“Naufragio e Maschere” dal Libro di Giona



[Speaker 3]: Buonasera a tutti e buon anno. Riprendiamo le nostre conferenze dei martedì della Gregoriana che quest'anno hanno come tema generale il ventre della parola e comprende riflessioni sull'arte, sulla Bibbia, sulla teologia come espressioni generate dalla parola di Dio. Noi tutti abbiamo attraversato il periodo del Natale in cui abbiamo visto come la parola si fa carne e come si fa espressione anche per tutte le culture. I magi che abbiamo appena festeggiato. E come per far questo assume tutto ciò che è proprio dell'uomo, anche gli aspetti potremmo dire più disdicevoli. Il battesimo di Gesù al Giordano non è il nostro battesimo, ma è l'immersione fino in fondo del Signore in tutte quelle che sono le particolarità, gli aspetti della nostra natura. E proprio per questo forse il Padre si riconosce in Lui e riconosce l'uomo così come voleva che fosse creandolo. Ecco.

Questa sera il titolo lo spiegheranno i due relatori, Naufragio e maschere. I padri sono il padre Stefano Del Bove e il padre Stanislao Morgalla. Avevamo l'abitudine di presentarli un tempo, ma credo che sia intervenuto un momento successivo in cui saranno le loro stesse parole che li presenteranno. Devo dire una piccola cosa. Il padre Morgalla è il preside dell'Istituto di Psicologia e ha curato anche la direzione del corso della formazione dei formatori. Il padre del Bova è il cappellano dell'università, insegna scienze sociali oltre che ha urtato, ed è il direttore del corso sulla leadership. Ecco, detto questo per non rubare altro tempo a loro, perché credo che... Il titolo stesso si appetiglia, ci sollecita e ci incuriosisce. Lasciamo a loro la parola. Secondo l'ordine che voi due stessi avete...

Sì,
[Speaker 2]: Che adesso spiegheremo.

Buonasera a tutti. Sono particolarmente felice della scelta di alleggerire le biografie. Perché i titoli, i compiti, le responsabilità finirebbero e finiscono per essere come delle maschere. E oggi in quello che vogliamo fare è proprio in qualche modo togliere quelle maschere che ci coprono e offrirvi, farvi partecipi di una preparazione di questa conferenza che è un lavoro comune fra me e Stanislav Ugo. Una convergere, un riflettere e in intervenire in questo ciclo di conferenze. All'inizio però vorrei anche riconoscere la fedeltà di tutti voi, sia di voi in presenza sia di quelli in collegamento. Nonostante il freddo, sottolinea padre Sandro, e per, come dire, rompere il ghiaccio, visto che nella presentazione del ciclo abbiamo citato quell'espressione così classica, antica e preziosa di Gregorio Magno, che la parola cresce con coloro che la leggono e questo esercizio comune di lettura ci sta accompagnando lungo i mesi, direi per alcuni di noi lungo gli anni, vorrei fare un piccolo dono con una piccola citazione che sia di auspicio per tutti voi.

Innanzitutto vorrei suggerire, poi per riprendere quello che qui ascolterete, Un piccolo libretto di Carlo Carretto, forse noto a molti di voi, piccola guida per la lettura in solitudine della Bibbia. E questo è un primo auspicio, che è quello che qui direi una elaborazione successiva. E secondo è un piccolo saggio di Pasquale Basta, che cos'è? Il canone biblico, perché il libro di Giona è interessante, ha avuto anche, per il suo genere e per tante cose che adesso ascolterete, difficoltà ad essere ben collocato. È nel libro dei dodici profeti minori, sappiamo che è letto a Yom Kippur, è il profeta citato nel Corano più volte, ma... Ha avuto questa piccola difficoltà nel canone, canone misura. E da qui l'auspicio per voi, fedeli a queste conferenze, di cogliere non solo la profondità a cui Giona ci porterà, ma anche quella misura che permette un'esistenza ordinata, che procede attraverso le varie traversie.

Vedete qui nella prima slide un titolo che vuole essere anche un piccolo inserimento di humor. Ovviamente è una delle raffigurazioni più importanti del profeta Giona. Sopra il giudizio universale nella Cappella Sistina di Michelangelo. Ovviamente abbiamo messo il primo. Dei famosi, ormai un po' datati, restauri, e il dopo. Allora, qui l'auspicio, appunto, che dopo ogni incontro, dopo ogni martedì diurtato, nell'elaborazione successiva ci sia un po' un prima e un dopo, fatto di profondità. La profondità a cui questo testo ci porterà è fatto di misura. Mi occuperò di un breve preludio, poi passerò la parola a Stanislav che ripercorrerà tutte le sezioni e io mi limiterò a un contrapunto, spero interessante, quanto lo è l'elaborazione che Stanislav, con la competenza psicologica legata anche alla sua professione docente, sa dare. E... La conferenza di stasera avrà, vedrete, questa struttura. Presenteremo Giona secondo alcune cornici. E come sapete tutti la cornice è importante perché aiuta a definire, a contenere, a mettere in risalto, a segnalare la preziosità di ciò che è detto poi all'interno. E nella conversazione abbiamo scelto di mettere all'interno di questa cornice l'immagine più forte del libro di Giona, cioè... Giona all'interno del ventre della balena e qui segnalo l'ovvia associazione con il titolo di tutto il ciclo. Quindi in qualche modo raccontando una storia antica, che anzi è una storia eterna, vogliamo collocare tutti noi nel fondo dell'esistenza e poi cercheremo di capire perché arriviamo fin là.

Questo libretto è unico, è originale, sia per il genere letterario, sia per come viene strutturato il personaggio, sia per come si utilizza il tema della maschera, che è l'altro tema fondamentale che è nel titolo di oggi. Sembra quasi una fiaba nei profeti, sembra quasi qualcosa che ha un incipit davvero atipico per quel genere letterario. Non ci sono oracoli, non ci sono grandissime proclamazioni, ma ci sono delle indicazioni piene di sapienza e piene di umorismo. Termineremo con un po' di regali. Abbiamo pensato a due slide finali, che ora vi anticipo ma poi ci arriviamo con calma, in cui condividiamo con voi i filoni di riflessione ulteriori che questa elaborazione che adesso incominceremo a fornire possono generare. E inoltre, in un slide finale e in materiale che riceverete attraverso Massimo, abbiamo messo insieme un piccolo repertorio di tutte, una parola grossa, di molte, forse le più interessanti per noi che le abbiamo viste, espressioni in cui la Sacra Pagina ispira e contamina Le arti figurative, la danza, la poesia, la musica. Quindi partiamo in questo viaggio insieme che avrà tante tappe e credo un esito che spero permetta a tutti voi di portare a casa tante cose belle su cui riflettere e su cui rigenerare la nostra esistenza.
[Speaker 1]: Io ringrazio per quell'invito in un ambiente fino adesso sconosciuto per me e l'ho accettato soltanto perché si tratta dei profeti minori. Perché io con l'arte, con la teologia e con cos'altro era?
[Speaker 2]: E la danza.
[Speaker 1]: E la danza non ce l'ho molto a che fare. E dopo questa elegante introduzione io temo che sarà un po'...

Una danza di balena e Giona. Io faccio la balena che si muoverà piano piano verso una certa direzione senza scostarsi troppo. Ogni tanto uscirà Giona a commentare, forse a mordere anche.

Ma iniziamo con un libro che mi piaceva sempre. È un libro che presenta un profeta che in realtà indossa solo la maschera di un profeta. Rifiutandosi di compiere la sua missione. Questa maschera all'oceano non rivela la sua vera identità, anzi, rivela il suo smarimento, la sua perdita dell'identità. Quasi fino alla fine del racconto non siamo certi di chi sia veramente Jonah, un personaggio chiuso, cupo, scostante e passivo-aggressivo.

Scusate, ci sarà molta psicologia oggi. Più lo conosciamo, più ci risulta difficile di comprenderlo. Sembra quasi antisociale per non dire psicopatico, ma di sicuro è un narcisista maligno. Sin dall'inizio del racconto si nasconde, non parla se non viene interrogato. E la prima volta che lo fa è quando gli viene chiesto di pregare il suo Dio perché la nave sta per affondare. Tuttavia, Giona rivela la sua identità, ma non prega. Il segreto della sua situazione viene svelato solo quando si ricorre all'esorte. E lui viene indicato come la causa della tempesta. Solo allora rivela la propria condizione e propone una drastica soluzione. Essere gettato in mare. Deve morire per salvare l'equipaggio. Il profeta non fugge solo da Dio, ma anche da se stesso. Eugene Dreverman, in una sua parola, dedicata a queste pagine di Sacra Scrittura, secondo la psicologia del profondo, vede in Giona una figura che incarna la difficoltà dell'uomo di accettare il proprio destino e la propria vocazione. La sua fuga non è soltanto la ribellione contro Dio, ma è anche una fuga dal proprio sé, dalle proprie responsabilità e dalla propria crescita personale. In questo senso, Giona rappresenta ognuno di noi. Come ci insegna la fede, ognuno di noi si è ribellato al suo creatore. E in qualche modo attraverso queste ribellioni ci autodistruggiamo. E Dio deve venire a salvarci. In quel senso tutti portiamo le maschere.
[Speaker 2]: Abbiamo fatto come un preludio, come all'inizio delle grandi rappresentazioni del melodramma. Si mettono insieme dei temi che presto si svilupperanno. Stanislav ha ripercorso con una grande densità e sintesi quello che adesso vedremo con una lente di osservazione. Ci saranno tre momenti. La missione, la missione di un dissidente. Io vedo un po' la parte più umoristica, più ironica dalla parte di Dio. Ovviamente Stanislav sta fornendo un'analisi e un'osservazione attenta dell'uomo Giona con tutti i suoi limiti e le sue resistenze poi il momento della fuga avete già capito che qui c'è una fuga strategica di eccezionale qualità narrativa anche nella maniera con cui è descritta dall'autore sacro poi andremo nel fondo nel ventre della balena e poi riprenderemo il tema della missione c'è un punto che è già stato sottolineato e questa slide che vedete lo illustra bene. Nel teatro classico la maschera, la persona, dava rilievo a chi doveva occuparsi dello spettacolo, della performance teatrale. Nel tempo il tema della maschera era diventa un tema in cui l'ambivalenza e l'ambiguità si fanno anche largo ho messo un'immagine dall'entrata di Cristo a Bruxelles di Ensor dove queste maschere invece diventano la copertura e addirittura diventano esse stesse manifestazione di cosa? dell'oscurità che viene coperta e che invece quasi si comunica alla maschera Allora a Giona succede proprio così, Giona cela dietro una serie di maschere un tratto oscuro della sua personalità, ma la bellezza con cui Dio utilizza questo meccanismo umano per rivelarlo progressivamente. Quasi che più lui si inventi qualcosa per nascondere, quasi più Dio, un Dio che non si stanca, articoli, una pedagogia per farlo emergere quale è al meglio di sé, quale è a quello che lui lo ha chiamato. E quindi passiamo ora ad analizzare proprio questo concetto di maschera.
[Speaker 1]: Proprio per gettare una luce sulla maschera di Giona e sulla possibile patologia che ci sta dietro, devo un po' spiegare la differenza tra norma e patologia. Io spesso uso l'immagine di maschera quando spiego ai studenti la differenza tra norma e patologia. Perché? Perché maschera è la matrice da cui vengono i concetti di base per la psicologia. Anzitutto il concetto di personalità. Prosopon è origine greca della personalità, quindi quella parte che si recita nella vita. Allora, una persona sana di solito dispone di una serie delle maschere, dei ruoli che recita nella vita. Riesce in modo flessibile, libero, conscio, usarle tutte, adattandosi alle diverse situazioni e imparando dall'esperienza.

Ve lo spiego usando un semplice esempio. Io quando mi preparo per una lezione di solito devo diventare ossessivo compulsivo. Cioè devo raccogliere materiale, devo trovare tutti i possibili fonti e devo leggere con attenzione. E facendo questo devo anche essere evitante. Devo mettermi a disparte fuori dalle distrazioni. E spesso posso anche essere percepito come passivo-aggressivo, perché ad esempio non rispondo alle chiamate o all'email. Ma quando vado a fare la lezione, devo cambiare registro, devo diventare istrionico, devo farmi vedere, devo far interessare la gente. E a volte dentro la conferenza o lezione devo anche essere narcisista, specialmente quando le mie idee che cerco di spiegare non vengono accolte, anzi vengono attaccate. Lì non c'è tempo per essere depresso. Devo essere narcisista e difendere il mio punto di vista. Depresso divento dopo. E alla fine quando ho fatto la lezione o le lezioni, quando arriva il tempo degli esami, devo di nuovo diventare un stile diverso, una maschera diversa, devo diventare paranoico. Proprio per assicurare che gli studenti hanno studiato bene e nell'esame non hanno copiato e non hanno commesso il plagio. Questa è più o meno norma, cioè la capacità di usare diverse maschere in diverse situazioni, in modo flessibile, libero e che è adatto al contesto. Una persona invece malata o disturbata, con personalità disturbata, di solito usa solo una maschera o al massimo due e non cambia facilmente. Anzitutto non si adatta all'ambiente e non impara dall'ambiente. È rigida. E spesso è sotto il flusso dell'inconscio, perché non sa dare ragione a se stessa. E secondo me questo è il caso di Giona. È un paziente difficile, come vedrete.
[Speaker 2]: Su questo punto mi permetto di fare un'associazione che sembra portarci un po' lontano, ma in realtà non lo è, perché quando discutevamo di questo mi veniva in mente un recente sviluppo della storiografia su Sant'Ignazio. Mongini uno storico piemontese lavora adesso in altre università e scrive un testo su ignazio che è straordinario e in cui spiega proprio questo che ignazio era capace di assumere maschere diverse per l'attenzione al contesto e all'altro Mentre poi invece sappiamo che la deformazione anche sociologica della maschera è la maschera per occultare, non è la maschera che definisce, rivela e struttura la comunicazione. Allora questo mi piace, era un pensiero marginale, ma spero utile, che mettiamo nel passaggio al primo elemento della cornice, la vocazione. Ecco qui, fu rivolta Giona, figlio di Amita, in questa parola del Signore. «Alzati, vanni, inive la grande città, e in essa proclama che la loro malvagità è salita fino a me». Giona, con la sua maschera rigida, dice che no, qui c'è tutto sbagliato. Inizia a dire a Dio che così non si fa.
[Speaker 1]: Giona è un profeta sui generis, quasi un antiprofeta, o un profeta ridicolo, meglio dire tragicomico. Perché è un uomo che rifiuta il suo ruolo, un ribelle che paradossalmente compie la sua missione in modo straordinario. Ottiene successo perfino lì, laddove non agisce direttamente come profeta. Lui converte tutto l'equipaggio al suo Dio. L'elemento comico di questa storia scaturisce proprio da questo contrasto. In questa storia tutti si convertono, eccetto Giona. Si convertono i marinai della nave, gli eredi di Nive e tutti gli abitanti, anche gli animali, e si converte persino Dio, perché decide di non distruggere la Nive. Vediamo alcuni particolari.

L'equipaggio di nave. I marinai di fronte alla tempesta che li terrorizzava iniziano a invocare i loro dei e a interrogarsi sul motivo della furia del mare. E quando scoprono la ragione e il rimedio, e quello è toccante, cioè tocca il cuore di chi legge, si mostrano riluttanti a gettare Giona in mare. Cercano con tutte le forze raggiungere la terraferma e quando sono costretti a gettare Giona pregano Dio di non imputare loro la morte di Giona. Stefano mi ha svelato un piccolo dettaglio di un midrash che non lo volevano gettare e lo mettevano un po' nell'acqua e la tempesta si calmava. Ti varavano fuori e la tempesta di nuovo. Anche quello è che la storia faceva comismo anche ai nostri antepassati. C'è il sole.
[Speaker 2]: Sì, sì, è carino, è bellissimo questo Midrash. Poi la seconda volta lo mettono fino al ginocchio e di nuovo si calma la tempesta. Questa tempesta è una tempesta meravigliosa. Dio, in questa parte del libro, opera una terapia in umido, ecco, proprio in umido, una terapia che ha tutti quanti i simboli, ad esempio, della maternità, dell'ambiente, dell'acqua, del contenimento, eccetera. E questi marinai sono eccezionali. Uno si aspetterebbe che siano i peggiori della storia e invece sono splendidi, divertenti, capiscono, intuiscono, sono chiaroveggenti. E in questa operazione il Midrash racconta come loro erano quasi esitanti di gettare nel mare il profeta. E allora lo fanno con ripetute iniziative e alla fine Giona gli dice... Lasciatemi andare e lì Dio deve organizzare un'altra fase di questo recupero del profeta. Ma analizzando poi la fuga lo vedremo meglio. Qui abbiamo già visto come questo Giona ha questa stranissima vocazione che lui stesso all'inizio non capisce, soprattutto perché è molto chiara nei termini della misericordia divina. E qui iniziamo a capire il perché Giona è così resistente.
[Speaker 1]: La storia di Giona, secondo me, è la storia di ognuno di noi. Anche se può suonare male, ma tutti siamo ribelli. E non ci rendiamo conto. Siamo come spesso i profeti riportano, ad esempio in Isaia, dirà forse la creta al vasaio, che cosa fai? Oppure la tua opera non ammanici. Noi, senza anche renderci conto, facciamo continuamente quel dialogo che nel libro è Giona che fa continuamente. Lui, anche quando sembra che si converte, perché obbedisce a Dio, Va in Ninive, proclama, ma fin dai conti non è d'accordo con Dio. Quella sua ribellione contro Dio, che è veramente profonda, a me ricorda solo un'altra ribellione, che conosciamo dai nostri padri della Chiesa, che parlavano degli angeli ribelli, E la loro famosa frase, non serviam, non serviremo.

Ma davvero solo loro, gli angeli ribelli, sono così estremisti? Solo Giona è estremista.

Qui mi rifaccio un po' alla storia del mio mestiere. Durante i miei anni di tirocinio qui alla Gregoriana, 25 anni fa, Uno dei nostri professori, padre Bart Kiley, spesso ci ripeteva una frase che mi infuriava all'epoca. Diceva, perché accompagniamo le persone in modo psico-spirituale per fargli vivere meglio la vita cristiana. E lui spesso ripeteva la frase, la gente non viene da noi per cambiare, ma per essere confermata. Per avere ragione. Io pensavo, ma come può dire questo? Noi ci sforziamo, ci mettiamo tutti dentro di questo lavoro e qui c'è il professore che dice che la gente non viene qui per cambiare, ma per essere confermata. Con passare del tempo ho cominciato a dare ragione a padre Caili. E adesso io sono all'istituto di psicologia quello che dice la gente non viene da noi per cambiare, ma per essere confermata. È una verità molto brutale, ma è una verità. È verità perché esprime una realtà molto presente anche nelle persone sane. Che noi usiamo in modo inconscio i nostri meccanismi di difesa per non vedere la realtà così come è. Cioè, usando le parole della Bibbia, guardiamo ma non vediamo, ascoltiamo ma non sentiamo. Ognuno di noi si cerca un nido nella propria vita o si crea un nido, una zona di comfort dal quale non vuole uscire. A volte il nido, come nel caso di Giona, Ha le spine, ma non lo vogliamo abbandonare, perché il nostro nido, lo conosciamo, e il cielo che gli altri ci promettono non è attraente. È una verità brutale perché ricorda che, anzi, smaschera ogni tentativo nostro di salvarci da soli. È una cosa incredibile... E credo che prima volta l'ha letta in C.S. Lewis, nei Quattro Amori, dove lui spiega che alle persone è difficile credere che Dio ci ama incondizionamente. È più facile credere che c'è qualcosa di buono dentro di me, per questo Dio mi ama. E se veramente non c'è niente di buono e siamo peccatori ma ci convertiamo, sempre riusciamo a dire no. Ma probabilmente a Dio piace molto come faccio penitenza. E siamo noiosi in quella ricerca di conferma. E Dio, probabilmente, come quel Dio del libro di Giona, è molto paziente. Ma noi, leggendo il Giona, ci spazientiamo. Perché Giona non cerca conferma nel bene, cerca conferma che lui aveva ragione. Tutta la storia finisce con il quarto capitolo dove lui annoire a dare una grande noia ripete avevo ragione già in Ninive perché tu sei Dio buono e ciò che mi viene quando le persone cercano anche in modo noioso quella conferma mi torna sempre quella barzelletta che è italiana non so se riesco a farla bene La vista su YouTube è fatta da Gigi Proietti. Conoscete quella sull'ultima cena, che Gesù proclama, in verità, in verità vi dico, uno di voi mi tradirà. E c'è poi una fila dei discepoli. Pietro arriva, signore, sono forse io? No, Pietro, tu sei Cefa, eccetera. Poi Matteo, sono forse io? No, no, non sei tu. Alla fine arriva Giuda e dice, Signore, sono forse io? Gesù, sono forse io? Sono forse io? Cioè, è bello quello perché è l'unico modo di svegliare a volte la gente, di prenderli in giro che finalmente si risveglino. Ma la nostra ricerca di conferma è così noiosa. Sì, ho sbagliato, però io a volte... Nella confessione, nella direzione spirituale, a quelli che vogliono sempre avere ragione. Hanno sbagliato, ma comunque, però, cerco di aiutare incoraggiando di fare una nuova versione di Padre Nostro. E li chiedo consciamente di pregare in questo modo. Ve la cito perché dall'emozione forse posso sbagliare. Chiedo di pregare così. Padre Nostro, che sei nei Cieli, sia santificato il mio nome, venga il mio regno, sia fatta la mia volontà, come in cielo così in terra. E ripeterlo. E vedrete, l'effetto è brutale, anche fenomenale, perché non reciteremo mai un Padre Nostro nello stesso modo più.
[Speaker 2]: Diciamo che così questa verità brutale è anche un piccolo smascheramento, anzi un consistente smascheramento.

Riprendo allora due o tre punti. Abbiamo detto qui ci troviamo davanti a una storia antica che però, vedete, è eterna. A una storia che è fatta mettendo insieme dei pezzi storici che singolarmente presi sono tali. Però nella maniera con cui è messa insieme, e questi pezzi sono abilmente e in una maniera raffinata, uno dei grandi biblisti del biblico, Alonso Schoeckel, riteneva che questo testo fosse un saggio di grande narrativa biblica, ebbene li mette insieme facendoci capire che, come ha detto Stanislav, siamo davanti a una storia per tutti. Quindi nessuno si senta davvero escluso da questa vicenda.

Un'altra associazione interessante che nasce da un passaggio di quello che Stanislav diceva è questo vedere un collegamento col peccato degli angeli. E qui c'è ovviamente un riferimento proprio chiaro a una delle dinamiche degli esercizi spirituali di Sant'Ignazio. Nella prima settimana, in una delle grandi meditazioni sul peccato, uno dei passaggi di riflessione è su questa struttura che abbiamo ascoltato, anche così scabrosa, così forte, E questo ci porta a capire la serietà della fuga. Mentre Stanislav sta sottolineando la serietà della fuga, io vorrei anche mostrare, come ho già fatto prima, l'altrettanta grande serietà con cui Dio si occupa di questa vicenda. La testardaggine, la tenacia, la conversione convenzionale, vedremo, della prima conversione di Giona, corrispondono a un aumento, a un'intensificazione di questa passione di Dio per questo personaggio, passione di Dio per ciascuno di noi. E La fuga è una fuga brutale, perché è una fuga che vediamo che è in quattro momenti e ha quattro caratteristiche. Innanzitutto, appena sente l'annuncio vocazionale, Giona dice, bene, dov'è il posto opposto a Dio, Tarsis, là? Poi la nave, c'è un altro dettaglio scritturistico importante, Giona parte su una nave quasi vuota e la paga tutta. Attenzione, le fughe non sono senza grandi costi, però è disposto, pur di andare dall'altra parte, più di restare mascherato davanti a Dio, a spendere una fortuna per fuggire. Poi, non contento di stare su questa nave, scende nel profondo della nave, nella stiva della nave. E questo è un ulteriore passo. E poi ce n'è un altro, non contento, dorme. Vedete che interessante progressione, ma a questa progressione corrisponde un'altrettanto forte progressione dell'intervento divino. Dio scatena la tempesta, poi utilizza la sorte, poi utilizza gli uomini più improbabili, i marinai, che si muovono secondo la ritualità che vi ho segnalato. La chiaroveggenza è la ritualità segnalata. E poi, dopo tutto questo, il dispositivo più geniale, Dio dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona. Attenzione, qui Dio fa un'operazione importantissima perché agisce su una delle paure fondamentali, cioè quella di essere divorati. E invece il grosso pesce non divora Giona. Come la paura poteva ispirare, ma inghiotta il profeta. E qui c'è una cosa delle più divertenti del libro, il pesce cambia sesso. Perché nella prima volta in cui è citato, il pesce viene utilizzato un termine maschile. Ma inghiottendo il profeta si trasforma in un ventre materno deputato a rigenerare e rinnovare il profeta una meraviglia poi qui i padri della chiesa le simbologie c'è tutto qui che hanno costruito intorno a un'immagine di questo fondo dell'esistenza che ora cercheremo di analizzare attraverso il meccanismo della fuga fino agli spazi e alle esperienze più liminali dell'animo umano
[Speaker 1]: Io riprenderei da quello che ha detto Stefano quel movimento di fuga, ma anche di discesa. I biblisti dicono che tre volte viene ripetuto che Giona è sceso. Prima è sceso al porto, Giaffa, poi è sceso, il testo letteralmente dice questo, sulla nave, e poi è sceso sotto la nave, cioè dentro la nave. E usa lo stesso verbo ebraico che viene usato per scendere negli inferi, nel Salmo 55. Quindi qui c'è sicuramente riferimento che Giona vuole morire, vuole autodistruggersi, che è molto, per quel tipo di disturbo, anche comprensibile. Interessante però ciò che fa Dio, perché Dio lo salva anche se lui non vuole essere salvato. Lo salva addirittura seguendo questo movimento, perché in un certo senso Dio lo spinge ancora più in profondità, perché il pesce che lo mangia, che lo inghiotta, anche se è un elemento di fantascienza o mitico, Portogiaffa era famoso per una scena mitologica, quindi probabilmente ripreso da lì, dalla mitologia greca, Ma interessante è proprio quello che Dio lo spinge fino in fondo. Più in fondo non si può andare.

Il testo, secondo me, non lo spiega bene. Ciò che succede dentro il ventre è un'altra fantascienza. L'inno, che è molto bello, e torneremo su questo, mi stona, ma lo spiegherò più avanti. Ciò che voglio però mettere in rilevo è che L'unico modo che mi veniva per interpretare quella discesa fino agli inferi è un'esperienza che noi chiamiamo nella filosofia moderna l'esperienza del limite. E userei il pensiero di un filosofo cieco del ventesimo secolo, Jan Patočka, che mi ha colpito perché lui non era credente, ma ha scritto molto sulla vita spirituale, partendo con la filosofia. E lui, questo tipo di esperienza, Giona inghiottito nella balena, è un'immagine di quella esperienza del limite, perché non si può vivere dentro la balena, è fantascienza. Ma ci sono nella vita situazioni che sono simili. E per Patochka queste situazioni è confrontare la morte, confrontare la sofferenza. Lui dice, tu, quando guardi la realtà e vedi qualcosa di fronte al quale tutti chiudono gli occhi, tu devi aprirli di più. Devi entrare lì da dove tutti vogliono sfuggire, perché lì troverai le risposte alle domande profonde sul senso della vita. E noi sappiamo perché il ventesimo secolo, anzitutto, ci ha portato molti esempi di queste esperienze del limite, vissute a livelli anche nazionali, dove tutte le nazioni sono state sottomesse al totalitarismo, alla violenza, alla brutalità, dove sembrava che Dio non c'è più, non c'è più la vita, e dal quale le persone uscivano cambiate, uscivano con un messaggio pieno di vita e pieno di senso. E in quel senso, credo, il libro di Giona apre questa possibilità che nella situazione del limite, dove non è possibile sopravvivere, si può trovare la vita. Patočka lo percepisce filosoficamente, noi nella nostra fede lo viviamo perché qualcun altro è entrato nello stesso modo, è uscito e tutto è cambiato. Ma vorrei fare alcuni riferimenti, almeno ad alcuni personaggi che per me sono importanti, perché io provengo da una zona, sono polacco come si sente perché parlo come Papa Giovanni II, Sotto totalitarismo io spesso leggevo questi memoriali o libri scritti proprio dalle persone che sono passate da campi di concentramento o da gulag sovietico. Tutti conoscete Viktor Frankl, il famoso psicologo austriaco che ha passato tramite Auschwitz. Ma non conoscete probabilmente un gesuita di origine polacca ma americano, che si chiamava Walter Ciszek, che ha passato 20 anni nei campi di lavori forzati in Russia. Lui era famoso per breve tempo durante la Guerra Fredda, nel 60, quando lo hanno liberato, la famiglia pensava che è morto, è tornato in Stati Uniti, in un anno ha scritto un libro con Dio in Russia, che è divenuto best-seller. Che è una bella storia, vale la pena leggerla, ma dieci anni dopo, non era un buon scrittore, doveva essere sempre aiutato, sforzandoci molto, ha scritto un altro libro che è molto più importante, in cui racconta la vera storia, perché è stato usato un po' per propaganda. Nella vera storia lui racconta come in queste prigionie di Ljubljanka i comunisti sono riusciti a romperlo. E lui, di fronte alla prospettiva che sarà tra poco ucciso, ha firmato tutti gli accordi, tutte le false accuse, eccetera. Ma quando è caduto, quella notte, quando si è reso conto che ha reagito in modo senza pensare molto, come un animale che teme di morire, è lì che è iniziata la sua conversione. È un libro che per me è importante perché noi abbiamo una teoria lì nell'istituto che Con l'aiuto di altri possiamo scoprire le nostre inconsistenze. Quello Walter Ciszek da solo ha scoperto perché ha sofferto sufficientemente per dire basta con le bugie che mi dico, devo riconoscere che solo Dio mi può salvare. E ci sono tanti altri personaggi che adesso per non prolungare non voglio nominare, ma questa esperienza del limite che ognuno di noi vive, Riceve da Dio, perché la malattia, la morte, non è esclusiva ai gesuiti. Come la viviamo? Cosa troviamo dentro queste esperienze? Lì ci sono le risposte.
[Speaker 2]: Ovviamente qui tocchiamo una delle strutture più importanti, l'esperienza liminale come ruolo di un possibile ribaltamento, di un possibile segno di ordine diverso rispetto ad esempio all'orrore. Dopo riceverete il link di un film, forse alla fine ne vedremo proprio un minuto, che si ispira alla storia di Giona è Giona che visse nella balena, che è un bambino che vive, che si chiama Giona, è un bambino ebreo e vive all'interno di questa persecuzione, all'interno della dinamica del campo di concentramento, della persecuzione più in generale. E qui c'è qualcosa di interessante. Cosa trova in questa situazione liminale?

Vedremo che questa situazione liminale, su un altro livello che può sembrare più giocoso, ma non lo è, Lo ritroviamo, e per il pubblico italiano questo è stranoto, in un passaggio della fiabba politica di Pinocchio, ma lasciamo poi Pinocchio per alcune delle piste di conclusione.

Queste due citazioni si collegano a un altro Midrash, perché c'è un Midrash che dice che cosa trova Giona all'interno del ventre della balena. Trova una sinagoga, ed è bellissimo, tutta la descrizione dei pezzi della sinagoga, di cosa succede. Ovviamente uno stratagemma che poi è legato a questo bellissimo cantico, che ovviamente è un inserimento che funziona un po' come i cantici bellissimi, ha qualcosa che richiama il Magnificat, almeno nella maniera con cui io l'ho sempre ascoltato e letto. Qui c'è un qualcosa di interessante. Il passaggio per tutte queste realtà è il passaggio che permette la trasformazione di una esperienza liminale oscura in un principio di rigenerazione. E qui iniziamo a vedere in alcune immagini, attenzione quella che avete visto di Giotto è quella più sensazionale, andate a vedere nella Cappella degli Scrovegni dove Giotto ha collocato Giona. Perché come Michelangelo lo mette sopra il giudizio universale e sopra i racconti della creazione, Giotto fa un'altra operazione che suggerisco a tutti di divertirsi ad andare a vedere. Bene, iniziamo invece a rivedere l'altro passaggio. Giona viene all'interno del... Grosso pesce, ha una prima conversione, ma sulla qualità di questa conversione Stanislav dirà qualcosa, e poi Dio dispose, con una provvidenza eccezionale rispetto alle tempiste che ha il tempo, che il pesce risputi, sputi il profeta su terraferma. E lì Dio deve iniziare un'altra terapia, con altri mezzi, con altri strumenti, perché un po' Giona si è convertito, però proprio un po', e quindi abbiamo una seconda parte anch'essa, architettonicamente perfetta in questo libro in cui Dio interagisce ora su una parola chiave che è quella di missione
[Speaker 1]: Vi spiego perché ho certo dubbio su quella conversione prima anche seconda se c'è di Giona dal punto di vista formale Il salmo che troviamo nel capitolo secondo dovrebbe essere la conferma che Giona ha capito, si è convertito. Perché il salmo che i biblisti dicono che probabilmente non apparteneva al libro, che è stato aggiunto, che funzionava indipendentemente, è un salmo veramente di alta qualità, molto bello, molto commovente, anche corrisponde con le condizioni in cui si trova Giona. Ma se Giona lo veramente pronunciasse, dovrebbe essere diverso quando viene sputtato sulla riva e va a fare la sua missione. E a me risulta che non è molto diverso. Io lo vedo piuttosto che Dio gli ha fatto tre giorni in buio, tre giorni, tre notti in buio, e lui ha capito che deve andare, non c'è altra scelta. Anche se nel Salmo dice... Ma io con voce di lode offrirò a te, Dio, un sacrificio e adempirò il voto che ho fatto. La salvezza viene dal Signore. Poi va e comincia a proclamare. Tra quaranta giorni Niniva sarà distrutta. E, come sappiamo, ottiene un successo incredibile. Il re si converte perché ha sentito parlare che c'è un profeta che grida in giro. E tutta la città si converte. E lì, all'improvviso, il nostro profeta comincia a essere arrabbiato. E comincia a svelare ciò che non sapevamo, perché all'inizio solo ci ha fatto vedere cosa pensa con i piedi, che erano in direzione opposta. Adesso ci dice che... Puoi mettere la seconda?

No, la seconda. Quella precedente è sparita. Quando dice che io sapevo che tu sei Dio misericordioso, pieno di amore e pietà, e per questo non voleva venire. Dio si converte, non distrugge la città. Ma Giona dice, no, io non lo compro. Si arrabbia con Dio, va un po' fuori e aspetta cosa succederà. Dio... Non si arrende. Dopo la terapia umida, che abbiamo chiamato quella dentro della nave e poi dentro del pesce, gli fa la terapia secca. A me piace anche l'immaginazione di quell'autore che usa questi animali così estremi. Una balena, almeno così la immaginiamo, Leviathan, E poi un vermicolo o una piantina che dà un po' di ombra. Sono questi elementi che dovrebbero far pensare al nostro Giona. Ma Giona, anche se capisce tutta questa simbologia, non si converte, non dà ragione a Dio. Dice no, ho ragione io, sono giustamente arrabbiato. E secondo me l'unica plausibile dal punto di vista psicologico spiegazione è che Jonah soffre di un narcisismo. Ovviamente è molto pericoloso fare diagnosi a personaggi che sono di letteratura. Ma come un motivo, un spunto per interpretazione, credo che questa tesi che è un narcisista è molto plausibile. Vi dirò alcune ragioni. Prima di tutto i segni di grandiosità. Lui è un narcisista schivo, non fa vedere che è grandioso. Ma fare ciò che ha fatto con Dio, che invece di obbedirlo, andare in un'altra direzione, perfino voler morire invece di compiere la volontà di Dio, è sicuramente un segno che io sono speciale. Io sono sopra le regole che soffrono i narcisisti. Un altro elemento, la preoccupazione per la propria immagine. Lui fa la sua missione a Ninive, ha detto sarete distrutti E Dio dice, no, no, non vi distruggerò. E un profeta comincia a preoccuparsi cosa penseranno se non ci sarà distruzione. Quindi è offeso per il fatto che ha fatto profezia e quella non è avvenuta. E' anche comico quello, ma i narcisisti pensano in questo modo. Avete mai incontrato un narcisista? Tra poco vi racconterò una storia.

Un altro elemento, la rabbia narcisistica, quella reazione sproporzionata, quella rabbia di fronte a quel piccolo episodio con Riccino e Vermicolo che lo ha ferito e così si è asseccato e povero profeta deve soffrire il calore. Fare una scena di questo tipo, perfino dire voglio morire, preferisco morire, E di nuovo Gigi Proietti è... Voglio morire, voglio morire. C'è qualcosa di... è patologico in un certo senso, ma la logica del narcisista è quella. E il punto ultimo è più forte, la mancanza di empatia. Guardate, in tutta la storia ci sono tanti personaggi che suscitano simpatia. I marinai, il capo di marinai che dice... Dobbiamo buttarti, ma non vogliamo ucciderti. E fanno tutto per salvarlo. Quello suscita simpatia. Perfino il re di Nive suscita simpatia perché si converte per aver sentito parlare di un profeta. Ma... Giona non suscita nessuna simpatia perché si vede che quando Dio li fa vedere in modo, meglio non si può far vedere, tu piangi per una pianta che non hai fatto crescere, che ti ha dato un po' di sollievo, adesso è morta, e io non dovrei avere pietà per una grande città dove vivono tante persone e tanti animali. E quella domanda è rimasta così sospesa. Così finisce la scena. Conoscendo un po', le persone non cambiano così facilmente. Giona non si è convertito. Ho molto dubbio se si è convertito. Però Giona in quel senso è una buona immagine dove possiamo metterci noi stessi. Solo che è un po' coraggioso pensare che noi siamo un po' come Giona. Dio ce lo farà vedere, prima o poi. Ma se siamo un po' critici verso noi stessi, possiamo scoprire i segni della stessa... Noiosa ripetizione, ma ti dicevo Dio, dobbiamo fare così, perché non hai fatto così?

E finisco con quello narcisista che vi ho promesso di presentare. Il primo vero narcisista, quando si incontra da psicologo, è sempre anche una sorpresa. Perché da psicologo non c'è via di scampo, non possiamo giustificarlo. Quindi io vi voglio raccontare la storia di un marito che è stato portato per un colloquio con me dalla moglie, una cattolica molto devota. È avvenuto in una parrocchia, in un contesto pastorale, quindi non sono tenuto dal secreto professionale. E... È venuto, è stato portato perché ha sviluppato una relazione extramatrimoniale con una collega del lavoro. Quindi la moglie, vedendo che la famiglia, perché avevano anche bambini, si sta sgretolando, ha voluto salvare quel matrimonio. Quindi lo ha portato da un psicologo e prete. Quindi ci siamo visti alcune volte in tre, a volte è venuta anche la madre di lui. E la cosa era molto strana perché lui non negava che ha una storia extramatrimoniale. Era sempre molto calmo, composto, controllato, ascoltava, non si scomponeva. La moglie invece disperava, piangeva, lo pregava, la madre. E così passavano incontri senza nessun risultato. Solo una volta... Qualcosa lo doveva toccare perché si è sciolto in un certo momento e ha cominciato in modo molto forte a dire alcune cose. E la frase che era centrale era quella. Ma non potete capire che mi sono innamorato? Io ero scioccato, ma come? Quella è la spiegazione di tutta quella storia, di tutta quella sofferenza e quella è giustificazione che tutto può andare avanti così? Perché lui non voleva divorzio, lui voleva continuare con la famiglia, ma voleva che la moglie accettasse che lui ha un amante. E la moglie non ha accettato. Il fine della storia è tragico. Perché la famiglia si è veramente finalmente sgretolata ed è stato lui a iniziare il processo per il divorzio. In mezzo di quel processo ha scoperto che la sua compagna non può avere figli, quindi ha fatto una cosa veramente squalida, ha rubato l'ultimo figlio, era figlia, rubato fisicamente e poi ha trovato avvocato per farlo in qualche modo sistemare ed è riuscito. E non aveva mai nessun scrupolo e nessun rimorso di coscienza. Ma i personaggi di questo tipo sono sempre più numerosi, sempre più frequenti. Il narcisista, quello me lo diceva padre Kaili ancora nei tempi di studi, un vero narcisista si può cercare di trattare dopo 40. Perché prima dell'età di 40 anni... Quando tutto va bene, è giovane abbastanza, ancora bello o bella, non farà domanda forse qualcosa non va con me o con la vita. Quando cominciano a fare male le gambe, quando cominciano a fare qualcosa, o mancano i capelli sulla testa, è lì che comincia a chiedersi, mamma mia, mi sembra che sto per morire. E la situazione del limite sempre fa un po' aiutare.
[Speaker 2]: Allora, beh, questa è una buona notizia, esempio, per me che da un po' di anni i 40 li ho passati, ma non è l'unica speranza che oggi abbiamo realizzato, nel senso che il grido del narcisista ferito è qui collocato in un contesto scritturistico. Così anche questa eccezione nel mondo dei simpatici, questo Giona così duro, così infantile e regressivo, trova però, non importa quanto tenace nel rivendicare le sue ragioni davanti a Dio, io non mi stanco di sottolineare la presenza C'è un padre sempre presente e c'è un Dio che non si stanca. Allora qui notiamo una tensione e questa tensione io direi che è anche esaltata da questo finale che è un po' aperto, come Stanislav ha sottolineato.

Ci resta ora che affacciarci sulle ultime due sezioni un po' atipiche, ma spero feconde per tutti, che vi aiutino a portare ulteriori frutti da questa conferenza.

Per la riflessione di tutti, innanzitutto il vero protagonista del libro è Chi è il vero protagonista del libro? Il libro di Giona, ma è davvero Giona? E qui Stanislav in una conversazione dice, qui c'è Stefano un'analogia con la parabola della misericordia lucana, con la parabola del figlio prodigo.
[Speaker 1]: Voi ricordate, siete molti della mia età o un po' anche di più forse, che nella Bibbia si sempre leggeva la parabola del figlio prodigo nelle omelie si insisteva su quella figura centrale di tutta la storia ma con tempo si è scoperto che no è padre misericordioso perché altro figlio non è buono altro figlio è forse peggio di quello prodigo e credo che la stessa cosa può succedere con il libro di Giona qui il vero protagonista è quello invisibile ma quello che si prende cura perfino del Giona che è così scontroso, così curvato su di sé, perché la terapia, due volte gli fa terapia, la terapia è estremista, con mezzi veramente potenti, e non riesce, ma non si stanca, Dio ripete, cerca di nuovo… E credo che la terza volta è quella che aspettiamo nel libro, ma che avviene in un altro contesto.
[Speaker 2]: Infatti, possiamo subito saltare alla terza di queste piste di riflessione. Ci siamo chiesti se c'è un compimento a questa storia lasciata dall'autore sacro così aperta. Prima di vedere le due risposte, una solennissima, importantissima e una un po' più letteraria e del bel paese, voglio non mancare, abbiamo visto tanta arte, tanti dipinti, stampe, litografie, ma non voglio mancare di sottolineare come Giona piaceva tantissimo all'arte paleocristiana. Perché la comunità apostolica e poi le comunità delle origini hanno colto in questa storia qualcosa di grandioso. E non solo nell'immagine del Giona custodito nel ventre della balena, ma nella vicenda, tanto che noi troviamo anche scorporate queste immagini di Giona dal libro. Il primo in assoluto è il Buon Pastore. Poi c'è proprio Giona e poi terzo credo sia Lazzaro e spesso nelle catacombe, negli archi solia ritroviamo tutte queste e infatti...

Oltre chi è il protagonista, che abbiamo risposto a questa prima, vedete ci sono varie cose. Qui abbiamo preso dalla Basilica di Aquileia, che contiene una parte dell'enorme ciclo musivo proprio dedicato a Giona, I sarcofagi, e sono tantissimi, e poi l'arte delle catacombe, vi dicevo, con tanti esempi molto belli anche in queste catacombe dei Santi Marcellino e Pietro sulla via Casilina, così belle. Ora, risposta a questa domanda di finale aperto. Ed è una risposta che abbiamo dato in due modi. La prima è la risposta più importante. C'è una citazione importantissima in Matteo del segno di Giona e Cristo diventa qualcosa di importante perché anche negli inni, in una serie di prediche, Giona diventa parte di quella che è una prefigurazione nella tipologia cristiana delle persone che hanno prefigurato il compimento di Cristo
[Speaker 1]: Sì, secondo me anche se, ripeto, non sono teologo ma mi sembra incuriosiva perché Gesù si è riferito a Giona come se fosse un personaggio storico ma leggendo tutti i testi e analizzando un po' il testo di Giona per questa conferenza ho scoperto che Quel terzo momento, quella vera conversione, avviene tramite la figura di Gesù, perché qui c'è qualcuno di più di Giona, ma che entra nel movimento di Giona. Si fa uomo, va verso la distruzione e risale, e vince la morte e porta la salvezza. E la salvezza è gratis, la salvezza non l'abbiamo acquisita noi e non possiamo acquisirla, possiamo solo accettarla. Pur essendo ribelli e pur cercando di provare a Dio, non dovevi farlo, siamo stati capaci noi, ce la facciamo. No, non ce la facciamo. E dobbiamo un po' tornare a questa coscienza che siamo le creature cadute, pur vivendo la vita più o meno...
[Speaker 2]: E c'è un inno siriaco, poi cerchiamo di mandarlo perché è contenuto in termini di tempo, un inno liturgico, un'antifona cantata che proprio funziona così. Dice, beh, ai tempi degli egiziani hai mandato Giuseppe e quindi... Poi a un certo punto c'era l'altra versione, hai mandato Elia, poi hai mandato con i Niniviti il profeta Giona e poi è arrivato Cristo. Allora la sapienza liturgica, che bello anche in un minuto di musica liturgica, in una formula così altamente poetica, ascoltare tutto questo. E poi veniamo... A un possibile compimento. Ci siamo detti, in fondo, sapete Pinocchio trova all'interno di questo grosso pesce della balena, trova Geppetto, trova il Padre. E in fondo anche l'immagine midrashica della sinagoga, la parola che viene da Dio Padre, custodita in essa, commentata in essa, E il riferimento cinematografico, Giona che visse nella balena, che trova un elemento di paternità all'interno di questa situazione liminale.

Allora questo è molto bello, molto opportuno. Pinocchio non è un finale aperto, Pinocchio viene restituito, viene umanizzato. Diventa bambino vero attraverso il superamento e il compimento di un'esperienza eliminale, che qui non viene lasciata a finale aperto.

Riprendiamo anche questa pagina, quasi una fiaba che richiama un'altra fiaba, una parola ispirata e una parola politicamente significativa, perché Pinocchio certo non era scritto per i bambini. Vi manderemo, attraverso Massimo, alcuni elementi di intreccio, contaminazione, ispirazione, che questo libretto profetico ha ispirato. Io ne ho scelti alcuni. Innanzitutto c'è un bellissimo ciclo di poesie fatte da Turoldo, e quindi riceverete questo, e la poesia elabora, raffina, guarda più lontano, è quasi un rispondere all'altissima poesia sacra con una poesia che di questa sacralità ha tutto lo spessore, ha tutto il respiro. Poi la musica, e della musica ho scelto un esempio un po' pesante, perché se fate una ricerca, Giona ha ispirato tantissimi canti per bambini, tantissimi canti educativi, quasi per rispondere al fatto che in fondo è un testo pedagogico, è Dio che si prende cura, è Dio che premonisce, anticipa, insegna. Però c'è una musica di altro tipo, che è la polifonia rinascimentale, e Giovanni Battista Bassani produce un oratorio a cinque voci, che è bellissimo, grazie a Dio è tutto su YouTube, quindi potete ascoltarlo con questa elaborazione poetica di Ninive, del pianto, cioè è proprio una drammatizzazione nei canoni della polifonia del tempo. E poi la danza contemporanea. Questa compagnia, ispirata da Giuliana Anzilotti, ha prodotto le variazioni su Giona, a partire da un testo biblico e da un lavoro di disegni che è esso stesso partecipabile a tutti voi, È nato questo spettacolo che, devo dire, è molto bello e presenta questo tentativo di interpretazione con il corpo della parola di Dio, con il corpo, la musica, i colori e tutto quello che la danza significa. Già nel cinema vedremo a completamento della nostra conferenza un minuto da questo film, se riesco a farlo partire. Ma anche abbiamo provato, meglio questo l'ha fatto Stanislav che è più bravo di me, a interrogare l'intelligenza artificiale su Giona e quindi sono nate delle interessanti immagini. Anche questo le riceverete. Lui ha spiegato un po' Giona l'intelligenza artificiale. Devo dire che quelle che abbiamo visto sono più rincuoranti. Però è anche interessante vedere questo. Ora cerchiamo di... Ecco. Ecco Giona e papà. Vieni.
[Speaker 1]: È il mio nuovo lavoro.
[Speaker 2]: Scriviamo il tuo nome.
[Speaker 1]: O, N, A e H. No, no! Ecco. Tienilo tu. Ora vieni con me. Petr, questo è mio figlio Iona.
[Speaker 2]: Ciao, Iona. Vedi questa bici, Iona?
[Speaker 1]: Sì. È una macchina per stampare. Lo sai che cosa fa?
[Speaker 2]: Posso fargli vedere? Certamente. Bene, allora. Tieni questo. Pronti? Oh! ecco questo è una finale mi scuso personalissimo perché nel preparare una conferenza pensando a noi tutti ho detto che cosa c'è nel ventre della balena cosa desidereremo trovare nel ventre della balena Creatività, tenerezza, presenza, meraviglia, tutto quanto donato dalla paternità di Dio. E allora la situazione liminale viene aperta a un futuro, diventa luogo di una rigenerazione, di un rinnovamento, di una conversione. E allora l'augurio che, nonostante qualsiasi età noi possiamo avere, che... Riusciamo ad avere questa esperienza con lo sguardo e la stupore del piccolo Giona. Ecco, grazie.

Trasmesso in live streaming il giorno 14 gen 2025 #Bibbia #teologia #arte
➡️ Centro Fede e Cultura Alberto Hurtado: https://www.unigre.it/it/fede-e-cultu...
➡️ Playlist https://bit.ly/unigreHurtado

https://www.youtube.com/watch?v=Hgefm8uaq_E&t=2287s

La conferenza legge il libro di Giona come una storia di fuga, smascheramento e trasformazione. Giona viene presentato come profeta che indossa una maschera, resiste alla vocazione, scende progressivamente nel limite fino al ventre del pesce, dove l’esperienza della crisi diventa possibilità di conversione. Il vero protagonista è Dio, che non si stanca di inseguire, educare e salvare.

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