Matteo 20,17-28: "La gloria di Dio e quella degli uomini...".



Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Matteo 20,17-28

Testo del Vangelo
In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

 

Recita
Danilo Concordia

Musica di sottofondo
Arrangiamento musicale di Gabriele Fabbri

Meditazione
p. Silvano Fausti. Comunità dei Gesuiti di Villapizzone
File audio liberamente tratto da www.Player.FM

Meditazione
Questo brano, entra nel cuore di quella lotta che c'è in ogni uomo, per la realizzazione propria, quella lotta che riguarda il concetto di gloria. L'uomo ha bisogno di gloria, molto semplice, vuol dire essere riconosciuto. Se uno non è conosciuto e riconosciuto non esiste. Non vive solo di pane l’uomo, vive dell'affetto che l'altro gli accorda, del riconoscimento. Dio stesso è gloria. È pienamente riconosciuto il Padre dal Figlio e il Figlio dal Padre nel reciproco amore. Questa è la gloria di Dio.
L'errore che facciamo è non conoscere la nostra vera gloria. Tra l'altro gloria in ebraico, kavod, vuol dire peso, la consistenza. La consistenza di una persona è esattamente chi è agli occhi di Dio: sei figlio questo è la tua gloria, è una gloria infinita. Se non conosci questa gloria cerchi tante gloriuzze che vai mendicando, che vai pagando salatamente. Sono le varie vane glorie che stanno all’origine del male del mondo, è tutto per vanagloria il male del mondo. Vana gloria proprio vorrebbe dire: peso vuoto, una gloria nulla. La gloria della propria immagine che si chiama idolatria, il culto degli idoli che ci rende poi idoli vuoti che hanno occhi che non vedono, orecchie che non sentono, bocca che non parla, cioè non c'è più comunione e vita.
Questo brano è la diagnosi della nostra cecità proprio nei confronti della gloria, che vuol dire sia la realtà di Dio, sia la realtà dell'uomo che è sua immagine ed è su questo che sbagliamo. Il vangelo vuole guarirci proprio su questo punto, per farci nascere uomini nuovi, uomini liberi, uomini che conoscono la vera gloria, la dignità propria di figli di Dio e la dignità di ogni uomo. Solo quando vediamo la gloria, cioè l'amore infinito di Dio per noi, esistiamo pienamente come persone libere. Se no, siamo mendicanti schiavi di questa ricerca di riconoscimento perché siamo bisogno assoluto di riconoscimento, e se non lo troviamo là dove c'è, lo mendichiamo dove non c'è, insaziabilmente.

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