Testo dell'omelia
Questa sera celebriamo la Messa cosiddetta in Coena Domini. Alcuni la chiamano ultima cena. Ma non é corretto. Se fosse stata veramente l’ultima, oggi non saremmo qui a celebrarla. E’ stata piuttosto la prima cena eucaristica di Gesù, la prima di tutte quelle che l’hanno seguita nel tempo. In ogni Eucaristia Gesù si dona a noi nel pane e nel vino come nella prima cena e ci chiede ogni volta di fare memoria di lui.
Cosa vuol dire: fare memoria di Lui.
Gesù quella notte ha fatto qualcosa di meravigliosamente grande e stupefacente. Si è consegnato ed è morto per noi. Ha eliminato il peccato del mondo, e ci ha guadagnato la salvezza. Una cosa grandissima. Noi di certo non possiamo fare questo. Nessuno di noi può salvare il mondo. Solo Lui Gesù poteva farlo. Quindi quando celebriamo, cosa facciamo in memoria di lui?
Non può essere solo il gesto rituale dello spezzare il pane o condividere il vino.
Questa sera lo scopriamo proprio nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato.
Dice che Gesù fa un gesto che spiega, interpreta e accompagna lo spezzare il pane. Qual’è questo gesto?
Lo faremo a breve noi sacerdoti. Lo faremo noi sacerdoti e diaconi, ministri della comunità, come padri della comunità perché questo è il gesto della paternità, inteso non come gesto maschile ma come gesto dell’adulto verso i piccoli. Gesù lo ha fatto verso i suoi discepoli. Noi lo faremo questa sera verso i bambini che riceveranno a breve la loro prima comunione.
Questo gesto è il lavare i piedi.
Proviamo a capire meglio.
Gesù é un maestro in Israele. Come maestro ha avuto una classe di studenti che sono i suoi discepoli. Diciamo che con loro ha fatto un corso di studi di tre anni e quella di questa sera é stata l'ultima lezione. In questa lezione ha consegnato loro un miracolo e le chiavi per accedere a questo miracolo.
Il miracolo é la consegna di sé stesso attraverso il pane eucaristico. Il miracolo è che Lui sarà sempre con noi, dentro di noi, perché si è lasciato mangiare da noi. Le chiavi interpretative di questo miracolo invece ce le ha fatte vedere con un esempio, lavando i piedi dei discepoli.
Cosa significa? Significa che se siamo con Gesù dobbiamo comportarci come lui si è comportato, cioè in parole povere: se andiamo a messa dobbiamo vivere secondo la messa.
Ora allora cosa fa un adulto che che viene a messa? Fa quello che ha fatto Gesù. Lava i piedi di chi gli é affidato.
In questa messa laveremo i piedi di questi bambini. Cosa significa? Che la nostra comunità se vuol essere credibile e vivere il miracolo dell’Eucarestia, deve mettersi a loro servizio. Noi ministri per primi lo significhiamo in questa cena. Ma ciascuno che viene a messa é chiamato a fare questo.
Per primi i genitori. Siete voi genitori che nell’eucarestia domenicale prendete la consapevolezza cristiana di essere a loro servizio.
I bambini sono i nostri piccoli discepoli. Allora impariamo da Gesù cosa significa lavargli i piedi.
Prima di tutto Gesù ci insegna che è importante condividere. E per condividere occorre esserci.
Gesù non ha fatto degli insegnamenti periodici con i discepoli, non li ha incontrati una sera a settimana. Ha condiviso con loro un pezzo di vita. Ha condiviso con loro dei viaggi. Magari con qualcuno delle esperienze speciali come Giacomo Giovanni e Pietro. Anche lui faceva delle preferenze. Ma i piedi li ha lavati a tutti, Giuda compreso. Un papà e una mamma devono garantire sempre la presenza ai loro bambini, perché è quella presenza che li rassicura che gli fa dire: non sono solo. Il dramma più grande di un bambino è rimanere solo. Un bambino è solo quando ancora nessuno è venuto a prenderlo finita la scuola, quando non gli riescono i compiti e non c’è un adulto vicino che possa aiutarlo, quando desidera giocare con il papà ma lui è in altre faccende affaccendato, quando la tristezza lo invade di nostalgia. Lo sappiamo bene quando in campeggio cala la sera e dobbiamo alimentare energie affettive per supplire alle mancanze dei genitori.
Personalmente, finche Gesù mi darà la forza, nei campeggi vogrrei essere presente in tutto ciò che fanno, dalla preghiera al gioco, dal camminare al vegliare la notte, dallo svegliarli la mattina al servirli a tavola, per lavargli i piedi in quei pochi meravigliosi giorni di condivisione. Dare la presenza significa dire al bambino: ci sono, non sei solo.
Dio ce lo dice sempre nella Bibbia. 365 volte è segnalata l’espressione: non temere. Una per ogni giorno.
Certo non si potrà essere sempre presenti fattivamente. Non è richiesto questo. Ma ci sono appuntamenti inderogabili che segnano dei confini alla paura della solitudine: la buona notte, la sveglia mattutina, il festeggiare un compleanno, una partita importante.
Una volta dei bambini mi manifestarono un certo dispiacere per un saggio dove la mamma o il papa, non ricordo bene, erano assenti. Così gli ho chiesto di cantare quella stessa canzone del saggio e li ho applauditi. Sono stati contenti.
Lavare i piedi significa quindi condividere, ma significa anche educare. Come educa Gesù? Soprattutto con l'esempio. Sì certo, non sono mancati gli insegnamenti e anche le sgridate. Ne sa qualcosa Pietro. Ma é l'esempio che li muoveva ad imparare. Guardando Gesù pregare, hanno chiesto: Signore insegnaci a pregare. Nasce quel giorno il Padre nostro. L’esempio del papà e della mamma sono l'insegnamento più duraturo nella vita di una persona. Non ti ricordi cosa ti ha detto, ma certamente ti ricordi cosa ha fatto e le parole te le ricordi per come te le ha dette.
Cosa ci ricordiamo della scuola, cosa del catechismo? Non certo il giorno in cui abbiamo imparato la preghiera o la poesia, ma il volto di un adulto che ci ha visto in maniera speciale. Quando il prof ci ha fatto leggere in classe il nostro tema davanti a tutti, quando la maestra ha costruito con noi il lavoretto da portare a casa, quando in campeggio l’educatore ha curato le nostre ferite per una caduta o uno scontro di gioco.
Infine lavare i piedi significa infine lasciare liberi i figli. Potrebbe rappresentare un ossimoro il lasciar liberi e il custodire con la presenza. Ma qui la questione sta non tanto nel fare, piuttosto nell’essere. Gesù ha custodito e amato personalmente i suoi discepoli, uno a uno. Ma quando gli ha lavato i piedi? Quando lo hanno tradito. Giuda, Pietro e tutti gli altri. Nessuno di loro era sotto la croce tranne Giovanni. Ma Gesù sapeva tutto. Nonostante questo li ha amati sino alla fine. Li ha lasciati liberi perfino di tradirlo. Non ne ha avuto a male. Dice un grande proverbio: non fare del bene se non sopporti l’ingratitudine. Liberare un figlio non va in conflitto con il custodirlo. Anzi il liberarlo significa che lo sto custodendo per lui e non per me. Chi fa il bene solo sperando gratitudine, in realtà non lo fa per l’altro ma per se stesso. Il nostro cuore di padri e madri vivrà, primo o poi, la frustrazione della ingratitudine. Sarà quello il momento in cui faremo verità sulla nostra relazione con i figli. Un cuore libero continuerà ad amare, al contrario sarà pieno di rancore e rabbia. Gesù è andato in croce con la libertà e la serenità di un padre che ha voluto bene ai suoi figli fino a quella frase finale: padre perdona loro, perchè non sanno quello che fanno.
Ecco allora cosa significa questo gesto che a breve faremo. I bambini sorrideranno al vedersi lavare i piedi, ma i grandi possano comprendere cosa ci sta dietro. Questi bambini sono il futuro, dovranno un giorno cambiare questo mondo che noi, diciamocela, abbiamo abbastanza rovinato. Ma non può bastare l’amore umano, pur eccelso come quello di un padre e una madre. Servirà l’Eucarestia per cambiare il mondo una Eucarestia vissuta in memoria di Lui.
Recita
Don Franco Mastrolonardo
Omelia del Giovedì Santo. 2 Aprile 2026. Chiesa Gesù Redentore
Canto
Autore: M.T.Henderson, N.L.Uelmen, J.K.Belamide. P.Stradi
Cantano Susanna Rossi e Danilo Concordia.
Suona Danilo Concordia