarci con occhi nuovi.

Di fatto questi giorni hanno segnato in un qualche modo un nuovo modo di camminare e di essere.

Porto con me e custodisco i vostri volti, i sorrisi, le parole e i gesti, e la consapevolezza che il Signore si mostra nei momenti più inaspettati e nei nascondigli poco illuminati, perché non abita solo nel silenzio della preghiera, ma vibra nella misericordia, nella volontà di volersi bene ogni giorno, nella pazienza di tenere sempre accesa la fiamma.

Recita
Marta Ricci
Convivenza spirituale al Punto giovane di Riccione dal 9 al 28 marzo 2026

Musica di sottofondo
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