Colossesi. Commento di don Leonardo Giuliano



Contenuto della presentazione
Chi è l’autore della lettera ai Colossesi

O comunque che cosa noi possiamo dire rispetto a chi ha scritto effettivamente questo testo e poi una parola su questa comunità di Colosse, cioè questa città, questa comunità che vive in questo luogo geografico. Qual è la caratteristica, se tu dovessi riassumerla in uno sguardo sintetico, qual è la caratteristica principale di questa comunità.

Parto da quest’ultima provocazione, interrogativo. Noi ci troviamo in una comunità che allora era chiamata Asia Minore, in particolare la regione della Frigia, oggi la Turchia, giusto per intenderci. Una città, Colosse, che vive insieme ad altre che sono nelle vicinanze: Laodicea e anche Gerapoli, che in realtà vengono anche nominate, chiamate in causa all’interno della lettera, perché è molto probabile che la stessa lettera ai Colossesi di sicuro doveva essere letta anche a Laodicea, nella comunità che era a Laodicea, perché questo viene riportato nel capitolo quattro, versetto 16. C’è questo riferimento: “Fate in modo che questa lettera venga letta anche…”.

È probabile che riguardasse anche la comunità di Gerapoli. Ora, questa è una comunità che nasce, come ricordava Don Gino, non fondata direttamente da Paolo, il che ci dice una cosa importante: dobbiamo purificare certe immagini che abbiamo, immagini un po’ romantiche di Paolo come conquistatore, come se conquistasse il mondo intero attraverso l’annuncio del Vangelo, come se fosse un conquistatore solitario. Questo è uno degli elementi che dobbiamo cancellare dalla nostra mente.

Paolo ha annunciato il Vangelo insieme a tante persone, uomini e donne, collaboratori nell’annuncio. Non ci troviamo di fronte soltanto al conquistatore, qualcuno lo definiva addirittura come il secondo fondatore del cristianesimo. Non è questo Paolo. Paolo ha dato un contributo notevole alla diffusione del Vangelo, non soltanto perché lo ha portato ai gentili, ai pagani, cioè al di là dei confini di Israele. Ma non è neanche questa la particolarità, perché lo hanno fatto anche altri.

Lo specifico di Paolo è il fatto di non aver chiesto nulla se non la fede in Cristo. Non ha chiesto condizioni, non ha chiesto requisiti. Altri chiedevano di passare attraverso il giudaismo, di farsi circoncidere. Paolo invece ha chiesto solo la fede in Cristo, sia ai giudei che ai gentili, perché a tutti ha annunciato il Vangelo.

Non stupitevi del fatto che le comunità cristiane, anche quelle più importanti, non abbiano all’origine degli apostoli. Pensate alla comunità cristiana di Roma: il cristianesimo non è arrivato a Roma perché lo ha portato Paolo, e nemmeno Pietro. Non sappiamo chi lo ha portato. Possono essere stati cristiani anonimi, credenti missionari anonimi, che hanno iniziato a portare il Vangelo lì. Quando Paolo arriva, intorno al 61-62, c’era già una comunità.

 Quando Aquila e Prisca nel 49 devono lasciare Roma a causa dell’editto di Claudio che espelle i Giudei, erano già credenti. Questo significa che il cristianesimo era arrivato a Roma già alla fine degli anni Quaranta. Lo stesso accade a Colosse.

A Colosse c’è Epafra, nominato due volte, nel primo capitolo e nel capitolo quattro. Paolo fa riferimento al fatto che il Vangelo è arrivato lì grazie a Epafra, collaboratore, probabilmente uno schiavo, diventato credente e coinvolto nella missione. Non è l’unico. Nelle lettere di Paolo, soprattutto nei saluti finali, troviamo un mondo di uomini e donne che hanno collaborato alla diffusione del Vangelo.

Non ci sono solo gli apostoli famosi. Ci sono molti missionari anonimi che hanno contribuito a creare comunità. Queste comunità nascono dall’annuncio della Parola, accolta e ricevuta, che genera una vita e una configurazione specifica di comunità.

La comunità di Colosse è caratterizzata, per gli indizi presenti nella lettera, da preghiera comune, esercizio di carismi e ministeri. C’è un riferimento ad Aristarco nel capitolo quattro, quando si dice di portare a termine il suo ministero. Questo ci dice che all’interno della comunità c’era già un esercizio di ministeri, iniziale ma reale.

Il comandamento dell’amore viene richiamato come ciò che tiene unita la comunità, perché una delle minacce era proprio la divisione.

La questione dell’autore
La questione dell’autore di uno scritto biblico non è una questione di fede. Indagare chi ha scritto materialmente la lettera non intacca il canone, l’ispirazione o la verità biblica.

Nel caso della lettera ai Colossesi, una gran parte degli studiosi ritiene che non appartenga al Paolo storico, ma che sia stata scritta da un discepolo. Il pensiero è paolino, ma mediato da qualcuno che ha voluto far rivivere la memoria dell’apostolo in una situazione diversa, probabilmente nella comunità di Roma, da cui la lettera viene spedita in Asia, a Colosse.

La maggioranza degli studiosi la colloca tra il 70 e l’80 dopo Cristo. Paolo era morto intorno al 63-64. Le indagini si basano su elementi letterari, storici, teologici e sulla situazione della comunità. Si parla di scritto proto-epigrafico: attribuito a Paolo perché nasce dalla sua tradizione e ne attualizza il Vangelo in una situazione nuova.

 La problematica della comunità: la tentazione gnostica

Il rischio principale della comunità è la tentazione gnostica: una visione che separa il divino dal materiale e introduce mediazioni riservate a pochi iniziati. Questo metteva in discussione il primato e la superiorità di Cristo.

Per questo l’autore inserisce al centro l’inno di Colossesi 1,15-20, una prosa poetica che proclama la centralità assoluta di Cristo, in cui tutto è stato creato. Cristo è il solo mediatore, il solo che porta salvezza.

Questa salvezza non passa per la fuga dal mondo o dal corpo, ma si vive nella quotidianità: nella famiglia, nelle relazioni, nella comunità. Non a caso troviamo i codici domestici e il codice comportamentale comunitario. Tutta l’esistenza credente è chiamata a riflettere l’appartenenza a Cristo.

Il rischio era l’individualismo spirituale e la frammentazione della comunità. Mettere Cristo al centro permetteva invece di custodire l’unità, fondata sull’amore.

Unità e diversità
Colossesi 3,11 (“Cristo è tutto in tutti”) non annulla le differenze, ma le relativizza rispetto alla fede. Greco e giudeo, schiavo e libero restano tali, ma davanti a Cristo questa distinzione diventa indifferente.

L’unità non nasce dall’uniformità, ma discende dall’alto. È l’unità che tutela e valorizza la diversità, come insegna anche 1 Corinzi 12. Questo ha una grande attualità per la Chiesa di oggi, chiamata a vivere la sinodalità.

Quando l’unità viene dal basso, diventa ideologia e uniformazione. Quando viene dall’alto, la diversità diventa ricchezza.

 La testimonianza verso “quelli di fuori”

Nel capitolo quattro Paolo invita a una responsabilità pubblica della fede: “Il vostro parlare sia sempre gentile, sensato”. La prima via dell’annuncio è il garbo, la gentilezza, l’umanità. Da lì si apre uno spazio per il Vangelo.

I personaggi e l’umanità della lettera
I nomi finali non sono secondari. Tichico e Onesimo non sono semplici postini: leggono pubblicamente la lettera e la spiegano. Onesimo, schiavo fuggito, viene rimandato come fratello. Non cambia l’istituzione, ma la qualità della relazione: è una rivoluzione silenziosa.

Ci sono uomini e donne, come Ninfa, che ospita la comunità in casa sua. Le comunità paoline erano fatte soprattutto di artigiani, commercianti, schiavi e liberti. Qui troviamo anche l’unica testimonianza che definisce Luca come “il caro medico”.

La presentazione del volume intitolato ‘Lettera ai Colossesi’, presso l’Auditorio Benedetto XVI, rientra tra le iniziative ISSR per TUTTI, dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘Fides et Ratio’ di L’Aquila.

Nell’occasione Don Luigi Maria Epicoco, Docente stabile dell’ISSRAQ di Filosofia Sistematica, dialoga con Don Leonardo Giuliano, Docente stabile dell’ISSRAQ di Sacra Scrittura, autore di questa nuova pubblicazione di 480 pagine, edita da Editrice Paoline. CLICCA per il video su youtube

Don Leonardo Giuliano è un sacerdote e studioso biblico, noto principalmente per il suo impegno accademico e pastorale.

Ecco i dettagli principali sulla sua figura:
Profilo Accademico: È un professore esperto di esegesi biblica. Ha recentemente pubblicato e presentato il volume "Lettera ai Colossesi" presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Fides et Ratio" de L'Aquila.
Incarichi Diocesani: Risulta incardinato nella Diocesi di Conversano-Monopoli. In questo contesto, è attivo nel coinvolgimento dei giovani, proponendo riflessioni su temi come la sinodalità e la comunione fraterna.
Formazione: Ha legami con lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, centro di eccellenza per gli studi biblici e archeologici.

Questa relazione si propone di accompagnarci dentro la lettera ai Colossesi, mettendo a fuoco due aspetti fondamentali: la questione dell’autore e il volto della comunità a cui il testo è rivolto. Attraverso il contesto storico, geografico e teologico, emergerà una Chiesa giovane, nata dall’annuncio del Vangelo e sostenuta da una rete di uomini e donne che hanno condiviso la missione. Al centro della riflessione troveremo la centralità e il primato di Cristo, messi in discussione da alcune tensioni interne alla comunità. Da qui si aprirà anche una lettura attuale del testo, che ci interroga sul modo di vivere la fede, l’unità nella diversità e la testimonianza cristiana nella vita quotidiana e nel rapporto con il mondo di oggi.

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