Matteo 11,25-30: "Ti rendo lode, Padre...".



Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30

Testo del Vangelo
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Meditazione
Stupisce sempre questa lode di Gesù a inizio Vangelo. Ti rendo lode, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Mi stupisce che si stupisce, cioè mi piace vedere Gesù che si stupisce delle logiche del Padre, di cui lui, Gesù, prende consapevolezza giorno dopo giorno durante il suo cammino terreno. A Gesù piace essere stupito. Come quel giorno al tempio della povera vedova che ha messo i due spiccioli tutto quello che aveva nelle casse del tesoro o come in quell'incontro con la donna cananea che ha accettato di essere insultata da Gesù ma non ha mollato la richiesta di guarigione per la sua figlia. E oggi si stupisce dei suoi discepoli. Sono prevalentemente analfabeti, provenienti da una zona periferica della Palestina. Forse Matteo era culturalmente più elevato, e infatti è proprio lui, in questo Vangelo, a cogliere lo stupore di Gesù. Ma gli altri facevano fatica a parlare l'aramaico corrente. A Gerusalemme Pietro, durante i giorni della Passione, viene riconosciuto come un Galileo proprio per il suo accento e modo di parlare. Non dovevano avere grandi crismi da oratori, neppure l'intelligenza teorica di uno studente della Torah. Eppure di Gesù coglievano il senso del suo dire, rimanevano affascinati da come parlava, da quello che insegnava. Cioè per il vero non è che capissero tutte le interpretazioni delle parabole, tantomeno le verità più profonde. Infatti non poche volte vengono rimproverati da Gesù perché non credevano. Ma il loro intendere, il loro capire, era un'intuizione, un dono del cielo. La loro forza intuitiva stava nella fiducia che davano a questo Maestro. E proprio qui sta lo stupore di Gesù. Non erano i dotti e i sapienti a seguirlo, ma i piccoli e gli analfabeti. E a proposito di piccoli analfabeti, oggi ricordiamo Santa Caterina da Siena, copatrona d'Italia insieme a San Francesco d'Assisi. Non è andata a scuola, ma ha imparato ascoltando prediche e racconti. La sua fede è cresciuta ad orecchio e non sui libri. Eppure ha conversato con papi, con capi di stato, con teologi del suo tempo e, pensato un po', è divenuta lei stessa dottore della chiesa, alla pari di San Tommaso d'Aquino o Sant'Agostino. Non è bello tutto questo. È proprio questa meraviglia di paradossi che stupisce anche me. Le logiche di Dio non sono per niente lineari e tutto, anche le persone più impensabili all'improvviso possono cambiare, convertirsi e stupirci. Chissà che non accada così anche di questi tempi.

Recita
Cristian Messina

Musica di sottofondo
P.H.Erlebach. Halleluja. Performer Michel Rondeau. Diritti Creative Commons. musopen.org

Meditazione
Don Franco Mastrolonardo

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