Il pianto di Pietro nella Passione secondo Matteo di Bach (Catechesi)



Testo della catechesi
Durante il periodo quaresimale, molti sottofondi dei Vangeli o di altri testi in Pregaudio riprendono un aria di John Sebastian Bach dalla Passione secondo Matteo.
Si tratta dell' "Erbarme dich", a mio parere un capolavoro teologico messo in musica. E' il brano musicale che si pone subito dopo il recitativo del Vangelo e diciamo fa da commento alla scena. La scena in questione è il pianto di Pietro al canto del gallo.
Proviamo ad approfondire il contesto biblico e spirituale di questo dramma che coinvolge si Pietro, ma che in realtà è paradigmatico per ciascuno di noi, specie per chi intende seriamente camminare nella sequela di Gesù.
Per farlo dobbiamo contestualizzare i due binari su cui ci muoveremo. Da una parte il genere narrativo musicale delle Passioni, dall’altra il tema spirituale delle lacrime.

Le Passioni interpretata dalla musica
Intanto dobbiamo constatare che di tutto il Vangelo la Passione di Gesù è sempre stato il valore aggiunto. Non solo perché si condensa li il mistero Pasquale, ma anche per l'espressione di tenerezza e di compassione che ci muove intorno alla figura di Gesù nelle ultime ore della sua vita terrena. Sant’Agostino diceva che "Vale più una sola lacrima sparsa meditando sulla Passione di Cristo, che un pellegrinaggio sino a Gerusalemme ed un anno di digiuno a pane ed acqua". La Passione di Gesù ci ci provoca emotivamente al punto che non ci basta solo leggerla o ascoltarla passivamente. Coinvolge la nostra sfera immaginativa, vogliamo sentirci partecipi e parte attiva di quell'ascolto. La liturgia della settimana Santa ha tentato di dare delle risposte alle esigenze spirituali e così già dal 1200, benché il linguaggio fosse circoscritto al solo Latino, si raccomandava che non tutta la passione venisse letta con lo stesso tono, ma le parole di Cristo venissero rese con un tono più dolce, quelle dell’evangelista con voce normale e quella degli “ampissimi giudei” (cioè della folla) con grida ed asprezza. Il tutto doveva essere letto da una sola persona. Ovviamente la lettura del Vangelo era proprietà dei chierici e non c'era laico che potesse proclamarla come avviene oggi nella Messa delle Palme. Insomma si da una parte la liturgia fece dei passi, ma ancora poca cosa.
Così proprio perchè non sufficientemente coinvolti dalla celebrazione eucaristica, il popolo prende iniziativa e crea delle paraliturgie che si dispiegano non solo negli ambiti sacri, ma anche nei teatri e perfino nelle strade. Non mancarono così degli estremismi alquanto pericolosi.
Si narra che a Roma all’oratorio del Gonfalone ogni anno i “poveracci" che impersonificavano Giuda, Pilato e i soldati romani rischiavano ogni volta di essere linciati dal pubblico che non distingueva tra l’interprete e il personaggio. Così la chiesa cattolica nell'epoca più restrittiva, intorno al sedicesimo secolo, vieta qualsiasi manifestazioni in strada della Passione di Gesù.
Ho parlato della Chiesa Cattolica perchè invece la Chiesa protestante luterana traduce quei sentimenti popolari in canto. Ricordiamo che nelle chiese cattoliche il popolo non cantava, primo perchè il canto era in latino e secondo perchè c'era il coro apposito oppure il solo chierico ministro del canto.
La chiesa protestante invece nella sua liturgia fa cantare il popolo nella sua lingua e il canto diventa esso stesso liturgia.
Ma il valore aggiunto la chiesa luterana lo trova inun gigante della musica: john Sebastian Bach, il quale mette in musica la passione di Giovanni e la passione di matteo. Un vero capolavoro.
Si diffonde così la cosidetta “Passione Oratorio” dove oltre il recitativo, cioè il racconto evangelico vengono inserite arie e cori di commento, riprese da testi liberamente ispirati.
Nella Passione secondo Matteo, unanimemente considerata il capolavoro del genere della Passione, i testi liberi non provengono da una pluralità di fonti, ma sono tutti dello stesso autore: Christian Friederich Henrici, detto Picander. Questi lavorava con Bach, un po come Mogol e Battisti, ovviamente con le debite distanze.
La prima esecuzione della Passione secondo Matteo avvenne nella Chiesa di san Tommaso nel venerdì santo del 1727. Questa chiesa fu scelta da Bach per il doppio complesso corale, cioè disponeva di due tribune per il coro e gli dava modo di ottenere effetti insoliti che oggi chiameremmo stereofonici. Gli servì sopratutto per il primo brano dove i due cori giocano sulla domanda e la risposta circa la identità del Messia condannato a morte.
Un commerciante che era in Lipsia per i suoi affari il venerdì 11 aprile 1727 scrisse una lettera alla moglie . " Ho chiesto la chiesa più vicina e mi hanno mandato a San Tommaso. All'interno c'era un uomo che che era molto affaccendato nell' organizzare un'orchestra e un coro . Qualcuno mi ha detto che era Herr Bach, il kappelmaister. Poi la messa è iniziata e ti posso giurare, amata moglie, che la sua musica mi ha innalzato al cielo. non ho mai mai sentito una musica così stupefacente . ho voluto assistere alla messa del Venerdì Santo, ma mi sono ritrovato in cielo ".

Ecco, ora il secondo binario da analizzare è il tema delle lacrime.
Le lacrime nel cammino spirituale sono fondamentali.
I padri esicasti, quei monaci che vivevano nel deserto o comunque in ambienti dediti solo al silenzio e alla preghiera definivano le lacrime vere non come semplicemente derivati da una sensibilità caratteriale o commozione psicologica ma un segno tangibile dello Spirito Santo che bussa al cuore del peccatore.
Isacco il Siro scrive:
“Quando il cuore riceve la grazia dello Spirito, gli occhi iniziano a versare lacrime”.
E Nilo Asceta raccomanda:
“Prega innanzitutto per ottenere le lacrime, per ammorbidire col lutto la durezza che è nella tua anima”
Il santo non piange perché “non è ancora a posto” piange perché, proprio mentre ama Dio, sente quanto è grande la distanza tra l’Amore di Dio e la sua risposta.
Le lacrime diventano allora: custodia dell’umiltà e protezione contro l’orgoglio spirituale
Sentiamo Enzo Bianchi: Sì, le lacrime sono parole, linguaggio non verbale, sono una forma di comunicazione con gli altri: a volte richiesta di attenzione, altre volte espressione della propria fragilità; talora, nella solitudine, sono linguaggio del cuore per parlare a noi stessi! Perché le lacrime sono eloquenti, sempre. Purtroppo la nostra epoca soffre della patologia degli "occhi asciutti", alcune volte non si sa piangere, anzi si disprezzano le lacrime, e le si respinge con una durezza che è innanzitutto durezza del cuore, sklerokardía.
brano audio


Lucangeli dice una cosa molto bella: le lacrime sono una forma di intelligenza del corpo. Non sono solo segno di fragilità. Sono un modo con cui il nostro organismo cerca di ritrovare equilibrio.

E adesso possiamo entrare nel capolavoro di bach
Nell’aria “Erbarme dich” della St Matthew Passion di Johann Sebastian Bach, Bach ci fa sentire sentire il pianto di Pietro dopo aver rinnegato Gesù. 
Il Vangelo dice: “uscì fuori e pianse amaramente”. Ma Bach prende quel pianto e lo trasforma in musica: il violino sembra una lacrima che scende, la voce si allunga.
È come se la musica ci facesse ascoltare non solo il pentimento di Pietro, ma anche qualcosa di profondamente umano: quel momento in cui il cuore si spezza… e le lacrime diventano una preghiera.
Prendiamo il primo versetto e ascoltiamo il recitativo
Evangelist
Petrus aber saß draußen im Palast; und
es trat zu ihm eine Magd und sprach: 

Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse:

Pietro preso da un coraggio ancora acerbo e dall'idea smisurata e immotivata che aveva di se stesso decide di seguire Gesù dal momento in cui viene arrestato. Si inserisce nella sua passione, vuole capire il processo, forse intervenire, chissà... non ha capito che qui c'è solo uno che può portare il peso del mondo e questo è Gesù. La passione è affar suo. Gesù lo aveva già avvisato. Ma Pietro è testardo e si infila nel cortile del palazzo di Caifa il sommo sacerdote. Qui si accorge improvvisamente che è solo. Solo come Gesù.
Gesù è solo davanti a Caifa il sommo sacerdote. Pietro in mezzo ai servi del sommo sacerdote. Gesù sta in piedi davanti a Caifa, Pietro invece si siede nel cortile. 
Il verbo ἐκάθητο (ekáthēto) viene dal verbo κάθημαι (kathēmai) = stare seduto, sedere. Il tempo: imperfetto cioè in greco un’azione duratura, di situazione che continua nel tempo. Come se deve succedere ancora qualcosa.
A differenza del verbo aoristo che è una fotografia qualcosa che è avvenuta e qualcosa si è realizzato in quel momento, l'imperfetto ha l'idea di un video in azione.
Questa solitudine di Pietro seduto apre un dramma. Bach la descrive musicalmente aprendo con una nota di un LA alto e alcuni diesis segnalando così che gli eventi a venire saranno colmi di tensione.
Andiamo avanti con il recitativo.
Magd
Und du warest auch mit dem Jesu aus Galiläa 
Anche tu eri con Gesù il Galileo.
Evangelist
Er leugnete aber vor ihnen allen und sprach:
Ed egli negò davanti a tutti e disse:

Petrus
Ich weiß nicht, was du sagest.
Non capisco che cosa tu voglia dire. 



Evangelist
Als er aber zur Tür hinausging, sahe ihn eine andere und sprach zu denen, die da waren:
Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva, e disse ai presenti:
Magd
Dieser war auch mit dem Jesu von Nazareth.
Costui era con Gesù, il Nazareno.

Evangelist
Und er leugnete abermal und schwur dazu:
Ma egli negò di nuovo, giurando:
Petrus
Ich kenne des Menschen nicht.
Non conosco quell'uomo.
Pietro ha già rinnegato due volte. La prima in maniera soft cercando di destreggiarsi. All'accusa personale della prima serva risponde con un diplomatico "non so cosa tu voglia dire". Ma alla seconda accusa della serva che coinvolge tutti gli altri servi presenti, ora minacciosi verso di lui, Pietro nega e giura. Non conosco quell'uomo. Quell'uomo era il suo maestro, Gesù. Ora è trattato come lo definisce Pilato di fronte a tutti: Ecco l'uomo. Ma qui la scena si alza e la musica si fa emotivamente più calda.

Evangelist
Und über eine kleine Weile traten hinzu, die da stunden, und sprachen zu Petro: Wahrlich, du bist auch einer von denen; denn deine Sprache verrät dich.
Dopo un poco i presenti gli si accostarono, e dissero a Pietro: Certo, anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce.

Sprache verrät dich”: i servi riconoscono Pietro non solo dal suo aspetto, ma dal suo accento galileo, dialetto ruvido e riconoscibile rispetto all’ebraico colto di Gerusalemme. È il momento in cui la sua identità “scappa fuori” dalla sua voce, malgrado il giuramento.
Bach musicizza questa frase con un coro turba (i servi) che entra improvvisamente, con intervalli stretti e ritmo concitato, come un capannello che si stringe attorno a Pietro. Il movimento orchestrato è come la folla che in seguito griderà "crocifiglilo!" Sarebbe interessante fare un confronto a distanza tra questa turba minacciosa e la malsana indignazione orchestrata sui giornali e nei media e sui nostri feed di Facebook.
Bach fra l'altro inserisce nel recitativo qualcosa dei suoi brani più pagani, come a dire: riconscete qui anche la mia musica.

Evangelist
Da hub er an, sich zu verfluchen und zu schwören:
Allora egli cominciò a imprecare e a giurare:

Petrus
Ich kenne des Menschen nicht. 
Non conosco quell’uomo.

A questo punto della terza negazione, la voce di Peter, un basso, diventa disperata e declamatoria. Le sue parole ich kenne des Menschen nicht (non conosco quest'uomo) sono pronunciate come una scala discendente di sei note, e subito dopo l'evangelista, imitando la scala di Pietro, ci dice che un gallo ha cantato. Ascoltiamola:


Evangelist
: Und alsbald krähete der Hahn. Da dachte Petrus an die Worte Jesu, da er zu ihm sagte: Ehe der Hahn krähen wird, wirst du mich dreimal verleugnen. Und ging heraus und weinete bitterlich.


E subito il gallo cantò. E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito all'aperto, pianse amaramente.
Per la frase finale, Und ging heraus (E uscì fuori: ἐξελθών aoristo), la linea melodica sale ancora più in alto, fino a un Si – il bordo estremo del registro vocale del tenore e la nota più lontana dal suo centro. Questa è l’unica volta in cui Bach usa questa nota per l’Evangelista e sta qui come metafora dell’isolamento e della solitudine di Pietro.
Sulla frase finale “Und ging heraus und weinete bitterlich” la linea dell’Evangelista si distende in un melisma lungo su “weinete”: inizio con movimento discendente, che suggerisce il crollo e la discesa nel pianto; poi un salto verso l’acuto, come un singhiozzo che rompe la gola; infine la risoluzione più breve su “bitterlich”, che chiude come un sospiro strozzato.
Quel Si, al limite del registro del tenore evangelista può essere interpretato come segno dell’“estremo”: Pietro è portato al limite di sé, e l’Evangelista ne assume lo sforzo nella sua voce.
A questo punto entra l'Erbarme dich, l'aria musicale che commenta il dramma di Pietro. Erbarme dich significa abbi pietà di me. ma non solo Erbarme è un verbo di moviemtno, come a dire muoviti a pietà di me. Erbarmen ha ua similitudine con umarmen che significa abbracciare. Pietro ha bisogno solo di questo di un abbraccio misricordioso
E’ il tradimento. Ma è anche il perdono.
Pietro è solo nella vergogna e nella sconfitta. Ovviamente ha tradito Gesù. Ma ha anche tradito se stesso e il suo coraggio. Il tradimento più difficile da riconoscere e da sopportare è il nostro. Pietro non è più il super eroe che pensava di essere. Questa è una ferita profonda, che penetra in profondità quanto la nostra anima, ma al tempo stesso ci libera dal nostro autoinganno e dall'orgoglio. E piangiamo amaramente. Pietro si nasconde anche da se stesso. Ha solo bisogno di essere abbracciato da Gesù. Non va più avanti nel cammino della Passione non lo vediamo più Ci sono anche alcuni coraggiosi discepoli alla croce, ma non Pietro. Il suo pianto però non è solo vergogna: è l’inizio di una storia nuova. I padri esicasti parlavano di Penthos, un lutto spirituale, compunzione: dolore per il peccato, ma dentro una grande fiducia nella misericordia. Non è tristezza psicologica, ma “tristezza secondo Dio” che porta alla conversione.
Pietro non piange perché “è un disastro”, ma perché ha ferito un Amore che lo guarda ancora con fiducia. E dalla misericordia di Gesù che parte il nuovo Pietro.

 

 

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