Mindfulness e spiritualità postsecolare al vaglio dell'orazione carmelitana



Testo della lezione
Onorato di essere qui in questa gloriosa istituzione teresiana. Vengo subito al mio contributo che mi è stato richiesto sulla mindfulness nel contesto della spiritualità post secolare al vaglio dell'orazione carmelitana. La scelta del tema del mio contributo è dovuta sia al fatto che l'ho già affrontato, ecco in una pubblicazione recente. Sia al fatto lo vedremo insieme che la mindfulness è un caso paradigmatico delle spiritualità post-secolari che sono il contesto di cui dovremmo parlare. Per comprendere la mindfulness e per converso la mindfulness ci aiuterà a capire le dinamiche della spiritualità post-secolare e questo lo faremo Con un occhio carmelitano, perché sono carmelitano, ma anche perché la chiesa stessa lo vedremo insieme nel discernere queste questioni assume la posizione e il punto di vista privilegiato del Carmelo. Quindi dicevamo che la mindfulness va contestualizzata in un contesto, quella attuale caratterizzato da un'esplosione di pratiche meditative, quali la mindfulness è è una pratica meditativa ora vedremo più in dettaglio. In questa galassia di tantissime pratiche di meditazione, pratiche spirituali che si offrono con sempre più insistenza all'uomo di oggi. E su questo panorama di nuove proposte spirituali con Papa Francesco mi piace anzitutto assumere uno sguardo positivo. Nel bellissimo ciclo di catechesi sulla preghiera che Papa Francesco ha concluso l'anno scorso le consiglio a tutti sono meravigliose, io le sto usando anche in parrocchia stanno piacendo tantissimo ai fedeli. In queste catechesi sulla preghiera in una dedicata proprio alla meditazione, il Papa dice così La pratica della meditazione ha ricevuto in questi anni una grande attenzione. Di essa non parlano solamente i cristiani. Esiste una pratica meditativa impssoché tutte le religioni del mondo, ma si tratta di un'attività diffusa anche tra persone che non hanno una visione religiosa della vita Soprattutto nel vorace mondo occidentale si cerca la meditazione perché essa rappresenta un argine elevato contro lo stress quotidiano e il vuoto che ovunque dilaga. Ecco dunque l'immagine di giovani e adulti seduti in raccoglimento in silenzio con gli occhi socchiusi, ma possiamo domandarci cosa fanno queste persone meditano è un fenomeno da guardare con favore infatti noi non siamo fatti per correre in continuazione. Possediamo una vita interiore che non può sempre essere calpestata. Ecco, dicevamo questo sguardo positivo su queste proposte spirituali di varie forme di meditazione che vengono incontro a una sofferenza reale dell'uomo contemporaneo preso da 1000 attività preso dallo stress dall'ansia dalla paura per molti la meditazione è un po' un'ancora di salvezza un fermarsi per trovare quiete. Però il Papa vedremo riserverà anche parole più critiche riguardo alle forme di meditazione, però è bello partire da queste parole. Dicevamo che ci sono tante pratiche di meditazione fra cui si annovera la mindfulness Che rappresentano la spiritualità post secolare. ecco senza andare troppo lontano una proposta l'ho trovata proprio qui fuori andando a prendere un pezzo di pizza qui fuori dal Teresianum a Piazza Ottavilla c'è super pizza e nella bagaca della pizzeria c'era attaccato questo volantino di una proposta di meditazione pratica di trasformazione interiore proprio qui fuori da questo istituto. Questo è importante capire per vedere come sono veramente ovunque ormai queste proposte i nostri fedeli i nostri parrocchiani se le trovano dietro ogni angolo queste proposte di spiritualità. E qui nel volantino che vi ho messo nella slide non riuscite a leggere, quindi ho ingrandito come è caratterizzato questo corso di meditazione che non l'ho scelto, me lo sono ritrovato davanti, ma provvidenzialmente ci dice tutti i tratti chiave delle spiritualità post-secolari, quindi è un esempio perfetto Uno dei primi tratti che emerge leggendo cosa ci proponeone questo corso di meditazione tecniche di rilassamento o un'anatomia occulta dell'essere umano. Quindi c'è riferimento a un linguaggio clinico, un linguaggio medico che parla di guarigione, che parla di rilassamento e questo dicevamo evidenzia il primo tratto che i sociologi e gli storici della religione hanno evidenziato per parlare delle spiritualità post-secolari alla cosiddetta terapeutic mentality. Qui faccio riferimento a vari sociologi che poi potrete trovare esposti con più dettaglio nel contributo pubblicato. In Italia, in particolar modo Luigi Berzano, questo sociologo presbitero si è occupato molto della spiritualità post-secolare. Di cui un tratto caratteristico è appunto questa mentalità terapeutica, una spiritualità fortemente incentrata sul benessere psicocofisico sulle dinamiche di guarigione e di autoguarigione. Un altro tratto che viene fuori da questo corso di meditazione che parla di tecnica del pranayama che è una forma di una tecnica di respirazione indiana, l'uso di mantra, i chakra, il corpo astrale e fino anche un seminario sull'alchimia proposto alla fine del corso come approfondimento. Questi altri elementi ci parlano del secondo tratto caratteristico della spiritualità postsecolare che è quello che i sociologi designano come designer spirituality, ovvero una spiritualità, quella post secolare in cui l'utente fra virgolette Customizza la propria esperienza spirituale, prendendo questo elemento quest'altro c'è un lungo elenco di elementi spirituali pescati dalle tradizioni spirituali più disparate dall'Occidente all'oriente ecco dai mantra all'alchimia e l'utente può customizzare la propria esperienza personale facendo il designer, scegliendo gli elementi che più lo aggradano per la propria esperienza spirituale. Questi tratti che cominciamo a vedere delle spiritualità postsecolari ci. Ci dicono in maniera chiara che le previsioni dei sociologi degli anni 60 e 70 che dicevano che nelle società occidentali Il senso del sacro, il senso dello spirituale si sarebbe estinto perché portato via spazzato via dal processo di secolarizzazione. Queste previsioni erano state troppo affrettate, perché in realtà ecco appunto dalla secolarizzazione si è passati all'età post secolare, perché ci si è resi conto Che lungi dall'estiguersi il senso spirituale, la serie spirituale è riaffiorata potentemente a partire dagli anni 80 dagli anni 90 con il fenomeno della New Age. E quindi c'è stata un'esplosione, non un'estinzione della spiritualità, però una nuova forma di spiritualità, quella appunto post secolare che è svincolata dalle forme tradizionali della spiritualità, no le istituzioni, le chiese E da questi tratti che abbiamo individuato, quindi è fortemente centrata sul benessere dell'individuo è una spiritualità liquida, componibile, modulare. E che caratterizza appunto la sede di spiritualità dell'uomo contemporaneo più viva che mai, ma che presenta questi tratti. Questo è il contesto in cui situare l'affiorare della pratica della mindfulness che sta spopolando. Prima di spiegarvi però cosa si intende per mindfulness oggi è opportuna una explicatio terminorum. Per dire che mindfulness, questo termine innanzitutto è un termine comune della lingua inglese, che indica una facoltà naturale della mente umana mindfulness in inglese vuol dire della radice mind de mente è la capacità di concentrarsi di essere pienamente presenti riguardo a uno stimolo, essere concentrati, essere attenti, ma anche un senso più ampio, per esempio si può dire mindfulness per dire. La conoscenza, la consapevolezza, la contezza di qualcosa, per esempio posso dire padre Emilio ha una grande mindfulness dei testi carmelitani o della musica brasiliana, non lo so per dire che è una grande conoscenza di questi ambiti. Quindi ha un senso molto generale che fa parte del comune bagaglio terminologico della lingua inglese. Questo è il primo significato di mindfulness. Una facoltà generale della mente umana è la coscienza intesa non in senso morale, ma in senso gnosiologico. Tanto che anche addirittura misurata scientificamente questa mindfulness secondo delle scale che gli psicologi hanno elaborato. È una facoltà naturale della mente umana. La seconda accezione che dobbiamo vedere di mindfulness È la mindfulness come traduzione in inglese del termine pali, la lingua del canone delle sacre scritture buddiste, del termine pali sati. Sati vuol dire consapevolezza e a sua volta viene dal sanscrito Smeriti. La consapevolezza la sati è la settima Delle otto vie del Buddha Dharma della religione buddista che per chi ha conosciuto un po'' questa spiritualità è rappresentata con un timone con otto bracci, l'ottuplice sentiero della dottrina del Buddha. che è riassunta in otto vie di queste otto vie la settima è la sati le otto vie per raggiungere l'illuminazione, il Nirvana. Di queste otto vie la settima è la Sati, la consapevolezza, quindi è una delle otto. Però questa via della Sati di cui il Buddha ha parlato nel suo per esempio nel Masa di Pat Nasutta, uno dei suoi discorsi più più famosi. Questa settima via è stata identificata da un monaco buddista vietnamita. Tich Natan, venerando monaco buddista, tra l'altro è morto due mesi fa. Una figura che ha spopolato in occidente, perché ha portato all'auditorio occidentale tutti i tesori della sua tradizione buddista divulgandoli in maniera eccezionale e nel fare ciò questo monaco Tich Nathan ha trovato nella sati la quintessenza di tutto il buddismo da Chiara la settima delle otto vie diventa la via principale del buddismo. L'unica via attraverso la quale si arriva al risveglio. E per Sadi nel buddismo si intende questa consapevolezza al momento presente. È una tecnica di meditazione per cui ci si concentra sul momento presente l'adaggio famoso che Natan riporta è quello per cui applicando la sati, quando bevi il tè, bere il tè è la cosa più importante dell'universo quando lavi i piatti lavare i piatti è la cosa più importante dell'universo quando sei al bagno essere al bagno è la cosa più importante dell'universo Quello che stai facendo, qualsiasi cosa tu stia facendo è la cosa più importante dell'universo, perché l'oggetto a cui tu ti applichi è secondario può essere qualsiasi cosa l'importante è essere concentrati su quello che stai facendo, ma il fatto che qualsiasi cosa su cui tu puoi essere concentrato può assumere il ruolo di essere la cosa più importante dell'universo vuol dire che sono messe tutte sullo stesso piano e infatti questo è uno degli obiettivi della Sati, quella di distaccarsi da ciò a cui da ciò a cui ci si sta applicando nella meditazione. Tu devi essere pienamente presente, ma allo stesso tempo distaccato, applicandola ai pensieri nella classica meditazione buddista che si chiama Vipassana, tu non devi eliminare i tuoi pensieri quella è una visione un po' banale quella del buddismo, quella di dire che il buddista si propone di eliminare i pensieri. Il buddista non si propone di eliminarli, ma si tratta di non seguirli, non identificarsi con essi guardarli in maniera concentrata, però non giudicante senza seguirli senza immedesimarti con essi, perché se tutti immedesimi con quei pensieri, se ti fai prendere da quei pensieri, allora lì l'io comincia a sorgere con i suoi desideri con i suoi attaccamenti con le sue avidità e comincia a sorgere l'illusione dell'io che un altro caposanto della dottrinaddista, la Natta la dottrina del non sé, non esiste in realtà l'io ecco per l'insegnamento buddista. L'io comincia a credere di esistere proprio perché si attacca ai pensieri che lo nutrono lo incitano. lo potenziano lo fanno arrabbiare lo fanno intristire lo fanno esaltare. Tutti questi pensieri vanno considerati con distacco non vanno seguiti non è che vadano eliminati non vanno seguiti. E Tich Nadan, per proporre tutta questa pratica meditativa, ecco ha preso la Sati, che è tutto quello che vi ho detto. E l'ha tradotta col termine inglese mindfulness. A partire quindi da questo da questo processo appena iniziato di mediazione culturale. iniziato da Tich Natan, il discepolo di Tich Natan John Kabazin, un biologo americano di origini ebraiche, ha sviluppato quella che oggi ecco appunto veniamo alla mindfulness, quale si intende oggi quando si dice mindfulness oggi si intende questo protocollo terapeutico, così lui l'ha definito che ha elaborato John Cabazin, discevolo di Tich Natan, che ha preso gli insegnamenti del suo maestro sulla mindfulness sulla meditazione buddista centrata sulla Sti. E ne ha fatto un protocollo terapeutico, un vero e proprio protocollo terapeutico con una durata di otto settimane, una serie di pratiche da seguire tutte in centrale su questa forma di meditazione, però presentato in termini strettamente secolarizzati. appunto come protocollo terapeutico, c'è un'intervista del 93 dove l'intervistatore chiede a John Cabazin, mi chiedo se avrebbe avuto così tanto successo questo protocollo della mindfulness se tu lo avessi chiamato corso di meditazione invece di clinica per la riduzione dello stress Ah sì perché Johnazin quando ha elaborato questo protocollo gli ha dato un nome il protocollo MBSR che vuol dire mindfulness base stress Reduction protocollo di riduzione dello stress basato sulla mindfulness. Se invece di chiamarlo così lo avresti chiamato corso di meditazione, avresti avuto lo stesso tanto successo gli chiede l'intervistatore e John Cabazin risponde O posso garantirti che non lo avrebbe avuto chi vorrebbe andare a farsi un corso di meditazione? Ma quando una persona cammina nell'atrio di un ospedale e legge dei cartelli che dicono riduzione dello stress e rilassamento, si dicono ah potrei usare questa cosa Quindi c'è stata una prima fase appena elaborata la mindfulness negli anni 80 in cui è stata presentata in termini strettamente secolarizzati, togliendo ogni riferimento a alla dottrina buddista, proprio perché John Cabazin voleva evitare che chi chi fosse proposta questa pratica dovesse pensare, ma non è che devo diventare buddista per praticarla e allora tolto ogni riferimento al buddismo per farne un corso di riduzione dello stress. Questa è stata la prima fase, però negli anni successivi. Invece il retroterra spirituale buddista è riaffiorato in maniera molto esplicita. Per esempio, nel 2011 John Cabazin non avrà esitazioni nel dire che questo protocollo terapeutico della mindfulness è un termine ombrello per descrivere il nostro lavoro e collegarlo esplicitamente con ciò che io ho sempre considerato essere un darma universale che è coestensivo se non identico con gli insegnamenti del Buddha, un segnaposto per l'intero Dharma. E qui viene il discorso che vi dicevo per cui la mindfulness è paradigmatica. È un esempio paradigmatico della spiritualità post secolare, proprio perché come i sociologi hanno visto che c'è stata prima una fase di apparente secolarizzazione in cui sembrava che ogni riferimento alla spiritualità venisse meno. e a questa fase invece è seguita una fase di riesplosione della spiritualità, queste due fasi le si vedono perfettamente nella storia della mindfulness a una prima fase in cui veniva presentata come semplice corso di riduzione dello stress è seguita una fase in cui invece gli elementi spirituali legati al buddismo che già erano presenti diventano sempre più riaffiorano sempre più alla superficie, proprio perché si era passati ormai in uno scenario culturale in cui la sede di spiritualità era tale tanta che i riferimenti al buddismo ci stavano anche per i fruitori di questa pratica non ne avevano più paura come potevano averne paura, non so negli anni 80. E però ci si potrebbe chiedere, ma John Cabazin come fa a conciliare da una parte questa pratica della mindfulness che a tutt'oggi viene Presentata come una pratica secolarizzata, non religiosa, viene proposta negli ospedali nelle scuole nelle aziende per ridurre lo stress. Con il contenuto che lo stesso Cbbazin dice è un contenuto esplicitamente buddista nella dottrina e nella pratica. La risposta che Cabazin dà perché questa domanda gli è stata fatta. È che si possono conciliare questi due aspetti, perché la mindfulness non è da dirsi buddista, quindi possiamo presentarla in forma secolarizzata in forma religiosamente neutrale, perché lo stesso Buddha non è buddista. Nel pensiero degli elaboratori di queste pratiche, il Buddha ha scoperto delle leggi universali della mente umana per cui lo stesso Buddha non è buddista, dice Gabbazin, per gli stessi motivi per cui la legge della gravità non dobbiamo dire che è inglese perché l'ha descritta Newton o è italiana perché l'ha descritta Galileo o le leggi della termodinamica non dobbiamo dire che sono austriache perché le ha descritte la scienziato austriaco Boltzman allo stesso modo insegnamenti buddisti non dobbiamo dirli buddisti, perché il Buddha li ha descritti, ma sono universali. Questo è è il retro pensiero, il presupposto di fondo che quello che viene proposto in queste pratiche è qualcosa di universalmente valido di scientificamente universale. E qui qualche nodo comincia a venire al pettine, perché per alcuni aspetti lo abbiamo visto c'è una facoltà della concentrazione della mente umana che sì è realmente universale e scientificamente misurabile in laboratorio, ma altri aspetti che vengono proposti nei corsi di mindfulness, quali appunto la dottrina della natta del non sé, l'impermanenza degli oggetti mentali spesso nei manuali di mindfulness si dice che non ci si deve legare agli eventi della mente e del cuore, perché sono impersonali questa è la legge della niccia dell'impermanenza della dottrina buddista. Altri elementi invece sono spiritualmente marcati, sono culturalmente connotati, non possono rivendicare quel livello di universalità di una legge scientifica. E invece nella proposta della mindfulness questi piani logici fra natura e cultura vengono vengono sfumati, non vengono presi in considerazione. E questa è una cosa di su cui sicuramente invece bisogna fare discernimento. In questa mancata separazione dei piani logici, John Kabazin eredita il pensiero di Tich N Nadan che con molta naturalezza diceva la stessa cosa che abbiamo appena detto, ovvero che il buddismo è qualcosa di naturale di universale. Il buddismo è un modo di vivere è come mangiare il mango. Tu sei cattolicoco sei ebreo, quindi sei abituato a mangiare le arance o i mandarini, ma nulla ti vieta di mangiare anche il mango. Sono elementi naturali che possono essere tranquillamente accostati gli uni agli altri questa è la visione di fondo. Che si sposa a un terzo elemento della spiritualità post secolare che queste considerazioni ci aiutano A considerare che è quello dello spiritual marketplace. questo è un altro sociologo che ha scritto un libro famosissimo che dice un terzo aspetto da aggiungere agli altri due che avevamo già visto della spiritualità post secolare che è quella di caratterizzarsi come uno spiritual marketplace, un supermercato spirituale, dove ognuno va e prende il prodotto che più gli aggrada, ecco il mango, il mandarino, le banane. In un'ottica consumistica. La cosa è farlo in oriente al discorso parlare delle religioni come elementi naturali portato in occidente questo discorso va a calarsi nell'ottica consumistica del supermercato spirituale, dove ognuno va e prende quello che vuole che gli conviene di più e la mindfulness in buona fede o in malafede è venuta ad incanalarsi in questo tratto tipico della spiritualità post-secolare che è quella del consumismo spirituale. lo vedremo questo sono gli stessi buddisti a dirlo. Quindi dicevamo dal momento in cui ci rendiamo conto che non stiamo di fronte a una pratica universalmente valida per cui non c'è bisogno di discernimento stiamo parlando di qualcosa di naturalmente universale. No, stiamo parlando di una dottrina buddista presentata in maniera diversa, ma di elementi culturali buddisti. Quando ci rendiamo conto di ciò e quando questa proposta spirituale viene fatta in ambito cristiano, spesso da cristiani stessi che parlano di mindfulness cristiana o spesso purtroppo sono gli stessi cristiani che creano pacchetti di mindfulness cristiana, pacchetto oro, pacchetto argento e li vendono su Internet ecco su questo spirito al marketplace. In questo contesto in cui questa proposta meditativa viene a interagire con una spiritualità altra si impone la necessità di un discernimento spirituale ecco che non può essere bypassato. E nel fare questo discernimento ci viene incontro. Il magistero con un documento che ha già citato padre Emilio Orazionis Formas è un documento molto famoso del 1989 e mi è piaciuto anche di padre Emilio quando ha parlato del fatto che non c'è nulla di male in un ambiente in un ambito accademico a citare il catechismo c'è una circolarità bella fra teologia e magistero non deve essere sempre conflittuale il rapporto ben venga quando Invece il rapporto è fecondo da entrambe le parti e il documento Razioni Fors è un esempio bellissimo di questa circolarità bella fra magistero e ricerca teologica, perché questo forse non tutti lo sanno, ma questo documento della congregazione della fede del 1989 nato proprio per discernere su le varie proposte di spiritualità orientali che cominciavano affacciarsi in occidente in quegli anni Ha avuto come redattore e come ispiratore una delle menti ideologigiche più aperte più feconde del novecento v Baltasar. questo lo dice proprio il nostro confratello carmelitano Jesus Castellano, che lavorava nelle alte sfere, quindi sapeva quindi il redattore di questo documento è un documento del magistero firmato da Ratzinger, però l'ispiratore e il redattore materiale è il grande grandissimo von Baltasar, quindi è un documento di altissima teologia. E questo documento si fa discernimento su queste varie proposte di meditazione di spiritualità orientali che già allora cominciavano. comparire in occidente non viene nominata esplicitamente la mindfulness perché in quegli anni era appena nata, quindi ancora non aveva popolarità, però si fa riferimento, per esempio alla meditazione trascendentale che ha molti aspetti in comune con la mindfulness. E la cosa bella di questo documento è che non fa soltanto un discernimento cristiano ecco cosa può dire. La teologia cristiana su queste forme di preghiera laddove si pensa o si propone di integrarle nella spiritualità cristiana. Ma fa discernimento carmelitano il documento è pieno è pieno zeppo di citazioni di Santa Teresa di Gesù di San Giovanni della Croce E non a caso è stato pubblicato il 15 ottobre la festa di Santa Teresa di Gesù ed è stato presentato al pubblico il 14 dicembre nella festa di San Giovanni della Croce, due date che non sono state al solo scelte a caso. E le citazioni, dicevo dei dottori caramelitani tornano e ritornano e proprio tornano nei punti chiave laddove vengono indicati i criteri di discercernimento ad esempio in questo passaggio additando a tutta la chiesa l'esempio e la dottrina di Santa Teresa di Gesù che a suo tempo dovette respingere la tentazione di certi metodi che invitavano a prescindere dall'umanità di Cristo a vantaggio di un vago immergersi nell'abisso della divinità. Papa Giovanni Paolo II diceva in un'omelia del 1 novembre 1982 che il grido di Teresa di Gesù in favore di una preghiera tutta centrata in Cristo è valido anche ai nostri giorni contro alcuni metodi di orazione che non si ispirano al Vangelo e che in pratica tendono a prescindere da Cristo a vantaggio di un vuoto mentale che nel cristianesimo non ha senso. Ora dicevamo la questione un po' più sottile perché nel buddismo in queste nuove forme di meditazione come la mindfulness che da esso derivano, non si parla di fare un vuoto mentale. Questa è una pretesa ascetica che non è appetibile per nessuno non si presenta bene ecco come proposta quella di fare vuoto mentale è qualcosa che tutti apparirebbe troppo faticoso. Nella mindfulness non si parla di fare vuoto mentale, ma di riconoscere i pensieri vuoti, per esempio John Cabazin in mindfulness per principianti un suo testo classico. Sulla mindfulness dice i tibetani descrivono talvolta i pensieri come parole sull'acqua nella loro essenza vuoti inconsistenti e volatili o anche bolle di sapone, eventi mentali impersonali. C'è una certa bellezza nell'attività della mente se ci ricordiamo che non ci deve limitare che non dobbiamo esserne catturati che i contenuti della mente e del cuore non sono personali. Ecco i pensieri non vanno eliminati perché sarebbe uno sforzo Che non avrebbe senso, ma vanno considerati come bolle di sapone che la mindfulness, la consapevolezza quando li tocca scoppiano. Perché sono impermanenti, sono eventi impermanenti che non vanno assecondati, non vanno seguiti non bisogna immedesimarsi con gli oggetti della mente e del cuore. Ora la cosa interessante è che questa. Scusate. In questo aspetto della meditazione buddista della mindfulness di considerare i pensieri vuoti è stata paragonata ad alcuni passi della preghiera carmelitana. È bello trovare delle similitudini. Alcuni autori hanno trovato dei paralleli fra questo passo che abbiamo letto e l'orazione carmelitana ad esempio inta 17 sette Santa Teresa di Gesù. Stiamo parlando dell'orazione di quiete, siamo in una fase avanzata del cammino spirituale Teresa di Gesù parla. Dei pensieri come farfallette notturne, importune irrequiete che non vanno appunto non bisogna dar loro importanza l'unico rimedio che dopo tanti anni di fatica ho potuto trovare. è quello di cui ho parlato nell'orazione di quiete, cioè trattare la fantasia da pazza e abbandonarla a se stessa È vero, sono molto analoghe queste due situazioni mentali, no per cui cui c'è l'immaginazione che va come una pazza come queste maripositas de la noches, farfallette notturne a cui non bisogna dar conto e potrebbe sembrare che lo stesso tipo di meditazione proposto dalla mindfulness. Però, accanto a questa analogia a livello superficiale, a mio parere, c'è una differenza invece molto più profonda che si capisce quando contestualizziamo questi passaggi nei rispettivi percorsi meditativi. Perché Santa Teresa di Gesù parla di questo non andare dietro i pensieri, appunto nell'orazione di quiete, siamo molto avanti nel cammino. spirituale, prima dell'orazione di quiete c'è l'orazione vocale, l'orazione mentale, l'orazione di raccoglimento. Ci sono fasi in cui l'orrante ha invitato a concentrarsi a meditare appassionarsi con tutto se stesso con la mente e con il cuore agli oggetti mentali che vanno cercati, vanno sfogliati nei Vangeli nelle immagini, dice Teresa e lungi dall'essere inconsiderati eventi impermanenti impersonali lungi dall'essere considerati in questo modo invece bisogna appassionarci il più possibile. Solo quando la volontà nostra si sarà unita con la volontà di Dio a questa potenza dell'anima della volontà si sarà talmente unita con quella di Dio, allora le altre due potenze dell'anima, l'immaginazione e la memoria potranno essere lasciate libere di correre senza dar loro peso, come descritto in questo passo, ma questo appunto avviene dopo mentre nella mindfulness avviene ordinariamente dopo, poi c'è la meravigliosa libertà dello spirito Santo che può sempre scompaginare le carte carte. Però ordinariamente avviene così, dice Teresa, mentre nella mindfulness sin da subito viene proposto questo atteggiamento di non dar seguito ai pensieri di non seguirli. E quindi, accanto a questa similitudine c'è una differenza molto più grande. Dicevamo sin dalle prime fasi della preghiera, quindi anche della preparazione alla preghiera della meditazione Teresa ci dice non è forse così che deve fare una buona sposa con il suo sposo, mostrarsi triste se egli è triste allegra se egli allegro anche se non ne ha voglia. Siamo nel cammino di perfezione. Teresa parla di immedesimarsi e come rimettere in moto e come il cuore e la mente perseguire l'oggetto della meditazione che non è un oggetto, è un soggetto che ti guarda che ti parla con cui entrare In relazione di tutto questo ci hanno parlato stupendamente padre Emilio padre Agusti. In Teresa c'è una vera e propria ermeneutica affettiva come l'ha descritta questa grande studiosa, questa ispanista Elena Carrera c'è una vera e propria ermeneutica affettiva mentre per converso nella mindfulness accanto a vari studi clinici che hanno oggettivamente riscontrato una riduzione di livelli di stress ci sono altri studi clinici che oggettivamente hanno riscontrato che in alcuni praticanti della mindfulness a furia di coltivare questo atteggiamento di distacco mentale di coltivare una relazione impersonale con gli eventi impermanenti della mente e del cuore, si è conseguito un vero e proprio appiattimento affettivo, talvolta persino alla completa assenza di emozioni. Questo è è un articolo che è uscito su Plus One che è una rivista assolutamente non confessionale, una rivista di di scienza e medicina americana. Quindi, laddove la nostra preghiera ci deve portare a un coinvolgimento affettivo, una preparazione basata su una meditazione che invece può portare all'appiattimento affettivo è chiaro che pone dei problemi nel discernimento su questa forma di meditazione. ecco John Kanzin diceva gradualmente cominciamo a sentire che essere presenti è quello che conta quello che è importante è la relazione tra il percettore e non l'oggetto che viene percepito qualunque oggetto nei confronti del quale tu stai prestando attenzione. Ecco gli oggetti della meditazione sono tutti interscambiabili. Manca completamente il fatto che possa esserci un soggetto con cui coinvolgersi sia nelle più intime fibre del pensiero e del cuore. Questo è anche quello che diceva San Giovanni della Croce. Guai diceva San Giovanni della Croce nella salita al Monte Carmelo a tralasciare la meditazione discorsiva o quella che mette in moto le potenze affettive nei primi stadi. Infatti conviene ricordare che scopo della meditazione e del discorso sulle verità divine è quello di ricavare una qualche notizia e un po' di amore di Dio. È necessaria al contemplativo questa notizia o avvertenza amorosa in generale di Dio, qualora egli debba abbandonare la via della meditazione e del discorso infatti se l'anima allora fosse priva di tale notizia o avvertenza in Dio sarebbe inoperosa e non posseederebbe niente, lasciando la meditazione che discorre con le potenze sensitive, ella resterebbe priva di qualsiasi atto nei confronti di Dio. Anche San Giovanni della Croce, come Teresa riconosce che c'è uno stadio avanzato della maturazione spirituale in cui la meditazione discorsiva va lasciata perdere perché ormai l'anima è così imbevuta di Cristo è così in lui che non serve più stare lì a pensare a mettere argomentazioni a immaginarsi scene. Ma dice però guai a togliere questo prima, perché se non si è raggiunta quell'unità di volontà con Dio. E ci si priva anche della meditazione discorsiva del pensare, per esempio alla passione di Cristo nel soffrire quello che lui ha sofferto nel gioire per quello che lui ci ha donato. Se si trascura questo nelle fasi iniziali, si rimane con le gambe tagliate nel cammino di preghiera. Questo di questo sono sicuro ne parlerà anche Juan Antonio Marcos che ha scritto su questo l'esperienza di Dios non è solo una questione di attenzione plena o mindfulness è mucho ms è attenzione amorosa, ma di questo vi parlerà lui domani. Ah, e poi riguarda i pensieri vuoti, non possiamo non pensare al detto famoso di San Giovanni della Croce dei detti di luce amore. Un solo pensiero dell'uomo vale più dell'universo intero. E mi avvio alla conclusione ritorno a Papa Francesco, dicevamo ha riservato uno sguardo positivo delle parole benevole nei confronti di queste pratiche di meditazione che per una persona che ha completamente a digiuno della spiritualità presa totalmente dal lavoro dal consumismo dal benessere materiale, queste forme di meditazione possono realmente essere un passo avanti verso un'interiorità verso una ricerca spirituale che potrà essere benefica. Però dice Papa Francesco, stiamo attenti perché invece per altri magari può essere un passo indietro. E lo dice in questo discorso che ha fatto nel 2018 proprio qui a Roma nel sinodo della diocesi di Roma, il sinodo sulle malattie spirituali che si è tenuto in questa chiesa. In cui il cardinale vicario De Donati chiedeva al Papa una domanda proprio molto legata a tutto quello che abbiamo detto sulle spiritualità post-secolari. A Roma, ma in qualsiasi posto dell'Occidente, succede che ognuno si prenda ciò che gli piace di più o ciò che gli è più utile per il suo cammino spirituale e di fede. isolandosi o prendendo le distanze da tutto il resto con la stessa logica del supermercato che produce un fedele consumatore, solo che qui il prodotto che si offre è il benessere spirituale sganciato dalla comunione con gli altri. E De Donaris chiede al Papa come discernere queste proposte di spiritualità e il Papa risponde in questo modo vi faccio ascoltare le sue stesse parole sperando che si sentano anche in streaming. Parlo dei cristiani bravi che vogliono fare avanti, ma sentono di quello di quello di quello di quello le novità no? quando uno che cerca le novità ha bisogno di qualche voce realista che dica ma guarda fermati fermati e va all'essenziale cerca quello che puòarirti, ma non le novità una dietro l'altra. Quando ho due aneddoti no che possono servire a due con gli esercizi spirituali. Uno è che è entrato alla moda alcuni anni fa a Buenos Aires di fare la prima settimana degli esercizi, quella di conoscenza poca dei peccati del pentimento con tecniche psicologiche un po' orientalistiche strane no E c'era gente che andava verso quelle novità e nonvano a niente perché trovavano le novità magari non cambiavano cerca di novità e nell'altra degli esercizi che indica che queste novità soltanto con un buon pugno di realismo si sciolgono no questa società ci vogliono che qualcuno mi dia una schiaffo per risvegliarmi c'era un esercizio per religiosi il prete che dava gli esercizi era una persona che aveva una dottrina speciale sulla spiritualità anche la consonanza con il mondo col cosmo, una cosa del genere no C'è una suora 60 anni, tanti anni che da quarant'anni era in ospedale una spagnola di quella di quelle brave e lì era al tempo che aveva per gli esercizi si è scritto lì ma questo sacerdote aveva un metodo orientalistico per fare gli esercizi no per esempio consigliava alle suore ma la mattina la prima cosa che dovete fare è darti un bagno, una doccia di vita no tutte cose un po' strane ha fatto sedere le suore in un circolo così una ventina di suore ha incominciato dire rilassati buttati La spagnola digeriva dopo la seconda meditazione si è alzata e ha detto ma padre io sono venuto a fare gli esercizi non la ginnastica grazie tante e arrivederci e se n'è andata dalle volte ci vuole gente che ci dia uno schiaffo quando stiamo cercando le novità e cercare la panna senza la torta no e dobbiamo cercare quello che fa chiesa, quello che il pasto che ci fa crescere come chiesa no è il pericolo in questo caso è uno dei due che l'ho segnalato nella esortazione sulla santità diagnosticismo che ti fanno cercare cose ma senza incarnazione senza entrare nella vita tua incarnata no e così diventi più più individualista più isolato no entro ilostissismo e la diocesi e la diocesi quando c'è gente così o la maggioranza è così è un bel numero che influenza così che influsso così e finisce con quella descrizione di una chiesa agnostica un Dio senza Cristo un Cristo senza chiesa Una chiesa senza popolo. Ecco, sorvolando sui toni un po' colloquiali, stavamo nelle domande dopo la conferenza del Papa. C'è una perfetta continuità dottrinale fra quello che il Papa ha detto in questa risposta è quello che diceva razioni fors, ecco sul rischio dell'ognosticismo di scavalcare l'incarnazione e questo è anche il grido di Teresa che evidenziava il documento di azioni fors qual è il grido di Teresa nel nostro discernimento ideologico quello di mai e poi mai scavalcare l'umanità di Cristo lei doveva farlo nel XVI secolo di fronte a proposte di spiritualità che dicevano che per raggiungere l'abisso indeterminato della divinità, anche l'umanità di Cristo il rapporto con la Santissima umanità di Cristo era +1 peso che non un sopporto. E Teresa è diventata dottore della chiesa invece perché ha dimostrato che mai e poi mai può esserlo né all'inizio né durante né dopo l'umanità di Cristo è sempre la via reggia per arrivare a Dio non viene mai mai poi messa in secondo piano E questo grido si leverebbe sicuramente oggi altrettanto verso forme di spiritualità che dicono di sì, l'umanità di Cristo può essere importante, però può anche essere messa in secondo piano, perché ciò che è più importante è come sei attento tu, come vivi tu il momento nei confronti di un qualsiasi oggetto mentale che serve come esercizio, no l'umanità di Cristo ha una centralità ineliminabile questo dice Teresa. E questo diciamo è il passo indietro che possono costituire certe pratiche di spiritualità. Mentre per alcune possono essere un passo in avanti per altri possono essere un passo indietro questo è il discernimento a cui ci chiama Papa Francesco. È un ultimo pensiero per dire che tutto questo discorso potrebbe sembrare forse un po' apologetico potrebbe sembrare ai cristiani ci hanno paura del buddismo che vuole infiltrarsi in occidente no assolutamente questo discorso io sono fiero di farlo a braccetto con tanti buddisti. Io un po' padre Richard l'ha detto ho conosciuto le queste forme di spiritualità orientali e tanti buddisti denunciano Quanto può scadere queste forme di pratica di meditazione nel nostro occidente consumistico qui per esempio vi ho riportato. Ron Purzer, un buddista lo vedete nella foto nella sua ordinazione monastica, ha scritto un saggio molto bello si chiama MacMindfulness per parlare di come questa pratica è scaduta nell'Occidente di come i tesori nobilissimi degni del massimo rispetto della spiritualità buddista da noi in occidente vengono sviliti perché diventano tecniche per aumentare la performance sessuale di azienda di leadership per essere più produttivi per essere meno stressati, ma essere meno stressati perché questo buddista dice giustamente si indigna che questi corsi di mindfulness ormai vengono inseriti nei pacchetti lavorativi degli impiegati di tutte le grandi aziende da Google alla Monsanto all'esercito degli Stati Uniti. Perché si fa lavorare i propri dipendenti tanto tantissimo e se si stressano gli si fa fare un bel corso antistress di mindfulness. E allora dice anziché porsi in contestazione del paradigma tecnocratico che soffoca l'uomo occidentale, queste tecniche corrono il rischio di diventare l'immagine che usa Purser, l'olio profumato degli ingranaggi del turbocapitalismo anziché scardinarli ecco ricordiamo il Papa l'ha citato Miguel, il nostro padre generale il primo giorno la preghiera cristiana ti scardina non ti fa oliare invece certi meccanismi. E chiudo con le parole che ha rivolto proprio a noi carmelitani pochissimo tempo fa, l'11 settembre il Papa ai carmelitani radunati alla scuola di Cristo si tratta di essere fedeli al presente nello stesso tempo liberi e aperti all'orizzonte di Dio. immersi nel suo mistero d'amore. La vita carmelitana è vita contemplativa È questo il dono che lo spirito ha fatto alla chiesa con Santa Teresa di Gesù e San Giovanni della Croce e poi con i santi e le Sante Carmelitane. e sono tanti fedele a questo dono la vita carmelitana è una risposta alla sede dell'uomo contemporaneo che nel profondo è sede di Dio sede di eterno e tante volte non lo capisce lo sta cercando dappertutto ed è al riparo da psicologismi spiritualismi o da falsi aggiornamenti che nascondono uno spirito di mondanità. Voi carmeliani conoscete bene la tentazione degli psicologismi degli spiri spiritualismi e degli aggiornamenti mondani, lo spirito di mondanità e su questo vi chiedo per favore state attenti alla mondanità spirituale, quindi la mindfulness ben venga se ci aiuta e ci ricorda l'importanza dell'attenzione piena di non essere sciatti quando meditiamo, ma purché questa attenzione non diventi troppo piena da non lasciare più spazio a Cristo.

Iacopo Iadarola Pontificia Facoltà Teologica Teresianum - Roma
Il video su youtube 

Il contributo presenta la mindfulness come un caso esemplare di spiritualità post-secolare: una pratica nata in contesto buddhista, poi secolarizzata in chiave terapeutica e infine riespiritualizzata nel mercato delle proposte interiori contemporanee. Alla luce dell’orazione carmelitana, il testo invita a un discernimento critico: la mindfulness può offrire benefici di quiete e attenzione, ma rischia di ridurre l’esperienza spirituale a tecnica di benessere, distacco impersonale o consumismo religioso, mentre Teresa d’Avila e Giovanni della Croce mantengono centrale la relazione personale con Cristo e la dimensione affettiva della preghiera.

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