Il Diavolo, il grande provocatore del Male
Ora sappiamo come è andata a finire nel paradiso terrestre. Eva prende il frutto proibito e lo condivide con Adamo.
Il risultato è tragico: si aprono si gli “occhi” come promesso dal serpente, ma solo per conoscere la nudità, il bisogno e la paura, mentre si incrina profondamente la relazione con Dio, con l’altro e con il creato. E come una mamma che aveva avvertito il figlio del mal di pancia dopo aver mangiato troppa cioccolata, Dio non aggiunge castighi arbitrari, perché, come nell'esempio, la cioccolata farà venire il mal di pancia al bambino, e così Adamo ed Eva si autopuniscono attraversogli effetti disastrosi del male sulle relazioni umane e con il creato.
Ma prima di entrare e approfondire il passaggio dalla libera scelta alla punizione punizione, che apre il tema complesso del peccato morale, come lo chiama sant'Agostino, voglio fermarmi sulla spinta tentatrice che provoca la scelta dell'uomo. Nella bibbia abbiamo visto che le insinuazioni arrivano dalla voce del serpente, ma è ovviamente un genere narrativo. Un serpente non parla. Invece le voci, i pensieri, le provocazioni mentali o immaginative quelle si avvengo realmente. E noi cristiani sappiamo chi le provoca...
Ma chi è costui che prende forme, aspetti, voci, pensieri, insinuazioni e non ci da pace per tutta la vita? Oggi introduciamo la figura del diavolo il tentatore, che non è il Dio del male, come spero abbiate capito dalle precedente catechesi, bensì il provocatore del male. Ma andiamo per ordine.
Nel film state buoni se potete la figura del diavolo è esposta in maniera simpatica e leggera, ma molto molto interessante. Intanto prende sembianze umane come la bella mora, o il pentolaio che guarda caso stanno sempre nell'officina di fronte all'oratorio quasi a prendersi cura, in modo malevolo, dei ragazzi di san Filippo. Poi il diavolo lo troviamo in modo invisibile nel comportamento dei ragazzi che don Filippo redarguisce con un scappellotto sulla testa giustificando poi che lo ha dato al diavolo. Si perchè il diavolo si insinua nella testa, nei pensieri e di li comincia la sua provocazione.
Quindi la simbologia del diavolo nel vecchio film di Johnnj Dorelli finalmente supera quell' orrendo immaginario collettivo di un diavolo vestito di rosso con le corna il pizzetto e il volto imbruttito e deforme.
Ma la cinematografia moderna va ancora più avanti e per un gioco a pendolo dal diavolo brutto e antipatico arriva Lucifer la serie televisiva su Netflix di un diavolo ribelle bello e simpatico.
Lucifer Morningstar nella serie Lucifer (2016-2021) è un Diavolo "annacquato": signore degli Inferi stanco del suo ruolo, fugge a Los Angeles per aprire un nightclub e aiutare la polizia risolvendo crimini, con un fascino da playboy e un cuore vulnerabile.
Invece di incarnare il male assoluto, Lucifer è annoiato, empatico e combatte altri demoni; cerca redenzione, amicizie umane e amore, mescolando umorismo, dramma e romance.
Motivazioni complesse: trauma familiare (con Dio come padre), desiderio di libertà e giustizia personale, rendendolo simpatico anziché terrificante.
Certamente un diavolo anomalo e nemmeno teologicamente sostenibile, anche se alcune battute aprono dubbi mai confutati nel dibatitto teologico sul male. Ad esempio il fatto che l'angelo Lucifero sia stato vittima di una predestinazione e parte di un processo cosmico pedagogico di Dio. Questa è la tesi di Origene che poi nella sua apocatastasi reintegra nel progetto iniziale di bene tutti quanti compreso il diavolo. E il parallelo nei vangeli è la figura di Giuda, anche lui predestinato al tradimento. Perchè è il suo atto a mandare a morte Gesù. Ma senza morte non ci sarebbe stata salvezza, quindi Giuda è stata una pedina fondamentale nella pedogogia di Dio.
Dostoieskij non rimane indifferente alla questione, anzi. Nel suo romanzo i fratelli Karamazov, nel finale entra in scena il diavolo e intavola un discorso assai simile, pur con le dovute proporzioni stilistiche e narrative, a quello di Lucifer nel film.
"In tutta la natura, io forse sono l’unico che ami la verità e che desideri sinceramente il bene. Io ero presente quando il verbo morto sulla croce saliva al cielo, portando con sé l’anima del ladrone crocifisso alla sua destra. Ho sentito le grida di gioia dei cherubini che cantavano e acclamavano Osanna, e il tripudio tonante dei serafini che faceva tremare il cielo e l’universo. Ebbene, ti giuro per tutto ciò che è sacro, che anch’io volevo unirmi al coro e gridare con tutti gli altri: Osanna! Questo grido stava già per sfuggirmi, stava già per eruttare dal mio petto. Sono molto impressionabile, lo sai, ho molta sensibilità artistica. Ma il buon senso, che è la caratteristica più sfortunata della mia natura, mi ha trattenuto anche quella volta, entro i giusti limiti. Ho perso quell’attimo perché, in quel momento, ho pensato: cosa succederebbe dopo il mio Osanna? Subito tutto si spegnerebbe nel mondo e non accadrebbe più nulla. E quindi, solo per dovere d’ufficio e per la mia posizione sociale, sono stato costretto a reprimere in me un buon impulso e rimanere nella vergogna. L’onore di fare il bene se lo prende tutto per sé qualcun altro, e a me non resta che il male. Io però non invidio l’onore di vivere alle spalle degli altri. Non sono ambizioso. Perché, fra tutti gli esseri del mondo, solo io devo essere condannato alle maledizioni di tutti e perfino ai calci nel sedere, dovendo talvolta, quando mi incarno, accettare anche queste conseguenze. Lo so benissimo che qui sotto c’è un segreto, ma questo segreto non me lo vogliono assolutamente rivelare, forse perché se capissi come stanno le cose, mi metterei a urlare Osanna, e così sparirebbe subito il termine negativo indispensabile, e nel mondo intero regnerebbe la ragione. Ma sarebbe anche la fine di tutto, compresi i giornali e le riviste. Perché allora chi ci si abbonerebbe a giornali e riviste?".
Recita
Don Franco Mastrolonardo
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