La storia di San Biagio (3 Febbraio)
Siamo in Armenia.
A Sebaste, città dell’Impero romano.
È il quarto secolo dopo Cristo.
Un tempo di persecuzioni.
Un tempo di scelte radicali.
Qui vive Biagio.
Medico stimato.
Uomo colto.
Cristiano.
Cura i corpi.
Ma soprattutto…
cura le persone.
Le fonti storiche ci dicono che Biagio diventa vescovo.
Non per ambizione.
Ma per fiducia della comunità.
Quando la persecuzione si fa violenta,
Biagio si ritira in una grotta.
Tra i monti.
Non per fuggire.
Ma per pregare.
E qui nasce un curioso aneddoto .
La tradizione racconta che
gli animali selvatici scendessero alla sua grotta.
Lupi.
Orsi.
Leoni.
Feriti.
Spaventati.
Biagio li accoglie.
Li cura.
E li rimanda nei boschi.
Per questo diventa
il santo che riconcilia
l’uomo con il creato.
Ma Biagio non resta nascosto a lungo.
Viene arrestato.
Condotto in città.
Processato.
Durante il cammino verso il carcere
avviene il miracolo,
che lo rende famoso.
Una madre disperata corre verso di lui.
Il figlio sta soffocando.
Una lisca di pesce gli blocca la gola.
Biagio si ferma.
Prega.
E il bambino respira di nuovo.
Da quel giorno,
San Biagio diventa
il protettore della gola
e del respiro.
La prigionia non lo piega.
Viene torturato.
Battuto con pettini di ferro.
Ferito.
Ma non rinnega Cristo.
Alla fine viene ucciso.
Martire.
Il suo sangue
non spegne la sua voce.
La Chiesa lo ricorda
come uomo di guarigione,
di intercessione,
di benedizione.
Nei secoli nasce un gesto semplice.
Potentissimo.
Due candele incrociate.
Una benedizione sulla gola.
Non è magia.
È preghiera.
È affidare a Dio
il respiro,
la parola,
la vita fragile.
San Biagio ci insegna questo.
La fede passa dal corpo.
Dalla cura.
Dall’attenzione.
Dio non salva solo l’anima.
Si prende cura
di tutto l’uomo.
Anche del suo respiro.
Signore Gesù,
hai donato a San Biagio
mani che curano
e cuore che intercede.
Proteggi la nostra voce.
Il nostro respiro.
La nostra vita fragile.
Fa’ che sappiamo usare la parola
per guarire
e non per ferire.
San Biagio,
vescovo e martire,
custode del respiro e della speranza,
prega per noi.
Amen.
Recita
Don Franco Mastrolonardo, Patrizia Sensoli
Musica di sottofondo
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